I racconti del condominio – dodicesimo racconto

 

… segue da qui

Riunione di condominio

Mi affaccio al balcone per guardare il panorama. Sotto di me le aiuole dei giardini sono ben curate, e grandi alberi di magnolie, cedri e pini marittimi formano ombrose macchie di un verde intenso, in lontananza il mare del golfo che da questa distanza sembra anche azzurro.
Sono soddisfatta del mio acquisto, trovare questo appartamento in città, ma così vicino al mare è stato un vero colpo di fortuna.
La casa era stata messa in vendita dalla signora Alma Parodi, ultima erede di una famiglia di costruttori, ma di fatto l’appartamento apparteneva alla cognata, buonanima, la signorina Maria, e poi era andato in eredità al fratello gemello, pace all’anima sua, di cui lei era la vedova. Ora le restava solo Marco, l’unico figlio, “tanto bravo, eh” sottratto al suo affetto da una cubana, neanche bella, con la quale veleggiava in acque lontane e spesso agitate, e un nutrito numero di immobili di cui cercava di disfarsi per mettere il patrimonio al sicuro dalla “cubana”, pare che l’appartenenza geografica l’esentasse dall’avere un nome.
Al momento dell’acquisto, Alma mi aveva pregato di evitarle la fatica di uno sgombero e la nostalgia suscitata da tanti ricordi di famiglia, quindi mi avrebbe lasciato ogni cosa, ma dovevo pensarci io.

