Christmas overpass – di Paolo Perlini

Era inverno, era freddo ed era la vigilia di Natale. Il dottor Barzetti spedì la sua ultima mail, arrestò il computer, chiuse le finestre e girò il termostato dell’ufficio. A testa bassa percorse il corridoio, con brevi cenni e saluti smorzati augurò buone feste agli ultimi rimasti: il suo capo, un sistemista, un responsabile informatico.
“Ti va di bere qualcosa con noi?” gli parve di sentire.
Non rispose, aprì la porta ed uscì.
Sopra l’auto c’era una coltre di neve alta almeno dieci centimetri. La spazzò via con le mani e usando la borsa di pelle come fosse una paletta.
“Tanto… che me ne frega se si rovina?” borbottò.
Quando riuscì a salire in macchina era accaldato, i vetri s’appannarono in fretta e per proseguire il viaggio abbassò i finestrini, fino a giungere sul viadotto, dove in genere la gente si fermava per ammirare il panorama. Una volta un tizio si era buttato appeso a degli elastici ed era rimbalzato su e giù come uno yo-yo per almeno quattro volte. Ma di solito la gente aveva l’abitudine di buttarsi da lì senza niente, piombava giù e basta, senza rimbalzare. Continua a leggere “Christmas overpass – di Paolo Perlini” →

Lo sapevano tutti che era stato Mimmo – di Paolo Perlini

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Lo sapevano tutti che era stato Mimmo, cioè lo sapevo io e lo sapeva lui. Dalla mia collezione di soldatini mancavano due indiani e un cowboy, i miei preferiti: i primi due perché impugnavano il fucile e l’ultimo, il bianco, perché indossava una splendida camicia blu. Loro tre non morivano mai, potevano cadere da cavallo, subire torture, essere feriti, affrontarsi in duelli interminabili ma poi, quando era il momento di decretare il vincitore, speravo sempre nell’arrivo di mia mamma, a interrompere il gioco:
“Su, metti a posto, c’è pronto a tavola!”
E i miei eroi la scampavano.
Non sfuggirono però alla mano lunga di Mimmo, quel giorno che venne a casa mia, proprio per giocare con i soldatini.
“Io tengo i cowboy” disse lui.
A me stava bene, preferivo gli indiani, mi piacevano di più le loro facce. Quelle dei cowboy, a parte il mio preferito, erano tutte uguali fra loro e identiche a quella del maestro Tavoso. Se n’era accorto anche Mimmo:
“Ehi, guarda! Non sembra il maestro questo qui?”
“Sì, è lui!”
“E allora facciamo che tu lo legavi al palo della tortura e poi ci bruciavi i piedi e gli strappavi la camicia e con la lama del coltello gli facevi i disegni sulla pancia!” Continua a leggere “Lo sapevano tutti che era stato Mimmo – di Paolo Perlini” →

La pagina natalizia 2016

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Ecco la testata Рil logo come sempre ̬ di Arthur che ringrazio Рdella nostra Pagina Natalizia di Scriveregiocando.
Sono tornata al rosso/bianco/oro: un classico che non stanca mai. Ogni tanto cambio, ma il rosso fa subito festa e, quindi, non si può abbandonare.
Quest’anno abbiamo qualche new entry: Marco Freccero – che sta per lanciare il suo nuovo ebook, l’ultimo della “Trilogia delle erbacce” – che si cimenta per la prima volta con i versi. Poi abbiamo Marco Guerrina – che si è sempre cimentato, ma a volte non ha voglia di scrivere e quindi è sempre una new entry.
Angélique Gagliolo – che non è tra le più “anziane” contributrici e che mi ha scritto per chiedere se era ancora in tempo -, Vincenzo Celli, che ha sempre poco tempo e tante rogne da risolvere, ma ha scritto lo stesso solo per farmi contenta. Continua a leggere “La pagina natalizia 2016” →

Nei miei giochi di fantasia – di Paolo Perlini

Conosco da anni Paolo Perlini e ho letto tanti racconti suoi. Questo romanzo nasce da uno o due, o più, racconti da lui scritti in passato. Poi si mescola con la musica, altra sua passione, e diventa un affresco di vita e di sentimenti.
Lo sto ancora leggendo. Ne scriverò poi.

