“L’istituto” di Stephen King

Non sempre compro i libri di King appena escono e alcuni non li ho proprio letti, anche se adoro quest’uomo e lo scrittore che ha dentro di sé.
L’istituto mi è sembrato subito interessante. E la lettura me lo ha confermato.
Il tema sembrerà già sentito: la lotta del bene contro il male, dei ragazzini che combattono contro qualcosa più grande di loro, il ‘mostro’ che nessuno riesce a sconfiggere. Sono tutte storie già sentite, vero?
La differenza dico sempre io, non è nelle storie (anche se è buona parte: ci sono ‘storie’ e Storie) ma nel modo in cui vengono narrate.
Vi dico perché dovete leggere questo romanzo: Continua a leggere ““L’istituto” di Stephen King” →

“L’ultimo dei Bezuchov – la mia prefazione

L’ultimo dei Bezuchov – di Marco Freccero

Oggi Marco Freccero, in questo post, ha annunciato il titolo del suo romanzo in uscita e quindi posso parlarne pure io.
O ne parlerò nei prossimi giorni: è meglio. Oggi mi limito a copiare qui sotto la mia prefazione al romanzo:

Il talento di un uomo

L’ultimo dei Bezuchov, questo romanzo breve di Marco Freccero, ci trasporta in quello che pare un tempo antico: si parla di una famiglia russa e forse di argomenti molto lontani dal nostro presente. Carlo Alberto Bezuchov è il vero protagonista di questo romanzo e d’altronde, già dal titolo, capiamo di cosa si parla: l’ultimo rampollo di una ricchissima famiglia russa. Un essere altezzoso, con le tasche piene di soldi e la testa piena di presunta superiorità.
Non c’è niente di più lontano da Carlo Alberto, un’anima bella che viene spontaneo – ma non banale – associare al principe MyÅ¡kin, L’idiota di Dostoevskij. In questo romanzo, Freccero non rinuncia a un omaggio ai suoi amati autori russi e al buon Fëdor, ma l’ultimo figlio della casata Bezuchov ha qualcosa di diverso dal Principe MyÅ¡kin, ha infatti un particolare “talento”. Continua a leggere ““L’ultimo dei Bezuchov – la mia prefazione” →

Trasformare un racconto in un romanzo

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A volte accade di leggere un racconto, una bella storia, e di pensare “sarebbe stato anche un bel romanzo”. Se è un racconto di altri, ce lo diciamo e basta ma, se il racconto è il nostro, iniziamo a costruire ponti e svincoli, rotonde e ferrate di montagna. Ma basta dirsi ‘potrebbe essere un romanzo’? Sarà vero, o è solo la nostra immaginazione e il compiacimento di un autore misconosciuto?
Ci sono racconti che nascono con un’unica possibilità: quelli sono e quelli resteranno. Tutt’al più potrebbero essere un capitolo di una storia più complessa, ma mai potrebbero reggere da soli l’impianto di un romanzo. Cosa differenzia, quindi, un racconto da un romanzo?  Continua a leggere “Trasformare un racconto in un romanzo” →

Come riconoscere la penultima revisione

L’incubo di chi scrive sono le revisioni. Non tanto ‘farle’, quanto sapere il momento giusto in cui fermarsi. Sapere quale sia davvero l’ultima revisione è il dubbio che ci ancora alla sedia. Ottimo sarebbe avere una scadenza: se dobbiamo spedire un testo il 31 gennaio, è chiaro che quella è la data dell’ultima revisione – prima mica lo molliamo quel testo: si sa mai che ci sia un refuso.
Ma, se non abbiamo scadenze, come sappiamo quando smettere con le revisioni? Continua a leggere “Come riconoscere la penultima revisione” →

“La sera che conoscemmo Davide” – incipit inedito (II)

