La storia è sempre quella

Questa frase mi suona in testa da qualche giorno: un po’ stavo riflettendo su cosa significhi ‘rilettura’ quando l’operazione è abbinata al testo di un’altra persona e un po’ ho riflettuto sul fatto che, come dicono alcuni, “le storie sono sempre quelle, ormai tutto è già stato raccontato“.
Quindi? Sono due faccende dimolto diverse mi direte. Infatti.

Parto dalla più facile: è vero che le storie (all’apparenza) sono sempre quelle e che tutto (dicono alcuni) o quasi tutto (dico io) è già stato raccontato, ma quello che cambia è il modo in cui si racconta. Prendo ad esempio Il nome della rosa, noto romanzo di Umberto Eco e noto film con la bella interpretazione di Sean Connery; ora è diventato una serie tv e qualcuno si domanderà a cosa serva replicare una storia già filmata da altri (a parte che i remake sono sempre esistiti e alcuni sono risultati migliori dell’originale). Un regista che si approcci al lavoro di un altro, con una storia base da cui partire, può scegliere di mostrare un altro punto di vista, potrebbe dare risalto a scene che il primo regista ha evitato o mostrato in parte, potrebbe evidenziare un personaggio che nella prima stesura era marginale. Le cose da fare possono essere tante e ognuno restituirebbe una versione diversa. Continua a leggere “La storia è sempre quella” →

Il caso Spotlight

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Anche questo è un film che merita attenzione. La vicenda è nota: un gruppo di giornalisti del Boston Globe inizia un’indagine su alcuni casi di pedofilia all’interno della Chiesa, e sul vescovo Law che sembra stia coprendo tanti preti invischiati. Il tema trattato è, ovviamente, molto pesante e coinvolge gli spettatori suscitando sentimenti di empatia, compassione e rabbia. Continua a leggere “Il caso Spotlight” →

Perché al visuale è concesso ciò che non si concede alle parole?

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Me lo sono chiesto tante volte, ma due sere fa, guardando NCIS, la domanda mi è uscita anche un po’ rabbiosa.
Agli scrittori si chiede sempre massima coerenza, che tutto fili alla perfezione, che tutto abbia un senso. Ai film no. Spesso accade che un avvenimento, anche importante, venga dato per scontato: si mette lo spettatore di fronte al fatto compiuto e si procede con i fotogrammi. Lo spettatore ha un attimo di disorientamento, poi scrolla le spalle e pensa “sarà così. avranno ragione loro. non ho capito bene”.
Al cinema mi è successo parecchie volte: la sospensione dell’incredulità è andata a farsi fottere e mi è rimasto un po’ d’amaro in bocca. Continua a leggere “Perché al visuale è concesso ciò che non si concede alle parole?” →

Il capitale umano

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Il capitale umano è un bel film di Paolo Virzì, uscito pochi giorni fa. Il titolo richiama alla mente quell’insieme di risorse, intelligenza, studi, capacità e professionalità che ognuno di noi ha ed è. Ma, in fondo al film, capiremo meglio cos’è questo “capitale umano”, e mi sono sorpresa di non averlo capito meglio fin da subito, proprio io che in un certo senso ho avuto esperienza di quel ‘capitale umano’ e del modo in cui viene valutato.
Veniamo al film. Ambientato in Brianza, ha già irritato sindaci e assessori del luogo, ma credo che l’ambientazione serva solo a fornire cadenze nel parlato e ambientazioni adatte alla storia. Il film potrebbe essere ambientato a Firenze, Milano e Roma e sarebbe la stessa cosa.
Qui si parla di persone e della società in cui vivono, in cui viviamo. È un bel – seppure nel brutto che racconta – ritratto di come siamo. Continua a leggere “Il capitale umano” →

Loriano Macchiavelli e il radium

Ieri sera ho assistito alla proiezione di un docu-film sul Radium e sull’importante operazione di lotta partigiana che coinvolse il primario di radiologia dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, Giuseppe Palmieri.
I Nazisti volevano il radium per i loro scopi ma il dottor Palmieri lo voleva per i suoi malati e non intendeva cederlo ai tedeschi. Lo fece nascondere quindi, in una casa di via San Vitale 57 e quando il capitano delle SS arrivò con i suoi scagnozzi e uno scassinatore per aprire la cassaforte (aprire! diciamo scassinare, che gli toccò pure usare la fiamma ossidrica) ebbe la sorpresa di trovarla vuota. Continua a leggere “Loriano Macchiavelli e il radium” →

Stieg, ti vendico io un millennium dopo

A sette anni dalla morte di Larsson, Eva Gabrielsson gli dedica un libro-monumento in cui racconta i segreti del compagno. Compresa la trama del quarto e (finora) misteriosissimo volume

Articolo di Maria Laura Giovagnini, foto di Jan Johannessen.
Per gentile concessione Io donna

Curiosa è curiosa, ma per vedere il film con Daniel Craig aspetterà: non ha la minima intenzione di pagare il biglietto. Significherebbe contribuire a ciò che chiama “l’industria Millennium”, quella fortuna prodotta dalla trilogia di Stieg Larsson, coi suoi 63 milioni di copie vendute. Una fortuna da cui è rimasta vergognosamente esclusa (ne hanno beneficiato il padre e il fratello) perché, pur avendo condiviso 32 anni di vita con lui, la legge svedese non le riconosce alcun diritto. Eva Gabrielsson però oggi non è più la stessa che Io donna aveva incontrato nel 2008: sulla difensiva, l’espressione tirata. «Sto bene. continuo il lavoro d’architetto. Ho viaggiato in europa, America, Australia per presentare il mio libro, venduto in 20 paesi». E ora arriva anche in italia, Stieg e io – La storia d’amore da cui è nata la Millennium Trilogy. Continua a leggere “Stieg, ti vendico io un millennium dopo” →

Il suono del cellulare

L’estate non mi piace. È una stagione lenta, non aggiunge nulla e non spinge a fare nulla. 
Sono in mezzo a una storia e non so cosa deve accadere. Mi guardo intorno e non vedo vie d’uscita, nessuna opportunità.
Allungo le dita e sfioro la tastiera, indecisa su quale lettera premere. Finisce che non ne premo nessuna.
Vorrei che almeno squillasse il cellulare. Forse la salvezza verrà dal telefono, mi dico guardando l’oggetto silenzioso. Continua a leggere “Il suono del cellulare” →