Adelmo – racconto in divenire (seconda parte)

qui la prima parte

L’uomo si gira e vedo che è Michelino, il carrozzaio della curva, quello autorizzato Fiat che ora è andato in pensione.
Si avvicina, mi guarda e fa: “Non sono Adelmo”.
“Lo vedo. Sei Michelino” gli faccio io pronto. Lui si sgonfia, pare accasciarsi sulle ginocchia, e diventa rosso. Si credeva che ero rimbambito per l’età, ma l’ho fregato.
“Cerchi Adelmo?” continua, ma peggiora le cose.
“Certo”, rispondo alzando il mento. Continua a leggere “Adelmo – racconto in divenire (seconda parte)”

Adelmo – racconto in divenire

Adelmo non è neanche qui. Faccio un giro intorno alle sedie della grande sala d’aspetto, ma è inutile: se Adelmo ci fosse, si sarebbe fatto sentire subito. “Sandrino” avrebbe detto nel momento stesso in cui entravo, e io avrei saputo dove sedermi.
È fresco qui all’Usl e ci veniamo tutte le mattine: da giugno a settembre, l’Usl diventa il nostro bar.
Che noi al bar, Adelmo e io, mica ci andiamo. Non siamo tipi da bar. Però ci piace fare due chiacchiere e raccontarci come stiamo.
E io ora mica sto tanto bene. Mi sento il cuore che spinge in gola come se volesse uscire.
Mi viene un dubbio; forse Adelmo è di là, nella sala d’aspetto dei medici. Magari si è sentito male e qualcuno l’ha portato dall’infermiere per fargli misurare la pressione. Passo la porta a vetri, la grande sala è piena di gente seduta in piccoli capannelli davanti a ogni porta. Sette medici ci sono qui, per forza è sempre pieno di gente. Cammino lentamente in mezzo alle sedie, butto un occhio in ogni circolo ma di Adelmo non c’è traccia.
Mi avvicino alla porta dell’infermiere, è socchiusa e guardo dentro. L’infermiere è da solo, seduto al tavolo e sta scrivendo su un foglio. Continua a leggere “Adelmo – racconto in divenire”

Pantaloni bianchi – uno

Ora che il gioco dei racconti a quattro mani è terminato e si può affermare la paternità dei racconti, inizio la pubblicazione/resoconto del racconto che Marco Freccero ha scritto insieme a me.
Per chi è curioso di conoscere il modus operandi, dirò che all’inizio non ne avevamo nessuno: non ci siamo consultati su che tipo di storia volevamo scrivere e non abbiamo preparato una lista di idee possibili. Io ho mandato qualche frase, un incipit scritto al momento, forse una cosa che avrei postato nel blog, Marco ha detto che gli piaceva e abbiamo proseguito. Continua a leggere “Pantaloni bianchi – uno”

Asfalto e anguria – nono frammento

“Sono di passaggio, poche ore di questa follia urbana e già mi sento nevrotica, scusa se ti ho tagliato la strada ma mi sono disabituata a guidare in città”.
La squadro da capo a piedi: “Sei diversa! Hai perso la tua magrezza”.
“Da quando ho aperto la panetteria mangio tanti dolci. Ho appena comprato un’Ape e viaggio su e giù per il paese consegnando pacchetti di pane già dalle 5 del mattino”.
“E la tua passione per le analisi finanziarie?”
“Svanita. Il computer adesso lo uso solo per la posta, lo accendo dopo pranzo e mi ci addormento sempre sopra”.
Mi guarda come se mi vedesse solo ora: “Tu invece mi sembri smagrita, dieta ‘bikini’?”
“Ma no, è questo caldo che mi toglie la fame. Ma lo sai che vengo adesso da casa di Luigi?”
Alza le sopracciglia e chiede: “Ma pensa… come sta?” Continua a leggere “Asfalto e anguria – nono frammento”

Asfalto e anguria – ottavo frammento

Ho ancora in bocca il sapore dolciastro dell’anguria, quando mi fermo in strada al semaforo rosso. La lunga fila di auto davanti a me e il caldo mi sfiancano. Ma ciò che mi fa rivoltare sul sedile è ripensare all’espressione di Luigi. Dopo l’incidente si è fatta ancora più cupa di quando Stefania gli aveva confessato l’aborto spontaneo e lo aveva piantato sulla soglia di casa sua.
Strofino il sudore dalla fronte col dorso della mano. L’attesa è interminabile. Sembra che il semaforo si sia bloccato sul rosso. Continua a leggere “Asfalto e anguria – ottavo frammento”