La pagina dei ringraziamenti

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No, non è che me ne sto andando e ringrazio chi mi ha accompagnata fino a qui; parlo proprio della pagina dei ringraziamenti, quella che sta in fondo, ma anche all’inizio, dei libri che leggiamo.
Ho sempre avuto curiosità per questa pagina e quando ho pubblicato un libro me ne sono subito approntata una. Quando leggo i libri di King, o di altri autori che amo, leggo questa pagina prima di leggere il romanzo: mi intriga sapere chi è così importante da  meritarsi una menzione così onorevole. Continua a leggere “La pagina dei ringraziamenti” →

Il sorriso che anticipa il Natale – di Paolo Perlini

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Era il primo di dicembre quando la modella si presentò nello studio del pittore. L’aveva indirizzata un amico.
“Vai da Germain, devi solo posare per i suoi quadri. Paga bene e tu devi solo stare lì, ferma immobile”.
“Nuda?”
“Nuda o vestita, con un lenzuolo o senza niente. Dipende dall’ispirazione dell’artista, ma a te che importa? Soffri il freddo? Lo studio di Germain è ben riscaldato, ha un impianto efficiente e pure della buona musica. Non ti annoierai” le aveva detto l’amico.
Suonò al campanello e poco dopo il pittore venne ad aprire.
“Sono Juliette” disse, “Ho un appuntamento con il signor Germain”.
“Sono io, entra”.
Juliette si aspettava di incontrare un uomo dai capelli lunghi e scompigliati, la barba incolta, le occhiaie, l’alito pesante e un abbigliamento trasandato. Invece si trovò davanti un tale che aveva l’aria di essere un maggiordomo: ben curato, barba rasata, abiti su misura e un leggero sentore di violetta.
“Vieni, iniziamo prendendo un tè, così ci conosciamo”.
Il pittore aveva già preparato tutto, un tè al gelsomino e alcuni pasticcini.
“Ti dispiace se fumo? Tu fumi?”
“Sì, grazie. Intendo la seconda, fumo anch’io” rispose Juliette sorridendo imbarazzata.
“È l’unico mio vizio” disse Germain, porgendole una sigaretta. “Oltre a quello della pittura, ovviamente”.
Trascorsero un paio d’ore chiacchierando. Lui le spiegò le proprie idee sull’arte e lei manifestò i propri turbamenti sul fatto di posare nuda.
“Oh! Non devi preoccuparti. Se questo ti crea imbarazzo io posso mettermi a dipingere nudo”.
Juliette sorrise un’altra volta e in quel momento Germain pensò che sarebbe bastato quel sorriso per creare un quadro meritevole di essere appeso.
“Bene, che ne dici? Iniziamo? Non preoccuparti, oggi puoi anche restare vestita”.
Juliette si sdraiò su un divano, restò in quella posa per tre ore, ascoltando la musica, fumando un paio di sigarette e annusando il profumo dei colori a olio.
“Posso vedere?” chiese alla fine.
“No. È vietato. Quando sarà completo, solo allora”.
“Va bene. Quando devo tornare?”
“Domani. E tutti i giorni a venire, da qui a Natale”.
“Tutti i giorni? Ma io non so se…”
“Tutti i giorni, quando vuoi tu, io non ho problemi di orario. Vuoi venire alle cinque di mattina, alle otto di sera, a mezzanotte? Quando vuoi, almeno tre ore”.
Juliette simulò qualche dubbio che fugò subito dopo aver visto i soldi che il pittore le stava dando.
“D’accordo, a domani allora, stessa ora”. Continua a leggere “Il sorriso che anticipa il Natale – di Paolo Perlini” →

Non ci saranno pecore a Natale – di Paolo Perlini

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Il dodici dicembre del 2013, giorno che in paese tutti vogliono dimenticare, quella che doveva essere una normale assemblea scolastica si trasformò nella più violenta rissa che mai si ricordi.
Come sempre avviene, la colpa ricade su più teste ma da qualsiasi punto di vista la si guardi non si può negare che coloro che hanno il potere di decidere hanno anche maggiori responsabilità, e in quel caso gravavano sul dirigente scolastico e il sindaco.
Perché, nel corso di quell’assemblea si dovevano assegnare le parti per la processione della notte di Natale e per i personaggi del presepe semi-vivente. In paese lo chiamavano così, semi-vivente perché le pecore mica erano vere, erano solo dei bambini travestiti da agnelli, con un vestito o una maschera. E pure il bue, l’asinello e perfino la cinciallegra – che nessuno sapeva cosa ci facesse in un presepio, perché manco poteva volare – erano raffigurati con maschere o costumi di cartapesta.
“Allora, la parte di Maria la diamo a Chantal” disse il dirigente.
“E ti pareva…” bofonchiò un genitore, “sempre sua nipote…ma diventerà vecchia prima o poi…”
“…Giuseppe lo fa Kevin…” continuò il dirigente.
“E ti pareva…” bofonchiò lo stesso genitore, “sempre il figlio del sindaco…” Continua a leggere “Non ci saranno pecore a Natale – di Paolo Perlini” →