“Primo capitolo” su Cronache Letterarie

Oggi vi parlo di questa bella iniziativa: su Cronache Letterarie c’√® una rubrica che si chiama “Primo capitolo” (nel link tutte le info).
Di cosa si tratta? Il giornale mette a disposizione una vetrina in cui scrittori o editori – ma pure autori che usano il self-publishing – possono pubblicare il primo capitolo del loro romanzo e farsi leggere dai tanti lettori, appassionati di narrativa, di Cronache Letterarie. Continua a leggere ““Primo capitolo” su Cronache Letterarie”

Anche i grandi si lasciano ispirare dai ‘colleghi’

Anni fa, quando scrivevo, mi lasciavo suggestionare da un testo che mi era piaciuto e scrivevo mie parole sull’onda di quello che mi avevano suscitato.
Dicendo da dove nasceva l’idea (non sempre forse, ma non ricordo tutto) anche se non c’√® nulla di male nel fare ci√≤.
√ą naturale ‘copiare’ suggestioni e atmosfere; lo vedo anche come un omaggio. Continua a leggere “Anche i grandi si lasciano ispirare dai ‘colleghi’”

“L’istituto” di Stephen King

Non sempre compro i libri di King appena escono e alcuni non li ho proprio letti, anche se adoro quest’uomo e lo scrittore che ha dentro di s√©.
L’istituto mi √® sembrato subito interessante. E la lettura me lo ha confermato.
Il tema sembrer√† gi√† sentito: la lotta del bene contro il male, dei ragazzini che combattono contro qualcosa pi√Ļ grande di loro, il ‘mostro’ che nessuno riesce a sconfiggere. Sono tutte storie gi√† sentite, vero?
La differenza dico sempre io, non √® nelle storie (anche se √® buona parte: ci sono ‘storie’ e Storie) ma nel modo in cui vengono narrate.
Vi dico perch√© dovete leggere questo romanzo: Continua a leggere ““L’istituto” di Stephen King”

La storia √® sempre quella

Questa frase mi suona in testa da qualche giorno: un po’ stavo riflettendo su cosa significhi ‘rilettura’ quando l’operazione √® abbinata al testo di un’altra persona e un po’ ho riflettuto sul fatto che, come dicono alcuni, “le storie sono sempre quelle, ormai tutto √® gi√† stato raccontato“.
Quindi? Sono due faccende dimolto diverse mi direte. Infatti.

Parto dalla pi√Ļ facile: √® vero che le storie (all’apparenza) sono sempre quelle e che tutto (dicono alcuni) o quasi tutto (dico io) √® gi√† stato raccontato, ma quello che cambia √® il modo in cui si racconta. Prendo ad esempio Il nome della rosa, noto romanzo di Umberto Eco e noto film con la bella interpretazione di Sean Connery; ora √® diventato una serie tv e qualcuno si domander√† a cosa serva replicare una storia gi√† filmata da altri (a parte che i remake sono sempre esistiti e alcuni sono risultati migliori dell’originale). Un regista che si approcci al lavoro di un altro, con una storia base da cui partire, pu√≤ scegliere di mostrare un altro punto di vista, potrebbe dare risalto a scene che il primo regista ha evitato o mostrato in parte, potrebbe evidenziare un personaggio che nella prima stesura era marginale. Le cose da fare possono essere tante e ognuno restituirebbe una versione diversa. Continua a leggere “La storia √® sempre quella”

Trasformare un racconto in un romanzo

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A volte accade di leggere un racconto, una bella storia, e di pensare “sarebbe stato anche un bel romanzo”. Se √® un racconto di altri, ce lo diciamo e basta ma, se il racconto √® il nostro, iniziamo a costruire ponti e svincoli, rotonde e ferrate di montagna. Ma basta dirsi ‘potrebbe essere un romanzo’? Sar√† vero, o √® solo la nostra immaginazione e il compiacimento di un autore misconosciuto?
Ci sono racconti che nascono con un’unica possibilit√†: quelli sono e quelli resteranno. Tutt’al pi√Ļ potrebbero essere un capitolo di una storia pi√Ļ complessa, ma mai potrebbero reggere da soli l’impianto di un romanzo. Cosa differenzia, quindi, un racconto da un romanzo?¬† Continua a leggere “Trasformare un racconto in un romanzo”

La scrittura fa la differenza

Certo. Ovvio.
Anche lo stile. E, se √® vero che ogni autore ha un suo stile, rimaniamo a volte spiazzati da libri in cui l’autore diventa altro, si distacca dal suo ‘solito’ stile – e lo scrivo ben sapendo che un autore vero pu√≤ avere mille volti – e crea libri che volentieri gli lanceremmo addosso anche se √® uno dei nostri autori del cuore o di riferimento.
Come ho scritto nei commenti al post precedente, Continua a leggere “La scrittura fa la differenza”

