G.A.I.A. – quindicesimo racconto

25 febbraio 2075
Mi hanno convinto. Dicono che ormai lo utilizza il 99% della popolazione mondiale e che non potevo rimanere solo io ancora sprovvisto di questo meraviglioso programma. Si chiama G.A.I.A. – Gestione Appartamento Interamente Automatica – ed è un software che sostituisce donna delle pulizie, cameriera, maggiordomo, idraulico, elettricista e chi piĂą ne ha, piĂą ne metta. Si collega a tutti gli apparecchi di casa, dalla caldaia al frigorifero, al televisore e gestisce ogni cosa al momento giusto.
Quando l’abitante della casa è al lavoro, attiva lavatrice, aspirapolvere, lavavetri e, prima del rientro, microonde o forno per preparare il pranzo e la cena. Se si rompe qualcosa, chiama direttamente l’assistenza e ordina quello che manca, dai prodotti per la pulizia agli alimenti.
Come spiegano negli spot pubblicitari, ora che le relazioni interpersonali sono ridotte al minimo, per un single come me serve proprio un aiuto come questo.
Il pacchetto acquistato online è arrivato a casa in giornata e non serviva nemmeno un tecnico. Ho soltanto appeso la scatola al muro, accanto alla porta d’ingresso e ho schiacciato l’interruttore. Nel giro di cinque minuti, tutto era giĂ  stato collegato. Sono proprio curioso di vedere come funziona. Continue reading “G.A.I.A. – quindicesimo racconto”

Chicca2004 – quattordicesimo racconto

Mirko99 aveva scritto: l’avviso era comparso sul display. Francesca – su Instagram Chicca2004: l’immagine del suo viso, di lato, truccato come per una serata in discoteca e le labbra atteggiate al broncio, aveva attirato 782 follower in due mesi – mise la mano che conteneva il telefono sotto il tavolo, sbirciò di lato e lesse: ti voglio vedere.
Posò il telefono sotto al sedere, prese la forchetta, infilzò gli ultimi tre pezzi di pollo e guardò la madre; lei controllò il piatto e fece un cenno; il padre non si accorse di nulla. Francesca prese lo smartphone, l’ultimo modello della mela, e andò in camera. Si buttò sul letto e iniziò a digitare senza guardare i tasti.
Le frasi le uscivano senza pensarle e, tra “anch’io”, “quando” e “prestissimo”, e poi “domani”, i pollici saettavano convulsi.
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Messaggi – tredicesimo racconto

Beatrice aveva l’abitudine di camminare con lo smartphone in mano anche per strada. Era qualcosa più forte di lei. Doveva restare collegata con il mondo, essere social e, quindi, socializzare, accorrere in soccorso delle amiche che le inviavano messaggi di continuo.
Sollevò per un attimo lo sguardo dal telefono. Il semaforo per i pedoni era rosso. Due secondi dopo abbassò il capo e si fiondò di nuovo nel display, mentre caratteri e icone apparivano dal nulla. Spesso le faceva male il polso, dovevano essere i troppi messaggi scritti. La quantità spropositata che ne scambiava con dieci persone nello stesso momento, mentre le notifiche sonore e visuali si apprestavano a richiamare la sua attenzione. Attenzione che era già totalmente assorbita da quello strumento infernale, come lo chiamava sua madre.
Andava a trovarla per poi sedersi alla sedia della cucina, in silenzio, isolandosi dall’ambiente. La madre le chiedeva sempre come stava e lei le rispondeva ogni volta con la stessa frase – sto bene! – e con l’identico tono di voce indaffarato. Continuava a parlare con le amiche con una serie infinita di messaggi scritti e, a volte, anche attraverso audio messaggi. Lei preferiva quelli testuali, però. Le sue dita scorrevano in lungo e largo sul vetro per inseguire le vocali e le consonanti, gli apostrofi e le lettere accentate.
«Sforni messaggi in quantitĂ  industriale, nemmeno fossi una scrittrice professionista, Bea.» Sua madre le aveva sbottato contro l’ultima volta che era stata da lei. Continue reading “Messaggi – tredicesimo racconto”

La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto

La congiura dei Lampugnani – Francesco Hayez, 1826

Drinnnnn!
“Accidenti!” disse Innocenzo.
Si allontanò, con un passo che contraddiceva del tutto i suoi 84 anni, dal fornello dove cuocevano briosi degli spaghetti e si diresse verso il telefono che, completamente insensibile alle sue faccende culinarie, non smetteva di trillare. Alzò la cornetta. “Pronto!” disse con quel particolare tono di chi si sente a disagio a parlare con un interlocutore senza volto. L’imbarazzo svanì appena sentì la voce dell’operatore di uno di quei call center che ci avvelenano l’esistenza. Ora, di vitale importanza, era trovare il modo, senza essere troppo scortese, di troncare quel flusso di parole impersonali sul nascere, altrimenti… “Guardi, non m’interessa, sono a posto…no, non la faccio parlare perché le ripeto che non ho alcuna intenzione… senta, non mi costringa a essere maleducato… come mi permetto? Mi scusi, sono impegn… ma che vuol dire che anche lei sta lavoran… mica l’ho chiamata io… senta, a queste cose ci pensa mio figlio arrivederci!” Chiusa la comunicazione avvertì il solito malessere, un misto di rabbia e sconforto.
“Gli spaghetti, cazzo!”. Senza neppure spegnere il fuoco afferrò la pentola e la portò sotto l’acqua fredda ma fu tutto inutile: i “vermicelli” avevano oramai l’aspetto di bulimici lombrichi, quindi, invece che nel piatto, li gettò direttamente nel bidone dell’organico che giaceva ai suoi piedi con la “bocca” spalancata, come in attesa. Continue reading “La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto”

