Una questione di piruli e mutande – di Carlo Sirotti

Non riesco a ricordare né quando, né come, scoprii che le femmine erano sprovviste del pirulo, quel cosino carnoso tra le gambe che ci permetteva di fare la pipì in piedi, a patto di orientarlo verso il giusto bersaglio senza bagnarci scarpe, mutande e pantaloncini. Per questo ai primi tempi sicuramente la mamma era d’aiuto. All’asilo forse anche la maestra, ma non me lo ricordo proprio.
Cosa ci fosse al suo posto per me restava comunque un mistero. Forse nulla, un ventre piatto sino al sedere, probabile sede anche di orifizi destinati a diversi incarichi, almeno uno dei quali ben noto anche a me, che sul vaso in quella posizione seduta passavo anche una decina di minuti o più, finché qualcuno da me chiamato al termine dell’operazione venisse a constatare la qualità del prodotto e a ripulirmi, per poi ricompormi correttamente: canottiera che finisse dentro all’elastico delle “braghette” (così in casa erano chiamate le mutande) per assicurare la buona copertura dal freddo di fascia renale e pancia, poi i pantaloncini con la loro complicata patta coi bottoni, e quindi una finale sistemata anche agli indumenti sovrastanti. Del resto anche le galline (erano pur sempre femmine anche quelle) non espellevano tutto, uova comprese (erano pure roba commestibile), dal medesimo buco?
Non mi aiutavano a svelarlo neanche le mie incuriosite e imbarazzate sbirciate a statue di nudi muliebri, o di dipinti e figure sui libri che mi poteva capitare di osservare; soprattutto a casa dei nonni, in possesso di edizioni antiche e gigantesche della Bibbia e della Commedia dantesca illustrate dal Dorè. Quei libri, più tardi, sarebbero stati la mia fonte principale di consumo di pornografia e relativi turbamenti (sapevo a quell’epoca di commettere un grave peccato e che quello stesso inferno che scrutavo sarebbe probabilmente stato la mia destinazione finale).
“Guarda com’è bravo il nostro Checco” era invece il commento ingenuo di mia nonna scovandomi spesso, allora, in contemplazione delle figure a corredo del Sacro Libro e del Poema. Ovunque i nudi umani, da quelli di Adamo ed Eva a quelli delle anime dannate, ostentavano i piruli pendenti tra le gambe muscolose dei maschi, e mai cosa fosse in fondo nascosto fra le morbide cosce delle donne. Continua a leggere “Una questione di piruli e mutande – di Carlo Sirotti” →

Disagi 2.0 – il pdf del ‘disagio della tecnologia’

È vero, vi ho fatto aspettare, ma avevo detto ‘settembre’ e ho rispettato la promessa. D’altronde in luglio e agosto era troppo caldo per lavorare e in settembre avevo anche altri lavori da terminare.
Però, nonostante le disavventure – ho perfino cancellato il file ormai pronto, come ho scritto qui -, la complessità di ‘unire’ file scritti con programmi diversi, font multipli, e LibreOffice che mi ha fatto disperare finché l’ho disinstallato e buttato nel cestino, oggi vi presento la copertina, il titolo modificato – mi pare più definito – e il pdf dei racconti. Continua a leggere “Disagi 2.0 – il pdf del ‘disagio della tecnologia’” →

La stragge – di Carlo Sirotti

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Aò, ma questo è matto.
A cche te riferisci?
A sta stragge de maschi che se so’ fatti stanotte. Nun hai sentito er bordellum, tutte ste guardie reali, le urla, i vaggiti, gli gne gne, li pianti disperati de matribus et patribus?
None, stavo a dormì. Ieri sera, con tutto quer vinum… Ho dormito come un pupum.
Bè, allora ci hai avuto culum: potevano sgozzà pure te! – Ridacchia, il primo soldato, e poi riprende: Guarda, mejo così, nun se poteva sentì: un gran postribulum che te avrebbe fatto piagne er corcordio.
E dichi che è stato eius?
Bè, dicunt che ii o iii fattucchieri da l’oriente so’passati alla reggia, co’ le scorte, li pacchi de doni e li cammelli, e j’hanno detto che ‘na stella li ha guidati fino ar loco che pare (aridicunt) che cce sia appena nato uno che sarà presto er Rex de tutta sta reggione, o de tutto er monno perfino!
Eh, esaggerato! Continua a leggere “La stragge – di Carlo Sirotti” →

La pagina natalizia 2016

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Ecco la testata Рil logo come sempre ̬ di Arthur che ringrazio Рdella nostra Pagina Natalizia di Scriveregiocando.
Sono tornata al rosso/bianco/oro: un classico che non stanca mai. Ogni tanto cambio, ma il rosso fa subito festa e, quindi, non si può abbandonare.
Quest’anno abbiamo qualche new entry: Marco Freccero – che sta per lanciare il suo nuovo ebook, l’ultimo della “Trilogia delle erbacce” – che si cimenta per la prima volta con i versi. Poi abbiamo Marco Guerrina – che si è sempre cimentato, ma a volte non ha voglia di scrivere e quindi è sempre una new entry.
Angélique Gagliolo – che non è tra le più “anziane” contributrici e che mi ha scritto per chiedere se era ancora in tempo -, Vincenzo Celli, che ha sempre poco tempo e tante rogne da risolvere, ma ha scritto lo stesso solo per farmi contenta. Continua a leggere “La pagina natalizia 2016” →

