I racconti del condominio – decimo racconto

Adesso sì che possiamo avere paura

Personaggi:
la signora Bastiani
Amira
due ragazzi cinesi della famiglia Zhao
il Colonnello
Clara e Steve Brown
l’Ispettore e Zambelli
Giorgio Provetti, giornalista

La signora Bastiani camminava nervosa sul pianerottolo. Pensionata ancora in gamba, si occupava in modo maniacale della pulizia del suo appartamento e, quando poteva, anche di quello del Colonnello, che abitava proprio sopra di lei. Si erano accordati il giorno prima e ora, dopo aver bussato e suonato il campanello più volte, non sapeva cosa fare. Non lo aveva sentito uscire e comunque, nonostante l’età avanzata, l’ex militare aveva ancora un’ottima memoria, quindi non poteva aver dimenticato l’appuntamento.
La signora rigirava tra le mani un mazzo di chiavi – che non aveva mai usato – che le aveva dato tempo addietro, nel caso fosse dovuta entrare quando lui non era in casa. Si sentiva una ladra a usarle senza permesso, ma se il Colonnello stava male e non poteva venire ad aprire? Prima di decidersi, provò ancora una volta a bussare e suonare.

In quel momento si aprì la porta dell’appartamento a fianco e uscì la signora Amira, iraniana, che, al contrario del marito, spiaccicava due parole in italiano.
«Buongiorno. Ha per caso visto il Colonnello questa mattina?» le chiese.
«No visto Colonnello oggi. Non so» rispose l’altra.
«Le dispiace restare qui con me mentre apro? Ho paura che possa essergli successo qualcosa».
Entrando, lo chiamarono a gran voce, prima dirigendosi verso la cucina, poi in camera da letto. Lo trovarono, legato alla testata e in una pozza di sangue. Sul muro, una svastica gigante e la scritta “SPORCO EBREO”.
Le urla delle due donne richiamarono gli altri condomini presenti a quell’ora. I primi ad arrivare furono due ragazzetti cinesi, della innumerevole famiglia Zhao – i cui effettivi componenti erano sei, per lo più sconosciuti agli altri abitanti dello stabile. Si sentì poi correre sulle scale e dal quinto piano arrivarono una donna e due uomini, uno dei quali si qualificò come Ispettore di Polizia.
«Permesso, fatemi entrare. Cosa succede qui?» e si bloccò di fronte alla macabra scena. Ma si riprese subito: «Avete toccato qualcosa? No? Ottimo. Adesso tutti fuori».
E si attaccò subito al cellulare: «Zambelli!».
«Dica, Ispettore».
«Vieni al condominio Zaffiro con la Scientifica, ma cercate di non dare nell’occhio. Non voglio giornalisti tra i piedi, capirai perché. Ah, prendi su due ragazzi. Da qui per un po’ non entra e non esce nessuno senza permesso».
«Scusi, Ispettore, lei cosa ci faceva lì?».
«Ma te l’avevo detto, Zambelli. Sono andato a Bologna a trovare i miei amici dell’Australia, Clara e Steve. Guardavamo le foto della loro casa, che si è salvata dal fuoco per miracolo. Poi abbiamo sentito gridare. Dai, muoviti, non c’è tempo da perdere».

