Educare alla Bellezza

Ieri pomeriggio avevo prenotato una visita guidata a Palazzo Fava, a Bologna, per visitare la mostra eccezionale del Polittico Griffoni, riunito nella città dove è nato (sempre Bologna), dopo 300 anni. Siccome non succederà più che una simile reunion  – voluta da Fabio Alberto Roversi Monaco, giurista e accademico di illuminato sentire – accada di nuovo, questa è una mostra imperdibile, che ha avuto, causa covid, pochi visitatori e che sta per chiudere: pare che i Musei prestatori richiedano le loro opere di nuovo in sede (!).
Ma non del Polittico vorrei parlarvi, anche se meriterebbe, e di cose da dire ce ne sarebbero tante. In rete troverete tante informazioni, oltre alle immagini.
Mentre ascoltavo la guida e mentre mi stupivo della Bellezza delle opere e di come avevamo bisogno di tornare a visitare cose belle, dai Musei alle mostre, alle città d’arte e ai piccoli borghi antichi, facevo (sottotraccia naturalmente; il ragionamento si è palesato chiaro solo al mio rientro a casa) un ragionamento che faccio spesso.
Mi sono collegata – sempre tra me e me – a un servizio che avevo visto in tv all’ora di pranzo – quanto di più deleterio per la nostra digestione – che raccontava di adolescenti e droga: adolescenti anche dodicenni e droghe di ogni tipo, molto forti, tagliate male e non censite, quindi ancora più subdole.
Insomma, mentre ascoltavo il servizio in tv mi interrogavo come spesso faccio su perché debbano esserci questi ragazzi, così ‘piccoli’ che si rivolgono alle droghe come panacea per la risoluzione di una vita che, evidentemente, pare loro ben poca cosa.
Poi, camminando dal parcheggio al luogo della mostra, percorrendo via Dell’Indipendenza piena di negozi e persone che giravano, vedevo tante ragazze che entravano e uscivano da Zara, H&M, Intimissimi, Kiko ecc ecc (che tanto i negozi di un centro storico sono uguali in tutte le città) e ho pensato “ma non sarebbe bello che invece di entrare in questi negozi, tutti questi ragazzi andassero dentro e fuori dai musei, dalle mostre?”
Magari, frequentando fin da giovani (oltre al fatto che possono salire gli scaloni enormi dei palazzi antichi senza provare il dolore alle ginocchia che provo io) questi luoghi del bello, potrebbero imparare e apprezzare ciò che l’Arte ci può regalare. Forse, ma il mio è un pensiero peregrino, una gioventù abituata all’ingresso nei musei potrebbe essere una gioventù che non cerca rifugio in droghe, alcol e altri succedanei della felicità. Non so quante volte le scuole accompagnino gli studenti a visite di musei e mostre: magari tante volte e io non ne sono al corrente. Ma oltre alle visite, io farei entrare i ragazzi tutti i pomeriggi, senza pagare il biglietto, esibendo un tesserino scolastico.
Voi dite che ci andrebbero in pochi e che quei pochi sarebbero i soliti che già frequentano con i genitori? Può darsi, ma supponiamo che codesti ragazzi riescano a trascinare con loro un amico che non è frequentatore abituale e che quel ragazzo si appassioni a ciò che vede.
Non sarebbe già un bel risultato?
Naturalmente la mia è solo un’utopia ma è solo facendo le cose che si fanno davvero. Le altre sono chiacchiere.

*le foto sono mie

*un articolo sul Polittico Griffoni e la visita virtuale del medesimo

13 pensieri su “Educare alla Bellezza

  1. Già, una bellissima idea. Non chiamiamola utopia, voglio essere speranzosa.
    A fine 2019 ho portato i miei nipoti (quest’anno 12 e 10 anni) a vedere la mostra di Botero, poi a febbraio 2020 – quando ancora si poteva girare – abbiamo visitato Perugia, Terni, Spoleto e Gubbio (innamorati entrambi di Don Matteo! 🙂 ) e in agosto li ho portati a visitare la Rocchetta Mattei. Anche se subito non sembravano interessati, in realtà poi si sono divertiti.

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  2. Portare i mgiovani visitare musei, chiese, ecc? Si può a patto di educare i genitori a farlo. 😀 Poi di conseguenza anche questi giovanissimi ameranno l’arte.
    A Ferrara al Palazzo dei Diamanti, dove ci sono sempre splendide mostre, ho visto numerosi giovani e giovanissimi in coda pazienti aspettando il loro turno per entrare. Però è un bel segno.

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  3. L’utopia della bellezza? Un modo per cambiare un mondo che senza arte morirebbe. Faccio mio il tuo sogno, credo che l’istruzione e l’educazione all’arte sia la deprivazione più grande che stiamo somministrando alle giovani generazioni…

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  4. La tua è una bellissima idea e credo che applicata porterebbe buoni risultati, i giovani andrebbero aiutati a riflettere sulla bellezza, sull’arte e sull’importanza di non buttarsi via con le droghe. Tuttavia ricordando come ero da adolescente (ero una ragazzina assennata ma piena di rabbia per alcune cose e che non ascoltava nessuno) non é così facile. Da qualche parte bisogna pure cominciare però.

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  5. Un articolo molto interessante, Morena. La scuola indubbiamente può incidere molto, in questo senso, e non fa poco, devo dirlo, ma già prima la famiglia può aiutare i ragazzi ad aprire nuove “finestre”, ad allargare il loro sguardo. Allora sì la scuola potrà incidere nel tempo perché troverà in qualche modo il percorso già avviato nella loro mente. Da piccoli la mente infatti è talmente elastica da far sì che i bambini facciano propria ogni cosa, assorbendo come spugne le informazioni che arrivano da noi adulti. Siamo soprattutto noi, nel bene e nel male, i responsabili del loro futuro.Belle le tue foto. Grazie.
    PIera

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    1. Certamente, Piera, hai ragione quando indichi la famiglia come primo ‘appoggio’ e aiuto per educare i ragazzi alla Bellezza e spingerli all’apertura mentale che renderà possibile l’intervento della scuola come guida. Aprire la mente aiuta ad aprire il cuore.
      Grazie del tuo intervento.

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