I racconti del condominio – quinto racconto

No Grazie!

Personaggi:
il colonnello
Enrico, il nipote tredicenne del colonnello
Antonio Signore, in arte Junior Cally

Squilla il telefono nell’appartamento al quarto piano del Casermone.
Il colonnello abita proprio lì, nella palazzina di otto piani conosciuta con quel nome proprio per la presenza del militare che in pensione da una decina di anni vive solo. Dire solo non è esatto, al piano inferiore vivono la figlia, il genero Paolo, ed Enrico, il nipote tredicenne.
«Papà, ho bisogno di te. Da qualche giorno Enrico si comporta in modo strano. Temo non sia dovuto alla scuola, siamo solo in novembre. Posso comprendere sia una questione di età, ci sono passata anch’io ma non ricordo di essere mai stata così. Non parla e non risponde alle mie domande. Si barrica nella sua cameretta, e ascolta una musica che ultimamente mi sta diventando insopportabile. Paolo, a causa del lavoro è spesso assente.
Prova tu a parlargli, avete passato tanto tempo insieme dopo la morte della mamma. Tu forse riesci a trovare la parola d’ordine per la sua reticenza».
«Prendi fiato.Vai pure al lavoro. Ci provo io».
«Ok Grazie papi. Ci sentiamo stasera».
«Dammi tempo. Ci sta che non abbia voglia di parlare neanche con me. Per quanto mi sia affezionato, sono suo nonno, un vecchio».
«Hai ragione. La fretta è cattiva consigliera, ma se ora non corro, rischio di non timbrare il cartellino in orario».
«Vai vai, tra un’oretta scendo da lui».

Sulla porta della cameretta di Enrico spicca un cartello:
BUSSA TRE VOLTE PRIMA DI ENTRARE
Il colonnello esita qualche istante, ascoltando le parole della canzone urlata dallo stereo. Rime banali e una metrica piuttosto elementare, su quello che al vecchio militare pare uno squallido tappeto musicale:

Quaranta fighe, chiappe strette.
Lei si chiama Gioia, ma beve e poi ingoia.
Balla mezza nuda e poi te la da, Si chiama Gioia perché fa la troia…

Le dure nocche del soldato in pensione picchiano forte sulla porta della cameretta.
«Enrico, sono il nonno. Posso entrare?».
La musica cessa di colpo. La porta si apre. «Ciao nonno. Cosa ci fai qui. Non scendi mai da noi».
«Eh sì caro. Stavolta ho fatto un’eccezione. È da questa estate che non ti fai più vedere. Cosa è successo, ti ho fatto qualcosa».
«No, no nonno cosa dici …È che sono un po’ preso dalla scuola, da…».
«Dalla musica che ascolti. Una bella sfilza di porcate. Sono abituato alle parolacce ma sapere che queste frasi da caserma le ascolta mio nipote mi disgusta un pochino. Ma che musica è?».
«È musica rap, la musica di questo tempo. La ascoltano tutti i ragazzi della mia età».
«Comprendo questo. Ogni epoca ha la sua musica. Ma il linguaggio mi sembra un tantino spinto» .
«Ora parlano tutti così i miei coetanei».
«Anche a scuola?».
«A scuola … — si rannuvola — Fossero solo parole».
«Come fossero solo parole. Cosa vuoi dire».
«Lascia perdere nonno».
«Non vuoi parlarne con me?».
«Mi vergogno».
«Ci si vergogna solo quando si fa il male. Però se non vuoi parlarne con me, lo capisco».
«Ehm… è successo… me lo giuri che non dirai niente a nessuno. Neanche la mamma deve saperlo. Ha sempre tanti problemi con il lavoro, non vorrei allarmarla».
«Va bene».
«La settimana scorsa è successo… nei bagni della scuola».
«È successo cosa».
«Quello che hai sentito nella canzone di Junior Cally».
«Quale canzone? Puoi essere più chiaro».
«Quella che hai sentito prima… anche Giulia… beve e poi ingoia».
«Chi?».
«Una mia compagna di classe. Era inginocchiata nel cesso e lo stava succhiando a Edoardo».
«Eh!».
«Lui le teneva i capelli con una mano e quando mi ha visto, con il dito davanti al naso mi ha fatto il cenno di stare zitto, poi mi ha detto se volevo farlo anch’io».
«E tu cosa hai risposto».
«No grazie!».
«Bravo hai fatto bene. Non sono cose che si devono fare. Voglio dire… ».
«Si ho capito. Ti prego non dire niente alla mamma».
«Stai tranquillo rimane tra noi due questa cosa. Un consiglio. Cambia musica. Come hai fatto ad acquistare un cd come quello».
«Non l’ho acquistato, me lo ha regalato Antonio».
«Antonio chi ».
«Antonio Signore. Il ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al tuo. Sai cosa penso, anzi sono convinto che lui sia Junior Cally. Un giorno nei garage l’ho visto togliere dal cofano della sua automobile una maschera antigas. Proprio simile a quella indossata dal rapper che canta questa canzone. Lui mi ha visto e mi ha dato il cd facendo lo stesso gesto del mio amico nel bagno. Ssst!».
«Un bel bastardo. Oh scusa sto parlando come lui. Sono contento che me ne hai parlato».
«Sono contento anch’io. Mi sono liberato da un peso. Anzi nonno, mi piacerebbe parlare con te di alcune altre cose che vorrei chiarire. Però se non ti fa niente vengo io da te, come ai vecchi tempi».
«Vecchi tempi. È passato meno di un anno. Ma, certo. Mi fa piacere. Quando entri tu, porti una ventata di freschezza. Devo prepararmi su qualche argomento speciale?».
«Non credo. Tu ne dovresti sapere abbastanza di sesso».
«Sesso? Non sarebbe meglio che ne parlassi con tuo padre».
«Nonnoooo».
«Hai ragione. Con i genitori è difficile trattare certi argomenti. Vieni su da me quando vuoi. Ciao me lo dai un bacio o sei diventato troppo grande per queste cose».
Tra i due c’è un lungo abbraccio, un lungo e tenero abbraccio.

