Debolezza – sesto racconto

Dal corridoio arrivò un rumore di passi: Giuseppe chiuse la schermata e comparve l’album delle foto del viaggio in Grecia. Alice, dietro le sue spalle, sorrise, gli mise la mano sulla spalla e disse: «Stai ancora preparando il video?».
Lui annuì, con il cuore che gli batteva nel petto. Si chiese se lei lo potesse sentire. «Vai a letto. faccio ancora due cose e poi arrivo anch’io».
Lei si chinò e gli diede un bacio. «Non farmi aspettare troppo». Uscì dalla stanza e lui ascoltò il rumore della porta del bagno che si chiudeva.
Aprì di nuovo la chat; Ludmila era ancora lì, un pallino verde in mezzo agli altri. Digitò velocemente: “ci sentiamo domani buonanotte amore”. Attese qualche secondo ma lei non leggeva il messaggio e lui si decise a chiudere. Si assicurò di uscire dall’account – a volte Alice usava quel pc per le ricerche di scuola dei figli -, e si alzò. Era seccato: l’arrivo della moglie gli aveva impedito di vedere la foto della ragazza russa con cui chattava da oltre due settimane. Continue reading “Debolezza – sesto racconto”

Appendipanni per scimmie – quinto racconto

“Appendipanni per scimmie: undici lettere.”
“Ehm…”
“Appendicite!”
“Ah, sì, è vero.”
Ero finalmente giunto alla conclusione della prova, al centesimo test. Ed era andata proprio male.
Nell’ultimo test, quello della scimmia Cita, dovevo ridere, e invece ero rimasto serissimo, scambiando la frase per un raffinato enigma di logica. Mentre nel penultimo test, dove si parlava del paradosso di Epimenide irrisolvibile con la logica tradizionale e aristotelica ma risolvibile con la logica fuzzy, in cui avrei dovuto manifestare profonda espressione pensosa, mi ero sganasciato dalle risate.
Insomma, la prova con lo Smilemeter, il misuratore di ottimismo cioè, aveva dato un risultato finale del 65,38 %. E io avrei dovuto raggiungere per legge almeno il 75%.
“Male, signor Radicequadrata…” Il CC, il Controllore di Conformismo, stava cercando di decifrare sul documento il mio cognome, armeggiando invano con gli occhiali. Lo aiutai.
“Radicequadrata Di Ics”, dissi, scandendo chiaramente il mio intero nome.
“Grazie”, disse il CC. “L’unica nota positiva sta nel fatto che il suo Personal Smilemeter aveva dato un risultato proprio disastroso, il 47,89%. Pur nel perdurare del suo stato di anticonformismo, si è comunque registrato, in pochi giorni, un significativo miglioramento. Ma come ben sa, siamo ancora molto distanti dai valori normali. Torni tra un mese per un ulteriore controllo. E mi raccomando, signor Di Ics, ottimismo!” Continue reading “Appendipanni per scimmie – quinto racconto”

Questo è solo x te – quarto racconto

Annalisa non aveva voluto mai fare la Prima Comunione. Era sempre stata spaventata da quell’idea. Mangiare qualcosa che in realtà era un corpo vivo, come aveva sentito dire da qualcuno, la impressionava. Pensava che sarebbe stato come ingoiare un pulcino appena nato. Era abbastanza ignorante, non le piaceva la scuola. Prendeva insufficienze a tutto andare. Ingoiare un corpo vivo? Non doveva davvero essere così.
Suo padre e sua madre si erano sposati in chiesa e poi l’avevano battezzata, solo perché andava fatto, ma non erano mai stati a messa. Mai. Né a Natale, né a Pasqua. Annalisa non si sentiva affatto incentivata. Se non lo facevano i suoi perché doveva perdere tempo lei con quelle cose? E poi solo le ragazze pure e pronte potevano accogliere Gesù nel loro cuore. E lei, a quattordici anni, non era ne pronta, né pura.
Era cotta di un ragazzo del quarto superiore. Lui aveva diciassette anni, ne avrebbe compiuti presto diciotto. Era muscoloso, aveva un paio di occhi azzurri, un sorriso da modello e una bocca carnosa da baciare. Lui non la guardava mai, si occupava solo delle compagne di classe
Sì, ma qualche volta mi ha guardato le gambe, le tette. Sì, le tette quella volta che gliele ho sventolate davanti con quella bella scollatura.
Comprava solo vestiti succinti, microgonne. Sentiva spesso le madri di alcune ragazze chiamarla “puttanella in calore”. Ma lei se ne fregava. Voleva le attenzioni di Matteo – così si chiamava il bellissimo ragazzo che desiderava più della sua stessa vita.
Ogni sera, prima di addormentarsi, chiudeva gli occhi e, pensando a lui, si sfiorava nell’intimità.
Lo seguiva su Facebook. Matteo giocava a pallanuoto e aveva la sua pagina personale piena di foto in costume. Continue reading “Questo è solo x te – quarto racconto”

