Ma il monaco si fa anche senza l’abito?

Sottotitolo: che cosa dovremmo guardare in una persona.

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La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

Ieri è successo un inghippo e ho pubblicato l’inizio di un post invece di salvarlo in bozze. Subito qualcuno ha messo ‘mi piace’ e quindi non ho eliminato.
Oggi cercherò di concludere questo mio pensiero.
Ricomincio.

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Oramai molti vivono solo per dirlo sui social, e forse si inventano una vita diversa dalla loro per mostrarsi “migliori” ai loro “amici” del web.
L’esteriorità è così importante che le ragazze si rifanno il seno a diciotto anni, la bocca e gli zigomi e, anche quelle che non si sono (ancora) rifatte, postano selfie in posa come vedono fare dalle star e dalle influencer.
Ogni cosa si fotografa, di ogni evento si fa il video, anche di quegli eventi che sarebbe meglio mantenere privati e pure di quelli che sono veri reati.
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Stiamo per salutare il 2018

Quest’anno, forse perché non mi sono occupata della pagina natalizia di scriveregiocando, non sento molto l’avvicinarsi del Natale, ma vedo più vicina la fine dell’anno.
Non starò a ripetermi dicendo che è stato un anno pesante – da che ho memoria, e sono davvero tanti anni, non ricordo anni ‘leggeri’ – ma dirò solo che è stato un anno faticoso (qualcosa devo pur dire, no?).
Non parlo di cose personali, che ognuno di noi ha le sue, ma di atmosfera generale, di clima sociale, di guazzabuglio mondiale. Gli eventi che sono in cronaca tutti i giorni mi angustiano, mi preoccupano molto. Dire che siamo diventati una società di schifo rende l’idea solo alla lontana. Come dice il buon Stephen: perché dire una parola che è solo cugina di quella che hai in mente?
Per educazione, Steve. Per pura educazione. Altrimenti direi ben altro. Continua a leggere “Stiamo per salutare il 2018”

La camera della rabbia esiste davvero

Io conoscevo la stanza – o clinica o grotta – del sale, un luogo in cui respirare aria pura e serenità, con indubbi benefici anche per la pelle e l’umore.
La camera della rabbia l’avevo vista in tv ma pensavo fosse una boutade, un esperimento fatto da qualcuno, un’invenzione una tantum.
Ma oggi mi imbatto in una pubblicità in offerta scontata e verifico: il luogo esiste, ce ne sono tanti in diverse città e offrono servizi accurati e personalizzati.
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Hikikomori: anche in Italia un fenomeno preoccupante

La parola Hikikomori è di origine giapponese, paese dove il ‘fenomeno’ è nato, e significa “stare in disparte, isolarsi” e indica il modo di tanti ragazzi di usare la comunicazione digitale per stare fuori dal mondo. Questi ragazzi, che hanno in maggior parte dai 14 ai 30 anni, si chiudono in camera, non studiano e non lavorano, non parlano con nessuno e usano i social come unico strumento per ‘socializzare’. Continua a leggere “Hikikomori: anche in Italia un fenomeno preoccupante”

La società (purtroppo) siamo noi

Volevo scrivere un post ameno sulla scrittura a quattro mani. Volevo divertirmi perché mi sent(iv)o bene: l’uscita del romanzo mi rende felice.
Però.
Devo scrivere di altro perché sono disgustata. L’ho già detto in passato: a me questa società preoccupa molto. E principalmente, della società mi preoccupa la sua cellula più piccola e, paradossalmente, più importante, quella da cui parte tutto: la famiglia.
Ieri ho sentito – ma non ascoltato del tutto causa rigurgito di pranzo – una notizia, l’ennesima della serie; Continua a leggere “La società (purtroppo) siamo noi”

Apparire, non è anche sparire?

Quando guardo il TG spesso m’incazzo. A volte m’intristisco, mi deprimo, mi agito, ma spesso ho una fase di arrabbiatura potente e urgente che lascia uscire parole furenti.
Ognuno di noi ha cose che lo pungono più forte di altre. Quando è morta Federica (investita da un’auto mentre attraversava la strada) mi sono detta che avrei voluto non sentire più di queste notizie, che non avrei voluto sapere di altre famiglie costrette a subire questo enorme dolore.
Naturalmente è un’utopia, una cosa irrealizzabile, ne sono consapevole.
Una cosa più realistica potrebbe essere desiderare che gli incidenti automobilistici subiscano un calo e meno persone (la maggior parte sono ragazzi giovanissimi) muoiano o subiscano invalidità gravi che causano poi altro dolore ed enormi disagi.
Ma anche questa cosa non pare realizzabile. Ogni giorno sembrano aumentare le notizie di incidenti e morti. Ieri c’era questa notizia delle minicar: il giornalista raccontava di come vengano usate soprattutto da giovanissimi, senza patente e senza avere affettuato prove pratiche di guida. Inoltre, molti tra gli utenti di minicar fanno fare modifiche al motore per poter correre di più e stupire così gli amici e sentirsi molto grandi, molto fichi e molto furbi. Continua a leggere “Apparire, non è anche sparire?”