Il disagio della tecnologia – primi abbinamenti

Com’è andato questo nostro gioco letterario?
A mio parere, molto bene: qualità ottima dei testi, argomento ben sviscerato e armonia tra i partecipanti. Cos’altro desiderare?
Io mi dichiaro molto soddisfatta e vi ringrazio tutti di nuovo.
Mi scuso per la mia poca presenza nell’ultima settimana, ma la Spagna mi chiamava 😉

Faccio il punto della situazione:
Carlo Sirotti è l’autore di Stronzo, come indicato da Gaetano, da Fausto e non ricordo da chi. Stronzo è un bel racconto, e l’argomento è quello che mi attirava da subito. Tra l’altro, Carlo si è lasciato suggestionare dall’immagine che avevo usato nel post di presentazione ed è partito proprio da lì, per descrivere i sentimenti del suo protagonista, che non è l’autore dei fatti ma che, agli occhi di Valentina, e anche dei nostri, appare uno ‘stronzo’ vero. Continue reading “Il disagio della tecnologia – primi abbinamenti”

Il disagio della tecnologia – toto autore

Ieri è terminata la pubblicazione dei racconti del “disagio della tecnologia”.
I racconti sono stati pubblicati in forma anonima (lo dico per chi arriva qui ora) e si è deciso di lasciare qualche giorno di tempo ai partecipanti per fare un gioco nel gioco, e cioè l’indovina autore.

I titoli dei racconti (linkati così potete rileggerveli) sono questi:. Continue reading “Il disagio della tecnologia – toto autore”

Speriamo sia solo una bufala – sedicesimo racconto

Era stata una buona giornata.
L’ingegner Carlo Urbani si diresse fischiettando verso il mercato. Aveva fatto un buon lavoro: il rubinetto di ottone che aveva montato nel lavello della signora Rossi faceva una splendida figura e si intonava perfettamente con i mobili retrò della sua cucina. Certo, se fosse stato in plastivetro sarebbe andato molto meglio, ma per quello ci sarebbe stato bisogno del suo computer e della sua stampante 3D che da circa due anni stavano a prendere polvere in un angolo del suo laboratorio; avrebbe potuto liberarsene, come avevano fatto in tanti, ma sentiva una certa ritrosia a sbarazzarsi di cose che avevano fatto parte della sua vita.
Non che l’attuale stato di cose gli dispiacesse, tutt’altro: sporcarsi le mani per aggiustare ciò che era rotto e farlo tornare nuovo e funzionante era stato in passato un piacevole hobby, e ora che era diventato il suo nuovo lavoro si sentiva molto più soddisfatto di quando passava le giornate a guardare un monitor, prima di tornarsene a casa a fare la stessa cosa. E guadagnava bene anche: oggi per esempio aveva strappato alla signora Rossi, che aveva un negozio di alimentari, la promessa di una fornitura giornaliera di pane fresco per otto mesi. Dato che alla sua famiglia il cibo non mancava, avrebbe probabilmente barattato quella promessa con qualcosa di più utile – stava pensando ad una nuova macchina per cucire per Franca, la sua compagna – e la consapevolezza di poterselo permettere gli dava una calda sensazione di sicurezza. Continue reading “Speriamo sia solo una bufala – sedicesimo racconto”

G.A.I.A. – quindicesimo racconto

25 febbraio 2075
Mi hanno convinto. Dicono che ormai lo utilizza il 99% della popolazione mondiale e che non potevo rimanere solo io ancora sprovvisto di questo meraviglioso programma. Si chiama G.A.I.A. – Gestione Appartamento Interamente Automatica – ed è un software che sostituisce donna delle pulizie, cameriera, maggiordomo, idraulico, elettricista e chi più ne ha, più ne metta. Si collega a tutti gli apparecchi di casa, dalla caldaia al frigorifero, al televisore e gestisce ogni cosa al momento giusto.
Quando l’abitante della casa è al lavoro, attiva lavatrice, aspirapolvere, lavavetri e, prima del rientro, microonde o forno per preparare il pranzo e la cena. Se si rompe qualcosa, chiama direttamente l’assistenza e ordina quello che manca, dai prodotti per la pulizia agli alimenti.
Come spiegano negli spot pubblicitari, ora che le relazioni interpersonali sono ridotte al minimo, per un single come me serve proprio un aiuto come questo.
Il pacchetto acquistato online è arrivato a casa in giornata e non serviva nemmeno un tecnico. Ho soltanto appeso la scatola al muro, accanto alla porta d’ingresso e ho schiacciato l’interruttore. Nel giro di cinque minuti, tutto era già stato collegato. Sono proprio curioso di vedere come funziona. Continue reading “G.A.I.A. – quindicesimo racconto”