L’appuntamento – terzo racconto

Trascorreva le ore davanti al pc scrivendo poesie rivelatrici di una malinconia latente, di una struggente rassegnazione alla vita e di una disperata negazione della vecchiaia incombente.
Finché nella sua vita apparve una creatura diafana, senza spessore né luogo che non fosse quello schermo luminoso in cui le sue parole prendevano vita e le davano realtà. Una di quelle rare persone che racchiudevano in sé grazia e intelligenza, cultura e vivacità di spirito: la bellezza lunare dei volti femminili di Watteau, l’intelligenza di una Simone de Beauvoir, le conoscenze scientifiche di una Margherita Hack, il fascino misterioso di un felino.
La sognava, le scriveva con riferimenti letterari che immancabilmente lei arricchiva di particolari e annotazioni.
Si stava innamorando di un’immagine, ne era consapevole, tuttavia sperava e desiderava ardentemente che alla fine prendesse corpo. Continue reading “L’appuntamento – terzo racconto”

Oltre il vetro – secondo racconto

Sul treno della sera viaggiano uno in fronte all’altro due giovani. Marco e Paolo lavorano nello stesso ufficio, eppure non si conoscono; non si sono scambiati una parola in questi primi mesi di lavoro a tempo determinato; aspirano al posto fisso con la rassegnazione di chi sa già di dover eseguire un lavoro alienante e senza creatività; tacendo copiano fogli e fogli; hanno accettato condizioni di lavoro aleatorie senza poter obiettare. Ignorati dai titolari e dai colleghi che, in una povertà di parole, idee e interessi, mettono al centro del loro dire, fare e calcolare, solo se stessi e lasciano ai margini gli altri. Continue reading “Oltre il vetro – secondo racconto”

Cresciuti a pane e computer – primo racconto

Ore otto. Cena pronta. Unico problema: nessuno si presenta a tavola.
Eppure ho chiamato ripetutamente e c’è un profumino di tutto rispetto. Niente. Saranno a dieta?
«Carlo, Luisa, Gianpiero, è pronto. È prontoo». La mia voce risuona nel corridoio, e in risposta solo silenzio. Potrei anche bussare nelle stanze, ma se Gian fosse in cantina o in garage? Tour alla ricerca della famiglia anche stasera, no. E insomma.
Sta diventando un’antipatica abitudine; appena rientrano a casa, scompaiono come fantasmi dietro una porta, quasi un magnete li portasse altrove. Impegnati a far altro, ma cosa? Perché capisco Carlo e Luisa, le interminabili telefonate con amici e fidanzatini di turno, ma Gian che fa?
Intanto le bistecche si freddano, come la pasta, pronta nei piatti. Possibile non sentano i morsi della fame?
E non so come, mentre penso a come uscire da questo impasse, lo straccio per la polvere, che inspiegabilmente ho deciso di levare, sfiora e tacita la scatola della discordia. Tempo un minuto uno, l’intera famiglia spunta nella sala da pranzo. Roba da non credere, o meglio provare per credere.
«Mamma, ma per caso… ».
Non lascio nemmeno il tempo di finire, che lo incalzo: «Oh benissimo, stavo già per gettare tutto nei rifiuti, in tempo per riempirvi la pancia». Sia mai che pensino di avere a che fare con una che si arrende.
«Erika, ma hai per caso toccato il wifi?». Ora è il più grande a farsi avanti.
«Io ho solo cotto, fritto e impiattato, non so di che parli. Cos’è sto vuaifai che brontoli? Se volete gradire è freddo al punto giusto per non soffiare più, altrimenti là, dopo la porta, c’è pieno di posti che danno cena intorno all’ora che preferite». Sto raggiungendo la soglia “pericolo”!
«Pesante però. Quando ti ci metti, ma’». Luisa non ha la più pallida idea di quanto io sia davvero pesante, se decido di esserlo.
«Sarò pesante, ma voi non siete di grande aiuto. Sarei davvero curiosa di conoscere gli impegni che vi trattenevano dal venire a tavola».
«Stavo facendo una ricerca, ma’. Era una ragione importante la mia». Carlo improvvisa la solita scusa, nemmeno credibile, visto i voti rasenti la sufficienza.
«Io invece ero in chat con Michy per metterci d’accordo per domani».
«Viste a scuola, all’allenamento di tennis e non avete trovato il tempo di mettervi d’accordo se non all’ora di cena? Da non crederci». Continue reading “Cresciuti a pane e computer – primo racconto”

Domani è il gran giorno – Il disagio della tecnologia inizia

Da domani pubblicherò in questo blog i racconti del gioco “Il disagio della tecnologia“. I racconti saranno anonimi e gli autori non potranno rilanciarli nei loro blog fino al termine del gioco. Continue reading “Domani è il gran giorno – Il disagio della tecnologia inizia”