La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

Ieri è successo un inghippo e ho pubblicato l’inizio di un post invece di salvarlo in bozze. Subito qualcuno ha messo ‘mi piace’ e quindi non ho eliminato.
Oggi cercherò di concludere questo mio pensiero.
Ricomincio.

*****

Oramai molti vivono solo per dirlo sui social, e forse si inventano una vita diversa dalla loro per mostrarsi “migliori” ai loro “amici” del web.
L’esteriorità è così importante che le ragazze si rifanno il seno a diciotto anni, la bocca e gli zigomi e, anche quelle che non si sono (ancora) rifatte, postano selfie in posa come vedono fare dalle star e dalle influencer.
Ogni cosa si fotografa, di ogni evento si fa il video, anche di quegli eventi che sarebbe meglio mantenere privati e pure di quelli che sono veri reati.
Continua a leggere “La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)”

Annunci

La creatività non muore se la innaffi

Che la creatività sia curativa l’ho già scritto in questo post.
Avendone la possibilità, e il modus giusto: se non ce l’hai dentro è difficile che cresca da sola, bisognerebbe sempre praticarla.
Molti artisti, e non parlo di me, ovvio, praticano più arti contemporaneamente: scrivono musica e dipingono (Battiato), scolpiscono a fanno foto artistiche (Lollobrigida), suonano in un complesso e scrivono capolavori (Stevie). Ma esempi ce ne sarebbero a iosa.
Che la scrittura sia un’espressione della creatività è un’affermazione che ci troverà tutti d’accordo. Tanto che si chiama, e molti corsi cercano di insegnarla, “scrittura creativa”.
Io ho praticato molto in passato; scrivevo tutti i giorni e inventavo racconti su ogni argomento. Si potrebbe dire che sono una persona creativa.
Se si smette di scrivere, si cessa di essere creativi? Continua a leggere “La creatività non muore se la innaffi”

Come si passò dal #progettoIOTA ai Bezuchov – come nasce un libro

L’ultimo dei Bezuchov – di Marco Freccero

Qualche giorno fa ho scritto che avrei parlato ancora dell’ultimo romanzo di Marco Freccero. E siccome il suddetto (il romanzo non Freccero) esce oggi in lancio ufficiale – qui il post di oggi-, vi racconto qualche retroscena.
Marco stava lavorando a quel suo #progettoIOTA, ricordate? Quello di cui parlava a destra e a manca in ogni occasione. Pare che questo progetto dovesse essere una faccenda enciclopedica, in tanti volumi, con mio grande disappunto (non so se lo sapete ma spesso leggo i testi di Freccero come beta lettrice e come ‘tizia che mette i puntini alle i’), visto che io prediligo i testi brevi.
Bene. Di questo #progettoIOTA avevamo già riletto, e quasi quasi filava tutto bene fuorché il finale, il primo volume. Ero abbastanza soddisfatta: dopo la fatica iniziale, le prime eliminazioni, gli aggiustamenti di tiro, il racconto filava e aveva già mostrato alcuni argomenti interessanti. Il finale non era adatto: a mio parere si doveva concludere con più punti fermi, se ogni libro doveva essere un racconto a sé stante. Continua a leggere “Come si passò dal #progettoIOTA ai Bezuchov – come nasce un libro”

Il business degli autori indipendenti

Pinocchio in lacrime con, ai lati, i medici e la Fata. Pinocchio, Carlo Collodi, Rusconi Libri 2002. Illustrazione copertina, Simonetta Marongiu

“Essere editori di se stessi è una scelta di serie B”. “Essere autori indipendenti è un ripiego per gli sfigati”. “Se ti devi pubblicare da solo, allora non vali nulla”.
Ecco un pacchetto di frasi fatte che un po’ ricalcano il pensiero di tanti, anche se non di tutti.
Io credo, invece, che essere autori indipendenti, pubblicarsi da soli, praticare il self-publishing, sia una manna dal cielo per coloro che lavorano in tanti settori iniziando dai grafici per le belle copertine e terminando dai correttori di bozze indispensabili anche per chi si edita da solo, professionisti necessari, certo, e quindi un aiuto per gli autori.
MA. Non pensavate fosse tutto bello, vero? Continua a leggere “Il business degli autori indipendenti”

Futuro prossimo – il pdf

Finalmente! Ecco il nostro pdf con tutti i racconti del gioco letterario “Futuro prossimo”. Lo so che andrete subito a sfogliare per verificare se avevate indovinato i nomi degli autori e i relativi racconti.

