Quattro personaggi cercano una storia

Quesito molto interessante:
bastano quattro personaggi per formare una storia?

Non crediate che una simile domanda sia balenata nella mia testa da sola. No, la questione nasce dopo la lettura di un post su facebook e specificatamente nel solito gruppo degli ‘scrittori e scrittrici emergenti’. Ecco il post:

Supponiamo che io abbia solo personaggi in testa, ma nessuna storia.
Ho un’ostetrica, una cameriera, un ragazzino, un neonato. Come li metto insieme?

A me ha fatto ridere. Sarebbe molto bello che la visione di quattro personaggi ‘scompagnati’ potesse generare un romanzo.
Non credo sia così che si procede. Oltre al fatto che non devono essere gli altri a suggerirti le storie che scriverai. Se non hai storie, non scrivere. Continua a leggere “Quattro personaggi cercano una storia” →

“Non abbiamo fatto abbastanza, abbandoniamo l’ipocrisia”

Queste sono le parole pronunciate dal parroco di Terni ai funerali di Flavio Presuttari e Gianluca Alonzi, due adolescenti, anche se nella foto dell’articolo io vedo due bambini.
Quindici e sedici anni, grandi amici, sempre insieme. Ma, sempre insieme dove andavano? Cosa facevano?
Le altre sere non so, ma quell’ultima sera pare abbiano comprato una sostanza che credevano codeina e invece era metadone.
Perché l’avranno comprata? Due adolescenti con facce da bambini e con un portafoglio, a detta del fratello di Flavio, sgonfio di soldi.
Il metadone pare sia costato 15 euro e la cifra non è alta, ma Flavio spesso non aveva neppure i 5 euro necessari per comprarsi un panino. Continua a leggere ““Non abbiamo fatto abbastanza, abbandoniamo l’ipocrisia”” →

La sana invidia del blogger

Mi fanno un po’ rabbia ma provo anche una sana invidia verso quei blogger che programmano i loro post da qui all’eternità.
Sono passati anni da quando scrivevo tutti i giorni e avevo sempre qualcosa da dire. Forse “qualcosa da dire” lo avrei ancora: è che non provo l’impulso di raccontarlo.
Ogni volta che mi accorgo di non pubblicare da tanto tempo, mi dico che ricomincerò, poi disattendo le mie stesse promesse.
È strano questo fatto.
E in questi giorni penso spesso alla storia che avevo iniziato a raccontare: l’incipit in questo post e in questo la seconda parte.

Perché, a mio parere, questa storia sarebbe interessante? Continua a leggere “La sana invidia del blogger” →

Notizie da casa mia – non è proprio fame è più voglia di qualcosa di buono

Dopo l’assalto ai supermercati, le notizie sono che manca il lievito di birra – ma anche uova, farina e zucchero -, e infatti sui social vedi solo foto di pane fatto in casa, di pizze, focacce e dolci. Ci siamo scoperti essere un popolo di navigatori e poeti che sanno anche cucinare.
Come mai la corsa alla cucina? La ‘noia’ da reclusione genera comportamenti insoliti e ognuno di noi dà fondo alle risorse personali. E anche ai bisogni. E cosa c’è di più primario del cibo? Continua a leggere “Notizie da casa mia – non è proprio fame è più voglia di qualcosa di buono” →

Notizie da casa mia – il tempo ritrovato

Bisogna trovare i lati positivi anche nelle cose negative: cosa risaputa.
Quando è iniziato questo isolamento forzato mi sono detta: cerchiamo di trovare cose belle da fare, cose che gratifichino l’anima, cose che ti facciano sentire meno triste. Se sapessi dipingere affrescherei i soffitti di casa ma non sono Michelangelo e sono subito scesa più in basso.
Magari farò una collana e qualche orecchino mi sono detta. Inoltre ho tante cose arretrate che aspettano, e ho aperto sconsolata l’anta dell’armadio, quella in cui tengo panni da stirare, cose da rammendare, progetti da attuare, ho fissato quel paio di calzini che attendeva da una settimana, gli ho puntato il dito e ho detto: mi sa che sia arrivata la tua ora. Continua a leggere “Notizie da casa mia – il tempo ritrovato” →

Notizie da casa mia – sconfiggere l’abbrutimento

Il pericolo della reclusione forzata, del non uscire di casa, è ‘ridursi come bruti’, dimenticarsi l’igiene personale – concentrati sul lavaggio delle mani potrebbe accadere pure questo -, non cambiarsi gli abiti, addirittura non indossarli e vivere in pigiama.
Che problema c’è? Tanto non devo uscire, non mi reco al lavoro, non vado in giro per lo shopping, non mi trovo con gli amici. Infatti: perché non posso restare in pigiama per venti giorni? Perché pettinarmi, mettermi forse lo smalto alle unghie,  perché mettere una crema idratante, perché tagliarmi le unghie?
Per mantenere il rispetto di sè.

