Da dove arrivano le storie

Questa è l’ossessione di chi “vorrebbe scrivere un libro” anche se non ha nessuna idea su ciò che vorrebbe scrivere, proprio come se fosse un obbligo cui è impossibile sottrarsi.
“Dove trovo la storia perfetta?”,  “Di cosa posso scrivere?”,  “Da dove arrivano le storie per i romanzi?”, sono alcune delle domande che trovo spesso in rete e anche nelle ricerche che portano a questo mio misero blog.
Ora vi racconto una storia, una sola. Ne ho tante ma le tengo per me.
Allora:

Sabato pomeriggio eravamo in giro per una commissione, il clima era bello, non come stamani che pare di nuovo novembre. C’era un bel sole ma non era soffocante, e c’era l’aria leggera come accade di rado in questa zona.
Quindi decidiamo di fermarci in un bar e prendere un aperitivo tanto per ricordarci che dobbiamo godere del momento.
Entro per chiedere i nostri aperitivi, poi esco sulla terrazza e infine ci accomodiamo. Sapete come si fa, iniziamo a guardare in giro, principalmente il cielo che era proprio bello: azzurro vivo e con gruppi di nuvole bianche e soffici.
Ogni tanto però, si guardano i vicini di tavolo, gli altri commensali che bevono e parlano. A destra c’era un gruppo di uomini, lavoratori in pausa (una mia idea, anche se era sabato ma qualche cantiere funziona lo stesso), ma con loro c’era anche una bambina di sei/sette anni, che gironzolava intorno al tavolino e ogni tanto si sedeva tra loro, molto silenziosa al contrario degli uomini che parlavano a voce alta, una lingua tipo rumeno, comunque dell’est. A un tratto si sono alzati e sono andati via, ognuno con la propria auto e uno con un furgoncino da lavoro. Non ho visto con chi è andata la bambina perché nel frattempo ero stata distratta da un altro uomo. (ma già la storia di questi quattro uomini dell’est, vestiti da lavoro, e con una bambina al seguito…)

Alla mia sinistra c’era un’altra porta del bar, un ingresso laterale da cui si accedeva comunque al bancone. Dopo due volte che passava, ho notato questo tizio alto, moro, con la camicia a quadretti, che camminava veloce con un foglio in mano. Un cameriere ho pensato, che andava in un negozio vicino a prendere qualcosa. La terza volta ho capito che non era del locale ma era un cliente. Dove andava, visto che tornava dopo pochi istanti, e teneva ancora in mano il foglio?
Entrava per pochi istanti e usciva con un foglio, andava nel parcheggio e, finalmente ho visto, entrava nell’auto per pochi istanti e usciva nuovo con il foglio in mano.  A passi veloci, sguardo basso, entrava di nuovo e così via.
All’uscita successiva ho visto che non era un foglio quello che teneva in mano, bensì era un ‘gratta e vinci’ che, come tutti sanno, si potrebbe chiamare ‘gratta e basta’, tanto è vero che l’uomo alto a passi veloci e sguardo basso, ne ha grattati – sempre dentro l’intimità della sua auto – una dozzina in mezz’ora. Si è speso qualcosa come cinquanta euro, o solo ventiquattro (non so quanto costano quelle cartoline della fortuna) in mezz’ora, tenendo lo sguardo basso e concentrato e camminando veloce per andare incontro alla sua perdita pecuniaria.
Cosa ve ne pare di questa storia? Un racconto ci uscirebbe, bello secco come un terno sulla ruota di Bari. E un altro uscirebbe dal tavolino con gli uomini e la bambina. E ho impiegato il tempo di un aperitivo per dimostrarvelo.
Certo che se andate in giro e osservate solo gli schermi dei vostri cellulari, storie ne usciranno poche, cari aspiranti scrittori di romanzi epocali di cui non avete l’idea.

*Foto di Pexels da Pixabay

15 pensieri su “Da dove arrivano le storie

  1. Il tuo ragionamento fila. Secondo me, però, hai guardato troppi uomini, comunque. Da non sottovalutare neppure la vostra storia, prologo delle altre storie…
    Che commissioni si possono fare di sabato? Forse un po’ di spesa per la settimana, oppure far sistemare gli occhiali da sole, sui quali ci si è seduti per distrazione, rovinando l’asticella che ora, in vista dell’estate, crea un insopportabile fastidio alle orecchie se non riparata o sostituita. Si deduce che vi siate fermati per l’aperitivo prima delle commissioni.
    Forse gli aperitivi in quella piacevole giornata fresca e soleggiata sono diventati due, magari tre. E le commissioni sono saltate. Forse mentre sorseggiavate quel gusto fresco e un po’ alcolico, sotto il cielo azzurro, vi hanno fregato l’auto. O forse, distratti dall’osservare il romanzesco mondo circostante, avete fatto scaldare l’aperitivo: dai, ordiniamone un altro, chè questo ormai è imbevibile. Mo’ sorbole chè ho lassiato il portafogli a casa!!! E siete dovuti rientrare.
    Cosa voglio dire? Niente probabilmente. O forse anche la fantasia può essere d’aiuto. La fantasia può portare male, se non si conosce bene, come domarla. Ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla. Osservazione e fantasia, che possono diventare creatività. Ma non in cattività.

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    1. Grazie Gabriele 🙂
      La fantasia è utile ma chi vuole scrivere deve ca[r]pire la realtà: è da lì che occorre attingere esperienze, persone, fatti, sentimenti. Tutte le finzioni arrivano dalla realtà.

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  2. Certo che la bambina e i quattro uomini dell’est ispirano una storia, così pure l’uomo dei gratta e vinci.
    Se ci guardiamo intorno possiamo farci ispirare davvero da tante situazioni e poi la fantasia galoppa, nel mio caso è successo di osservare qualcuno e immaginare una certa trama che poi è diventata un romanzo.

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  3. Non per niente tengo in borsa sempre il mio fido taccuino: osservare il mondo che ci circonda è una fonte continua di storie da raccontare e bisogna prendere appunti. Vado spesso in metro: sapessi che meraviglioso zibaldone è quell’ambiente lì. Comunque, io svilupperei la storia dell’uomo ossessionato dal gratta e vinci. 😉

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  4. A volte da una parola che senti, magari pure inventata ne viene fuori una storia. Tipo come mi è successo per un mio racconto inedito che spero di pubblicare a breve, oramai è un anno che ne parlo 😀 . Io vado in “pellegrinaggio” sui luoghi dove si svolgono le mie storie. L’osservazione è il punto di partenza, il resto poi dipende dalla farina che c’è nel sacco 😉 .

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  5. Giusto questo weekend ho avuto uno scambio interessante con un’amica, lettrice forte. E’ rimasta impressionata da come ho preso una sua memoria asciutta e l’ho “trasformata” in una storia, mettendo un po’ di emozione nel punto in cui lei l’aveva data per scontata. Poi mi dice “ho una storia in mente, vorrei scriverla ma non so da dove partire, ho anche studiato in giro, pure dal tuo blog, e ho provato a mettermi ferma e iniziare a scriverla… niente, non mi esce niente…” Tradotto significa che, pur avendo una trama pronta da usare, l’idea diciamo, arrivare a scriverci un libro è ben altra cosa. 😉

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    1. Certo, non basta avere in mente una storia per arrivare a scriverla. Inoltre, diciamo che le storie che ci paiono così belle nella nostra mente, non sempre meritano di essere scritte.
      Il mio post suggerisce (a chi già scrive o è sul punto di farlo) di guardarsi intorno e osservare. Le idee sono tutte lì.

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