Asfalto e anguria – settimo frammento

Rimango in silenzio, immobile di fronte al piatto con gli avanzi della fetta di anguria. Mantengo lo sguardo aggrappato a ogni seme di cocomero che vi galleggia. Luigi mi osserva mentre stuzzico i chicchi neri con l’unghia dell’indice.
“E Marco? Lui cosa vuole fare?” insiste.
Io chiudo gli occhi, sospiro profondamente e abbandono i polpastrelli sulla ceramica bagnata. Senza guardarlo, farfuglio: “Luigi, io…”
“…non gliel’hai ancora detto” completa lui. Continua a leggere “Asfalto e anguria – settimo frammento”

Asfalto e anguria – sesto frammento

Già, chi è Marco?
Mentre cerco una risposta per Luigi, ripenso a ieri sera: quando Marco mi ha salutata ho pensato che non l’avrei più sentito e, anche se avevo paura, una parte di me ha vibrato di sollievo.
“Marco è l’amico di Giò, quello che fa il sommelier al ristorante al porto, alla Scogliera… ricordi? Quello alto, con i capelli corti, a spazzola”. Lo incito con la mano. “Dai, devi ricordarlo. Sei anche uscito con noi una sera”. Continua a leggere “Asfalto e anguria – sesto frammento”

Asfalto e anguria – quinto frammento

… i suoi sguardi intensi fossero indelebili ma più il suo corpo si dilatava, più si distraeva, soprattutto da me.”
“La maternità per una donna è qualcosa di travolgente.”
“Ma sì, ce lo dite in tutte le lingue possibili, ma mai che vi facciate davvero capire.”
Il mio sguardo scorre pigro sui piccoli oggetti insignificanti sparsi per la casa, un accendino..
“Ma Luigi, hai ripreso a fumare?” Continua a leggere “Asfalto e anguria – quinto frammento”

Asfalto e anguria – quarto frammento

“Luigi lascia fare a me.”
Scopa e paletta: “Stavo proprio guardando questa fotografia, dal divano non riuscivo a leggere la frase scritta a mano sul passepartout della cornice, cosa c’è scritto?”
“I Talk to the wind… la ricordi quella canzone dei King Crimson?”
Accenna l’aria e qualche strofa :“I talk to the wind my words are all carried away…”, la ricordo e la canto con lui, nella mia mente la traduzione istantanea appare in sequenza lenta come i sottotitoli di un film. Continua a leggere “Asfalto e anguria – quarto frammento”

Asfalto e anguria – terzo frammento

“Oggi ha chiamato lei”, mi risponde di rimando.
I suoi occhi si aggrappano ai miei in un lamento silenzioso. Sembrano chiedermi semplicemente “perché?”. E nello stesso istante, mentre tornano a guardare oltre le tende socchiuse della finestra, riempirsi di risposte sulla causa di quell’abbandono.
“E… e cosa ti ha detto?” domanda cretina, mi dico. Ma sento di dover spezzare il silenzio.
Scuote appena la testa accennando un no. Alza le spalle e ritorna a guardarmi. “Che ha chiesto alla sua amica, quella di Modena hai presente?, di occuparsi delle carte. Che vuole chiuderla qui. Senza drammi, senza litanie. Vuole semplicemente chiuderla qui. Nessun rancore ha detto. Continua a leggere “Asfalto e anguria – terzo frammento”

Asfalto e anguria – secondo frammento

“È calda, per mangiarla occorre metterla in fresco” dico con la voce incrinata dallo sforzo fatto per depositare il grande frutto sul ripiano della cucina.
“Il mio frigorifero non è abbastanza capiente per contenerla tutta!”
“Non è vietato tagliarla a fette!” ribatto stizzita per la banalità della sua osservazione e per il sudore che mi imperla il labbro superiore, mentre mi guardo attorno per cercare un coltello da affondare nella buccia coriacea. Continua a leggere “Asfalto e anguria – secondo frammento”

Asfalto e anguria

Scendo dal marciapiede e mi scontro con una signora che regge un vassoio di piantine. Immagino come potrebbe diventare l’aiuola davanti al portico, piena di fiori colorati. Sono tentata di comprarli e di andare subito a casa e sistemarli.
Il respiro è smorzato dal caldo afoso – il tg ha scoperto che siamo tra le sei città più afose d’Italia, l’hanno detto ieri ma noi lo sapevamo già -, tra le casse di pesche e albicocche e grandi fette di anguria lussuriosa. I pensieri vagano tra visioni di fiori e decisioni da prendere. Continua a leggere “Asfalto e anguria”