I racconti del condominio – quarto intermezzo

… segue da qui

Vorrei dire che sono senza parole ma è una frase tanto banale e non significa nulla. Piuttosto dico che sono basita, annichilita dagli avvenimenti che sono accaduti tanto in fretta da non lasciare illusioni. Da “Codogno zona rossa”,  “State a distanza di un metro”, “I casi aumentano in Lombardia”, a “Tutta l’Italia è zona rossa”, “State tutti a casa”, è passato poco tempo.
Eravamo lì a discutere su come tenere le distanze e, all’apparenza facevamo la solita vita di sempre ma senza strette di mano, baci e abbracci, che a volte potrebbe pure essere una benedizione, e in un attimo ci siamo trovati a cantare dai balconi mentre la gente moriva a manciate.

Qui al condominio, ormai non ci si vede nemmeno più – a parte rare occasioni e comunque il colonnello e io possiamo vederci, tanto ci vedevamo sempre, no? – e le notizie arrivano tramite Marcelito. Da lui abbiamo saputo della nuova arrivata, Miranda. Devo dire che il colonnello era contrario a nuovi ingressi, nuove persone nel condominio che non sappiamo chi siano, da dove arrivino e chi hanno incontrato prima di noi. Ma il genero Paolo, che si sa che è immanicato con chissachi, ha deciso per tutti e ha affittato l’appartamento vuoto di fianco al suo. La politica c’entra sempre, anche quando non lo sappiamo.
Quella povera ragazza, Cecilia, con le sue manie e ansie, ha mandato flaconi di igienizzante a tutti i condòmini. È stato un bene perché in farmacia non se ne trovano più e anche al supermercato qui all’angolo – l’unico in cui possiamo recarci: ormai siamo relegati nel quartiere, e d’altronde, dove potremmo andare? – non ce ne sono.
Ogni giorno le notizie peggiorano e in tv si parla solo di Coronavirus. Non solo in tv: ovunque si parla solo di quello. E sono tutti esperti, eh! Io non capisco molto di ‘sto virus e ascolto. Ma non tutto altrimenti si impazzisce: se non muori di virus, muori per le notizie che ascolti.
E i dpcm – non chiedetemi cosa sono: io so solo che ogni tanto si collegano dal palazzo del governo e via a snocciolare regole di cui non si capisce nulla – si susseguono come anatroccoli dietro alla mamma: via uno e sotto l’altro. E accidenti a chi li capisce.
Di chiaro c’è (e ce lo martellano da ogni parte, cartelli, flash mob, video, dirette, youtube, facebook, televisione, radio e perfino aspirapolvere) che dobbiamo “RESTARE A CASA”. E per fortuna che noi del condominio siamo tutti accasati. Tutti dentro al nostro nido che per qualcuno è d’amore e per qualcuno un po’ orso  è isola felice. Ma non dimentichiamo chi è là fuori e non ha una casa e nemmeno i soldi per la spesa.
Marcelito, dietro indicazioni del colonnello, ha messo una cesta di fianco al cancello con un cartello “Chi può lasci e chi non può prenda” e tutti i condòmini danno qualcosa da portare nella cesta. Alla mattina la cesta è sempre vuota.
I nuovi poveri dicono. Che si aggiungono a quelli che già lo erano.
Eh, quando vedo i cartelli con la scritta “Andrà tutto bene”, un po’ di malinconia mi assale.
Questa situazione mi rende ansiosa, come dovesse avvenire una tragedia ancora più grande.

 

*l’immagine proviene da qui

6 pensieri su “I racconti del condominio – quarto intermezzo

  1. Per fortuna che nel condominio l’igienizzante non manca grazie a Cecilia. Nessuno si aspettava un simile disastro, ma l’OMS l’aveva previsto, ma come Cassandra non è stata creduta…ma la colpa è anche di questo mondo globalizzato che ha corso troppo senza tregua, finché è stato costretto a fermarsi. Forse l’umanità è causa del suo male…

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  2. “quando vedo i cartelli con la scritta “Andrà tutto bene” un po’ di malinconia mi assale”.
    tu sei troppo buona. quando vedo i cartelli con la scritta “Andrà tutto bene”, io mi sento preso per il culo e un po’ m’incazz*o (si può dire in un consesso letterario? eh, beh, l’ho detto). la verità è che molte, troppe cose sono andate proprio come non dovevano andare: dalla sottovalutazione dell’epidemia nelle fasi iniziali, alle contromisure eccessive, alla veloce rimozione psicoanalitica di morti e responsabilità politiche. bah…
    comunque hai ragione: la tragedia ancora più grande, quella economica, deve ancora arrivare…
    : ((

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