Il disagio della tecnologia – siamo a due terzi del gioco

Un breve post per fare il punto della situazione. E anche per arrivare alla prossima settimana (in cui non sarò presente come ora, qui sul blog) con tre racconti rimanenti anziché due.
Intanto vi ringrazio tutti, partecipanti e lettori esterni, per essere sempre così presenti, per le letture e i commenti, e anche per il divertimento che avete saputo creare intorno ai racconti e alla loro pubblicazioni.
Abbiamo ancora cinque racconti da pubblicare e da leggere. Si intravedono giĂ  preferenze e scelte, e anche qualche nome autore, ma (a questo riguardo) avrete delle sorprese. Continue reading “Il disagio della tecnologia – siamo a due terzi del gioco”

Dentrobatidi – undicesimo racconto

Dendrobates sp.Poison frogAmazonia, Venezuela

Una voce circolava tra i laboratori: la direzione stava cercando persone per una missione strategica, e qualcuno tra i miei colleghi pensava di offrirsi volontario per guadagnare dei punti.
Sarebbe stato meglio se ce la fossimo giocata alla pagliuzza più corta, invece il Dott. Gianti mi chiamò nel suo ufficio super tecnologico con quella scrivania che praticamente è lo schermo di un megaPC. Mi aveva blandito con le solite menate: “Uno solerte come lei, preparato, puntiglioso e preciso” e intanto armeggiava strisciando le dita sulla scrivania dove apparivano immagini di foreste, di fiumi, baracche e barche.
“Il target è questo, bisogna eseguire una accurata ricerca sui Dentrobatidi, bisogna studiarne le tossine e la loro applicazione nel nuovo farmaco Calmix”.
“Scusi io credevo che il Calmix fosse pronto per la commercializzazione, non che fosse in fase di elaborazione”.
“Abbiamo avuto dei problemi sui test e effetti collaterali poco piacevoli”.
“Bene, posso mettermi al lavoro immediatamente se mi procurate il materiale necessario”.
“Appunto, lei si metterà al lavoro da questo momento, il materiale bisogna procurarselo e precisamente sarà lei a provvedere e questo materiale si trova in Amazzonia. Buongiorno”.
Uscii dall’ufficio con la mente in pieno subbuglio: io sono un ricercatore da laboratorio, la mia arma è il microscopio, le mie munizioni sono le provette e il mio lanciafiamme è il beccobunsen.
Poi, tra l’altro, che cosa sono i dentrobatidi? A quello potevo rimediare velocemente, una ricerca su Google e sicuramente le informazioni sarebbero fluite. Continue reading “Dentrobatidi – undicesimo racconto”

Stronzo – decimo racconto

Era seduto lì, in cima alle scalette della piscina, malconce piastrelle azzurrognole intorno a un fondo pieno solo di foglie marce, lattine, cartacce, e chissà cos’altro. Lo stanzone doveva avere avuto porte, finestre e vetri, ma lui lo ricordava già così da quando vi si era intrufolato pochi anni prima con i suoi amici, con un po’ di paura e in cerca di quel coraggio che sembrava avessero gli altri. Naturalmente era proibito. E poi non si sa mai chi si sarebbe potuto incontrare. Il posto ideale per fumare le prime sigarette, farsi qualche lattina di birra e le prime tirate a una canna, quando uno di loro riusciva a fregare un po’ di roba a un fratello più grande.
Ora però era solo, con gli occhi incollati sul telefonino, dove comparivano le immagini di Valentina, praticamente nuda, e dei suoi amici Max, Davide e Sandro con l’uccello in mano che ridevano, urlavano, le davano della troia dicendole succhiamelo, stringilo, e poi apri quelle cosce del cazzo.
Max era il leader del gruppo, anche perché era più grande ed era ripetente. Davide e Sandro lo seguivano ovunque, obbedendo sempre ai suoi ordini, sicuri che solo lui avrebbe potuto garantire il massimo delle emozioni e del divertimento.
Da poco tempo Valentina aveva cominciato a usare un trucco pesante e a vestirsi in modo che suo padre avrebbe definito “provocante”: di certo lo faceva per sembrare piĂą grande di quello che era, perchĂ© Max le piaceva, lo avevano capito tutti e Max per primo. Continue reading “Stronzo – decimo racconto”