Potrei scrivere una trilogia

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Non si scrive più un romanzo, la storia non è più unica. La moda, e il mercato, dicono che si deve operare su più fronti, esplorare ogni anfratto, che sia di sfumature di colori (sapete già), o di verbi (Amami, con lo spin off Sognami – qui la trilogia sembrava misera all’autrice -, Pensami, Vivimi, a dimostrazione che l’autrice conosce una manciata di verbi a sfondo romantico), o di stati meteo (Nebbia, Buio, Luce). Qualsiasi cosa è “trilogiabile” (pardonnez moi, s’il vous plaît), basta scovarne un ipotetico senso e propinarlo ai lettori.
In certi casi ti viene pure il dubbio che il romanzo fosse uno solo, (brutto o bello, scritto bene o scritto male non importa) ma che in fase di pubblicazione si sia operato per farne tre. Come suggerivo io a proposito di Underworld di DeLillo – tanto materiale! con 880 pagine vengono comodi comodi tre bei romanzi. E si incassa il triplo! -, ma con la scrittura di DeLillo si potrebbe fare qualsiasi cosa. Con la scrittura delle trilogie che “vanno per la maggiore”, si dovrebbe fare un’unica cosa e cioè buttarle nel cesso. Continua a leggere “Potrei scrivere una trilogia” →

Sorprese librarie

Come ho già detto e scritto, non amo i romanzi con 800 e più pagine. Anche con 600 mi sale un rigurgito di apprensione, pure se il libro fosse di Stephen King.
Ho letto Underworld e mi sono ricreduta, pur con gli opportuni tagli che avrei fatto, ma il romanzo è superbo.
Inoltre non apprezzo molto i romanzi storici. A me piacciono quelle belle storie contemporanee che puzzano di anni 2000. Continua a leggere “Sorprese librarie” →

Il grande romanzo americano

Sto leggendo Le correzioni di Jonathan Franzen e mi sono procurata anche La libertà (spesso, quando affronto uno scrittore che non conosco ancora, leggo due o più libri suoi). Mentre leggo – il libro è davvero corposo, più di quanto vorrei, ma d’altronde ho già affrontato Underworld di Don DeLillo, ne ho parlato qui, e quindi non mi spaventa più nulla: procedo indomita tra le parole – mi sorprendo come sempre della diversità tra gli scrittori americani e quelli italiani.
Da cosa deriva questa loro grandezza? Dalla coscienza americana, dalla consapevolezza di fare parte del paese più potente e grandioso? (nessuna traccia di ammirazione sfegatata da parte mia: non sono filoamericana e queste sono solo domande che mi pongo). Continua a leggere “Il grande romanzo americano” →

Underworld di Don DeLillo – una lettura â€˜sospettosa’

“Il 3 ottobre 1951, al Polo Grounds di New York, si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l’altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem, Martin Cotter. La palla viene via via rubata, venduta, regalata: la ritroveremo molti anni dopo in possesso di Nick Shay, un waste manager, dirigente dell’industria dello smaltimento dei rifiuti, che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell’America… “. Continua a leggere “Underworld di Don DeLillo – una lettura â€˜sospettosa’” →

Di libri

Sarà che sono diventata capricciosa o forse sono solo una snob, ma faccio molta fatica a trovare un libro che mi convince fino in fondo. Posso elencare tutti i libri che mi hanno colpita negli ultimi quattro anni e non sono tanti. Che succede? Ho cambiato gusti di lettura? O cerco ciò che non esiste?
Una buona storia con un’ottima scrittura sembra difficile da trovare nello stesso volume. E parlo anche di libri acclamati da molti, libri che hanno venduto tanto e che molti hanno comprato. A volte mi chiedo anche se qualcuno non compri i libri tanto per. Per riempire la libreria, per dire “io ce l’ho”, per essere sul pezzo.
Questo per i libri del momento che, comunque, io non compro mai.

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