I racconti del condominio – La follia

… segue da qui

È stata una follia. La nostra scusante è che non ne potevamo più. Dell’isolamento, dell’alienazione, della mancanza di rapporti – sociali e non – di non poterci confrontare con altri esseri umani.
I componenti della famiglia Zaho, per dire, non si rendono conto ma di certo soffrono meno: sono in sei in un appartamento con due camere e zona giorno e non si annoiano. Per loro l’isolamento fa rima con divertimento.
Ma noi, noi come potevamo continuare così?
È successo dopo uno degli ultimi Dpcm, dopo uno di quei discorsi interminabili, e anche incomprensibili, di Conte.

Noi, il colonnello e io, lo guardavamo ‘insieme’, cioè ognuno nel proprio appartamento – ligi alle indicazioni del governo – ma in collegamento audiovisivo, che ormai ci siamo emancipati e abbiamo imparato a usare tutte quelle diavolerie. Alla fine del discorso, il colonnello, Eugenio, mi guarda attraverso lo schermo e mi fa: «Sai cosa c’è, Lidia? Che da ora in poi non permetteremo più a quel ragazzo di comandarci. Da qui in avanti mi incarico io di guidare le nostre vite. Sei d’accordo?».
Non ho nemmeno risposto, non con la voce. Ma lui ha capito che mi affidavo alle sue decisioni.
«Quindi» ha proseguito fissandomi negli occhi attraverso lo schermo «domani sera, pizza metodo Bonci in casa mia. E dopo, un bel film su Netflix e poi vedremo. Da domani vita nuova. La reclusione la lasciamo ai giovani che hanno paura di morire.  Perché, ricordati bene, cara Lidia: Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. E non sia mai detto che qualcuno incuta paura a questo vecchio colonnello!».
«Nemmeno tanto vecchio» ho detto io guardandolo attraverso un piano e un telefono.
Così ci siamo dati appuntamento per la sera seguente e ci siamo salutati.
La pizza era ottima: la lievitazione lunga e il lievito dosato con parsimonia, la rendono digeribile. Cosa non è andato per il verso giusto, allora?
Mentre la preparava, Eugenio continuava a chiedere: «E i würstel? ti piacciono?», Io annuivo e lui tagliava e metteva sulla pasta. Poi: «E i peperoni, Lidia?».
«Ma certo» dicevo io.
E lui sfilettava e aggiungeva. E poi salsiccia, friarielli tirati in padella con aglio e peperoncino, bufala, pachino seccati al sole della Calabria, ‘nduja e soppressata, provola e speck, e cipolla e olive.
Buona era buona, eh! E l’abbiamo innaffiata con due belle birre – a testa -, e dopo, chi si ricordava il film e Netflix?
Mi sono sdraiata sul divano, anche se sdraiarsi in questi casi è un errore, ma mi cadeva la testa e si chiudevano gli occhi.
Eugenio mi ha offerto il suo letto e ho accettato: chi ce la faceva a prendere l’ascensore e arrivare nel mio appartamento?
Sono stata un po’ in dubbio: non avevo la camicia da notte e si sa che una signora non va a letto senza niente. Eugenio mi ha dato una sua camicia azzurra e mi ha indirizzata verso il suo materasso.

 

Il brutto è venuto dopo: dapprima sono crollata e ho dormito un poco, poi ho iniziato una specie di dormiveglia in cui vedevo tutto come fosse quel famoso film su Netflix. Dapprima una scena di tragedia, una sorta di incubo in cui il colonnello era morto, ma non morto di virus, morto ammazzato. Che angoscia; sembrava vero e c’era anche una scritta sul muro e un ispettore che era sbucato non si sa da dove, e la foto dell’omicidio finiva anche sul Carlino! Sono stata malissimo! Il povero Eugenio! Proprio ora che aveva pensato che ce ne saremmo fregati di tutto e forse si iniziava una nuova vita.
Credo di avere urlato, perché mi sono svegliata e lui era lì che mi parlava e mi passava un panno fresco sulla fronte. «Sei vivo!». Lui mi ha fissato come venissi da Marte e mi ha toccato la fronte.
«Ho la febbre?» gli ho chiesto. La paura del Coronavirus non demorde; resta presente anche nei sogni.
«No, sei fresca come una rosa» ha risposto lui, e sono crollata di nuovo.
È ricominciato un girotondo, come fossi sulla giostra: mi passavano davanti tante persone, alcune sorridenti, altre con un ghigno, altre ancora con una smorfia che distorceva i lineamenti. Molte non le riconoscevo ma tante mi sembravano familiari come fossero vicini di casa. Finché sono salita in alto, una specie di Gyro Drop, in alto, in alto, qualche secondo di pausa, e poi BAM! mi è mancato il letto da sotto, mi è caduto lo stomaco, e la testa ha fatto un giro come Meryl Streep in qual film, La morte ti fa bella, che il collo si allunga, si allunga e alla fine si avvita e la testa guarda da tutte le parti fuorché da quella giusta.

A quel punto ho visto l’immagine di Gesù, ma non un Gesù classico, in croce o altro. No, un Gesù con la veste bianca, un mantello rosso e un cuore dello stesso colore sulla veste, proprio qui in mezzo sul petto.
Mi sono svegliata, ho guardato Eugenio e ho detto: «La prossima volta, Margherita!».

 

… segue… 

18 pensieri su “I racconti del condominio – La follia

  1. eh, non era Gesù (o forse lo era, ma nel contempo era pure la Morte Rossa di Poe).
    : )
    scrivi: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.” sarà vero? ho sempre pensato, confortato in tal senso dai dati Lascientifici, che la paura sia un’emozione utile da un punto di vista evolutivo. diventa dannosa solo se è troppa (o troppo poca).
    ad esempio, la versione umbra dell’adagio di cui sopra (ah, l’Umbria, paradiso verdeggiante abitato da santi e filosofi…) è la seguente: “chi ha paura è più prudente, e non muore d’incidente”.
    : )))
    grazie di cuore a Morena e a tutti coloro che hanno scritto e commentato (e chiedo scusa se spesso ho commentato in ritardo): questo giocare insieme è stato davvero un bel momento di condivisione.

    Piace a 2 people

    1. LA sana paura è quella che, a volte, ti aiuta a restare in vita, rendendoti prudente.
      Ma la paura della frase di Borsellino è diversa, assomiglia di più a quella di don Abbondio.

      Grazie a te e a tutti i lettori e commentatori.
      Non è finita però. Non perdetevi 😉

      e poi farò anche il pdf

      Piace a 1 persona

  2. Sono in ritardo con gli appuntamenti del condominio, immaginate mi sia concessa una visita a congiunti che non vedevo da tempo.

    È sorprendente come tutto qui si fa incalzante al punto giusto, una piacevole follia. Finalmente il colonnello e la Bastiani in una storia (d’amore?) al tempo del Covid.
    La Paura non prenda mai il posto dell’angoscia, e debitamente contribuisca a sagge scelte.
    Racconto estroso e incalzante, piaciuto!

    Trovo che tutto questo sia un viaggio interessante.
    La mia pausa termina qui, al più presto viro al prossimo racconto.
    Un saluto a tutte/i

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