Benvenuto 2054 – quinto racconto “Futuro prossimo”

Sul tetto del palazzo, sede della E-Bank, la scritta: “Benvenuto 2054: sarà un anno da leoni” era ancora intatta, nonostante la tempesta di vento di due giorni prima. La banca era fallita da circa sei mesi trascinando alla rovina qualche centinaio di famiglie solo nella provincia. Nel resto del Paese erano almeno trentamila le persone coinvolte, oltre alle aziende piccole e medie, ma non passava giorno senza che le procure di ogni provincia accogliessero esposti e denunce.
Due uomini, uno che spingeva un carretto a tre ruote con un’asta di metallo rossa, l’altro con uno zaino giallo e nero che trascinava sull’asfalto, si avvicinarono ciondolando all’entrata, sotto il porticato di pietra e marmo. Il vetro antisfondamento era stato colpito da colpi di mazza, prima che la polizia riuscisse a disperdere la folla durante la manifestazione che aveva messo a ferro e a fuoco il centro cittadino. Risaliva tutto a tre settimane prima, per questo nelle piazze più importanti le autoblindo della polizia restavano a guardia. I droni controllavano con discrezione ogni capannello di persone, e le telecamere nelle vie e nei viali confrontavano i volti con quelli che il programma della Nato chiamato “Argo” aveva ricostruito durante gli scontri nonostante i caschi, le maschere e i foulard indossati dai manifestanti più violenti.
Il più basso dei due uomini, con un cappello di lana bucato in testa e una giacca da militare macchiata, si fece schermo con le mani e osservò gli ambienti vuoti, impolverati, con i grandi schermi spenti e le Persone sedute dietro le scrivanie. Era durata oltre dieci anni la prima banca italiana dove era l’Intelligenza Artificiale a gestire gli investimenti. Le Persone, interfacce umane di quell’intelligenza, dedicate all’incontro con i clienti, adesso sedevano dietro le loro scrivanie coi loro grandi occhi spalancati, le labbra inchiodate al sorriso. Sembravano i manichini di una firma della moda fallita. Su una parete si leggeva lo slogan: “Investiamo nella tecnologia più evoluta: l’Intelligenza Artificiale”.
L’uomo con la giacca militare disse: «Eh! Chissà cosa volevano fare».
«I soldi» disse l’altro.
«Con le macchine?».
«Le macchine, le persone. Tanto che differenza c’è? Sbagliano tutti». Dopo un istante aggiunse: «Avrei voluto esserci».
«A fare cosa».
«Come, a fare cosa? A spaccare. Magari qualche testa». Continue reading “Benvenuto 2054 – quinto racconto “Futuro prossimo””

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La Subdola – quarto racconto “Futuro prossimo”

L’astro-bus era ormai un puntino lontano, stella tra le stelle.
Erano partiti, non li avrebbe rivisti più. Ai bambini non lo aveva detto, aveva lasciato credere che prima o poi avrebbe affrontato anche lei il lungo viaggio per Marte e li avrebbe raggiunti. I suoi figli però lo sapevano che quella era l’ultima volta in cui avrebbero visto la madre. La malattia che la stava consumando non le avrebbe permesso di sostenere quel trasferimento, sarebbe morta comunque.
C’erano state tante lacrime.
La Terra era al collasso, distrutta dalle guerre e dall’inquinamento, infetta e con risorse ridotte al minimo. Tutti coloro che potevano permettersi una nuova vita sul pianeta rosso emigravano. Dopo il ritrovamento dell’acqua e di segni che davano per certa la presenza di vita nei secoli passati, la colonizzazione era iniziata e ora c’era un’altra piccola oasi nel sistema solare. Tutti i problemi di sopravvivenza erano stati risolti, mentre quelli sulla Terra aumentavano. Erano rimasti solo gli ultraottantenni, i poveri e i malati.
Spesso coincidevano, un po’ come lei.
Lucia era contenta che i suoi figli e i suoi nipoti potessero continuare a vivere, bene e in salute ancora per tanti anni. Forse per sempre.
L’immortalità era una meta ambita, non bastava che le religioni promettessero una vita oltre la morte. Neanche l’Islam, soppiantato il Cristianesimo, aveva impedito la spasmodica ricerca di una soluzione per vivere in eterno.
Lei aveva continuato a credere in Gesù, nonostante avesse trasgredito le “regole” per anni, amando un uomo non libero. Da quando Gianni non c’era più, era tornata sui suoi passi, senza mai rinnegare quell’amore, primo e unico. Gli aveva regalato due figli meravigliosi e cinque nipoti, che amava più di se stessa.
Aveva avuto tanto dalla vita, ora le restava solo il dolore.
Non aveva ceduto alle innovazioni, agli arti artificiali, agli organi creati in laboratorio per i trapianti. Era circondata da coetanei che sembravano brutte copie di Robocop e che sarebbero morti comunque. Continue reading “La Subdola – quarto racconto “Futuro prossimo””

