Anche i grandi si lasciano ispirare dai ‘colleghi’

Anni fa, quando scrivevo, mi lasciavo suggestionare da un testo che mi era piaciuto e scrivevo mie parole sull’onda di quello che mi avevano suscitato.
Dicendo da dove nasceva l’idea (non sempre forse, ma non ricordo tutto) anche se non c’è nulla di male nel fare ciò.
È naturale ‘copiare’ suggestioni e atmosfere; lo vedo anche come un omaggio. Continua a leggere “Anche i grandi si lasciano ispirare dai ‘colleghi’”

L’attesa – la vita è una ruota che gira

Sulla giacca dell’uomo davanti a me c’è un capello biondo e lungo. L’uomo è alto e mi toglie la visuale dello sportello. La fila in posta è sempre una gran rottura. M’incanto a guardare il capello biondo. È un bel biondo, la donna avrà la pelle chiara e indosserà abiti dai colori pastello, oppure di calde tonalità ambrate e marroni. Forse porterà anche un filo di perle: le bionde sono così fini.
L’uomo si gira di lato e ne vedo il profilo. È uno che abita nel mio condominio, tale Roberto Vincenzi coniugato Pelloni. Lo so perché Mariarosa Pelloni era alle medie con me e la conosco bene. Una stronzetta con la puzza sotto al naso e maglie di cachemire. Chi si mette maglie di cachemire a tredici anni? Solo la Pelloni perché è figlia del dottore e deve far vedere che loro c’hanno i soldi. Comunque la Pelloni ora si è maritata con questo Vincenzi che fa l’operaio alla Durgotel, un’azienda di telecomunicazioni o roba simile, comunque uno da milleduecento euro al mese e finito lì, e c’hanno pure due figli da tirare su, e ora la Pelloni i golf di cachemire se li scorda. Eh, la vita è una ruota che gira, cara mia, diceva sempre mia nonna Adele. Continua a leggere “L’attesa – la vita è una ruota che gira”

Il nome dell’amore

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Dolcezza era troppo banale per lei e lui allora la chiamò in un modo nuovo, anagrammando quasi il suo vero nome, quello che odorava di caramelle e frutti di bosco.
Lei sorrise e, ballando morbida sulla voce di Skye che cantava Love Show, si avvicinò per un bacio da bimba. Lui la lasciò fare e poi la prese e la strinse in un abbraccio da uomo, duro ed esigente come il calore che cresceva nel suo inguine.
Lei gemette di sorpresa, o forse di passione incredula, e lui accentuò il bacio mentre le mani accarezzavano quella lunga schiena che si inarcava sotto la maglia, rivelando brividi che non erano di freddo. Continua a leggere “Il nome dell’amore”

La rabbia di Fabio – un brano di La centesima finestra

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“Fabio chiuse la porta e andò verso la libreria. Sul ripiano centrale c’era l’impianto con il lettore cd. Andò a colpo sicuro senza leggere i titoli, ne prese uno, lo tolse dalla custodia e lo inserì nel lettore. Mise il volume al massimo – Laura, dopo il malessere di poco prima, dormiva, ma la camera era in fondo al corridoio, e Marta era uscita per la spesa accompagnata da Antonio – e si predispose all’ascolto della Nona Sinfonia di Mahler. I toni cupi e l’atmosfera tardo romantica erano la colonna sonora adatta per i suoi pensieri. L’ultima sinfonia che Mahler aveva scritto – la decima era rimasta incompiuta alla sua morte – suggellava ciò che provava, quel diffuso “senso della fine” che gli opprimeva l’anima. Si mise sul divano, deciso ad ascoltarla fino in fondo. Il primo movimento durava circa mezz’ora; si predispose alla concentrazione necessaria. Continua a leggere “La rabbia di Fabio – un brano di La centesima finestra”

Aggiornamenti del blog

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È da qualche giorno che aggiungo qualcosa alle pagine del blog (le vedete in cima alla testata). Ho aggiornato la pagina ‘i miei racconti‘ perché ho trovato un racconto che non ricordavo di avere scritto* – e mi è pure piaciuto rileggerlo -, così l’ho inserito nella sua pagina. Se ne troverò altri, li aggiungerò: mi piace avere tutto ben raggruppato e consultabile. Continua a leggere “Aggiornamenti del blog”

Si fa presto a dire “tesoro”

SafariScreenSnapz016Ieri ho trovato questo commento su twitter, sono risalita a tutta la conversazione e ho risposto con il commento finale che vedete sotto, in coda al post.

