I racconti del condominio – sesto racconto

Storia dal condominio

Personaggi:
Greta Thunberg
Rula Jebreal
Yi Zhao, cinese originario di Wuhan, commerciante in tessuti, vive a Menate da dieci anni, appartamento al quarto piano sul retro.
Whang Li, moglie di Yi Zhao
Carletto, figlio di Yi Zhao e Whang Li nato a Menate
Bianca, figlia di Yi Zhao e Whang Li nato a Menate
Clara e Steve Brown, coppia australiana
Salah-Youssef Edris, marito dell’iraniana senza nome, vicino di pianerottolo ad Amos
Amos, uno dei due israeliani senza cognome, vicino di pianerottolo di Edris
Mario e Roberto due abitanti di Menate che osservano e ascoltano le chiacchiere dei condomini

A Menate c’è questo palazzone di otto piani: un ecomostro costruito al tempo del boom edilizio negli anni sessanta. Assomiglia a quei grigi casermoni tutti uguali costruiti in Russia durante il comunismo. L’unica cosa bella degna di nota è il parco. Tenuto con cura da un’impresa di giardinaggio è il punto di ritrovo estivo delle trentadue famiglie che vivono nel condominio. Nella stagione invernale si radunano nella sala riunioni al pianoterra.
A Menate lo chiamano il Palazzaccio, perché nessuno ci andrebbe a vivere nemmeno se li ricoprissero d’oro. Vi abitano famiglie importate, come dicono i menatini, che osservano un po’ schifati quel nugolo di stranieri che vanno e vengono durante l’anno. Qualcuno si trattiene a lungo, altri per pochi mesi. Insomma un bel via vai per non cadere nella monotonia. In realtà gli stranieri sono una dozzina: una famiglia di cinesi originari del Wuhan, una coppia di australiani, la giornalista Rula Jebreal, due iraniani, due israeliani e Greta Thunberg. Il resto sono originari della Menalandia.

Mario, appoggiato col gomito al davanzale della sala riunione, sta osservando con Roberto le persone che chiacchierano sedute ai tavolini al suo interno. «Non ho capito perché quel nugolo di persone abbia deciso di comprare una casa a Menate e nel Palazzaccio per giunta» fa dando una vigorosa leccata al gelato che tiene in mano.
Roberto alza le spalle. Tutto sommato non gliene frega nulla. Se uno ha pensato bene di comprare casa in questo posto, pensa appoggiando il mento sul palmo della mano, i problemi sono suoi. Ognuno è libero di buttare nel cesso i suoi soldi.
Una ragazzina, che gli pare aver intravvisto in TV, cattura l’attenzione.
«Quella non è Greta?» chiede stupito Roberto additando una figura minuta con le trecce che sta discutendo animatamente con due orientali.
Mario annuisce ma non capisce perché lei abbia posto le basi a Menate quando viene a Menalandia. La osserva sperando di captare le parole ma il vento porta il canto degli uccelli dai vetri aperti.
Greta parla con Yi Zhao e sua moglie, Whang Lai, in inglese e pare indispettita. La coppia ha due figli un maschio e una femmina. Lui ribatte alle argomentazioni di Greta con quell’inglese addolcito dalla parlata cinese.
«Siete arrivati dal Wubei senza fare la quarantena!» li rimprovera Greta infervorata, scuotendo le trecce. «Ma qualcuno lo sa? E se contagiate il condominio?».
«No» nega Zhao, scuotendo la testa. «Non abbiamo il contagio. Stiamo bene».
Greta si muove nervosa poco convinta dalla loro giustificazione. Tutto il mondo è in fibrillazione per il CoV19 e questi due sciagurati fingono d’ignorare le paure collettive. È convinta che sia colpa dei cambi climatici questa pestilenza mandata da Dio.
Zhao abita a Menate da dieci anni, da quando ha comprato l’appartamento sul retro del condominio al quarto piano. Commercia importando prodotti tessili cinesi ed esportando in Cina quelli lavorati in Menalandia. Sono vent’anni che si è trasferito dal Wubei in Menalandia. I primi dieci anni li ha vissuti a Menadue, la capitale. Stanco del caos, letto l’annuncio di vendite di case a Menate, ha deciso di comprare l’appartamento nel condominio. Qui sono nati Carletto e Bianca che parlano solo il dialetto menatino, nonostante i genitori abbiano provato a insegnare il cinese. «Troppo complicato, mamma» ha detto Carletto dopo l’ennesimo tentativo. Delusa ne ha preso atto rinunciando a insegnargli la lingua degli avi.
Mentre Greta alterca con loro, due australiani passeggiano fingendo di osservare il pino che è diventato un albero alto trenta metri. In realtà hanno sentito l’argomento della discussione: il pericolo di contagio del coronavirus.
«Hai sentito, Clara?» fa Steve accostandosi all’orecchio della compagna.
«Cosa?» non ha ascoltato la conversazione perché ritiene disdicevole origliare i discorsi altrui.
«Come?» mormora Steve spalancando gli occhi azzurri. «Vengono da Wuhan senza dire nulla o restare tappati in casa».
Clara si ferma e guarda dritto negli occhi il compagno. Non comprende i suoi timori.
«Cosa c’è di strano?» ribatte mentre Steve non capisce il suo ottimismo. «Se non hanno sintomi, perché devono stare chiusi in casa?».
L’attenzione di Roberto è distratta dall’arrivo di quattro persone dai tratti mediorientali e la pelle olivastra.
«Bella fauna al Palazzaccio» sogghigna rivolto a Mario, che continua a osservare stupito Greta.
«Dicevi?».
Roberto ride. Mario è sempre il solito. Non ascolta quello che dico.
«Chi è quella panterona mora» chiede Mario affascinato da una donna dalla pelle olivastra e lunghi capelli castani che scesa dall’auto entra nel condominio.
«Che ne so! Mica li conosco i condomini» ribatte secco Roberto che osserva quella bella donna. Gli pare di averla vista in TV, durante la gara canora che si tiene a Sanvena, dove tra ospiti e canzonacce occupa tutti gli spazi del piccolo schermo.
«Ma dai! Non ricordi? L’abbiamo vista in TV da Sghego ma il nome non lo ricordo» afferma amareggiato Roberto, che sta perdendo l’alterco tra altre due coppie sedute vicino al finestrone d’angolo.
Gli iraniani, vicini di pianerottolo ai due israeliani, discutono litigando con loro, perché disturbano la preghiera del venerdì.
«Ma voi rompete con quel lamento sincopato» fa Amos diventando paonazzo. Non riesce a sopportare i due mussulmani che ammorbano l’aria coi loro piatti speziati.
«Senti chi parla!» replica Edris al pensiero del salmodiare che trapassa la parete confinante con la camera da letto. Un suono fastidioso sentire quella cantilena. Ci manca solo che dia delle testate e poi hanno fatto bingo, pensa guardando in cagnesco il vicino di casa.
Mario finito il suo cono tira per un braccio l’amico.
«Dai, andiamo. Il siparietto è finito» fa vedendo che la sala si svuota e torna il silenzio.
Roberto bofonchia qualcosa, dà un colpo di tosse e si avvia con Mario verso il cancello d’uscita. Una partita a scopa è più interessante che osservare quegli stranieri a discutere.

