L’elfo dei giorni a venire – di Carlo Bramanti

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“Gli esseri umani?” sorrise l’elfo. “Oh, ma io li conosco! Decorano ogni giorno piccole finestre sul nulla con i fiori più belli, lasciando le loro anime ad appassire”.
“E tu chi sei? Da dove sei spuntato?” chiese il ragazzo inginocchiato davanti al camino pieno di fuliggine.
“Mi chiamo Gngngngn e sono l’elfo dei bimbi, l’elfo più comprensivo e buono che ci sia”, sussurrò la bizzarra creatura. Arrivava a stento a un metro di altezza e aveva orecchie viola a punta come quelle di un vulcaniano. Gli occhi sembravano due grandi smeraldi capaci di penetrare il mistero dell’infinito.
” Gngngngn? Ma è un nome impronunciabile”, sbottò Luca. Continua a leggere “L’elfo dei giorni a venire – di Carlo Bramanti”

Lo sapevano tutti che era stato Mimmo – di Paolo Perlini

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Lo sapevano tutti che era stato Mimmo, cioè lo sapevo io e lo sapeva lui. Dalla mia collezione di soldatini mancavano due indiani e un cowboy, i miei preferiti: i primi due perché impugnavano il fucile e l’ultimo, il bianco, perché indossava una splendida camicia blu. Loro tre non morivano mai, potevano cadere da cavallo, subire torture, essere feriti, affrontarsi in duelli interminabili ma poi, quando era il momento di decretare il vincitore, speravo sempre nell’arrivo di mia mamma, a interrompere il gioco:
“Su, metti a posto, c’è pronto a tavola!”
E i miei eroi la scampavano.
Non sfuggirono però alla mano lunga di Mimmo, quel giorno che venne a casa mia, proprio per giocare con i soldatini.
“Io tengo i cowboy” disse lui.
A me stava bene, preferivo gli indiani, mi piacevano di più le loro facce. Quelle dei cowboy, a parte il mio preferito, erano tutte uguali fra loro e identiche a quella del maestro Tavoso. Se n’era accorto anche Mimmo:
“Ehi, guarda! Non sembra il maestro questo qui?”
“Sì, è lui!”
“E allora facciamo che tu lo legavi al palo della tortura e poi ci bruciavi i piedi e gli strappavi la camicia e con la lama del coltello gli facevi i disegni sulla pancia!” Continua a leggere “Lo sapevano tutti che era stato Mimmo – di Paolo Perlini”

La stragge – di Carlo Sirotti

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Aò, ma questo è matto.
A cche te riferisci?
A sta stragge de maschi che se so’ fatti stanotte. Nun hai sentito er bordellum, tutte ste guardie reali, le urla, i vaggiti, gli gne gne, li pianti disperati de matribus et patribus?
None, stavo a dormì. Ieri sera, con tutto quer vinum… Ho dormito come un pupum.
Bè, allora ci hai avuto culum: potevano sgozzà pure te! – Ridacchia, il primo soldato, e poi riprende: Guarda, mejo così, nun se poteva sentì: un gran postribulum che te avrebbe fatto piagne er corcordio.
E dichi che è stato eius?
Bè, dicunt che ii o iii fattucchieri da l’oriente so’passati alla reggia, co’ le scorte, li pacchi de doni e li cammelli, e j’hanno detto che ‘na stella li ha guidati fino ar loco che pare (aridicunt) che cce sia appena nato uno che sarà presto er Rex de tutta sta reggione, o de tutto er monno perfino!
Eh, esaggerato! Continua a leggere “La stragge – di Carlo Sirotti”

Ogni giorno è un pò Natale – di Vincenzo Celli

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chissà cosa pensa il Natale
quando si confronta con gli altri giorni

chissà se si fa bello
mentre arriva sulla nostra impazienza

quando ci sussurra che la bellezza
di sicuro è un numero dispari  Continua a leggere “Ogni giorno è un pò Natale – di Vincenzo Celli”

Stretti, a natale – di Elle

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In questa neve liquida galleggiamo.
Sotto la superficie
le passate stagioni si accalcano, i bordi muschiosi
sono l’unica certezza.
Risplende, dietro il legno
dietro il vetro, una luce
leggera, accarezza le cose dentro ricoprendole di un manto
denso e soffice, noi
ci siamo.
Dal pavimento
una musica s’alza,
danzano le note allegre
come spiriti buoni ubriachi
ci stuzzicano, facendoci ridere. Come matti
ridiamo. Continua a leggere “Stretti, a natale – di Elle”