La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

Ieri è successo un inghippo e ho pubblicato l’inizio di un post invece di salvarlo in bozze. Subito qualcuno ha messo ‘mi piace’ e quindi non ho eliminato.
Oggi cercherò di concludere questo mio pensiero.
Ricomincio.

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Oramai molti vivono solo per dirlo sui social, e forse si inventano una vita diversa dalla loro per mostrarsi “migliori” ai loro “amici” del web.
L’esteriorità è così importante che le ragazze si rifanno il seno a diciotto anni, la bocca e gli zigomi e, anche quelle che non si sono (ancora) rifatte, postano selfie in posa come vedono fare dalle star e dalle influencer.
Ogni cosa si fotografa, di ogni evento si fa il video, anche di quegli eventi che sarebbe meglio mantenere privati e pure di quelli che sono veri reati.
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Lettere dagli editori (e altre considerazioni)

Ricevo spesso queste e-mail da editori con cui – incautamente – ho avuto contatti in passato.
Le case editrici, piccole grandi e medie non fa differenza, non ti mandano mai una parola su un romanzo che hai loro spedito, ma sono sempre veloci e precise nel mandarti le comunicazioni sulle loro nuove uscite.
Ora, c’è questo editore che mi pare sia della zona ma non ho voglia di controllare, che mi scrive e mi comunica una nuova uscita. C’è pure l’incipit, eh! Continua a leggere “Lettere dagli editori (e altre considerazioni)” →

Facebook ci perseguita oltre la vita

In Thailandia, nell’ultimo albergo, avevo una connessione a singhiozzo: vedevo i titoli di articoli interessanti ma non riuscivo ad aprire i link per leggerli. L’unico che si è aperto subito è stato l’articolo sulla mamma che scriveva usando l’account di Facebook del figlio morto la scorsa estate. Postava a nome del figlio, usando la sua pagina. I risvolti delle ‘leggi’ di Facebook non mi interessano: si può, non si può, cosa dice la legge, non sono questioni sulle quali mi voglio soffermare.
La signora ha anche ‘discusso’ la tesi del figlio, pare su invito dei docenti. E questa è una cosa che ho fatto pure io: non ho discusso la tesi, perché mi dissero che non si poteva e poi mica la volevo discutere. Ho presenziato – piangendo tutto il tempo e anche dopo – e mi hanno mandato a casa un Attestato di Benemerenza che odio e che ho gettato in fondo all’armadio.
Quindi, le fai anche tu le fesserie, vero? Certo. Come no. Continua a leggere “Facebook ci perseguita oltre la vita” →

Perché sul web sono tutti arrabbiati

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L’indignazione, la rabbia e anche l’odio sono materie vive che si infiltrano in quasi tutte le discussioni sul web. Siamo così pieni di rabbia che alla prima occasione siamo pronti a insultare chiunque non la pensi come noi. Anzi, pure se la pensano allo stesso modo, studiamo una frase che possa stuzzicare il rabbioso dormiente che sta nei commenti e ne tiriamo fuori l’uomo delle caverne che ha al suo interno.
Leggo qualche commento qua e là e vedo comportamenti bizzarri, parole scolpite nella lava e frasi imbevute nell’acido. Ma, d’altronde, su internet, Continua a leggere “Perché sul web sono tutti arrabbiati” →

Facebook banalizza anche la morte

La morte si infiltra dai social, soprattutto da facebook, che twitter meno si presta alla spettacolarizzazione con quei 140 caratteri risicati e con meno impatto visivo.
Ho già parlato della morte raccontata da facebook in questo post, ma oggi vorrei aggiungere qualcosa a quell’inizio di ragionamento del 2011: in questi mesi sono morti tanti cantanti, attori, artisti che amavamo, e subito su Facebook escono centinaia di post, foto, video che li ricordano e che – proprio tramite la loro arte – li consegnano all’eternità.
Questo fa sì che noi ci si possa illudere che la morte sia meno reale, che ci sia il modo per avere sempre accanto le persone che amiamo.   Continua a leggere “Facebook banalizza anche la morte” →

Seconda versione di lettura ad alta voce

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Leopardi e Marinetti (senza respirare, of course): Possibile che ci sia sempre qualcuno che vuole dare consigli su cose che ignora? “Di pensare penso e anche a te però a ogni cosa c’è un però forse noia o forse non so”. Ancora rami rotti, alberi scomposti e feriti nella luce abbagliante della mattina. Lui rimase fermo, come lei gli aveva chiesto. D’altronde, dove avrebbe potuto andare? Guardò l’orologio del videoregistratore: erano le 3:30. Un bell’orario per fare due chiacchere, pensò sistemandosi meglio sulla poltrona. Continua a leggere “Seconda versione di lettura ad alta voce” →

Autopubblicazione: il lavoro non finisce mai

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Ho già detto che, una volta (auto)pubblicato il nostro testo, il lavoro non è finito. Non solo: il lavoro inizia molto tempo prima, come ho anticipato nell’ultimo post.
So che molti non pensano a questa faccenda della scrittura come a un lavoro. Inoltre, diciamolo chiaro, per la maggior parte delle persone, chi scrive non sta lavorando affatto; chi scrive si gingilla guardando per aria e sognando cose irrealizzabili, è un nullafacente che toglie risorse (de che?) al mondo degli “altri”, i lavoratori compulsivi, quelli che vedono il lavoro solo come “ciò che ti dà una retribuzione a fine mese, se no non stai lavorando”. Questi sono gli altri. Ma tu, tu che scrivi da mesi e stai imbastendo una storia fatta di parole, come vedi il tuo scrivere?
Pensi sia un’Arte, vero? “Io sono un artista e tutti dovranno capire chi sono e lodare ciò che faccio”. Continua a leggere “Autopubblicazione: il lavoro non finisce mai” →

