Come si sviluppa un’idea

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All’inizio è un barlume, una cosa che appare nella mente e che svanisce subito, anzi, meglio, una cosa di cui non siamo pienamente coscienti, vissuta a un livello inferiore alla nostra percezione usuale.
Un giorno, in un programma televisivo dissero “asfodelo”, parola che già conoscevo e alla quale sapevo dare un’immagine. Quel giorno mi suonò all’orecchio in modo diverso dal solito; pensai a come fosse musicale e bella, e all’istante mi risuonò nella mente questa frase: “Vorrei chiamarmi Asfodelo”. Ma non era ancora ben chiaro cosa fosse questa frase, a cosa poteva dare seguito.
Pochi giorni dopo, in una sala d’attesa dell’ospedale Sant’Orsola, aspettando la mamma che doveva fare un piccolo intervento chirurgico, mi danzarono in testa alcune frasi precedute da quel “Vorrei chiamarmi Asfodelo”, Continua a leggere “Come si sviluppa un’idea” →

Sviluppo di un racconto in un romanzo

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Come si fa a trasformare un racconto in un romanzo?
Non sempre si può, si deve valutare. Ci sono racconti che contengono ben altro, e sta a chi scrive scoprirlo, e ci sono racconti che non si possono ‘allungare’ come si fa con il brodo, e anche con il brodo non è una buonissima idea. La roba allungata si sente, non ha il sapore pieno di quando era definita e corposa. Continua a leggere “Sviluppo di un racconto in un romanzo” →

Le buone notizie

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Non sono tanto buone a ben pensarci.
Ho riletto tutti i miei sedici racconti (sedici racconti per un totale di 76 pagine) e non ho trovato nulla da aggiungere. Da togliere men che meno. E ci mancherebbe! Già sono ridotti all’osso.
Niente da aggiungere, e pochissimo da modificare: due virgole e un aggettivo forse. Continua a leggere “Le buone notizie” →

Adelmo – racconto in divenire (seconda parte)

qui la prima parte

L’uomo si gira e vedo che è Michelino, il carrozzaio della curva, quello autorizzato Fiat che ora è andato in pensione.
Si avvicina, mi guarda e fa: “Non sono Adelmo”.
“Lo vedo. Sei Michelino” gli faccio io pronto. Lui si sgonfia, pare accasciarsi sulle ginocchia, e diventa rosso. Si credeva che ero rimbambito per l’età, ma l’ho fregato.
“Cerchi Adelmo?” continua, ma peggiora le cose.
“Certo”, rispondo alzando il mento. Continua a leggere “Adelmo – racconto in divenire (seconda parte)” →

Adelmo – racconto in divenire

Adelmo non è neanche qui. Faccio un giro intorno alle sedie della grande sala d’aspetto, ma è inutile: se Adelmo ci fosse, si sarebbe fatto sentire subito. “Sandrino” avrebbe detto nel momento stesso in cui entravo, e io avrei saputo dove sedermi.
È fresco qui all’Usl e ci veniamo tutte le mattine: da giugno a settembre, l’Usl diventa il nostro bar.
Che noi al bar, Adelmo e io, mica ci andiamo. Non siamo tipi da bar. Però ci piace fare due chiacchiere e raccontarci come stiamo.
E io ora mica sto tanto bene. Mi sento il cuore che spinge in gola come se volesse uscire.
Mi viene un dubbio; forse Adelmo è di là, nella sala d’aspetto dei medici. Magari si è sentito male e qualcuno l’ha portato dall’infermiere per fargli misurare la pressione. Passo la porta a vetri, la grande sala è piena di gente seduta in piccoli capannelli davanti a ogni porta. Sette medici ci sono qui, per forza è sempre pieno di gente. Cammino lentamente in mezzo alle sedie, butto un occhio in ogni circolo ma di Adelmo non c’è traccia.
Mi avvicino alla porta dell’infermiere, è socchiusa e guardo dentro. L’infermiere è da solo, seduto al tavolo e sta scrivendo su un foglio. Continua a leggere “Adelmo – racconto in divenire” →

Tre giorni fuori dal mondo – prima parte

Tre giorni fuori dal mondo. Tre giorni in Liguria e solo loro tre davanti al mare.
Simona, Fabio e lui, insieme come ai tempi dell’università.
L’idea era stata di Fabio: Simona viene in Liguria per un convegno. Ha voglia di rubare qualche giorno e di fermarsi in un posto di mare. Io ho bisogno di uno stacco. Che fai, vieni con noi? Certo che vengo, aveva risposto lui.
Erano stati davvero tre giorni rubati. Avevano lasciato a casa i rispettivi compagni e anche i problemi. Simona disse che avevano lasciato a casa le loro vite.
Non avevano parlato dei vecchi tempi. A chi cazzo interessa parlare di cose già andate? aveva detto Simona e loro due erano stati subito d’accordo.
Non avevano parlato neanche delle loro vite attuali, di lavoro o della metà di loro stessi che era rimasta a casa.
Di nulla. Solo del futuro. Di cosa volevano fare, di come crescere e diventare le persone che volevano essere. Anche se, disse lui, potevano iniziare un po’ prima a preoccuparsi di questo, visto che ormai stavano per arrivare i cinquanta. Stronzate, disse lei, abbiamo ancora una vita davanti. Fabio rise di loro due e anche di se stesso, per una volta in jeans e maglione, lui che indossava solo giacche cucite a mano e cravatte di Marinella in pura seta.
Avevano camminato per le stradine di Cervo, in salita fino al Castello, e poi di nuovo giù fino al mare. Si erano seduti sugli scogli. Il mare fuori stagione è una meraviglia, aveva detto Simona. Fabio faceva fotografie e lui si era sdraiato con la testa sulle gambe di Simona. Aveva chiuso gli occhi e ascoltava il suono della sua voce e del mare. Continua a leggere “Tre giorni fuori dal mondo – prima parte” →

Senza fretta – la riscrittura è un piatto da gustare freddo

Siamo arrivati alla nostra prima stesura (a quella che crediamo essere la prima stesura) e siamo soddisfatti della bella storia che abbiamo scritto.
La stesura dura di solito molti mesi e quando si arriva in fondo, con la consapevolezza di sapere dove siamo andati a parare e con l’empatia che abbiamo raggiunto con i nostri personaggi, siamo carichi di adrenalina e compiaciuti di come la nostra scrittura sembri efficace.
La delusione inizia quando rileggiamo il primo capitolo: ma chi l’ha scritta questa roba insipida? e chi sono questi personaggi di carta che ci narrano vicende sciape come il pane toscano su cui non è ancora stato sfregato l’aglio e versato l’olio?
Eppure quella roba senza sapore l’abbiamo scritta noi. Il file è sul nostro computer e la cartella si chiama “romanzo di Fermo e Lucia”. No no, quello è il pc di Manzoni. Ho sbagliato, ritorno nel nostro pc e sulla cartella c’è scritto “romanzo di Marianna e Giovanni”. Quindi è il nostro romanzo, non ci sono errori.
Cos’è successo alla nostra bella scrittura e alla storia perfetta che abbiamo confezionato? Continua a leggere “Senza fretta – la riscrittura è un piatto da gustare freddo” →