La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

Ieri è successo un inghippo e ho pubblicato l’inizio di un post invece di salvarlo in bozze. Subito qualcuno ha messo ‘mi piace’ e quindi non ho eliminato.
Oggi cercherò di concludere questo mio pensiero.
Ricomincio.

*****

Oramai molti vivono solo per dirlo sui social, e forse si inventano una vita diversa dalla loro per mostrarsi “migliori” ai loro “amici” del web.
L’esteriorità è così importante che le ragazze si rifanno il seno a diciotto anni, la bocca e gli zigomi e, anche quelle che non si sono (ancora) rifatte, postano selfie in posa come vedono fare dalle star e dalle influencer.
Ogni cosa si fotografa, di ogni evento si fa il video, anche di quegli eventi che sarebbe meglio mantenere privati e pure di quelli che sono veri reati.
Continua a leggere “La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)” →

La camera della rabbia esiste davvero

Io conoscevo la stanza – o clinica o grotta – del sale, un luogo in cui respirare aria pura e serenità, con indubbi benefici anche per la pelle e l’umore.
La camera della rabbia l’avevo vista in tv ma pensavo fosse una boutade, un esperimento fatto da qualcuno, un’invenzione una tantum.
Ma oggi mi imbatto in una pubblicità in offerta scontata e verifico: il luogo esiste, ce ne sono tanti in diverse città e offrono servizi accurati e personalizzati.
Continua a leggere “La camera della rabbia esiste davvero” →

Lettere dagli editori (e altre considerazioni)

Ricevo spesso queste e-mail da editori con cui – incautamente – ho avuto contatti in passato.
Le case editrici, piccole grandi e medie non fa differenza, non ti mandano mai una parola su un romanzo che hai loro spedito, ma sono sempre veloci e precise nel mandarti le comunicazioni sulle loro nuove uscite.
Ora, c’è questo editore che mi pare sia della zona ma non ho voglia di controllare, che mi scrive e mi comunica una nuova uscita. C’è pure l’incipit, eh! Continua a leggere “Lettere dagli editori (e altre considerazioni)” →

Facebook ci perseguita oltre la vita

In Thailandia, nell’ultimo albergo, avevo una connessione a singhiozzo: vedevo i titoli di articoli interessanti ma non riuscivo ad aprire i link per leggerli. L’unico che si è aperto subito è stato l’articolo sulla mamma che scriveva usando l’account di Facebook del figlio morto la scorsa estate. Postava a nome del figlio, usando la sua pagina. I risvolti delle ‘leggi’ di Facebook non mi interessano: si può, non si può, cosa dice la legge, non sono questioni sulle quali mi voglio soffermare.
La signora ha anche ‘discusso’ la tesi del figlio, pare su invito dei docenti. E questa è una cosa che ho fatto pure io: non ho discusso la tesi, perché mi dissero che non si poteva e poi mica la volevo discutere. Ho presenziato – piangendo tutto il tempo e anche dopo – e mi hanno mandato a casa un Attestato di Benemerenza che odio e che ho gettato in fondo all’armadio.
Quindi, le fai anche tu le fesserie, vero? Certo. Come no. Continua a leggere “Facebook ci perseguita oltre la vita” →

Perché sul web sono tutti arrabbiati

Lucy-rabbia-Peanuts-02

L’indignazione, la rabbia e anche l’odio sono materie vive che si infiltrano in quasi tutte le discussioni sul web. Siamo così pieni di rabbia che alla prima occasione siamo pronti a insultare chiunque non la pensi come noi. Anzi, pure se la pensano allo stesso modo, studiamo una frase che possa stuzzicare il rabbioso dormiente che sta nei commenti e ne tiriamo fuori l’uomo delle caverne che ha al suo interno.
Leggo qualche commento qua e là e vedo comportamenti bizzarri, parole scolpite nella lava e frasi imbevute nell’acido. Ma, d’altronde, su internet, Continua a leggere “Perché sul web sono tutti arrabbiati” →

Seconda versione di lettura ad alta voce

20081003_artefatti

Leopardi e Marinetti (senza respirare, of course): Possibile che ci sia sempre qualcuno che vuole dare consigli su cose che ignora? “Di pensare penso e anche a te però a ogni cosa c’è un però forse noia o forse non so”. Ancora rami rotti, alberi scomposti e feriti nella luce abbagliante della mattina. Lui rimase fermo, come lei gli aveva chiesto. D’altronde, dove avrebbe potuto andare? Guardò l’orologio del videoregistratore: erano le 3:30. Un bell’orario per fare due chiacchere, pensò sistemandosi meglio sulla poltrona. Continua a leggere “Seconda versione di lettura ad alta voce” →

Siamo i garanti di noi stessi

sharing-economy-dammilvia1

Devo dire che sono sempre stata parca di informazioni seminate sui social: non metto mai quelle cose tipo: “sto partendo per 15 giorni di mare”, “il prossimo fine settimana sarò in montagna”, “tra due giorni partenza! e poi ci risentiamo a fine mese”. Non metto nomi di vie, luoghi, indirizzi, numeri di telefono.
Ma sono cosciente che qualsiasi cosa scriviamo, le immagini che mettiamo, i link che rilanciamo, non fanno altro che schedarci, catalogarci, definirci sempre meglio. A cosa serve questa enorme raccolta di informazioni secondo voi? Continua a leggere “Siamo i garanti di noi stessi” →

Quanto ci costa essere social? E di cookie policy

cookie

Alla vigilia dell’entrata in vigore della “legge sui cookie (qui un articolo)” che ha obbligato noi poveri del web – coloro che scrivono a gratis solo per passione e che non ricavano niente dal loro lavoro ma hanno invece tutti gli oneri possibili e sempre improvvisi e con minaccia di gravi sanzioni – a studiare come fare, a progettare pagine nuove con le informative (qui la mia), link astrusi, widget nella colonna di destra e in quella di sinistra, ma pure nel footer (che sarà una parolaccia perché il mio correttore mi vuole modificare la parola in fortore che manco so cosa sia) e c’è chi l’ha messo anche superiore con quelle diciture che se non acconsenti devi cliccare esci che sa tanto di memoria dantesca, mi domando (beh da qualche parte dovevo andare a parare no?).