Ritorno dal futuro – terzo racconto “Futuro prossimo”

 

30 gennaio 2054 – ore 12:30 A.M.

All’interno dell’astronave, Dana e gli altri seguono la missione di Samantha e James.
Dana chiede a Pavlov di portare l’astronave dinnanzi al Centro di Controllo. Lui pensa all’uso dei retrorazzi ma non ha mai sperimentato questa tecnica. Li accende, aumentando la potenza con cautela. Last Horizon si muove con lentezza poi prende velocità.
A Pavlov brillano gli occhi per essere riuscito a spostarla ma i compagni non se ne sono accorti, perché concentrati su Samantha e James. Dosando la potenza sposta Last Horizon verso il Centro di Controllo.
Samantha mostra orgogliosa un piccolo oggetto rettangolare. Tutti applaudono, escluso Pavlov, che, concentrato sulle manovre, non ha seguito il ritrovamento.
James afferma che è un gioiello. «Un mini computer».
Una parete impolverata diventa uno schermo che fa impallidire i monitor oled a 16k per la nitidezza dell’immagine. È in grado di accendere le luci fuoriuscite dal soffitto. Apre le porte che si nascondono all’interno della parete divisoria.
Dana ha gli occhi sgranati per la sorpresa. Sono passati trentacinque anni dalla partenza ma riaffiorano ricordi che non collimano con quello osservato sullo schermo.
«Da dove cominciamo?» chiede Samantha che sprizza gioia dagli occhi.
«Dalle cucine» suggerisce Dana. «Dobbiamo capire quali possibilità abbiamo di vivere lì».
Pavlov sistema l’astronave davanti all’ingresso del Centro. Dana gira lo sguardo verso il tetto dell’edificio e rimane a bocca aperta. Si aspetta antenne e parabole, come ricordava, ma vede tre minuscoli dischi disposti a triangolo e uno strano coso.
«Pavlov» dice Dana puntando l’indice verso l’oggetto. «Cos’è quello?»
«Un elicottero». Continue reading “Ritorno dal futuro – terzo racconto “Futuro prossimo””

Il colore del mare – secondo racconto “Futuro prossimo”

 

Esco di rado ormai, in casa abbiamo tutto quello che serve, vado nel solarium e accendo il sole, mi stendo sul lettino e ascolto il rumore delle onde.
Batto le mani e la musica invade la sala, sorseggio un drink ghiacciato e mi sembra estate, mi torna alla mente l’estate del 2019 quando ho conosciuto Max, avevo vent’anni, che ricordi, allora era tutto diverso. Era più complicato vivere, ma rimpiango quei tempi, avevamo ancora la fede e ci indignavamo di fronte alle ingiustizie. Ora invece viviamo in una società perfetta e giusta. Osservo il sole artificiale e mi sembra troppo giallo, osservo l’orizzonte finto, troppo azzurro, all’improvviso ho voglia di vedere un mare vero. Vorrei uscire, prendere l’airbus e arrivarci in dieci minuti. Però il bagno non si può fare, è vietato sporcare il mare, l’acqua non si può neanche toccare. Una volta si poteva fare il bagno ma passava la voglia: il mare era sporco, ora invece è cristallino, ma non si può entrare. Vietato.
Allora tanto vale restare in casa e fare il bagno nel mare finto della piscina.
Vedo entrare Max e stendersi accanto a me nel solarium. Continue reading “Il colore del mare – secondo racconto “Futuro prossimo””

