Ma il monaco si fa anche senza l’abito?

Sottotitolo: che cosa dovremmo guardare in una persona.

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La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

Ieri è successo un inghippo e ho pubblicato l’inizio di un post invece di salvarlo in bozze. Subito qualcuno ha messo ‘mi piace’ e quindi non ho eliminato.
Oggi cercherò di concludere questo mio pensiero.
Ricomincio.

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Oramai molti vivono solo per dirlo sui social, e forse si inventano una vita diversa dalla loro per mostrarsi “migliori” ai loro “amici” del web.
L’esteriorità è così importante che le ragazze si rifanno il seno a diciotto anni, la bocca e gli zigomi e, anche quelle che non si sono (ancora) rifatte, postano selfie in posa come vedono fare dalle star e dalle influencer.
Ogni cosa si fotografa, di ogni evento si fa il video, anche di quegli eventi che sarebbe meglio mantenere privati e pure di quelli che sono veri reati.
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La camera della rabbia esiste davvero

Io conoscevo la stanza – o clinica o grotta – del sale, un luogo in cui respirare aria pura e serenità, con indubbi benefici anche per la pelle e l’umore.
La camera della rabbia l’avevo vista in tv ma pensavo fosse una boutade, un esperimento fatto da qualcuno, un’invenzione una tantum.
Ma oggi mi imbatto in una pubblicità in offerta scontata e verifico: il luogo esiste, ce ne sono tanti in diverse città e offrono servizi accurati e personalizzati.
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Lettere dagli editori (e altre considerazioni)

Ricevo spesso queste e-mail da editori con cui – incautamente – ho avuto contatti in passato.
Le case editrici, piccole grandi e medie non fa differenza, non ti mandano mai una parola su un romanzo che hai loro spedito, ma sono sempre veloci e precise nel mandarti le comunicazioni sulle loro nuove uscite.
Ora, c’è questo editore che mi pare sia della zona ma non ho voglia di controllare, che mi scrive e mi comunica una nuova uscita. C’è pure l’incipit, eh! Continua a leggere “Lettere dagli editori (e altre considerazioni)” →

Facebook ci perseguita oltre la vita

In Thailandia, nell’ultimo albergo, avevo una connessione a singhiozzo: vedevo i titoli di articoli interessanti ma non riuscivo ad aprire i link per leggerli. L’unico che si è aperto subito è stato l’articolo sulla mamma che scriveva usando l’account di Facebook del figlio morto la scorsa estate. Postava a nome del figlio, usando la sua pagina. I risvolti delle ‘leggi’ di Facebook non mi interessano: si può, non si può, cosa dice la legge, non sono questioni sulle quali mi voglio soffermare.
La signora ha anche ‘discusso’ la tesi del figlio, pare su invito dei docenti. E questa è una cosa che ho fatto pure io: non ho discusso la tesi, perché mi dissero che non si poteva e poi mica la volevo discutere. Ho presenziato – piangendo tutto il tempo e anche dopo – e mi hanno mandato a casa un Attestato di Benemerenza che odio e che ho gettato in fondo all’armadio.
Quindi, le fai anche tu le fesserie, vero? Certo. Come no. Continua a leggere “Facebook ci perseguita oltre la vita” →

Perché sul web sono tutti arrabbiati

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L’indignazione, la rabbia e anche l’odio sono materie vive che si infiltrano in quasi tutte le discussioni sul web. Siamo così pieni di rabbia che alla prima occasione siamo pronti a insultare chiunque non la pensi come noi. Anzi, pure se la pensano allo stesso modo, studiamo una frase che possa stuzzicare il rabbioso dormiente che sta nei commenti e ne tiriamo fuori l’uomo delle caverne che ha al suo interno.
Leggo qualche commento qua e là e vedo comportamenti bizzarri, parole scolpite nella lava e frasi imbevute nell’acido. Ma, d’altronde, su internet, Continua a leggere “Perché sul web sono tutti arrabbiati” →

Seconda versione di lettura ad alta voce

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Leopardi e Marinetti (senza respirare, of course): Possibile che ci sia sempre qualcuno che vuole dare consigli su cose che ignora? “Di pensare penso e anche a te però a ogni cosa c’è un però forse noia o forse non so”. Ancora rami rotti, alberi scomposti e feriti nella luce abbagliante della mattina. Lui rimase fermo, come lei gli aveva chiesto. D’altronde, dove avrebbe potuto andare? Guardò l’orologio del videoregistratore: erano le 3:30. Un bell’orario per fare due chiacchere, pensò sistemandosi meglio sulla poltrona. Continua a leggere “Seconda versione di lettura ad alta voce” →