E ora eccomi qui con la casa piena di mobili, stracolma di suppellettili, abiti, libri, dischi, foto. Proprio come l’aveva lasciata la signorina molti anni prima, con ancora le calze e la camicia da notte stese ad asciugare in bagno, la tazza sul tavolo della cucina con accanto il giornale ingiallito: un’istantanea di vita un po’ sbiadita e polverosa come sono le vecchie foto. Sospiro e penso a quando dovrò vuotarla, mi sono presa un bel grattacapo, ma non oggi, oggi è una giornata speciale.
Infatti, visto che l’appartamento è completamente arredato, ho proposto all’amministratore di tenere qui la riunione di condominio in modo che possa incontrare tutti gli abitanti del palazzo, anche i più anziani.
Il campanello suona rauco, disabituato a funzionare dopo tanti anni di silenzio. Il primo ad arrivare è il signor Gino, amministratore del numero civico sei, piccolo e rotondetto, ottantatré anni ben portati che, come mi ha già detto più volte, svolge quest’incarico da sempre, conosce tutti e sa cose di tutti e se potesse parlare… ma il suo ruolo lo obbliga a una certa discrezione.
Uno dopo l’altro arrivano i condomini, una breve processione si dirige verso la sala da pranzo, li invito ad accomodarsi intorno al tavolo e cerco con fatica di memorizzare i loro nomi.
Finalmente il signor Gino inizia la litania degli adempimenti burocratici, e io posso osservare i miei nuovi vicini per la prima volta. Alla mia destra è seduto l’ingegnere accompagnato dalla badante domenicana, è molto anziano e completamente sordo. Mi esprime la sua gratitudine per aver messo a disposizione la casa dandogli la possibilità di essere presente (un punto a mio favore), si rallegra dell’arrivo di un volto nuovo, anche se spera che non abbia figli rumorosi! e chiede quando inizia la riunione. Zoe, la badante, gli batte sulla spalla e gli indica l’amministratore che sta parlando, allora si zittisce non prima di avermi detto, caso mai non l’avessi capito, che è un po’ duro d’orecchio.
Vicino a lui sono seduti in punta di sedia i coniugi Maffei, alto e allampanato lui, attempata “Barbarella” lei. Il marito sta sulle sue, ma si vede che ha una gran voglia di intervenire, Barbarella non si toglie mai gli occhiali da sole la cui funzione principale deve essere quella di nascondere le zampe di gallina intorno agli occhi.
Poco distante, vicino alla portafinestra, c’è la signora “non ho capito il nome”, che è la più loquace del gruppo. Si guarda continuamente intorno e ha un’aria molto sofferente. Ci spiega che è per il ricordo che ha della signorina che le sembra di vedere ancora qui, proprio ora, seduta sul divano verso il quale lancia languide occhiate, mentre a me rivolge sguardi arcigni e indagatori. Vorrei dirle che la signorina, per cui nutro grande rispetto e come potrebbe essere altrimenti, non l’ho mai conosciuta e sicuramente non sono responsabile della sua morte perché quando ho comprato l’appartamento, era passata a miglior vita già da cinque anni.
La signora “non ho capito il nome” continua a sospirare e a scambiare occhiate d’intesa verso un’altra ospite silenziosa, ma ingombrante come un trumeau del settecento, che le sta seduta accanto con la borsetta sulle ginocchia.
«L’avete conosciuta anche voi, vero? Che cara persona! Mi pare ancora di vederla girare per casa». Mi guardo intorno preoccupata, ma non vedo nessuna ombra silenziosa e sfuggente alle mie spalle.
Il trumeau risponde con un vocione che sì, si ricorda la signorina, ma che lei ormai non vive più qui da tempo e, rivolta verso di me, mi informa che è la proprietaria di uno dei due appartamenti al primo piano “quello meno bello” precisa “ perché nell’altro ci sta la dottoressa”.
Faccio un rapido giro di tavolo con lo sguardo e non saprei proprio a chi attribuire il ruolo di “dottoressa” da cui deduco che non sia presente.
Chiude il gruppo, una donna bassina e dallo sguardo vivace che, seduta accanto all’amministratore, gli parla in continuazione. Si è presentata come la signora Bennett ed è l’unica che mi ha rivolto una parola di benvenuto, mi ha anche informato che risiede per gran parte dell’anno all’estero, nel Qatar per la precisione, dove il marito ha un’attività.
Il signor Gino conclude in fretta, non c’è molto da dire e nulla da decidere, anche quest’anno tutto andrà liscio, come sempre è stato sotto la sua gestione.
Questo è il momento che il signor Maffei aspettava dall’inizio e rivolto all’amministratore sentenzia che probabilmente la nuova arrivata, cioè io, farà dei lavori di ristrutturazione e lui spera che questo non arrechi alcun danno agli altri condomini. Mentre la signora “non ho capito il nome” annuisce energicamente e l’amministratore assicura che ci sarà lui a garantirlo, io cerco di intervenire per rassicurare a mia volta, ma il signor Maffei mi precede informandoci di aver buttato giù qualche punto per esplicitare il suo pensiero e tira fuori dalla tasca interna della giacca quattro fogli scritti a macchina fitti fitti che contengono il vademecum della “ristrutturazione rispettosa del vicinato”.

– Allarmare i ponteggi
– Non fare rumore
– Non fare polvere
– Non privare mai, per nessun motivo, i condomini dell’antenna della televisione funzionante
– Informare l’amministratore dell’identità degli operai/imprese che frequenteranno, ahimè, lo stabile
– Lasciare l’ascensore a uso esclusivo dei condomini: per muratori, architetti e artigiani vari c’è il saliscendi esterno e se qualcuno, Dio non voglia, dovesse servirsene può farlo purché abbia le scarpe pulite
ecc ecc…