Chicca2004 – quattordicesimo racconto

Mirko99 aveva scritto: l’avviso era comparso sul display. Francesca – su Instagram Chicca2004: l’immagine del suo viso, di lato, truccato come per una serata in discoteca e le labbra atteggiate al broncio, aveva attirato 782 follower in due mesi – mise la mano che conteneva il telefono sotto il tavolo, sbirciò di lato e lesse: ti voglio vedere.
Posò il telefono sotto al sedere, prese la forchetta, infilzò gli ultimi tre pezzi di pollo e guardò la madre; lei controllò il piatto e fece un cenno; il padre non si accorse di nulla. Francesca prese lo smartphone, l’ultimo modello della mela, e andò in camera. Si buttò sul letto e iniziò a digitare senza guardare i tasti.
Le frasi le uscivano senza pensarle e, tra “anch’io”, “quando” e “prestissimo”, e poi “domani”, i pollici saettavano convulsi.
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Messaggi – tredicesimo racconto

Beatrice aveva l’abitudine di camminare con lo smartphone in mano anche per strada. Era qualcosa più forte di lei. Doveva restare collegata con il mondo, essere social e, quindi, socializzare, accorrere in soccorso delle amiche che le inviavano messaggi di continuo.
Sollevò per un attimo lo sguardo dal telefono. Il semaforo per i pedoni era rosso. Due secondi dopo abbassò il capo e si fiondò di nuovo nel display, mentre caratteri e icone apparivano dal nulla. Spesso le faceva male il polso, dovevano essere i troppi messaggi scritti. La quantità spropositata che ne scambiava con dieci persone nello stesso momento, mentre le notifiche sonore e visuali si apprestavano a richiamare la sua attenzione. Attenzione che era già totalmente assorbita da quello strumento infernale, come lo chiamava sua madre.
Andava a trovarla per poi sedersi alla sedia della cucina, in silenzio, isolandosi dall’ambiente. La madre le chiedeva sempre come stava e lei le rispondeva ogni volta con la stessa frase – sto bene! – e con l’identico tono di voce indaffarato. Continuava a parlare con le amiche con una serie infinita di messaggi scritti e, a volte, anche attraverso audio messaggi. Lei preferiva quelli testuali, però. Le sue dita scorrevano in lungo e largo sul vetro per inseguire le vocali e le consonanti, gli apostrofi e le lettere accentate.
«Sforni messaggi in quantità industriale, nemmeno fossi una scrittrice professionista, Bea.» Sua madre le aveva sbottato contro l’ultima volta che era stata da lei. Continue reading “Messaggi – tredicesimo racconto”

La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto

La congiura dei Lampugnani – Francesco Hayez, 1826

Drinnnnn!
“Accidenti!” disse Innocenzo.
Si allontanò, con un passo che contraddiceva del tutto i suoi 84 anni, dal fornello dove cuocevano briosi degli spaghetti e si diresse verso il telefono che, completamente insensibile alle sue faccende culinarie, non smetteva di trillare. Alzò la cornetta. “Pronto!” disse con quel particolare tono di chi si sente a disagio a parlare con un interlocutore senza volto. L’imbarazzo svanì appena sentì la voce dell’operatore di uno di quei call center che ci avvelenano l’esistenza. Ora, di vitale importanza, era trovare il modo, senza essere troppo scortese, di troncare quel flusso di parole impersonali sul nascere, altrimenti… “Guardi, non m’interessa, sono a posto…no, non la faccio parlare perché le ripeto che non ho alcuna intenzione… senta, non mi costringa a essere maleducato… come mi permetto? Mi scusi, sono impegn… ma che vuol dire che anche lei sta lavoran… mica l’ho chiamata io… senta, a queste cose ci pensa mio figlio arrivederci!” Chiusa la comunicazione avvertì il solito malessere, un misto di rabbia e sconforto.
“Gli spaghetti, cazzo!”. Senza neppure spegnere il fuoco afferrò la pentola e la portò sotto l’acqua fredda ma fu tutto inutile: i “vermicelli” avevano oramai l’aspetto di bulimici lombrichi, quindi, invece che nel piatto, li gettò direttamente nel bidone dell’organico che giaceva ai suoi piedi con la “bocca” spalancata, come in attesa. Continue reading “La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto”