Il tuo diritto perso è una sconfitta per noi

Mi tocca scrivere anche se non ho voglia di farlo.
Mi devo togliere qualche spina nel fianco (non che la possa togliere davvero) per andare avanti. O forse per tenere traccia di questo obbrobrio celebrato con il placet dei più.
Nel momento in cui sentii la notizia di questo lasciapassare che ‘verrà usato per accedere nei ristoranti, nei bar, nei musei, nei cinema, ecc’ ho detto “il prossimo passo sarà richiederlo anche per chi ci lavora in questi posti”.
Infatti non sono stata smentita. Quando ho questi pensieri da Cassandra vorrei sbagliarmi ma di solito l’azzecco. Continua a leggere “Il tuo diritto perso è una sconfitta per noi”

Se questo è il mondo che vi piace non abbiamo gli stessi gusti

Ho tanto pensato se scrivere o meno: si corre il rischio di risultare indigesta e di non farsi comprendere. Molti leggono e capiscono solo la parte che preme loro di più, anche se chi scrive voleva dire ben altro.
Cercherò di spiegarmi perché ne ho bisogno: tutto ciò non interesserà a chi legge ma servirà e me per ricordarmene un giorno, se mai tutto ciò finisse, cosa che non avverrà nell’immediato.

Stiamo assistendo a un inasprimento di parole e gesti mai verificato prima. L’esasperarsi dei toni e degli animi tocca ogni settore.
L’asprezza dei commenti (dei privati ma anche dei giornalisti, dei personaggi pubblici, perfino del governo) che riguardano i non vaccinati è, per me, da paura. Continua a leggere “Se questo è il mondo che vi piace non abbiamo gli stessi gusti”

Di come una ‘cosa’ rivolta al singolo si ritorce sulla comunità

In questi giorni si parla solo del Lasciapassare verde e mi pare cosa giusta che anch’io dica la mia.

Vorrei dire qualcosa di diverso da ciò che leggo ovunque, cioé vorrei fare delle riflessioni su ciò che comporta per la vita di tutti. (sto scrivendo con una tastiera minuscola e sono seduta scomoda quindi scuserete le imprecisioni)

Io so che molti ne sono felici, approvano il Lasciapassare e la divisione che questo comporta, pensando di avere tanti bei privilegi e chissenefrega se parte del popolo non può godere degli stessi. Continua a leggere “Di come una ‘cosa’ rivolta al singolo si ritorce sulla comunità”

Da dove arrivano le storie

Questa è l’ossessione di chi “vorrebbe scrivere un libro” anche se non ha nessuna idea su ciò che vorrebbe scrivere, proprio come se fosse un obbligo cui è impossibile sottrarsi.
“Dove trovo la storia perfetta?”,  “Di cosa posso scrivere?”,  “Da dove arrivano le storie per i romanzi?”, sono alcune delle domande che trovo spesso in rete e anche nelle ricerche che portano a questo mio misero blog.
Ora vi racconto una storia, una sola. Ne ho tante ma le tengo per me.
Allora:

Sabato pomeriggio eravamo in giro per una commissione, il clima era bello, non come stamani che pare di nuovo novembre. C’era un bel sole ma non era soffocante, e c’era l’aria leggera come accade di rado in questa zona.
Quindi decidiamo di fermarci in un bar e prendere un aperitivo tanto per ricordarci che dobbiamo godere del momento. Continua a leggere “Da dove arrivano le storie”

Sanremo val bene un post

spoiler: non parlo di Sanremo. Potete leggere 😉

Il festival di Sanremo 2021 non l’ho visto.
Non perché io sia una snob del cavolo e nemmeno perché penso che sia troppo pop e dovremmo ambire a contenuti più alti. E neppure perché ho pensato che “costa troppo e il canone per queste cose non lo voglio spendere”. Non ho neppure pensato che quest’anno, con la situazione che stiamo vivendo, se lo potevano risparmiare e dare i soldi per chi è senza lavoro (i soldi non li dà la rai ma gli sponsor e costoro vogliono visibilità non un posto in paradiso).
Allora, di cosa voglio ciarlare? Sento che state scalpitando. Continua a leggere “Sanremo val bene un post”

Educare alla Bellezza

Ieri pomeriggio avevo prenotato una visita guidata a Palazzo Fava, a Bologna, per visitare la mostra eccezionale del Polittico Griffoni, riunito nella città dove è nato (sempre Bologna), dopo 300 anni. Siccome non succederà più che una simile reunion  – voluta da Fabio Alberto Roversi Monaco, giurista e accademico di illuminato sentire – accada di nuovo, questa è una mostra imperdibile, che ha avuto, causa covid, pochi visitatori e che sta per chiudere: pare che i Musei prestatori richiedano le loro opere di nuovo in sede (!).
Ma non del Polittico vorrei parlarvi, anche se meriterebbe, e di cose da dire ce ne sarebbero tante. In rete troverete tante informazioni, oltre alle immagini. Continua a leggere “Educare alla Bellezza”

“Non abbiamo fatto abbastanza, abbandoniamo l’ipocrisia”

Queste sono le parole pronunciate dal parroco di Terni ai funerali di Flavio Presuttari e Gianluca Alonzi, due adolescenti, anche se nella foto dell’articolo io vedo due bambini.
Quindici e sedici anni, grandi amici, sempre insieme. Ma, sempre insieme dove andavano? Cosa facevano?
Le altre sere non so, ma quell’ultima sera pare abbiano comprato una sostanza che credevano codeina e invece era metadone.
Perché l’avranno comprata? Due adolescenti con facce da bambini e con un portafoglio, a detta del fratello di Flavio, sgonfio di soldi.
Il metadone pare sia costato 15 euro e la cifra non è alta, ma Flavio spesso non aveva neppure i 5 euro necessari per comprarsi un panino. Continua a leggere ““Non abbiamo fatto abbastanza, abbandoniamo l’ipocrisia””

La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

Ieri è successo un inghippo e ho pubblicato l’inizio di un post invece di salvarlo in bozze. Subito qualcuno ha messo ‘mi piace’ e quindi non ho eliminato.
Oggi cercherò di concludere questo mio pensiero.
Ricomincio.

