La velocità della cronaca

Tre settimane fa si parlava solo di Viviana Parisi e del piccolo Gioele, due settimane fa si parlava solo di Villa Inferno e dei festini della Bologna bene (!), questa settimana si parla solo di Willy e della feroce aggressione che l’ha portato alla morte.
La cronaca mangia se stessa: se ne parla fino allo sfinimento, servendo al pubblico televisivo e ‘da lettura giornali sul web basandosi solo sui titoli’ fantasie basate sul ‘forse’ e sul ‘chissà’, fino a fare diventare la morte un argomento frusto a cui qualcuno si sta abituando.
Il mistero della violenza, del torbido, del Male, è diventato un argomento da servire a colazione: lo si usa per fare ascolto e si danno particolari, spesso supposizioni, orribili. Più sono tremendi, meglio è.
Certe vicende ci colpiscono più di altre, però è inutile che noi, che non dobbiamo fare le indagini, conosciamo ogni particolare putrido.
Noi, intesi come società, dovremmo solo interrogarci. Chiederci chi siamo diventati, cosa stiamo facendo di noi, della famiglia, della società.
Ogni storia di cronaca nera, ogni brutta storia che ci raccontano, dovrebbe farci riflettere, dovrebbe porci delle domande. Invece la maggior parte di noi ascolta e basta. Si cerca di capire cosa sia successo nel momento in cui è accaduto tutto ma mai ci si interroga su cosa sia accaduto ‘prima’ e su cosa si potrebbe fare per evitare certi fatti.
Se Viviana Parisi era depressa – se questo è il motivo della sua morte -, chi le era accanto doveva supportarla. Se una minorenne frequenta certe persone – premesso che non sempre si può ovviare a certi comportamenti -, qualcuno poteva esserle amico e offrirle aiuto. Se un ragazzo viene picchiato fino alla morte, la società dovrebbe pensare a come educare le persone, e siccome l’educazione si coltiva fin da piccoli, dovrebbe fornire una buona scuola e tanti aiuti alle famiglie. Di tutti, perché un Paese dovrebbe fornire a tutti gli stessi strumenti per affrontare la vita, che siano strumenti economici, educativi, psicologici e di supporto.
I Valori sono spariti. Invece di cercare i colpevoli dell’atto violento, cerchiamo ciò che ci fa vedere il bello delle cose. Indirizziamo la forza fisica alla costruzione, non alla distruzione. Spediamo la bellezza giovanile alla ricerca dell’arte non dello sballo: l’emozione di un dipinto dovrebbe sostituire l’emozione di una sniffata, una serata a teatro potrebbe sostituire una notte in discoteca, un bel film e un bel libro sarebbe degnissimo sostituto di una ‘festa’ a volte insulsa, in cui si va solo per dire ‘io c’ero’, ‘io esco a divertirmi’, che poi un gran divertimento non c’è, se è necessario farsi di cocaina per sballarsi. Due sane risate con la giusta compagnia sanno fare molto di più.

Foto di Kerstin Riemer da Pixabay

12 pensieri su “La velocità della cronaca

  1. giustissime osservazioni le tue. La gente vuole questo e non ragionare sul perché e sul come evitare.
    I media fanno a gara a chi riesce propalare notizie che possano stimolare l’immaginario.
    Credo che la morbosità e il processo mediatico intorno alla morte del povero Samuele e attorno sua madre, Franzoni, sia stato il tappo che ha dato la stura a questo modo di fare giornalismo.

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    1. Grazie.
      Molti fanno risalire l’inizio di questo modo fi fare giornalismo alla tragedia di Alfredo Rampi del 1981, che ci tenne tutti incollati al video. Ma allora eravamo ‘puri’ e siamo stati lì non per particolari macabri ma perché abbiamo sperato fino all’ultimo che riuscissero a estrarlo vivo da quel buco.

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      1. Dubito che nel 1981 ci fossero tutti quei presunti talk ed esperti che disquisivano sul fatto. Allora si faceva cronaca. Anche nel 2001 con il crollo delle due torri si faceva cronaca.
        Oggi in TV si fa solo gossip a qualunque ora con personaggi solo fotogenici che dicono cavolate.

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  2. Concordo con le tue osservazioni, questa estate la storia di Viviana Parisi e del suo bambino ha tenuto banco per tutto agosto e, oltre a sentirmi stringere il cuore per la sorte del bambino, pensavo schifata alla morbosità con cui ogni volta si proponeva la notizia. Poi seguono le nuove tragedie che fanno dimenticare quelle vecchie di qualche giorno. Sarebbe giusto capire quello che c’è dietro ogni evento, sopratutto quello che una società può fare per evitare che si arrivi a simili orrori (l’ultimo caso di Willy è emblematico, se si semina l’odio – che già c’è senza che un politico lo legittimi- questi eventi sono i risultati) in Italia (e nel mondo) esiste un odio sotterraneo per i neri, gli ebrei e in generale le minoranze più deboli, per contrastare questo serve diffondere una cultura di tolleranza e di valori positivi, quelli che non ci sono più o sono diventati sempre più rari.

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  3. Condivido pienamente il tuo pensiero…Penso che parlare di cronaca nera dovrebbe servire a riflettere ed educare piuttosto che ad alimentare la perversione umana verso il macabro. E comunque è proprio vero che quando ci si diverte davvero, non servono alcol, droghe, social &co

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    1. Infatti, Federico. Penso che molti abbiano perso la capacità di stupirsi delle piccole cose e vadano, perciò, alla ricerca di chissà quali emozioni. Senza sapere che se aprissero gli occhi, e il cuore, avrebbero già tante cose di cui essere felici.

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  4. Siamo bombardati da immagini e notizie violente con il solo scopo di suscitare sentimenti affatto costruttivi. Convengo con te su tutto e aggiungo che la riduzione dell’offerta e dell’accessibilità ad arte e cultura vanno, ahimè , nella stessa direzione. Mi preoccupa e fai bene a sottolinearlo

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    1. Se venisse incentivata la visione dell’arte, la visita alle mostre, la visione di luoghi storici, la Bellezza acquisterebbe valore agli occhi di chi non la conosce, e supplirebbe alla ricerca del nulla.
      Torniamo sempre lì: scuola, cultura, conoscenza sono le uniche cose che possono salvare un popolo.
      Grazie Elena.

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