Questo mi ha fatto notare che ogni giorno c’è chi arriva al mio blog digitando varie frasi con la parola ‘tesoro‘. Da questo pensiero sono passata a “se qualcuno volesse acquistare il mio libro troverebbe tutte le informazioni subito?Continua a leggere “Si fa presto a dire “tesoro””

È arrivato l’ebook di “Un uomo mi ha chiamata Tesoro”

Prima_Cop_Uomo-omQuando ho pubblicato in cartaceo il mio libro di racconti Un uomo mi ha chiamata Tesoro, che ha ricevuto alcuni commenti molto positivi e di questi ringrazio i miei affezionati lettori, molti amici mi hanno chiesto se fosse possibile averlo anche in versione digitale. Ho nicchiato un po’ perché l’avevo pensato come libro di carta, ma ora, vista l’estate e con il pensiero della possibile lettura da ombrellone, ho deciso di aggiungere questa opportunità ai mie racconti. E ai miei lettori.
Quindi da oggi trovate anche il formato epub disponibile qui a euro 2,49. Dovrebbe essere anche in tutti i maggiori store online ma non ho ancora verificato i link. Continua a leggere “È arrivato l’ebook di “Un uomo mi ha chiamata Tesoro””

I racconti di “Un uomo mi ha chiamata Tesoro”

Prima_Cop_Uomo-omAscoltando i Tg di ieri e le notizie infauste che ci hanno raccontato, dove sono protagonisti uomini che di certo hanno chiamato “tesoro” le loro donne (non entro nel merito delle faccenda perché troppo dolorose per sopportarle e comunque sapete tutti di cosa sto parlando), le stesse che poi hanno ammazzato, tradito, offeso, ho ragionato di nuovo sul contenuto del mio libro, sui racconti che ho scritto.
L’impronta che ho dato ai miei testi non è volutamente maschilista, non avevo in mente di scrivere un libro sulle donne maltrattate e su uomini violenti e malvagi. Non era quello il mio intento.
Volevo mostrare come si usino le parole in modo improprio e come le persone dicano una cosa e, con i fatti, ne dimostrino un’altra.
Inoltre è evidente che possano anche esistere uomini maltrattati e donne violente, anche se mi pare siano in percentuale molto minore. Perciò ho inserito nel volume anche un racconto in cui una donna “frega” un uomo: i miei racconti si possono leggere in tutti e due i sensi, e sessi.
Finora ne ho parlato poco, quindi ora dirò qualcosa di ognuno di loro. Continua a leggere “I racconti di “Un uomo mi ha chiamata Tesoro””

Le baby qualcosa non sono figlie del cavolo

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* foto Anne Geddes

È da tempo, da anni, che sono angosciata (sono solo io?). Quando lessi il libro di Marida Lombardo Pijola trovai molte conferme ai miei timori.
Da quella lettura è derivato anche un mio racconto La famiglia perbene, e quando scrivo un racconto dopo una lettura significa che il carico è troppo forte.
Quando esce una storia come quella delle ragazzine di Roma, tutti gridano allo scandalo. Ma molti gridano perché non hanno mai osservato davvero cosa accade in giro. Basta uscire e camminare, entrare nei negozi, salire sull’autobus. E guardare.
Ma è più comodo non vedere, Continua a leggere “Le baby qualcosa non sono figlie del cavolo”

Un uomo mi ha chiamata Tesoro – un libro di racconti

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Esistono tanti motivi per cui un uomo chiama “tesoro” una donna, e spesso questi motivi non hanno niente a che vedere con il significato della parola. Usiamo le parole come se non avessero un senso e, così facendo, le sviliamo di significato.
Cosa significa quando un uomo ti chiama ‘tesoro’? A volte non vuol dire nulla, e altre volte la parola nasconde una richiesta o rappresenta un’azione che è il contrario di ciò che dovrebbe essere. Continua a leggere “Un uomo mi ha chiamata Tesoro – un libro di racconti”