Quando il sistema ti [com]prende

Ieri, con un post quasi banale sulle letture, ho almanaccato un po’ tra me e me, cos√¨ da darmi ragione anche in caso di errori.
Pensavo ad autori come De Giovanni, nominato appunto ieri Рma anche altri: si inizia con una casa editrice piccola o media come Fandango, si vende in quantità, ci si fa un nome e le grandi CE ti notano.
Da Fandango a Einaudi, a lasciare un lavoro sicuro in banca, sono solo due passi.
Ma cosa succede dopo? Continua a leggere “Quando il sistema ti [com]prende”

Libri da leggere questa estate

Sotto l’ombrellone, ma anche in montagna o al lago, ci concediamo dei momenti di tranquillit√†. E cosa c’√® di meglio di un buon libro per farci compagnia in questi momenti?
Infatti in estate la vendita di libri aumenta e in giro si vedono tante copertine o lettori digitali (io preferisco vedere libri ‘veri’ cos√¨ posso sbirciare i titoli, cosa che con i dispositivi elettronici non si vedono).
Quindi, cosa potremmo leggere questa estate? Continua a leggere “Libri da leggere questa estate”

Leggere con consapevolezza

Tutti sanno leggere, no? No.
Non è così scontato. Scorrere le parole e capirne il senso è, forse, una cosa che in molti sanno fare. Avere consapevolezza di ciò che si legge è, invece, una cosa molto diversa.
Cosa ci sta mostrando l’autore? Ci sta dicendo qualcosa?
Perché sceglie queste parole e non altre? Perché mostra questi gesti?
La letteratura √® un artigianato di precisione: il cesello toglie quello che non serve e mette in risalto il necessario.¬† Continua a leggere “Leggere con consapevolezza”

L’estetica della pagina scritta

[Paul Gauguin, Nafea Faa Ipoipo (Quando ti sposi?, ndr), 1892]

Da quando ho iniziato il mio percorso di scrittura ho modificato tante cose: sarebbe bello dire in meglio, ma questo non posso dirmelo da sola.
Ho tentato di correggere errori e modi sbagliati di fare le cose, ho sistemato qualche accento (non quello su ‘perch√©’ che l’ho sempre gestito bene), ho migliorato la punteggiatura. Continua a leggere “L’estetica della pagina scritta”

Sui corsi di scrittura

L’argomento si ripresenta a ondate: servono davvero i corsi di scrittura?
I pareri sono, com’√® giusto che sia, discordanti e vari: si va dai “no” secchi e decisi ai “la scrittura non si pu√≤ insegnare”, ai “servono solo ad arricchire chi li propone”.
La verit√† potrebbe essere meno secca e decisa, anche se, andando a verificare i costi di certi corsi di scrittura capisci che davvero possono servire ad arricchire chi li propone – in questa pagina si parla di 5.500 euro, suddivisibili, eh!. Continua a leggere “Sui corsi di scrittura”

Coalescere cosa?

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Sto leggendo La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. Lo so, non è una gran notizia visto che il libro è uscito nel 2008, ma io arrivo spesso ultima soprattutto per i libri molto acclamati. E comunque, anche questo libro è un prestito.
Devo dire che pensavo peggio. Il romanzo ha una buona costruzione (finora) e due personaggi¬†molto complessi. Il mio timore √® che poi l’autore non riesca a consolidare la vicenda e abbia messo troppe cose sul piatto. Continua a leggere “Coalescere cosa?”

La scala di ferro – di Georges Simenon

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Sulla bravura di Simenon credo nessuno possa discutere. Ma chi lo conosce solo per i suoi romanzi in cui √® protagonista Maigret – peraltro bellissimi – deve assolutamente leggere gli altri romanzi, quelli dall’atmosfera un po’ torbida che molti definiscono ‘noir’. Uno di questi eccelsi racconti √® La scala di ferro¬†–¬†traduzione di Laura Frausin Guarino -, di cui ho parafrasato l’incipit nel mio post precedente. Continua a leggere “La scala di ferro – di Georges Simenon”

Incipit d’autore – uno

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Il foglio riportava questo appunto: “Mercoled√¨. Ora della crisi: 13,30. Durata 25 minuti. Nausea e dolori forti. Mangiato passato di zucca”. Un cerchio intorno alle ¬†parole ‘passato di zucca’ significava che sua moglie non l’aveva mangiato. Erano anni che, per paura di ingrassare, evitava passati e cibi grassi.
Non sapeva se Marcella, la signora a ore che aiutava anche in cucina, l’aveva mangiato. Non osava chiederlo. Continua a leggere “Incipit d’autore – uno”