L’autoediting è possibile?

La domanda è suscitata dalla lettura di un post in un gruppo di scrittura. Forse dovrei dire ‘gruppo di scrittori o che si definiscono tali’.
C’è sempre quel gruppo di scrittori emergenti su facebook, dove si instaurano discussioni animate su come si scrive, su come si pubblica, su come è meglio procedere per avere un testo idoneo, ecc.
Di solito funziona così: uno fa una richiesta o pone una domanda e gli altri lo stroncano o si stroncano tra loro nei commenti.
Ieri c’era la domanda/sondaggio su un ipotetico interesse per un testo che spiegasse come funziona il self-publishing per chi intenda pubblicare su una piattaforma tipo Amazon; l’autrice della domanda ha inserito anche la parola “autoediting” e su quella si sono scaldati gli animi. Continua a leggere “L’autoediting è possibile?” →

La storia è sempre quella

Questa frase mi suona in testa da qualche giorno: un po’ stavo riflettendo su cosa significhi ‘rilettura’ quando l’operazione è abbinata al testo di un’altra persona e un po’ ho riflettuto sul fatto che, come dicono alcuni, “le storie sono sempre quelle, ormai tutto è già stato raccontato“.
Quindi? Sono due faccende dimolto diverse mi direte. Infatti.

Parto dalla più facile: è vero che le storie (all’apparenza) sono sempre quelle e che tutto (dicono alcuni) o quasi tutto (dico io) è già stato raccontato, ma quello che cambia è il modo in cui si racconta. Prendo ad esempio Il nome della rosa, noto romanzo di Umberto Eco e noto film con la bella interpretazione di Sean Connery; ora è diventato una serie tv e qualcuno si domanderà a cosa serva replicare una storia già filmata da altri (a parte che i remake sono sempre esistiti e alcuni sono risultati migliori dell’originale). Un regista che si approcci al lavoro di un altro, con una storia base da cui partire, può scegliere di mostrare un altro punto di vista, potrebbe dare risalto a scene che il primo regista ha evitato o mostrato in parte, potrebbe evidenziare un personaggio che nella prima stesura era marginale. Le cose da fare possono essere tante e ognuno restituirebbe una versione diversa. Continua a leggere “La storia è sempre quella” →

Come riconoscere la penultima revisione

L’incubo di chi scrive sono le revisioni. Non tanto ‘farle’, quanto sapere il momento giusto in cui fermarsi. Sapere quale sia davvero l’ultima revisione è il dubbio che ci ancora alla sedia. Ottimo sarebbe avere una scadenza: se dobbiamo spedire un testo il 31 gennaio, è chiaro che quella è la data dell’ultima revisione – prima mica lo molliamo quel testo: si sa mai che ci sia un refuso.
Ma, se non abbiamo scadenze, come sappiamo quando smettere con le revisioni? Continua a leggere “Come riconoscere la penultima revisione” →

Scrivere o bubbole?

Poco fa leggevo questo post di Giovanni Venturi, in cui lui si interroga su varie questioni, davvero tante per un unico post: Giovanni io ci facevo una settimana con tutti questi argomenti, anzi, con i miei ritmi ci facevo un mese.
Rispondo a qualche sua domanda, così a sentimento. Non pianifico e vado: Continua a leggere “Scrivere o bubbole?” →

Ripulire il fossile

Stavo qui, con il mio editor di testo aperto, e speravo mi giungesse un’illuminazione per scrivere un post. Intanto è arrivata la mail che annunciava il nuovo post di Freccero e l’ho letto.
Ecco che nel post, come spesso accade quando si ragiona insieme a un’altra persona, c’è uno spunto interessante: come si riesce a far brillare una storia?
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La scrittura a quattro mani – oggi in regalo su Amazon

 

Solo per oggi in regalo su Amazon trovate questo ebook.
So che molti penseranno che “Ma io mica voglio scrivere con un altro. A me non interessa” ma la cosa non è così scontata.
All’interno del libro, alcuni suggerimenti per ottenere un testo che non porti solo la firma esclusiva di uno dei due ma che offra una bella storia, ben congegnata, con una voce narrante nuova che non sostituirà quella dei due autori. Continua a leggere “La scrittura a quattro mani – oggi in regalo su Amazon” →

Quando sono io il beta-lettore

Nei post precedenti ci siamo confrontati su chi sia e cosa debba fare il beta-lettore.
Sono d’accordo: non deve interferire in nulla ma solo segnalare.
Questa è la teoria.
In pratica, invece, entrano altre componenti: la confidenza che si ha con l’autore, i limiti che lui stesso pone o non pone, la coscienza di chi legge e la fiducia di chi scrive.
Con Marco Freccero abbiamo instaurato un metodo durante la collaborazione a quattro mani e ormai quel metodo entra prepotente anche quando faccio la mia lettura beta.
Quindi che succede? Continua a leggere “Quando sono io il beta-lettore” →

Beta-lettore: dove fermarsi

Ho parlato (scritto) nel post precedente del beta reader o beta-lettore, l’amico o l’appassionato di scrittura che ci fa il regalo di leggere il nostro testo appena scritto e di dirci cosa ne pensa.