… segue da qui

«Si mangia bene qui» disse Elena alzandosi. Filippo annuì in silenzio. Stava osservando la gente agli altri tavoli e lei pensò che fosse disturbato dalla confusione: un bambino era caduto e il suo pianto aveva turbato gli ultimi bocconi del dessert. Ma ora stava tutto tornando alla normalità e lei aveva voglia di ascoltare della musica. «Andiamo di là? Stasera c’è il piano bar».
«Andiamo» rispose lui seguendo con lo sguardo le coppie che si alzavano.
«Ma che hai? Sei distratto». Elena gli prese la mano.
Lui si voltò e sorrise. «È l’ambiente nuovo. Lo sai come sono: devo vedere tutto».
«È il quarto albergo in una settimana. Perciò sei distratto e non mi guardi».
«Sai che ti amo. Non mi stanco mai di guardarti». Filippo le prese la mano, se la portò alla labbra e la baciò.
Nel bar c’era poca luce; Elena andò avanti e indicò un tavolino libero, ma Filippo fece segno di no e la trascinò di nuovo fuori. «Troppa confusione. Facciamo un giro fuori».
Passeggiarono lungo i vialetti del parco dell’albergo; i sentieri erano in mezzo al verde dei prati, appena illuminati da qualche lampione. C’era il profumo delle erbe aromatiche e un sottofondo di rumori della notte. Filippo le prese la mano, Elena sospirò e disse: «Si sta così bene qui. Domani è l’ultimo giorno. Peccato».
«Avremo altri giorni come questi. Vedrai. E poi dobbiamo tornare al lavoro, no? Un po’ dispiace anche a me. Proprio ora che iniziavo ad ambientarmi. È un posto interessante».
«Interessante? Avrei detto ‘bello’, ‘piacevole’, ‘sereno’, ma interessante».
«Le persone. Ad esempio, stasera c’era una coppia che mi piacerebbe conoscere».
«Una coppia?». Elena si fermò e cercò il volto del marito. «Cioè».
«Ma sì. Un uomo e una donna. Marito e moglie direi. Mi sembrano una bella coppia».
«E sono loro che stiamo cercando?». Continua a leggere ““La sera che conoscemmo Davide” – incipit inedito (II)” →

“La sera che conoscemmo Davide” – incipit inedito

Tramonto a Ischia – foto ©Morena Fanti

Ci sono avvenimenti che rimangono scolpiti nella memoria: di queste occorrenze sapremo dire anche dopo anni cosa facevamo in quel preciso momento. Se leghiamo da subito un odore alla sensazione, se notiamo un colore, se accarezziamo la pelle di qualcuno, rimarrà per sempre legato a quell’avvenimento.
Quando il cameriere, con un gesto sciolto e quasi elegante, nella sua giacca bianca con le cuciture stanche, e il pantalone nero, lucido alle ginocchia, tirò la tenda e mostrò la vetrata incendiata dal rosso del sole che calava sull’orizzonte, Davide guardò la moglie per cercare nei suoi occhi la stessa soddisfazione delle altre sere. Sofia gli sorrise e indicò il tramonto che si bagnava nel mare di Ischia, e lui ricordò poco prima, in camera, con lei in reggiseno che cercava la camicia da indossare e lui che le aveva accarezzato le spalle da dietro e poi l’aveva abbracciata tirandosela contro. Lei aveva detto «Faremo tardi». E lui aveva risposto «Ok. Ma tieni il segno per dopo». La visione del suo reggiseno di pizzo bianco gli suscitò un’emozione che non calava da anni. Lo stomaco gli tremò e il brivido si combinò con quello suggerito dalla bellezza del sole che diventava sempre più rosso; e così avrebbe ricordato quel momento in futuro. Continua a leggere ““La sera che conoscemmo Davide” – incipit inedito” →

Del perché ho impiegato un’ora per cercare una foto

Alba dalla ‘casa vecchia’, 10 gennaio 2006 – foto ©Morena Fanti

Mi serviva una foto di un tramonto a Ischia, e manco ricordavo se io ne avessi mai fatta una. Nonostante tutte le volte in cui, in passato, ci sono stata.
Il fatto è che quando il sole tramonta, spesso sono seduta al tavolo e sto cenando. Il ricordo ce l’ho ben vivo ma di foto non ricordavo.
Quindi mi sono spulciata, ed è proprio il caso di dirlo, tutte le foto ‘vecchie’, trasferite da due pc fa. Ho fatto una tremenda scoperta: Continua a leggere “Del perché ho impiegato un’ora per cercare una foto” →