Mentre la Scientifica procedeva con i rilievi, l’Ispettore e Zambelli si occuparono di interrogare i presenti. La signora Bastiani, ancora sconvolta, raccontò quello che era successo nei minimi particolari e aggiunse che occorreva avvisare la figlia del Colonnello. In quel periodo si trovava a Bruxelles, con la famiglia, perché il marito era un eurodeputato leghista.
«Ci pensiamo noi» la rassicurò l’Ispettore.
I ragazzi cinesi avevano fatto “buco” a scuola, gli altri familiari lavoravano giorno e notte. Sullo stesso piano del Colonnello abitava anche un noto rapper, Junior Cally, ma era in tournée dopo aver partecipato al Festival di Sanremo.
Gli altri condomini erano al lavoro o fuori città. Sarebbe stata una lunga giornata.
«Ispettore, non si sente un po’ come la Fletcher?».
«Chi?».
«Ma sì, la signora in giallo, quella che, dove va va, ci scappa il morto!».
«Zambelli, ma sei scemo?».
«Scusi, Ispettore, era solo una battuta. Dunque, il medico legale ha detto che l’uomo è stato ucciso nella notte. In casa è tutto in ordine, non ci sono segni di scasso o di colluttazione. Probabile che l’assassino avesse l’arma con sé e che si conoscessero. Stanno ancora controllando smartphone e computer, ma pare non ci sia niente di rilevante. Soprattutto non c’è nulla che faccia pensare che fosse ebreo. Quindi… ».
« …è una messinscena per depistarci. O peggio, per creare panico e fomentare l’odio. Come se non ce ne fosse già abbastanza a questo mondo».
Gli interrogatori degli altri condomini furono pressoché simili: quasi nessuno conosceva il Colonnello e quei pochi che lo incontravano sulle scale scambiavano appena un saluto.

Intanto si era fatta mattina e l’Ispettore aveva mandato Zambelli a prendere un espresso al bar, anche se la signora Bastiani si era offerta di prepararglielo con la moka. Ma l’Ispettore aveva bisogno di qualcosa di più forte. E non sapeva ancora quanto.
Infatti Zambelli tornò di corsa, senza caffè, ma con Il Resto del Carlino: «Ispettore, guardi qui».
In prima pagina campeggiava la foto con svastica e lettere cubitali, accompagnata dal titolo «Adesso sì che possiamo avere paura» a firma di Giorgio Provetti.
«Mandalo subito a chiamare!».

«Non posso rivelare le mie fonti, Ispettore, mi dispiace» si difese subito il giornalista.
«Mi ascolti bene: l’unico che può aver fatto quella foto è l’assassino. Quindi potrebbe essere il suo informatore o lei stesso. Non si vende molto ultimamente, no? Mettere un po’ di pepe a questa piccola città per farsi notare in un periodo di intolleranza e paura generale le è sembrata una buona idea».
Il Provetti era sbiancato. «No, Ispettore, guardi, si sbaglia. Io l’ho ricevuta via mail da un indirizzo sconosciuto, poi sono passato da qui, ho visto i piantoni fuori e ho fatto due più due, ma non so altro».
L’Ispettore ricordò che la signora Bastiani aveva parlato di frequenti liti tra suocero e genero, soprattutto da quando il secondo era entrato in politica nel partito opposto. Non poteva aver commesso lui materialmente il crimine, non c’erano prove concrete del suo coinvolgimento e quella gente era ancora intoccabile. L’Ispettore avrebbe fatto il possibile, ma temeva che a rimetterci sarebbe stato solo un pover’uomo che aveva combattuto una guerra per la libertà delle generazioni future, che se ne stavano dimostrando indegne.
«Zambelli!».
«Dica, Ispettore».
«Vammi a prendere quel caffè. Anzi due. Ne ho proprio bisogno».

 

*l’immagine è di Engin Akyurt da Pixabay

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “I racconti del condominio“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

18 pensieri su “I racconti del condominio – decimo racconto

  1. No cavolo, il colonnello noooo!!! 😦
    PS. Mi suona strana questa frase dell’Ispettore: “Ma te l’avevo detto, Zambelli. Sono andato a Bologna a trovare i miei amici dell’Australia, Clara e Steve.” Dice “sono andato a Bologna” come se non fosse lì, ma poi aggiunge “Guardavamo le foto della loro casa, che si è salvata dal fuoco per miracolo. Poi abbiamo sentito gridare.” Quindi era lì, dentro il condominio. Quindi magari doveva essere “Sono venuto a Bologna”, ma questo farebbe presupporre che è ispettore in altra sede, ma allora perché chiama Zambelli con un “Vieni al condominio Zaffiro con la Scientifica…”? Non avrebbe pieni poteri fuori dalla sua zona di competenza.