Autopubblicazione: il bello viene dopo

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Nelle scorse settimane abbiamo esplorato i vari processi che ci portano da un file sul nostro computer a un ebook presente in tutti gli store online.
Basta un click, è vero, ma quanti passaggi ci sono tra questi due ‘oggetti’ (file ed ebook commercializzato)?
Abbiamo visto che si tratta di un lavoro che prevede attenzione e molta accuratezza: non si butta sul mercato un prodotto mal rifinito e mal presentato. Nel post precedente siamo arrivati a vedere il nostro testo in vendita. Sembra arrivato il momento di sedersi tranquilli e aspettare i resoconti della vendita.
È davvero così? Il nostro lavoro finisce con la pubblicazione? Continua a leggere “Autopubblicazione: il bello viene dopo” →

La strana urgenza della rete

aiuto

 

Capita a volte di leggere alcune cose che paiono appelli alla popolazione*: ho bisogno di quello, mi serve quell’altro, se non ho quella cosa soccombo, se non mi arriva quell’altra mi verrà un malore.
Si possono leggere spesso in pubblico sui social e si leggono a volte in privato in qualche sporadico messaggio (sporadico per me, ma presumo che molti ne facciano largo uso) queste frasi. La gente ti chiede aiuto, consulto, finanche lavoro gratuito. Poi accade che tu, per gentilezza e perché ti dispiace sapere qualcuno in difficoltà, in quella che pare un’enorme difficoltà, dica: “Ok. faccio io”. Mandami il testo”, “Chiedi pure”, “Ti do una mano”. Continua a leggere “La strana urgenza della rete” →

Come si diventa un “bravo blogger”

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Una volta (2003) c’era Splinder e il blog era una sorta di camera condivisa dove si ricevevano gli ospiti che dicevano la loro su ciò che avevi scritto. La piattaforma era il condominio e i vicini di casa erano gli amici blogger che andavi a leggere. All’epoca non si rispondeva ai commenti nel proprio blog (perciò io a volte non rispondo in questo blog, se non c’è una specifica domanda: le abitudini sono dure a perdere) ma si andava nel blog dell’amico (con grande confusione perché si rispondeva “rosso sangue” a un post romantico e si diceva “salsa piccante” sotto a un post che parlava della luna).
Si pubblicava a sentimento, cioè quando ti andava, anche se all’epoca io pubblicavo quasi tutti i giorni, anche solo una foto e una frase. Era tutto molto random e pure easy.
La comunità era viva e ridanciana, pronta a incontri e mangiate in giardino. La vivevamo bene, senza troppi problemi. Continua a leggere “Come si diventa un “bravo blogger”” →

Al di là dell’avatar

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Tempo fa, qualche anno, avevo sei blog, l’ho già detto.
Volevo fare una dotta disquisizione sul senso di ciò, sui significati reconditi dello scrivere in sei luoghi e in sei modi diversi. Avevo iniziato una presentazione e una riflessione articolata su questo.
Poi, per lungo tempo, ho avuto solo questo blog (pure ora, eh! non vi preoccupate. non vi darò problemi) e mi sono dimenticata dei disguidi che possono accadere quando salti da un avatar a un altro, con relativo scambio di password, memoria che saltella e scompare, post che si mischiano. Continua a leggere “Al di là dell’avatar” →

Tra facebook e twitter

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Ho notato alcune differenze marcate tra i due social. Faccio esempi banali, come certe sere in cui c’è un evento in tv; una trasmissione importante – quella che tutti dicono di non sopportare  e che invece seguono – come il Festival di Sanremo, ma anche un evento come le puntate di The Voice, hanno un seguito importante su Twitter, con gente che rilancia in continuazione i tweet e che crea hastag fantasiosi. Me ne sono accorta per caso, aprendo l’app del social e imbattendomi in questo fermento. Continua a leggere “Tra facebook e twitter” →

Alcune farfalle

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Mi svolazzano in testa da stamani quando sono uscita sul terrazzino a osservare i danni che la grandine di ieri ha arrecato alle mie petunie.
Ho spazzato, raccolto i fiori e i petali caduti (questi dei gerani) e ho pensato una frase. Ma non è una frase ‘da racconto’, sembra più una frase da poesia che naturalmente non è roba per me e quindi vedremo.

Intanto, complice il racconto di ieri sul blog di Freccero, mi sono ricordata che mesi fa anche Paolo Zardi ospitò un mio racconto nel suo blog e siccome qui non ne vedo traccia, presto provvederò a inserirlo anche nel blog. Così per tenere accanto le mie persone. Continua a leggere “Alcune farfalle” →

Esiste ancora l’etica? La scrittura e il web vanno troppo d’accordo

etica

Esiste il senso di certi valori?
È giusto sollecitare, richiedere un parere positivo, un ‘voto’? Non parlo di politica, anche se credo che ogni discorso che tocchi etica e morale, sia anche un discorso politico.
Parlo di comportamenti collegati a un certo uso del web.
È giusto mandare messaggi a tutti i contatti di twitter, o di facebook, o di altri social, senza distinguo, senza preoccuparsi di invadere la ‘testa’ altrui e di spingere a fare cose di cui non si ha la minima voglia?

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