Due brevi, ma non piccole, domande

Cercherò di spiegarmi anche se non è facile dirlo con poche e chiare parole.
Ci sono due questioni pressanti che mi girano in testa e vorrei porle anche a voi.
Sono riflessioni molto importanti e vorrei che leggeste con calma e attenzione.

  • Io credo di essere una persona seria, pacata, riflessiva. Non mi avete mai sentita inveire contro questo e quello a vanvera. Ragiono e dico quello che penso, quello che è uscito dal mio ragionamento, giusto o sbagliato che sia.
    Non parto in quarta a blaterare cose inconsulte o bizzarre senza avere prima pensato.
    Parlo con voi che, quasi tutti, non mi conoscete personalmente. Vi dovete fidare di ciò che ho appena scritto. Continua a leggere “Due brevi, ma non piccole, domande”

Anton – un mio racconto del 2001

Genova: scuola Diaz

 

Nello zaino aveva la maglia nera e una kefia dello stesso colore (meno determinante di un passamontagna, in caso di perquisizione). Aveva anche un bastone e una maschera antigas. Poteva giustificarle dicendo che aveva paura di un attacco da parte della Polizia.
Sperava che non ci sarebbe stata nessuna perquisizione, di essere abbastanza protetto in mezzo al gruppo in cui si era infiltrato. Adesso doveva solo trovare gli altri.
Credeva di avere già individuato quei tre là in fondo, che stavano parecchio da soli. Anche in questo momento, in cui tutti partecipavano all’assemblea, presieduta da Agnoletto, loro stavano in fondo all’aula e parlavano sottovoce, ignorando i discorsi degli altri.
Anton decise che era il momento di verificare le sue impressioni. Si avvicinò cautamente ai tre e chiese:
“Posso sedermi qui con voi? I discorsi degli altri mi fanno schifo. Guardate come ascoltano tutti  quello stronzo di Agnoletto con  quella faccia  da  finto pacifista e quei suoi occhialini del cazzo.” Continua a leggere “Anton – un mio racconto del 2001”