Trasformare un racconto in un romanzo

SafariScreenSnapz022

A volte accade di leggere un racconto, una bella storia, e di pensare “sarebbe stato anche un bel romanzo”. Se è un racconto di altri, ce lo diciamo e basta ma, se il racconto è il nostro, iniziamo a costruire ponti e svincoli, rotonde e ferrate di montagna. Ma basta dirsi ‘potrebbe essere un romanzo’? Sarà vero, o è solo la nostra immaginazione e il compiacimento di un autore misconosciuto?
Ci sono racconti che nascono con un’unica possibilità: quelli sono e quelli resteranno. Tutt’al più potrebbero essere un capitolo di una storia più complessa, ma mai potrebbero reggere da soli l’impianto di un romanzo. Cosa differenzia, quindi, un racconto da un romanzo?  Continua a leggere “Trasformare un racconto in un romanzo” →

Come si sviluppa un’idea

lightbulb

All’inizio è un barlume, una cosa che appare nella mente e che svanisce subito, anzi, meglio, una cosa di cui non siamo pienamente coscienti, vissuta a un livello inferiore alla nostra percezione usuale.
Un giorno, in un programma televisivo dissero “asfodelo”, parola che già conoscevo e alla quale sapevo dare un’immagine. Quel giorno mi suonò all’orecchio in modo diverso dal solito; pensai a come fosse musicale e bella, e all’istante mi risuonò nella mente questa frase: “Vorrei chiamarmi Asfodelo”. Ma non era ancora ben chiaro cosa fosse questa frase, a cosa poteva dare seguito.
Pochi giorni dopo, in una sala d’attesa dell’ospedale Sant’Orsola, aspettando la mamma che doveva fare un piccolo intervento chirurgico, mi danzarono in testa alcune frasi precedute da quel “Vorrei chiamarmi Asfodelo”, Continua a leggere “Come si sviluppa un’idea” →

Le baby qualcosa non sono figlie del cavolo

nati-sotto-un-cavolo

* foto Anne Geddes

È da tempo, da anni, che sono angosciata (sono solo io?). Quando lessi il libro di Marida Lombardo Pijola trovai molte conferme ai miei timori.
Da quella lettura è derivato anche un mio racconto La famiglia perbene, e quando scrivo un racconto dopo una lettura significa che il carico è troppo forte.
Quando esce una storia come quella delle ragazzine di Roma, tutti gridano allo scandalo. Ma molti gridano perché non hanno mai osservato davvero cosa accade in giro. Basta uscire e camminare, entrare nei negozi, salire sull’autobus. E guardare.
Ma è più comodo non vedere, Continua a leggere “Le baby qualcosa non sono figlie del cavolo” →

Alcune farfalle

9167137-lettera-di-modello-di-farfalle-e-fiori

Mi svolazzano in testa da stamani quando sono uscita sul terrazzino a osservare i danni che la grandine di ieri ha arrecato alle mie petunie.
Ho spazzato, raccolto i fiori e i petali caduti (questi dei gerani) e ho pensato una frase. Ma non è una frase ‘da racconto’, sembra più una frase da poesia che naturalmente non è roba per me e quindi vedremo.

Intanto, complice il racconto di ieri sul blog di Freccero, mi sono ricordata che mesi fa anche Paolo Zardi ospitò un mio racconto nel suo blog e siccome qui non ne vedo traccia, presto provvederò a inserirlo anche nel blog. Così per tenere accanto le mie persone. Continua a leggere “Alcune farfalle” →

La macchia – racconto

Oggi un mio racconto (nuovo, mai pubblicato prima: mi pare si dica inedito) è ospite nel blog di Marco Freccero. Lui mi ha regalato qualche giorno fa La gioia che ci hanno tolto e io ho ricambiato, spero degnamente.
Il racconto si intitola La macchia e qui potete leggere la prima parte.
È il racconto di cui ho parlato qualche giorno fa, quello che Continua a leggere “La macchia – racconto” →

La gioia che ci hanno tolto – un racconto di Marco Freccero

Mesi fa, ho avuto il piacere di leggere un gruppo di racconti di Marco Freccero. Sono racconti che fanno parte di un insieme omogeneo e coeso (è bene dire che un libro di racconti dovrebbe avere un filo conduttore o, almeno, uno stile ben definito, per essere considerati ‘un libro di racconti’ e non una cosa fatta a caso, con i primi racconti che ci vengono in mente); in questa raccolta Freccero ci vuole mostrare qualcosa di ben definito, qualcosa che lui ha visto e sulla quale ci sta facendo puntare gli occhi.
Lo stile è semplice, non punta alla spettacolarizzazione; le frasi sono costruite ad arte per seguire il ritmo che l’autore ha nella testa.
Il tema che credo di avere individuato è nella descrizione di una società contemporanea che ci mostra le sue malattie, i dubbi che attraversano la sua onestà e minano la dignità delle persone.
Freccero ci racconta della vita quotidiana di operai (ma anche imprenditori che se non se la passano bene), disoccupati e lavoratori al nero, al limite delle loro forze e dei loro soldi, e lo fa senza compiacimento e senza pruderie; si intuisce una ricerca di verità nelle parole che usa e nelle storie che racconta.
Questo è uno dei racconti che lessi, uno breve: spesso Marco Freccero scrive racconti di 30 pagine (roba che io ci farei un romanzo breve ;)), ma è pur sempre un racconto che nel blog risulta ‘lungo’ e quindi non commerciale. Ma questo blog non è commerciale e quindi ci sta.
Prendetevi il tempo per leggerlo.

*****

La gioia che ci hanno tolto

Si è alzato da letto un paio di ore fa e se ne sta disteso sul divano, a guardare la televisione. C’è una trasmissione che pubblicizza la vendita di stufe a pellet. Dura una quindicina di minuti, poi un breve stacco pubblicitario e ricomincia. È uno di quei canali che mandano in onda solo questo genere di cose.
Gli dico:
– Non ne usciremo più.
Lui fa una specie di grugnito. Dopo qualche minuto di silenzio sbadiglia. E dice:
– Se tutto quello che hai da dire è questo. Continua a leggere “La gioia che ci hanno tolto – un racconto di Marco Freccero” →