Errori da evitare quando si scrive un libro

Durante la scrittura di un romanzo – specialmente del primo, ma non è raro che accada anche in seguito – si attraversano molti processi produttivi, molte fasi di lavorazione, e gli errori sono più fitti delle metafore e delle figure retoriche.
Intanto, già inserire troppe metafore è, a mio parere, un errore. Ma questa sarebbe solo una caduta di stile. Invece vorrei parlare degli errori di lavorazione, tipo ‘cambiare nome ai personaggi’, ‘cambiargli i connotati’, ‘fare agire un neonato come se fosse un bambino di un anno’, e sono solo alcuni tra i primi che mi vengono in mente. Continua a leggere “Errori da evitare quando si scrive un libro” →

Se i cattivi fanno l’Arte, i buoni ammazzano i vicini

Caravaggio, Cena in Emmaus, 1601. Olio su tela, 141 × 196,2 cm. Londra, National Gallery

Nel post precedente vi ho invitati a visionare l’ultimo video di Marco Freccero (il testo integrale è riportato sotto e, comunque, iscrivetevi al suo canale se volete sentirne delle belle) perché quando l’ho ascoltato ho fatto parecchie riflessioni: molte cose che già avevo assimilato e altre che stavano sottotraccia nei miei pensieri. Insomma, ho rifatto pensieri miei ma ho trovato la comodità di ascoltarli da una voce esterna.
Magari sarà lo stesso anche per voi.
Vediamo: cosa dice Freccero?

Ci sono uomini malvagi, brutti e sporchi che amano l’arte, e cioè la Bellezza. Continua a leggere “Se i cattivi fanno l’Arte, i buoni ammazzano i vicini” →

L’ultimo giro di valzer – pag. 97

“Tre

Ho bisogno di fermarmi da qualche parte e prendere un caffè decente. Per fortuna è venerdì. È stata una settimana infernale, con le paturnie di Malaspina e le sue strategie. Anche stamattina, quella riunione folle, con lui che blaterava sui costi che deve sostenere e sugli ordini esigui che portiamo a casa. Voglio un caffè vero e qualcosa di caldo da mangiare. Un posto tranquillo, come a volte riescono a esserlo i bar di pomeriggio, quando sembra che nessuno veda l’insegna e la porta d’ingresso.
Parcheggio accanto a una Smart nera piena di sporte e oggetti alla rinfusa; il sedile del guidatore è quasi ostruito. Il bar ha due vetrine e una fila di sgabelli che guardano la strada. Entro, mi avvicino al bancone, e da dietro la macchinetta del caffè sbuca una ragazza.
«Quei due tramezzini con il cotto. Me li può scaldare? E un caffè».
Mi siedo davanti alla vetrina: lo sguardo va alla concessionaria di automobili giapponesi che è di fronte. Sono sempre stati degli ottimi clienti, eppure li ho messi nella lista. Prendo le carte dalla borsa e controllo. Di fianco al nome, ho scritto degli appunti: proporre un banner a metà pagina per un anno, scontato del 45%. Ma non è proporre il banner, il motivo per cui li ho messi in lista; voglio entrare nel posto dove ho incontrato Michele per la prima volta, rivivere le sensazioni provate quel giorno. Continua a leggere “L’ultimo giro di valzer – pag. 97” →

La filigrana contiene i grigi

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La storia, come la banconota, va osservata fino a vedere le luce che svela la filigrana. Se c’è, la banconota è autentica e la storia mostra qualcosa su cui puntare lo sguardo.
Nelle storie che scriviamo, soprattutto all’inizio, troviamo cliché e stereotipi: la bella, giovane e sprovveduta che si fa incantare dal ricco, bello e intelligente, persone buone che aiutano gli altri, poveri pieni di bontà e ricchi pieni di boria. Continua a leggere “La filigrana contiene i grigi” →

Il personaggio scomodo

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«Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.»
(R. Magritte)

Siamo abituati a vedere le cose in un certo modo: sappiamo che chi soffre merita la nostra comprensione e anche la nostra compassione.
Sappiamo che chi si comporta male merita il nostro disgusto e la nostra riprovazione.
Chi ama e soffre merita di essere felice.
Chi tradisce merita la nostra rabbia.
Chi muore la nostra pietà.

Siamo abituati a giudicare i personaggi dalle loro azioni: Continua a leggere “Il personaggio scomodo” →

Quando la storia macina

Un romanzo non nasce mai definito alla perfezione: si parte con un’idea e si arriva con un’altra.
L’evoluzione viene dai personaggi, che sono esseri fatti non di sola carta (meglio sarebbe dire: non di sole parole, perché ‘la carta’ ormai non è più l’unico modo di veicolare le storie. Stamani ero all’ambulatorio per effettuare un prelievo del sangue e, su 40 persone presenti, sei usavano uno smartphone, di qualsiasi marca fosse, e ben due leggevano su un eReader), ma di sentimenti e passioni.
Quando si inizia a scrivere, non si conoscono i personaggi, ma è proprio durante la stesura, preferibilmente la prima se no sono cavoli amari, che si arriva a comprenderne i comportamenti, le reazioni, il carattere.
Questo spingerà la storia in direzioni che non potevamo supporre all’inizio e creerà svolte impreviste. Continua a leggere “Quando la storia macina” →