Pensieri nella finestra

Pensieri nella finestra
© Morena Fanti

Il rettangolo di luce, l’unico in tutto il palazzo, sembrava un occhio nel buio della notte. Un occhio che guardava dentro le finestre dell’appartamento di Giulia. Lei non lo vide, perché entrò in cucina al buio, con gli occhi impastati di sonno e il passo incerto di chi si è appena alzato nel cuore della notte, con la gola secca e i pensieri arruffati.
Andò direttamente al frigo, fidandosi dell’unica luce che entrava dalla finestra, quel poco di luna bagnata nell’aria umida di un novembre caldissimo. Prese la bottiglia dell’aranciata; in quell’attimo la luce del frigo colorò di un rosa caldo la t-shirt che indossava e mise in risalto le sue gambe nude. Andò al lavello per cercare un bicchiere. Versò il liquido, l’odore dolce le solleticò il naso, poi ritornò verso il frigo per riporre la bottiglia. Di nuovo la sua figura si ammorbidì nella luce e di nuovo nella finestra di fronte ci fu un fremito. Giulia chiuse il frigo e si diresse al lavello per bere: quando Stefano era fuori per lavoro, aveva sempre difficoltà nel dormire. Aveva già passato la zona di luce della finestra, quando qualcosa la fece fermare con i sensi all’erta. Ritornò sui suoi passi e si fermò davanti alla finestra, senza osare guardare. Prese fiato, sollevò decisa il viso nel buio, e vide la figura di Luca, il figlio ventenne dei signori dell’ultimo piano, che si stagliava nel rettangolo di luce. Il ragazzo era appoggiato contro la finestra, le braccia che sembravano spingere lo stipite verso di lei, una figura inquietante che le mise paura. Rimase immobile nel buio e cercò di calmare il respiro che sembrava impazzito dentro il suo petto, poi focalizzò l’attenzione, e lo sguardo, sul ragazzo nella finestra. In quel momento notò che indossava solo una maglietta. Giulia pensò che forse dormiva nudo, si era svegliato per bere come aveva fatto lei e aveva infilato solo la maglietta. Continua a leggere “Pensieri nella finestra”

Il pizzo non paga

Xxhissa spinse il tasto ‘Wonderbra’ e attese completamente nuda davanti alla Contorbody4x.
Il Wonderbra non esisteva più da almeno 150 anni e ne restava testimonianza solo nelle foto sui libri di Storia del Costume. Nessuna delle sue amiche lo aveva mai visto, ma la nonna di Shawnna le aveva raccontato dello scalpore che aveva suscitato all’epoca in cui fu lanciato e le aveva mostrato vecchie foto pubblicitarie. Le aveva assicurato anche che certi reggiseni, e slip, antico nome dei coprisesso che si usavano ora, erano fatti di un tessuto morbido e prezioso, molto lavorato chiamato pizzo. Nessuna di loro aveva mai visto un tessuto così. Ma ormai tutto ciò era storia vecchia, pensò Xxhissa mentre aspettava con impazienza.
La macchina ronzò e il braccio sputasprandex si avvicinò al seno di Xxhissa e iniziò a costruire il reggiseno di gel azzurro che seccando diventava un tessuto-nontessuto dal colore indefinibile. Pochi secondi e il seno fu inglobato in un sostegno bianco-grigio, anonimo ma tanto pratico. Ora Xxhissa spinse il tasto ‘coprisesso’, tasto unico perché qui non c’erano altre opzioni, e attese. Di nuovo la macchina ronzò applicandole il gel all’inguine. Pochi secondi e lei si girò per completare la parte dietro. Continua a leggere “Il pizzo non paga”

“I miei racconti”

Un blog nasce con uno stile determinato ma le cose non sono immobili, neppure noi lo siamo, e succede che si adatta a certe circostanze. Quando ho iniziato  – avevo bisogno di un blog ufficiale ma non gentiluomo – pensavo di tenerlo come ‘vetrina’ e di usarlo poco. All’inizio, infatti, ho scritto pochissimo in questo blog, anche perché collaboravo con un blog collettivo che mi prendeva molte energie e ancora più tempo. Continua a leggere ““I miei racconti””

È davvero vino quello che beve il prete?

Non riusciva a staccare gli occhi dalla foto. Mirko era contro lo sfondo di un cielo così blu da sembrare finto e doveva ancora aprire il paracadute. Giovanni si domandò chi facesse certe foto. Forse c’era un fotografo che si buttava apposta per immortalare l’evento. Mirko sorrideva, si intuiva che era felice anche lassù in mezzo al cielo, con i piedi che dondolavano nel vuoto. Era sempre stato uno sportivo, uno che andava sugli sci come se camminasse e che si gettava dagli aerei come se saltasse dal muretto in giardino. Giovanni provò la solita invidia.
Staccò gli occhi dalla foto e si guardò attorno. Tanti abiti scuri: vestiti dall’aria dimessa che uscivano dall’armadio solo per queste occasioni. Perfino la madre, di solito molto elegante, indossava un brutto vestito. Continua a leggere “È davvero vino quello che beve il prete?”

La solita musica – incipit n.5

“Voglio entrare nella tua anima” disse lui pensando che avrebbe voluto entrare in quell’anima calda e umida che lei aveva in mezzo alle gambe.
Le mise una mano sulla schiena e la fece girare in un ballo languido in mezzo alla sala del circolo. Il paese era tutto lì, la domenica pomeriggio. Continua a leggere “La solita musica – incipit n.5”