Sgomenta, non ho il coraggio di leggere oltre, sicura che saranno anche previste pene corporali per chi infrangerà le regole.
Mi pare il momento, per rendere l’atmosfera più amichevole, di offrire una bibita e un vassoio di dolcetti. Il signor Maffei accetta un bicchiere di aranciata che per il gran parlare e un po’ anche per l’emozione di un momento tanto atteso gli si è seccata la gola, Barbarella guarda i dolcetti come un insulto personale al suo fisico statuario, il trumeau accetta anche se non dovrebbe, la signora “non ho capito il nome” accetta perché ha accettato il trumeau.
La signora Bennett parla ancora con l’amministratore, il tono è sommesso e l’espressione accorata, non sento e non riesco a immaginare cosa abbia da dire con così tanto pathos. L’ingegnere mi guarda benevolo, mangia i dolcetti e beve l’aranciata insieme a Zoe, la badante.
Ancora il suono gracchiante e inaspettato del campanello attira l’attenzione di tutti. Vado ad aprire la porta e mi trovo davanti una sconosciuta che mi chiede di entrare. Con rassegnazione mi faccio da parte e lei, con un marcato accento sud americano, ci informa che per la dottoressa va bene qualsiasi cosa si decida, purché abbia l’approvazione del signor Gino, e che sarebbe venuta volentieri alla riunione, ma come già sanno, la sedia a rotelle non passa dalle porte troppo strette dell’ascensore che lei ha già chiesto più volte di modificare.
Il signor Gino alza gli occhi al cielo: «Grazie Miranda, dì alla dottoressa che quando ho finito scendo a salutarla».
Zoe, che evidentemente familiarizza con l’ultima arrivata, accompagna Miranda alla porta e questo sembra il segnale del “rompete le righe”. L’amministratore si alza e raccoglie i fogli sparsi sul tavolo mentre si mette furtivamente in bocca un altro dolcetto: «Se mi vedesse mia figlia, sa, ho il diabete».
Mi rivolgo alla signora “non mi ricordo il nome” e le chiedo se ha piacere di fare un giro per la casa poiché le suscita tanta nostalgia. Accetta subito e si mette a capo di un gruppo misto composto dal trumeau, Barbarella, che a questo punto non ha più tanta fretta di andar via, Zoe e, distaccata di qualche passo, la signora Bennett. Dal soggiorno sento la sua voce che nelle varie stanze cerca di riesumare ricordi a favore del suo piccolo gruppo di ascolto.
Finalmente la visita guidata finisce, stringo le mani di tutti e dico quanto sono felice di aver fatto la loro conoscenza, ma resto assolutamente senza parole di fronte alla signora “non mi ricordo il nome” che sta uscendo da casa mia, sì perché questa è casa mia anche se vi aleggia ancora lo spirito della signorina, con in braccio una statua in gesso di Gesù con la veste bianca su cui spicca un grande cuore rosso, altezza sessanta centimetri, fino a pochi minuti prima in bella mostra sul cassettone della camera da letto.
La guardo, guardo la statua, lei mi guarda e dice: «Sa la signorina avrebbe avuto tanto piacere che l’avessi io».
Sorrido e l’accompagno verso l’uscita, con sollievo chiudo la porta alle sue spalle.

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “I racconti del condominio“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

**Restate connessi: non abbiamo finito 🙂

15 pensieri su “I racconti del condominio – dodicesimo racconto

  1. furto con destrezza ma scoperto subito! Bello il finale che mette fine alla riunione del condominio per organizzare la ristrutturazione. Quello che mi è restato dubbio è: ha acquistato l’appartamento oppure è arrivato come lascito? Tutti quei passaggi con l’ultimo relativo al marito – almeno così interpreto la vedovanza – mi lascia incerto sulla frase dell’acquisto.

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    1. Fausto, questo è il racconto “fuori raccolta” che vo ho detto all’inizio. Arrivato per ultimo e l’autore non aveva letto bene il regolamento, ma l’ho inserito perché è molto divertente e tratta di un condominio. Poi vedremo il finale 😉

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  2. Molto carino questo racconto, certo che le riunioni di condominio sono fantastiche opere teatrali, questa starebbe bene come sceneggiata napoletana con il furto del “cuore di Gesù” finale…

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  3. Bellissimo! Il furto finale è eccezionale e mi ricorda qualche vecchia zia… 😉
    Ma quei dolcetti che non ha mangiato quella Barbarella lì, li può mangiare questa Barbara qui? Io non rifiuto mai, piuttosto mi faccio un allenamento in più! 😀

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