    Piace a 1 persona

    1. Magari l’ispettore non sa la differenza dei verbi 😉
      Oppure è di San Lazzaro e dice ‘andato’ come direi io se fossi di San Lazzaro e andassi in città.
      E poi magari è indicato come ‘ispettore’ ma ha un grado più alto?
      Oppure se si è di san Lazzaro si può operare anche su Bologna?
      Insomma, Barbara, non lo so. Mica l’ho scritto io 😀

      "Mi piace"

  2. Lo sapevo: ma che ci è andato a fare il colonnello da quel Junior Cally, a suo tempo! Che sappiano noi che gente frequenta il giovane rapper! Per fortuna, con l’ultimo Rosario s’era messo, almeno, in pace con la coscienza! 😅

    Piace a 1 persona

  3. NOOOO! il colonnello me l’avete fatto fuori. lui così atletico e pimpante sempre in allenamento, footing, stretching, arti marziali, me lo avete trattato come un anziano e addirittura ora lo avete fatto fuori. Non ci posso credere. Sapevo che tra lui e la signora Bastiani stava covando qualcosa dì più di un semplice rapporto di cortesia, Ora è morto. L’autore di questo racconto me la pagherà cara.

    Piace a 1 persona

  4. La svolta thriller del condominio! Mi dispiace un sacco per il colonnello, mi piaceva moltissimo, era un gran personaggio. Provo a interpretare anche per Barbara, allora l’ispettore è di San Lazzaro di Savena oppure di Casalecchio di Reno, due comuni vicinissimi a Bologna, praticamente attaccati, lui però lavora nella questura centrale squadra mobile, quindi se il condominio Zaffiro è a Bologna è nella sua giurisdizione. Però non l’ho scritto io il racconto, bello sono curiosa di conoscere l’autore…

    Piace a 1 persona

    1. Ecco, hai ragione, Giulia. Se l’ispettore è di Casalecchio, è portato a dire “sono andato a Bologna”, come se avesse fatto un viaggio, anche se poi lavora in Centrale a Bologna.
      Non è che l’hai scritto tu, vero? 😀

      "Mi piace"

  5. Un racconto ben articolato e la scena è davvero immaginabile. Leggo dagli altri commenti che “il condominio” è amico di molti da tempo, io arrivo tardi ma se continua così non potrò che affezionarmici anche io. Grazie

    Piace a 1 persona

  6. un racconto discreto.
    mi sono piaciuti: il parallelo “zambello” tra l’ispettore e Jessica Fletcher, la signora in giallo; la chiosa finale dove si afferma che il povero Colonnello ha “combattuto una guerra per la libertà delle generazioni future, che se ne stanno dimostrando indegne” (anche se, a mio modo sentire, la schiavitù delle nuove generazioni discende più dall’amore virtuale che dall’odio reale, ovvero più dal delirio di onnipotenza virtuale che dalla paura reale); l’idea del giallo condominiale che, sebbene solo abbozzata, è sempre uno spaccato istruttivo d’una umanità alienata dalla forzata convivenza in ridottissimi spazi vitali.
    non mi sono piaciuti: il fatto che il Colonnello abitasse “*proprio sopra*” l’appartamento della signora Bastiani e che la donna non abbia sentito nulla (ho vissuto per vent’anni in condominio: se il tipo di tre piani più in su tirava lo sciacquone o se gli cadeva da una tasca una monetina da dieci lire, si sentiva subito!); il finale un po’ tirato via, che “interrompe” la narrazione più che portarla a compimento; l’idea che il giornalista abbia visto i piantoni e “fatto due più due” senza intervistare condomini e/o forze dell’ordine è molto forzata (quindi o è l’assassino, cosa che mi lascia perplesso un punto di vista di plausibilità/movente o la storia della foto *in prima pagina* sul Resto del Carlino non sta in piedi).

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.