La tuta – primo racconto “Futuro prossimo”

 

La Signora Agnes accese le luci del salotto alle sette in punto: lo schermo olografico della televisione si attivò, trasmettendo il meteo come da programma. In alto a destra, dei piccoli numeri segnavano la data del giorno, 23 Febbraio 2054. Diede un veloce sguardo alla nuvola 3D che prometteva pioggia, per poi andare nella cucina ed affrettarsi a scaldare un paio di fette di pane da toast. Sbuffò quando vide che nella confezione, ne erano rimaste solo tre. Chi aveva fatto la spesa l’ultima volta? Roberto? Elina? Possibile che si fosse dimenticata proprio del pane? Le mise tutte nella tostiera e poi si avvicinò alla finestrella della cucina: scostò le tende, osservando la fitta nebbia arancione che inglobava tutto il vicinato. Tanto tempo fa quel quartiere scoppiava di vita la mattina: scoiattoli nei giardini, merli canterini, corvi e cornacchie…
“Buongiorno,” bofonchiò Roberto, il figlio minore. Aveva solo tredici anni eppure era molto alto per un ragazzo della sua età, tanto che molti lo scambiavano per un ragazzo del liceo. Andò verso il frigo e prese la bottiglia di succo di frutta naturale al 10%, per poi versarsi un bicchiere di aranciata slavata. Non si trovava di meglio in giro. Preso il bicchiere, si sedette sullo sgabello che dava sull’isola in cucina, sbadigliando sonoramente.
“Buondì,” rispose Agnes, allontanandosi dalla finestra. La tostiera scattò, facendo sbalzare fuori il pane pronto per essere gustato. “Vuoi?” Chiese la donna, mettendo le fette su un piatto.
Roberto sbadigliò di nuovo, annuendo. Agnes sospirò, posandogli il piatto davanti. “Lasciane una a tua sorella, sono finite.”
“Cosa sono finite?” Squittì una vocina: Elina era appena arrivata, scendendo le scale due a due. Sembrava più sveglia del fratello, con il cellulare perennemente in mano e i pantaloni della tuta rosa che le coprivano le gambe secche. Aveva quindici anni ed era nel pieno dell’adolescenza. Diede una spintarella a Roberto, sedendosi al suo fianco.
“Buongiorno,” sospirò Agnes, “il pane, è finito, dovrò andare a fare la spesa.” Continue reading “La tuta – primo racconto “Futuro prossimo””

Programmazione dei racconti di “Futuro prossimo”

La scadenza, come sapete, è il giorno di Pasqua. Avendo, però, ricevuto già parecchi racconti, inizierò a pubblicarli da lunedì 8 aprile.
Forse avrò difficoltà a essere sempre presente sul blog ma vi prego ardentemente di leggere e commentare. Ognuno di noi prova piacere quando viene letto e quindi credo che sarebbe molto bello scambiarsi commenti. Continue reading “Programmazione dei racconti di “Futuro prossimo””

Come procede “Futuro prossimo” – gioco letterario 2019

Come annunciato in questo post, il gioco letterario del 2019 si prepara a raccontarci come sarà la nostra vita nel 2054: neanche tanto in là ma visto la velocità con cui migliora, o peggiora, la nostra vita e la società che ci rappresenta, potremo avere grandi sorprese.
Sta ai nostri autori mostrarci cosa potrebbe accadere.
La scadenza per l’invio dei racconti è Pasqua 2019 ma qualcuno ha già scritto e inviato: Continue reading “Come procede “Futuro prossimo” – gioco letterario 2019″