La tecnologia ha tante facce

Chi ha seguito gli ultimi post, intuisce di cosa sto parlando.
Stiamo lanciando un nuovo gioco letterario che si svolgerà qui, su questo blog, a sei anni di distanza da quel Più incipit per tutti che piacque tanto. Vediamo se i tempi sono ancora adatti a questi ‘giochi’. Si tratterà di scrivere un racconto con ‘tema’ predefinito.
L’argomento, il fil rouge che dovrà percorrere tutti i racconti è Il disagio della tecnologia. Computer, internet, social, smartphone e tablet convivono con noi e ci riempiono la vita, ci offrono occasioni di svago e notizie fresche in ogni istante: ma essere sempre connessi ci porta solo benefici? Continua a leggere “La tecnologia ha tante facce” →

L’elfo dei giorni a venire – di Carlo Bramanti

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“Gli esseri umani?” sorrise l’elfo. “Oh, ma io li conosco! Decorano ogni giorno piccole finestre sul nulla con i fiori più belli, lasciando le loro anime ad appassire”.
“E tu chi sei? Da dove sei spuntato?” chiese il ragazzo inginocchiato davanti al camino pieno di fuliggine.
“Mi chiamo Gngngngn e sono l’elfo dei bimbi, l’elfo più comprensivo e buono che ci sia”, sussurrò la bizzarra creatura. Arrivava a stento a un metro di altezza e aveva orecchie viola a punta come quelle di un vulcaniano. Gli occhi sembravano due grandi smeraldi capaci di penetrare il mistero dell’infinito.
” Gngngngn? Ma è un nome impronunciabile”, sbottò Luca. Continua a leggere “L’elfo dei giorni a venire – di Carlo Bramanti” →

Lo sapevano tutti che era stato Mimmo – di Paolo Perlini

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Lo sapevano tutti che era stato Mimmo, cioè lo sapevo io e lo sapeva lui. Dalla mia collezione di soldatini mancavano due indiani e un cowboy, i miei preferiti: i primi due perché impugnavano il fucile e l’ultimo, il bianco, perché indossava una splendida camicia blu. Loro tre non morivano mai, potevano cadere da cavallo, subire torture, essere feriti, affrontarsi in duelli interminabili ma poi, quando era il momento di decretare il vincitore, speravo sempre nell’arrivo di mia mamma, a interrompere il gioco:
“Su, metti a posto, c’è pronto a tavola!”
E i miei eroi la scampavano.
Non sfuggirono però alla mano lunga di Mimmo, quel giorno che venne a casa mia, proprio per giocare con i soldatini.
“Io tengo i cowboy” disse lui.
A me stava bene, preferivo gli indiani, mi piacevano di più le loro facce. Quelle dei cowboy, a parte il mio preferito, erano tutte uguali fra loro e identiche a quella del maestro Tavoso. Se n’era accorto anche Mimmo:
“Ehi, guarda! Non sembra il maestro questo qui?”
“Sì, è lui!”
“E allora facciamo che tu lo legavi al palo della tortura e poi ci bruciavi i piedi e gli strappavi la camicia e con la lama del coltello gli facevi i disegni sulla pancia!” Continua a leggere “Lo sapevano tutti che era stato Mimmo – di Paolo Perlini” →

La stragge – di Carlo Sirotti

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Aò, ma questo è matto.
A cche te riferisci?
A sta stragge de maschi che se so’ fatti stanotte. Nun hai sentito er bordellum, tutte ste guardie reali, le urla, i vaggiti, gli gne gne, li pianti disperati de matribus et patribus?
None, stavo a dormì. Ieri sera, con tutto quer vinum… Ho dormito come un pupum.
Bè, allora ci hai avuto culum: potevano sgozzà pure te! – Ridacchia, il primo soldato, e poi riprende: Guarda, mejo così, nun se poteva sentì: un gran postribulum che te avrebbe fatto piagne er corcordio.
E dichi che è stato eius?
Bè, dicunt che ii o iii fattucchieri da l’oriente so’passati alla reggia, co’ le scorte, li pacchi de doni e li cammelli, e j’hanno detto che ‘na stella li ha guidati fino ar loco che pare (aridicunt) che cce sia appena nato uno che sarà presto er Rex de tutta sta reggione, o de tutto er monno perfino!
Eh, esaggerato! Continua a leggere “La stragge – di Carlo Sirotti” →