I confini del beta-lettore
Ma dove deve fermarsi il beta-lettore? Alla lettura del testo o può/deve andare oltre? Essendo ‘lettore’ dovrebbe appunto fermarsi alla lettura senza toccare altro e senza scendere in profondità.
Ma credo dipenda dalla sensibilità e dalla confidenza che ha con l’autore, e da ciò che lui stesso chiede.
Faccio l’esempio pratico: Continua a leggere “Beta-lettore: dove fermarsi” →

Il superfluo appesantisce

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È una regola che si può applicare a qualsiasi aspetto della nostra vita: i chili superflui ci rendono pesanti, troppi oggetti appesantiscono la nostra vita, troppi abiti rendono le nostre valigie come dei mattoni – infatti ‘viaggiare leggeri’ ha molteplici vantaggi – e, soprattutto, troppe parole appesantiscono , e rendono indigesti, i nostri testi.
Ci sono tanti modi di dire le cose: “apporre la firma” significa “firmare”, “condurre l’automobile” significa “guidare”. Proviamo a usare espressioni simili nella nostra scrittura  vediamo che effetto fa.
Quindi, semplicità nelle parole, niente giri di frase e niente termini astrusi: meglio dire ‘complicati’. Continua a leggere “Il superfluo appesantisce” →

Leggere in anteprima

Preparazione del testo

Ho avuto il piacere, più di una volta, di leggere racconti e altri testi di amici, prima che venissero pubblicati o spediti a qualche editore.
Ho detto ‘il piacere’, perché per me è piacevole mettere le mani nei testi altrui: prima di tutto, leggerli e suggerire modifiche è meno faticoso che produrre parole e storie, poi mi diverte, se si può, redarguire (ho dovuto cercare un sinonimo eh!) e fors’anche rampognare il malcapitato che ha avuto l’ardire di coinvolgermi nella lettura anticipata. Continua a leggere “Leggere in anteprima” →

Fare da sé

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“Chi fa da sé fa per tre”, recita il vecchio adagio.
Significa che quando si fa da soli, si ottengono risultati migliori e che il lavoro viene svolto più velocemente di quando, invece, si chiede ad altri?
O significa, forse, che chi fa da solo lavora il triplo?
Anche.
Io credo siano valide tutte e due le versioni. Continua a leggere “Fare da sé” →

Eliminando si rafforza il testo

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Penso di averlo già detto, ma mi piace ribadirlo: la prima cosa da fare sul testo è tagliare.
E, per quanto si tagli, dopo qualche settimana, o mese, si troverà ancora una frase superflua.
Lo dico per esperienza. Solo pochi giorni fa, ho ripreso il mio romanzone e ho letto qua e là: sembra incredibile (a me è sembrato incredibile) ma ho trovato una frase inutile. Continua a leggere “Eliminando si rafforza il testo” →

Nel dubbio, taglia!

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Scrivere è facile, si pensa prima di iniziare.
Si pensa a una cosa, a una storia e si batte sui tasti.Una cosa tipo essere al bar e raccontare agli amici, una cosa come farebbe il Gianni.
Ma scrivere non è: “Si alzò di cattivo umore, si trascinò in bagno, pisciò senza badare a dove bagnava ed evitò di guardarsi allo specchio. Andò in cucina e bevve il caffè, imprecò perché era freddo e giurò di farla pagare a Clara, quella moglie inutile che si trovava appresso. Il giornale non era sul tavolo e il bar era chiuso. si domandò cosa avrebbe fatto di quel martedì”.
E via per trecento pagine, tanto per fare cumulo. Continua a leggere “Nel dubbio, taglia!” →

Senza fretta – la riscrittura è un piatto da gustare freddo

Siamo arrivati alla nostra prima stesura (a quella che crediamo essere la prima stesura) e siamo soddisfatti della bella storia che abbiamo scritto.
La stesura dura di solito molti mesi e quando si arriva in fondo, con la consapevolezza di sapere dove siamo andati a parare e con l’empatia che abbiamo raggiunto con i nostri personaggi, siamo carichi di adrenalina e compiaciuti di come la nostra scrittura sembri efficace.
La delusione inizia quando rileggiamo il primo capitolo: ma chi l’ha scritta questa roba insipida? e chi sono questi personaggi di carta che ci narrano vicende sciape come il pane toscano su cui non è ancora stato sfregato l’aglio e versato l’olio?
Eppure quella roba senza sapore l’abbiamo scritta noi. Il file è sul nostro computer e la cartella si chiama “romanzo di Fermo e Lucia”. No no, quello è il pc di Manzoni. Ho sbagliato, ritorno nel nostro pc e sulla cartella c’è scritto “romanzo di Marianna e Giovanni”. Quindi è il nostro romanzo, non ci sono errori.
Cos’è successo alla nostra bella scrittura e alla storia perfetta che abbiamo confezionato? Continua a leggere “Senza fretta – la riscrittura è un piatto da gustare freddo” →

Da grande farò l’editor

Scrivere è un lavoro lungo: non basta scrivere una storia come viene. Scrivere non è raccontare al bar agli amici. La scrittura è sostenuta dalle parole ma le parole devono essere chiare, devono fare capire cosa intendiamo dire. Devono mostrare i luoghi, i personaggi, i loro stati d’animo. Il tutto senza il supporto della mimica facciale (nei romanzi non si possono inserire faccette che strizzano l’occhio o che ridono) e dei cambiamenti di voce, di volume, di respiro.  Continua a leggere “Da grande farò l’editor” →