L’uomo svaporato – di Carlo Sirotti

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Carolina guardava alla finestra. Il grigio era il colore predominante là fuori: grigio l’asfalto bagnato della strada, grigio il cielo che si rispecchiava nelle pozzanghere, grigi i muri delle case, inumiditi, grigie le rotaie del tram. Non succedeva niente di interessante, e così gli occhi grandi e scuri della bambina fissavano ora l’esterno, ora le gocce che scivolavano sul vetro, rigandolo. Provò a seguire col dito il percorso sul vetro di una di quelle gocce, poi si fermò e con il dito sembrò avesse fermato i suoi pensieri. A cosa stava pensando in fondo? Che non sarebbe potuta uscire neanche quel giorno e sarebbe rimasta lì a fare i compiti, anche se non ne aveva la minima voglia.
Sbadigliò, poi guardò di nuovo attraverso i vetri. Il tram era appena passato sferragliando e ora c’era una persona per strada che, senza ombrello, si stava infradiciando tutto. Il cappello con la tesa, visto dall’alto, gli nascondeva il volto. Aveva le mani infilate nelle tasche del soprabito ormai zuppo e stava lì, fermo sul marciapiede.
Le sembrò che a un tratto, tirando in su la testa, guardasse verso di lei. Carolina si ritrasse un po’ indietro, e quando si riavvicinò al vetro l’uomo non c’era più.
Dileguato, come svaporato, pensò Carolina, che riprese a seguire le gocce sul vetro con le dita.
Presto fu buio Рprima del solito, poich̩ quel giorno neanche un raggio di sole era mai riuscito a penetrare quella fitta coltre di nubi Рe i lampioni cominciarono ad accendersi sulla strada.
I binari metallici in alcuni punti e per pochi istanti riflettevano i fari delle auto che ogni tanto percorrevano la strada, illuminandoli fugacemente.
Carolina, stufa di quel panorama, così ristretto, ripetitivo e noioso, si staccò dalla finestra, accese la luce della stanza e si mise a trastullarsi con il suo vecchio orsetto di peluche.   Continua a leggere “L’uomo svaporato – di Carlo Sirotti” →

Buon Natale, Max – di Carlo Sirotti

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– Devo dire che in linea di principio non sono contrario al Natale. E’ che mi urta tutta questa serie di incombenze creata dalle consuetudini che si pretende spacciare per sincero affetto, i regali a “quello tanto so che me lo fa e dovrò pur ricambiare”, i biglietti di auguri che guai a dimenticarsi di qualcuno che poi si offende, il pensiero per quello che ti ha fatto un favore, che dovrai pur ringraziare, ma sotto sotto non è che un implicito riconoscimento di sudditanza che lui si aspetta …
– Sì, vabbè, ma a parte questo, devi riconoscere che in questo periodo l’atmosfera è diversa, i bambini e la loro frenesia in attesa dei regali …
Max rispose dapprima con una piccola smorfia, ma subito riprese il discorso:
– I bambini! Ma non vedi che non è che addestramento? L’addestramento di nuovi consumatori in attesa di diventare grandi o piccoli ingranaggi di questa società basata sull’inganno, sull’insincerità, sui rapporti di dipendenza. Ipocrisia. Ecco cos’è Natale, pura ipocrisia!
– Ma dai, Max, non ti pare di esagerare? In fondo sono ancora anime innocenti, per loro ricevere un regalo è la conferma di un diritto a sognare, a sperare di vedere concretizzato il loro desiderio, il riconoscimento di esistere e per questo di essere amati, protetti, di potersi fidare di qualcuno, in cielo o in terra che sia…
– O l’abituarsi all’idea che basti desiderare per ottenere, senza bisogno di fare alcuno sforzo, alcun sacrificio, e trovarsi poi improvvisamente incapaci di costruire il proprio futuro senza l’aiuto di qualcun altro!
– Ma anche il confidare in qualche aiuto mi pare non sia una cosa così spregevole: viviamo in una società complessa, ma chi può dovrebbe sempre poter dare una mano a chi non può, o non riesce. La solidarietà, l’affetto…
– Sì, ma perché solo a Natale? Se la società si basasse su questi principi, ci si aiuterebbe sempre, e disinteressatamente. Continua a leggere “Buon Natale, Max – di Carlo Sirotti” →

Natale 2013. La pagina e il magazine

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Eccoci pronti ad affrontare il Natale.
Abbiamo la pagina natalizia 2013!
Quest’anno mi sembrava di stare sul set di un film: delle comiche però!

I lavori sono arrivati a spezzoni, molti direttamente ad Arthur (perché conoscenze dirette e perché lui ha coinvolto molti lettori del suo blog. Grazie Arthur e grazie ragazzi) e alla fine sono arrivati dei racconti sul limite del tempo a pagina quasi sistemata.
Avevo iniziato bene, devo dire, con una cartellina apposita “file natale 2013”, in cui mettevo tutti i testi arrivati, le immagini mandate degli amici ecc. A un certo punto, però, mi sono persa e ho perso di vista alcuni lavori. Allora è iniziato un gioco tra me e il Capo del reparto grafica (sempre Arthur): ma la poesia di … dov’è finita? e l’immagine di? e quel racconto?
Ma come ? Ma ti perdi le cose?
Potrei dire che è stato divertente e un po’ lo è stato davvero. Continua a leggere “Natale 2013. La pagina e il magazine” →