Solo tre parole: 2021 in sintesi

Da qualche giorno rimugino su questo post, in cui indicavo le mie parole per il 2020. Era il 24 gennaio (2020, appunto) e io – nessuno di noi – aveva la minima idea di cosa sarebbe accaduto.
Tanto che, qualche giorno dopo, su suggerimento di malos, varai il mio ‘gioco letterario’ confinando tutti i racconti, e quindi i personaggi, all’interno di un condominio: nemmeno in giardino era consentito andare.
Tutte cose che a ripensarci fanno venire i brividi, come del resto l’accaduto degli ultimi dieci mesi.
Ma torniamo alle parole: per il 2020 avevamo adattabilità, pazienza e curiosità. Direi che ci sono servite tutte e tre. In che modo, ditemelo voi 😉

Quest’anno mi metto avanti e scelgo subito le mie parole:

Creatività: se volete sopportare gli eventi e rasserenare la mente, date sfogo a qualsiasi attività manuale. È risaputo che creare è liberatorio, ne ho parlato altre volte qui e qui.
Se proprio non riuscite, o non avete attitudine manuale, ricordate che scrivere è anch’essa attività creativa e liberatoria: per esempio, potete fare un elenco di persone che mal sopportare e mandarle, per iscritto, al diavolo 😀

Reagire: non ve l’aspettavate, vero? Un verbo invece del sostantivo. Il verbo dà più azione, dà spinta. Quindi, reagiamo, e combattiamo per restare noi stessi anche se tornasse un confinamento, anche se dovremo ancora lottare con regole e mascherine: anche sotto i tre strati dobbiamo sempre sapere chi siamo. Le avversità sono un’ottima occasione per tentare nuove strade, possono essere uno sprone per migliorarsi e per iniziare nuove attività (o nuovi modi di fare, di essere).

Interiorità: qui vi volevo. L’involucro esterno l’abbiamo tutti, ma dentro cosa abbiamo? A saperlo, risponde qualcuno.
Ecco questo è l’anno perfetto, se ancora non l’avete fatto, per dare risalto al nostro essere speciali, alla nostra profondità, alla nostra anima. Affronteremo tutto meglio se abbiamo la consapevolezza di chi siamo.

  • La brutta notizia è per chi ha basato la propria vita su un buon aspetto, su un bel faccino da mostrare, per chi credeva che la bellezza esteriore fosse il lasciapassare per tutto: con la mascherina sempre ben piazzata, il trucco ridotto o nullo, se non avete nulla da dire, siete fuori dai giochi. Vale anche per gli uomini: se siete abituati a fare il piacione, se puntate sulla mascella accattivante, imparate a dire cose vere, lasciando da parte le recite.

  • La buona notizia è che l’interiorità, come i sentimenti, si può coltivare: è migliorabile, e accessibile a chi voglia conoscere la persona che trova dentro lo specchio del bagno: leggete e studiate e qualcosa verrà fuori. O meglio, nascerà dentro.

 

*Foto di Shutterbug75 da Pixabay

15 pensieri su “Solo tre parole: 2021 in sintesi

  1. Le mie tre parole del 2020 erano: Recharge (ricaricare), Endurance (resistenza, tolleranza, pazienza), Sparkling (scintillante, sfavillante). A guardarle adesso direi che hanno funzionato bene tutte e tre: costretta in casa mi sono ricaricata, ma non troppo; guai se non avessi avuto endurance, soprattutto col significato di pazienza! E sparkling era stata scelta per un altro scopo, un altro viaggio, un vestito da sera… ma è riuscita a farmi brillare lo stesso. Hanno funzionato così bene queste tre, che adesso sono in difficoltà con la scelta. Ma ci sono quasi. 🙂

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  2. Direi che sei stata una specie di indovina, con quelle tre parole.
    Per quanto mi riguarda, per fortuna, non ho avuto bisogno di adattarmi perché ho comunque continuato a lavorare, uscendo di casa tutti i giorni. Ho fatto le ferie al mare come tutti gli anni e anche adesso per le feste, idem. Non mi sono mancati aperitivi o pranzi e cene al ristorante, perché uscivo veramente poco anche prima. Mi sono mancati i miei nipoti, quello sì, ma abbiamo recuperato poi.
    La pazienza è una caratteristica che mi hanno sempre riconosciuto, anche se in realtà avrei avuto motivo di perderla. Ad ottobre io e i miei genitori abbiamo contratto il virus da mia sorella (che non si sa da chi sia stata contagiata). Mio babbo ha fatto 19 giorni di ospedale, e ci sono stati momenti in cui abbiamo pensato di perderlo, mia mamma 4, giusto per sicurezza, mentre io quasi come niente mi sono fatta la mia quarantena a casa. In ufficio non ho contagiato nessuno, ma non mi hanno voluto nemmeno dopo il tampone negativo. Ho dovuto aspettare che fossero negativi anche i miei genitori, nonostante l’AUSL mi avesse mandato il “foglio di via”. Mi ero vista di cercare un nuovo lavoro. Ho sofferto molto, mi sono sentita una lebbrosa, un’appestata.
    Finché la pazienza ha avuto il sopravvento.
    Forse devo approfondire di più l’aspetto della curiosità. Comunque ho letto molto, forse più di altri anni.
    E anche scritto, quindi la creatività è sempre presente per fortuna.
    In qualche modo dovrò reagire perché mi aspettano sicuramente cambiamenti in ambito lavorativo, entro l’anno e quindi sto già pensando a chi sono per capire cosa fare della mia vita.
    Insomma sarà un anno impegnativo anche il 2021 per me.
    E scusate se mi sono dilungata un po’.

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    1. Ah, Daniela! Quanti scogli nel tuo 2020. Almeno adesso state tutti bene. Capisco la sensazione brutta di sentirsi scansati da tutti… Anche questo è un aspetto negativo di questo virus: tende ad allontanare le persone, che sia per paura o per attenersi alle regole, alla fine ci sono sempre meno rapporti sociali.
      In bocca al lupo per il tuo 2021 che si presenta già impegnativo dall’inizio.

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  3. L’immagine dell’aglio mi sembra ottimo come antivirus 😉
    Le tue tre parole e il tuo gioco del condominio sono stati profetici davvero, credo che la pazienza servirà anche quest’anno, anche perché mi sembra che siamo ancora ben immersi in una brutta situazione, poi speriamo di uscirne con il vaccino, sia pur lentamente (che per ogni cosa ci vuole il suo tempo). Nel frattempo le tue tre parole 2021 sono un ottimo consiglio da seguire, mi piacciono molto. Buon anno

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  4. Niente parole per me, ma solo attese tranquille, in primis che finisca la straordinarietà del momento e si torni tutti alla meravigliosa ordinarietà. Sposo appieno (come non potrei) la tua prima parola: creatività, una meravigliosa medicina omeopatica!

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  5. La parola interiorità suona forte. Ognuno di noi ci ha fatto i conti quest’anno, passato nelle nostre case per la maggior parte del tempo. Ricordo il lancio dei racconti dal condominio. Ero in un periodo nero per la scrittura ed ero senza idee. Certo che è stato profetico. Non partecipo al meme delle tre parole, è una forzatura che mi costringe a splificazionie. In ogni caso non lo farei quest’anno. Credo abbiamo bisogno di tutte le parole per reggere.

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