Per chi non ha seguito prima, a questo tag trovate tutti i racconti e la fase iniziale del gioco.
Questo è l’elenco autori, ognuno con il suo link di riferimento, così potrete curiosare nelle pagine di tutti: Continua a leggere “Futuro prossimo – il pdf”

In attesa del pdf “Futuro prossimo”

I Racconti di “Futuro prossimo” sono terminati. Uno dei racconti più ‘discussi’ è stato Ritorno dal futuro. L’autore intendeva dare una ‘spiegazione’ ma ho pensato che se l’avesse scritta nei commenti si sarebbe persa. Quindi la posto qui in modo che tutti possano leggerla. Non è che chi scrive debba dare ‘spiegazioni ‘ di ciò che ha scritto ma in un gioco come questo, dove si legge e si commenta è naturale che sorgano domande nei lettori.
Capisco bene che il limite dei caratteri da me richiesto fosse, appunto, un limite, ma averlo aiuta a stare concentrati sul pezzo e fa capire che spesso scriviamo molte parole iniutili. Forse non era questo il caso, però il limite è necessario, anche trattandosi di racconti da leggere sul web.
Bene. Se qualcuno vuole mandarmi retroscena del proprio racconto è benvenuto come sempre.

*****

Adesso che il gioco letterario “Futuro prossimo” si è concluso, è giunto il momento di dare spazio a qualche spiegazione, visto che non potevo replicare ai commenti.
Però prima ringrazio Morena per averci coinvolto in questa lunga cavalcata, durata dieci racconti tutti bellissimi, nel futuro: il lontano 2054.
Ovviamente sono da elogiare anche gli altri nove blogger che si sono prestati a mettersi in gioco insieme a me.
Non era facile costruire qualcosa di sensato in seimila battute ma a quanto si legge dai commenti sembra che ci siamo riusciti. Il numero sembra grande ma quando si comincia a scrivere diventa stretto.
Finite le ciance passiamo alle spiegazioni.
Danege scrive “Subito sono rimasta un po’ confusa da questo futuro oltre il futuro,…” e di rincalzo Barbara “L’ho riletto due volte, ma non ho ben afferrato alcuni concetti: cos’è il Centro di controllo, il centro che controlla questa missione o l’edificio che viene esplorato? Last Horizon è l’astronave madre o è il rover in avanscoperta?…”. Continua a leggere “In attesa del pdf “Futuro prossimo””

L’anno della Speranza – decimo racconto “Futuro prossimo”

 

Oggi è il 17 Ottobre 2054 e festeggio con gioia i miei novantacinque anni. Ci sono arrivata dimostrandone una sessantina, in salute e priva degli acciacchi che accusavo proprio intorno ai sessanta.
Ripenso al 2030 quando iniziò una tempesta solare di grandi dimensioni che fortunatamente non produsse effetti catastrofici globali, ma fu sufficiente a far temere il peggio per tutta l’umanità. A nulla servì tutta la tecnologia, la robotica, il progresso, il denaro, se non a documentare quanto stava accadendo.
Quell’evento segnò l’inizio dell’Apocalisse: terremoti, maremoti, cambiamenti repentini del clima, virus resistenti. Quella tempesta solare fu apocalittica anche per i robot che si autodistrussero in massa.
Forse tutto ebbe inizio nel marzo dell’anno dopo. La mia pronipote Liz stava camminando velocemente sul corso principale. Come al solito era in lieve ritardo. Davanti alla farmacia un andirivieni di persone le fecero rallentare il passo quando una persona le comparve davanti. “Scusi, posso chiederle…mi vergogno un po’”. Lei si sorprese e scrutò quel tipo arruffato, con barba e baffi, che indossava un piumino fuori stagione, lercio e male abbottonato.
Lui continuò:
“E’ che non ho l’abitudine a fare queste richieste ma, se potesse darmi qualche moneta…”.
Un tossicomane, pensò. “Mi spiace, non ho monete” tagliò corto.
Ma il tipo non mollava e prese a seguirla.
“Guardi, davvero, devo fare la spesa, ho mia sorella a casa con le bambine. Mi chiamo Gabriel, ho avuto la febbre per tre giorni e non sono andato a lavorare. Mi pagano poco nella cooperativa dove riciclano. Guardi come sono dimagrito” e si tirò su piumino e maglietta mostrando il suo torace magro e bianco. E lei gli vide le unghie nere.
“Tira giù quegli indumenti! Se ti vedono, vengono a prenderti e chissà dove ti portano. I poveri e i tossici li portano via, lo sai no? Dicono che li portano in case per curarli e rimetterli in sesto. E non vi vogliono per strada perché siete la chiara evidenza che il loro governo fa acqua. Vogliono farci credere che viviamo bene deportando tutti quelli che non somigliano al mondo che hanno creato.”
Lui la ascoltava e la seguiva. “Non sono un tossico. Quando ero un ragazzo, poi ho smesso. Davvero! Dai, dammi qualche moneta”. Continua a leggere “L’anno della Speranza – decimo racconto “Futuro prossimo””