*****

Oramai molti vivono solo per dirlo sui social, e forse si inventano una vita diversa dalla loro per mostrarsi “migliori” ai loro “amici” del web.
L’esteriorità è così importante che le ragazze si rifanno il seno a diciotto anni, la bocca e gli zigomi e, anche quelle che non si sono (ancora) rifatte, postano selfie in posa come vedono fare dalle star e dalle influencer.
Ogni cosa si fotografa, di ogni evento si fa il video, anche di quegli eventi che sarebbe meglio mantenere privati e pure di quelli che sono veri reati.
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Stiamo per salutare il 2018

Quest’anno, forse perché non mi sono occupata della pagina natalizia di scriveregiocando, non sento molto l’avvicinarsi del Natale, ma vedo più vicina la fine dell’anno.
Non starò a ripetermi dicendo che è stato un anno pesante – da che ho memoria, e sono davvero tanti anni, non ricordo anni ‘leggeri’ – ma dirò solo che è stato un anno faticoso (qualcosa devo pur dire, no?).
Non parlo di cose personali, che ognuno di noi ha le sue, ma di atmosfera generale, di clima sociale, di guazzabuglio mondiale. Gli eventi che sono in cronaca tutti i giorni mi angustiano, mi preoccupano molto. Dire che siamo diventati una società di schifo rende l’idea solo alla lontana. Come dice il buon Stephen: perché dire una parola che è solo cugina di quella che hai in mente?
Per educazione, Steve. Per pura educazione. Altrimenti direi ben altro. Continua a leggere “Stiamo per salutare il 2018”

La camera della rabbia esiste davvero

Io conoscevo la stanza – o clinica o grotta – del sale, un luogo in cui respirare aria pura e serenità, con indubbi benefici anche per la pelle e l’umore.
La camera della rabbia l’avevo vista in tv ma pensavo fosse una boutade, un esperimento fatto da qualcuno, un’invenzione una tantum.
Ma oggi mi imbatto in una pubblicità in offerta scontata e verifico: il luogo esiste, ce ne sono tanti in diverse città e offrono servizi accurati e personalizzati.
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Hikikomori: anche in Italia un fenomeno preoccupante

La parola Hikikomori è di origine giapponese, paese dove il ‘fenomeno’ è nato, e significa “stare in disparte, isolarsi” e indica il modo di tanti ragazzi di usare la comunicazione digitale per stare fuori dal mondo. Questi ragazzi, che hanno in maggior parte dai 14 ai 30 anni, si chiudono in camera, non studiano e non lavorano, non parlano con nessuno e usano i social come unico strumento per ‘socializzare’. Continua a leggere “Hikikomori: anche in Italia un fenomeno preoccupante”

La società (purtroppo) siamo noi

Volevo scrivere un post ameno sulla scrittura a quattro mani. Volevo divertirmi perché mi sent(iv)o bene: l’uscita del romanzo mi rende felice.
Però.
Devo scrivere di altro perché sono disgustata. L’ho già detto in passato: a me questa società preoccupa molto. E principalmente, della società mi preoccupa la sua cellula più piccola e, paradossalmente, più importante, quella da cui parte tutto: la famiglia.
Ieri ho sentito – ma non ascoltato del tutto causa rigurgito di pranzo – una notizia, l’ennesima della serie; Continua a leggere “La società (purtroppo) siamo noi”

Apparire, non è anche sparire?

Quando guardo il TG spesso m’incazzo. A volte m’intristisco, mi deprimo, mi agito, ma spesso ho una fase di arrabbiatura potente e urgente che lascia uscire parole furenti.
Ognuno di noi ha cose che lo pungono più forte di altre. Quando è morta Federica (investita da un’auto mentre attraversava la strada) mi sono detta che avrei voluto non sentire più di queste notizie, che non avrei voluto sapere di altre famiglie costrette a subire questo enorme dolore.
Naturalmente è un’utopia, una cosa irrealizzabile, ne sono consapevole.
Una cosa più realistica potrebbe essere desiderare che gli incidenti automobilistici subiscano un calo e meno persone (la maggior parte sono ragazzi giovanissimi) muoiano o subiscano invalidità gravi che causano poi altro dolore ed enormi disagi.
Ma anche questa cosa non pare realizzabile. Ogni giorno sembrano aumentare le notizie di incidenti e morti. Ieri c’era questa notizia delle minicar: il giornalista raccontava di come vengano usate soprattutto da giovanissimi, senza patente e senza avere affettuato prove pratiche di guida. Inoltre, molti tra gli utenti di minicar fanno fare modifiche al motore per poter correre di più e stupire così gli amici e sentirsi molto grandi, molto fichi e molto furbi. Continua a leggere “Apparire, non è anche sparire?”