La corsa della vigilia – di Angélique Gagliolo

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Ogni anno la stessa storia. Parto in largo anticipo, mi organizzo per tempo, acquisto i regali, e mi ritrovo la Vigilia di Natale a correre come un cavallo imbizzarrito a fare gli ultimi acquisti. Manca sempre qualcosa. O un pensierino da fare dell’ultimo minuto, o un addobbo mancante o il pranzo studiato a tavolino che non sembra rispecchiare le aspettative… mie. Mi sembra sempre di non aver fatto abbastanza e corro ai ripari alla ricerca di quella cosa speciale che nemmeno io so cosa sia. Quest’anno poi ci si è messa pure la zia Luisa. Sono cinque anni che non si fa viva e d’improvviso chiama e annuncia che passerà a farmi gli auguri domani pomeriggio. Il giorno di Natale. “Sai, il caso ha voluto che quest’anno passassimo Natale proprio qui. Avevo pensato di passare per fare gli auguri, dopo pranzo. Una cosa veloce, che poi riprendiamo l’areo e ripartiamo per New York”. Che tempismo. E ora cosa le prendo? Non posso certo accoglierla a mani vuote. In fondo è la sorella di papà, anche se non fa più parte della nostra vita da un sacco di tempo… già, da quando ha sposato l’americano. Insomma, ora devo prenderle un pensierino che non sembri la cosa dell’ultimo minuto, ma che non mi sveni, che ci hanno già pensato le ultime spese a farlo. L’eterno dilemma: cosa prendere per spendere poco e fare bella figura. E così, tra la rosticceria e la salumeria, decido di passare al negozio di dolciumi: le prenderò un dolce tipico, di quelli della tradizione che non trova di certo in America. E se poi fosse a dieta?
Mi infilo in macchina carica di pacchi, con questi pensieri in testa. Non so se pesino più questi ultimi o i sacchetti che cerco di posare delicatamente sul sedile accanto a me, ma che inevitabilmente rotolano giù sfracellandosi a terra. Speriamo di non aver fatto danni irreparabili.
Allora, escluso il dolce tipico, cosa posso prendere a zia Luisa? Un foulard? No, troppo banale e poi costano un botto e non è detto sortiscano l’effetto desiderato. Anzi, non credo proprio. Chissà quanti ne avrà, pure firmati da qualche grande stilista.
Ingrano la prima, metto la freccia e mi inserisco nel traffico.  Continua a leggere “La corsa della vigilia – di Angélique Gagliolo” →

Little wing – di Fausto Marchetti

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Lo spartito è aperto sul leggio, nessun suono nella stanza.
Nel vano adiacente, l’insegnante di pianoforte si riveste indossando uno dopo l’altro gli indumenti appoggiati con cura sulla sedia accanto al letto.
L’allievo dorme con un respiro regolare dopo la corsa d’amore; i suoi panni sono sparsi in terra disordinatamente. Se li era strappati di dosso con l’irruenza del bambino che scarta i regali sotto l’albero il mattino di Natale e, nella sua bellezza nuda, l’aveva spogliata con la delicatezza di chi sfoglia una rosa per scoprire all’interno lo scarabeo dorato.
Non è ancora maggiorenne, potrebbe essere suo figlio. Non ha saputo resistergli. Lui ha preso una cotta, lei ha perso la testa.
È felice, ma scavando nel cuore della sua intimità trova un fondo d’inquietudine e di amarezza perché sente che la sua gioia non è definitiva, può essere spezzata facilmente. Essa è fragile come la stella di vetro trasparente che brilla sul ramo dell’abete vestito a festa, bisogna custodirla con cautela e premura perché gioia, piacere, soddisfazione e godimento hanno sempre in agguato il loro contrario: infelicità, amarezza, tristezza, dolore, afflizione. Basta una disattenzione, un piccolo urto, per ridurla in schegge. Continua a leggere “Little wing – di Fausto Marchetti” →

Babbo Natale e il regalo di Lupo Cattivo – di Daniela Giorgini

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Babbo Natale avrebbe fatto un solco sul pavimento del laboratorio se avesse continuato a camminare avanti e indietro ancora un po’. La notte più magica dell’anno si stava avvicinando e tutto sarebbe andato come previsto, se solo Green non fosse sparito. O meglio, se solo non fosse stato rapito.
Il capo elfo, Green appunto, era indispensabile nei preparativi finali, perché sua era la responsabilità dell’ultimo controllo: “un regalo per ogni bambino e a ogni bambino un regalo”. La macchina organizzatrice era partita ormai da mesi. A ogni elfo operaio era stato assegnato un giocattolo da realizzare nella quantità richiesta, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto. Eventuali giochi già costruiti venivano lasciati in deposito per gli anni successivi e comunque alcuni articoli erano prodotti a ciclo continuo, perché non passavano mai di moda.
Terminata la produzione, Babbo si preoccupava di testare alcuni campioni nel caso fossero stati difettosi, non volendo provocare danni ai bambini, poi toccava a Green fare gli abbinamenti. Certo, Babbo poteva scegliere un altro elfo o fare lui stesso il lavoro, ma stava invecchiando e temeva di combinare qualche guaio. Green non lo aveva mai deluso, per questo da anni ormai aveva messo tanto nelle sue mani. Continua a leggere “Babbo Natale e il regalo di Lupo Cattivo – di Daniela Giorgini” →