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “I racconti del condominio“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

*l’immagine proviene da qui

10 pensieri su “I racconti del condominio – sesto racconto

  1. un po’ diverso da quelli letti in precedenza.Movimentato da molti personaggi. Una bella fauna abita il condominio Zeffiro per per i menatini è il Palazzaccio. Variegata interessante. Piano piano si scoprono i vari condomini.

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  2. Ops, il colpo di tosse finale mi preoccupa. 🙂
    Un’ampia visuale sugli abitanti del condominio, tra problemi di convivenza e l’arrivo del corona virus. Tutto nella norma, insomma.

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  3. Personalmente sento mancare la dinamica della “storia in sé” anche se comprendo sia complicato gestire numerosi personaggi. Lo avverto più come un intermezzo e non un racconto.
    Mi sento di sottolineare che, non è realistico che i bambini cinesi non parlino la loro lingua madre, meglio documentarsi prima di asserire.
    Inoltre gli australiani è pressoché improbabile che si trasferiscano in un condominio simile in Italia.
    Un suggerimento, anziché: “fa Amos diventando paonazzo.” Quel “fa” lo sostituirei con altro: disse, sbottò, sentenziò, potrebbe -dirlo fra i denti- per essere più incisivo, visto che è infastidito, o altro che non sia “fa”

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  4. Trentadue famiglie, caspita. E riescono anche a parlarsi! 😀 😀 😀
    Ma questi Mario e Roberto arrivano da fuori, dentro il parco privato del condominio, solo per ascoltare? E chi li ha fatti entrare? (o il parco è ad uso pubblico? Non si capisce).
    L’unica stonatura è sentire Mario dire “nugolo di persone” (perché lo dice il personaggio, non lo scrive l’autore), che mi fa pensare ad un tipo di persona con discreta cultura, e poi sotto chiedere della “panterona mora”, che mi riporta a tutt’altro carattere e che spiegherebbe meglio la partita a scopa. 🙂

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  5. un racconto discreto.
    mi sono piaciuti: la cura quasi-vonneguttiana dedicata ai singoli personaggi mentre si avvicendano sul palco scortati da bozzetti apparentemente minimali eppure ricchi di dettagli essenziali, dando vita ad una paginetta tridimensionale godibile e cacofonica (oltre che molto umana); il frammentarsi ondivago del dialogare distratto (“Dicevi?”); Greta convinta che il coronavirus sia la punizione divina per i aver danneggiato il pianeta.
    non mi sono piaciuti: una cosa sola, ma ahimé fondamentale, cioè la trama, il racconto in sé. sì, insomma, per citare ancora papà Kurt, mancano le tre cose importanti in una storia: la stroria, la storia e la storia. sono restato, infatti, a bocca sasciutta, dopo aver letto un’ottima introduzione al racconto
    : )

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