Ecco, questo post sarebbe già finito. Continua a leggere “Notizie da casa mia – sconfiggere l’abbrutimento” →

Tre parole per il 2020

Ho visto in giro – vado a mente e quindi non sarò precisa – una sorta di gioco che recita “le mie tre parole per il 2020”.
Subito me ne è venuta in mente una – che sto usando dagli ultimi mesi del 2019 -, ed è “adattabilità“: a volte siamo rigidi nelle nostre convinzioni e abitudini e non diamo spazio al nuovo, cosa che ci potrebbe essere richiesta dalle circostanze più o meno belle che la vita ci propina. Negli ultimi mesi mi sono adattata a nuovi comportamenti e nuovi ruoli e credo che dovrò adattarmi ancora in futuro. Inutile dire “prima era così”; se ora è “cosà” si deve trovare il modo di affrontare le cose. Continua a leggere “Tre parole per il 2020” →

Dove ambientare il romanzo

Devo dire che non ho mai dato soverchia importanza ai luoghi dei romanzi che leggo. Se l’autore è russo, facilmente sarà ambientato in Russia e se l’autore è Stephen King è giusto immaginare che sia ambientato nel Maine. Ma se l’autore vuole ambientarlo ad Agrigento, purché il contorno del panorama, modi di fare e usanze sia congruo, a me non interessa. Se la storia è intrigante ed è scritta come si conviene, non mi interessa in che città vivono e si muovono i personaggi.
Per qualcuno suppongo sia fico leggere una storia ambientata a New York o a Bangkok, e un autore potrebbe farsi tentare per catturare un potenziale di lettori più vasto.
Ma se poi lui/lei non sanno nulla di quella città e scrivono castronerie che uno avvezzo a quel luogo sentirà come un affronto personale? Perché invischiarsi in simili casini?
Io ho sempre pensato che se ambientassi a Bologna potrei dare quel pizzico di autenticità che farebbe sembrare la storia coerente e ‘vera’. Sbaglio?
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Buon 2020

Questo post sarebbe stato opportuno ieri ma, come spesso mi accade, non ho trovato il tempo. Anche se sapete che “il tempo” esiste solo nella nostra mente; meglio dire che non ho trovato l’occasione e la mente sgombra. Per scrivere servono calma e un po’ di concentrazione.
Ma ora questo non ci interessa. Continua a leggere “Buon 2020” →

Problemi a fare le cose? Usa la tecnica del pomodoro

La gestione del tempo è la malattia di questo millennio: ci angosciamo tra mille cose da fare e non ne facciamo nemmeno la metà. Eppure ogni giornata che abbiamo a disposizione conta 86.400 ben secondi e se credete siano pochi provate a trascorrerne 30 nella posizione del plank.
Che succede al nostro tempo? perché ci sfugge senza portarci a nessun risultato? Continua a leggere “Problemi a fare le cose? Usa la tecnica del pomodoro” →

L’autoediting è possibile?

La domanda è suscitata dalla lettura di un post in un gruppo di scrittura. Forse dovrei dire ‘gruppo di scrittori o che si definiscono tali’.
C’è sempre quel gruppo di scrittori emergenti su facebook, dove si instaurano discussioni animate su come si scrive, su come si pubblica, su come è meglio procedere per avere un testo idoneo, ecc.
Di solito funziona così: uno fa una richiesta o pone una domanda e gli altri lo stroncano o si stroncano tra loro nei commenti.
Ieri c’era la domanda/sondaggio su un ipotetico interesse per un testo che spiegasse come funziona il self-publishing per chi intenda pubblicare su una piattaforma tipo Amazon; l’autrice della domanda ha inserito anche la parola “autoediting” e su quella si sono scaldati gli animi. Continua a leggere “L’autoediting è possibile?” →

E poi arrivò Last al limone

La pubblicità ai nuovi prodotti ci abitua a consumare: i prodotti ‘vecchi’ non servono, avanti il nuovo prodotto!
All’inizio c’erano i detersivi per piatti generici, ognuno con un suo profumo, e poi arrivò il detersivo Last al limone. Il limone piacque e le vendite degli altri rallentarono. Allora le ditte concorrenti inserirono il limone – cioè il suo profumo – nei loro preparati sciogligrasso. Così tutti ebbero il detersivo al limone e nessuno si differenziava dalla concorrenza: come dire “non importa la marca ma il profumo”. Continua a leggere “E poi arrivò Last al limone” →

L’ordine esterno aiuta la mente

Qualche giorno fa un amico che è stato da poco in Giappone mi raccontava cosa aveva visto e sentito a proposito di abitazioni: a Tokyo gli appartamenti costano molto e quindi tante famiglie si trovano a vivere, in quattro, in appartamenti di trentasette metri quadri. A noi sembra impossibile. Ci guardiamo attorno nelle nostre case che, anche se non sono enormi, sono lontane da quei 37 metri quadri e ci chiediamo come sarebbe possibile infilare tutte le nostre cose in quegli appartamenti.
Apriamo i nostri armadi e osserviamo le moltitudini di ‘cose’ stipate al loro interno – e non parlo solo di abiti. Continua a leggere “L’ordine esterno aiuta la mente” →

“L’istituto” di Stephen King

Non sempre compro i libri di King appena escono e alcuni non li ho proprio letti, anche se adoro quest’uomo e lo scrittore che ha dentro di sé.
L’istituto mi è sembrato subito interessante. E la lettura me lo ha confermato.
Il tema sembrerà già sentito: la lotta del bene contro il male, dei ragazzini che combattono contro qualcosa più grande di loro, il ‘mostro’ che nessuno riesce a sconfiggere. Sono tutte storie già sentite, vero?
La differenza dico sempre io, non è nelle storie (anche se è buona parte: ci sono ‘storie’ e Storie) ma nel modo in cui vengono narrate.
Vi dico perché dovete leggere questo romanzo: Continua a leggere ““L’istituto” di Stephen King” →