La porta dell’ascensore si apre al quarto piano, il colonnello esce e si dirige alla porta di fronte al suo appartamento. Suona il campanello. Si affaccia alla porta un trentenne.
«Junior Cally?».
«Cosa? Come fa… Cosa sta facendo. Non può entrare. Chi è lei. Non mi spinga…».
La porta si chiude. Non c’è nessuno su quel piano al di fuori dei due uomini soli.

Nessuno sa cosa sia successo quel giorno al quarto piano del Casermone.
Qualche giorno dopo Junior Cally canterà a Sanremo la sua nuova canzone dal titolo No grazie:

Giuro la smetto con sta storia del rap
Voglio scrivere canzoni d’amore per la mia ex
trovarmi un lavoro serio e diventare yes man.

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “I racconti del condominio“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

11 pensieri su “I racconti del condominio – quinto racconto

  1. Che brutti i testi di certi rapper, proprio sgradevoli e diseducativi.
    Se il buon vecchio colonnello gliene ha cantate quattro a Junior Kelly, ha tutto il mio appoggio. Ed evidentemente il suo intervento è servito! 😁
    La storia è piacevole: ad averceli sti nonni! 👍🏻

    Piace a 1 persona

  2. Senta signor Colonello, non è che avrebbe voglia di venire a passare qualche giorno, anche tutta l’estate (pandemia permettendo) nel mio condominio? La ospito io. Avremmo tanto, taaaaanto bisogno di uno come lei, vecchio stampo, di quelli inossidabili. 😉

    Piace a 2 people

  3. nel complesso un buon racconto.
    mi sono piaciuti: i dialoghi vivaci, ben gestiti, specie nella seconda metà del racconto; il finale spassoso e inatteso, col Colonnello nelle vesti di vendicatore solitario dei nostri timpani martirizzati; il buon equilibrio nella costruzione della trama nonostante il limite di battute, col racconto che appare “rotondo” e ben sviluppato in ogni suo aspetto.
    non mi sono piaciuti: il personaggio di Enrico, il nipote, che appare troppo prevedibile e sembra più il protagonista di una fiction RAI che un adolescente in carne ed ossa; la frase “un lungo abbraccio, un lungo e tenero abbraccio”, che mi ha suonato un po’ troppo ostentata (al limite dell’intrusivo) e sovrascrive l’elaborazione soggettiva da parte del lettore del rapporto psicologico tra nonno e nipote.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.