Mi domando: Continua a leggere “Quanto ci costa essere social? E di cookie policy” →

Il cerchio – la mia lettura

cerchio-eggersDave Eggers
Il cerchio
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Mondadori Editore

Pagine 391, euro 20,00

 

 

In questo romanzo, tradotto da Vincenzo Mantovani, Dave Eggers racconta una sua visione di un futuro prossimo che in parte è già con noi.
Ci domandiamo mai cosa stiamo facendo quando comunichiamo, condividiamo, raccontiamo aspetti di un nostro privato che una volta non avremmo mai pensato possibile condividere con altri?
Cosa succederebbe se google, facebook, twitter, instagram, linkedin, pinterest, tumblr (e tutti gli altri social che vi vengono in mente) li poteste raggiungere all’istante con un solo login, un unico username, una sola password, e se con lo stesso login poteste raggiungere ogni altra piattaforma di servizi, comprare e pagare qualsiasi cosa, inviare messaggi a tutto il mondo in ogni istante, il tutto gratuitamente riunito in un unico servizio? Continua a leggere “Il cerchio – la mia lettura” →

Autopubblicazione: il lavoro non finisce mai

Strada-Infinita

Ho già detto che, una volta (auto)pubblicato il nostro testo, il lavoro non è finito. Non solo: il lavoro inizia molto tempo prima, come ho anticipato nell’ultimo post.
So che molti non pensano a questa faccenda della scrittura come a un lavoro. Inoltre, diciamolo chiaro, per la maggior parte delle persone, chi scrive non sta lavorando affatto; chi scrive si gingilla guardando per aria e sognando cose irrealizzabili, è un nullafacente che toglie risorse (de che?) al mondo degli “altri”, i lavoratori compulsivi, quelli che vedono il lavoro solo come “ciò che ti dà una retribuzione a fine mese, se no non stai lavorando”. Questi sono gli altri. Ma tu, tu che scrivi da mesi e stai imbastendo una storia fatta di parole, come vedi il tuo scrivere?
Pensi sia un’Arte, vero? “Io sono un artista e tutti dovranno capire chi sono e lodare ciò che faccio”. Continua a leggere “Autopubblicazione: il lavoro non finisce mai” →

Autopubblicazione: il bello viene dopo

cina_yac6s.T0

Nelle scorse settimane abbiamo esplorato i vari processi che ci portano da un file sul nostro computer a un ebook presente in tutti gli store online.
Basta un click, è vero, ma quanti passaggi ci sono tra questi due ‘oggetti’ (file ed ebook commercializzato)?
Abbiamo visto che si tratta di un lavoro che prevede attenzione e molta accuratezza: non si butta sul mercato un prodotto mal rifinito e mal presentato. Nel post precedente siamo arrivati a vedere il nostro testo in vendita. Sembra arrivato il momento di sedersi tranquilli e aspettare i resoconti della vendita.
È davvero così? Il nostro lavoro finisce con la pubblicazione? Continua a leggere “Autopubblicazione: il bello viene dopo” →

Quanto bisogna svelare di noi a chi ci legge?

Da tempo (anni) rifletto su questo argomento e mi interrogo sul valore di certe “scritture da web”.
Prendiamo un post su un blog, o uno status su facebook o twitter: cosa fa di esso un fattore piacevole o interessante, o affascinante, per molte persone?
Tutti avrete notato che se scrivete una cosa un po’ più profonda del solito, o un ragionamento complesso, nessuno o pochi vi si filano; forse leggono, approvano in silenzio, ma non dicono nulla. Se, invece mettete una svenevolezza strappalacrime vi riempiono di like, di retweet e di commenti partecipati alle vostre emozioni.
Certe cose, insomma, “creano seguito”, mentre altre (che vi costano più fatica e sudore dell’anima), per molti non significano nulla. Continua a leggere “Quanto bisogna svelare di noi a chi ci legge?” →

Il comune [dis]sentire

svarga_satana_by_valentina_mustajarvi-d4fcelj

Internet è lo specchio della società, non è Satana formato di pixel come a molti piace dipingerlo.
Nel web c’è il bene e il male che abita nella nostra società e, quindi, in ognuno di noi. Chi non frequenta abitualmente il web e le sue propaggini, i social tanto nominati ovunque, quei luoghi dove si pratica il selfie di cui ogni TG non è esente, ne vorrebbe bandire l’uso, esecrandone e amplificandone gli abusi (che accadono proprio perché la comunità e enorme e qualcuno ci pascola a ufo, come andremo a vedere).
Ma è troppo semplice dire queste cose: sono banalità risapute.  Continua a leggere “Il comune [dis]sentire” →