I racconti del condominio – terzo racconto

… segue da qui

Un evento inatteso

Personaggi:
Emma, anziana di 90 anni
Il ‘padrone’ di casa
La signora Bastiani

Emma non ricordava esattamente quanto tempo fosse passato dall’ultima volta che si era preparata per una cerimonia importante, indossando l’abito elegante. Era appeso nell’armadio da qualche anno, nella speranza che dovesse servirle da un momento all’altro.
L’ultima delle sue nipoti, Gigliola, la figlia del figlio di suo fratello, avrebbe dovuto sposarsi dieci anni prima, ma alla fine si era lasciata col futuro marito la mattina del matrimonio. In realtà, lasciata era una parola grossa. Tommaso, così si chiamava il ragazzo, era partito per la Moldavia con la sua nuova fiamma, la spogliarellista moldava ventitreenne del suo addio al celibato.
Aveva trovato l’amore della sua vita e la mattina, con le valigie pronte per partire con la sua Gigliola dopo il matrimonio, aveva invece deciso di anticipare la partenza, ma di cambiare destinazione, tempi e donna, come se nulla fosse. Non aveva detto niente a nessuno. Era stata la madre che, con grande imbarazzo quando lo aveva riferito in chiesa, lo aveva visto sparire da casa senza l’abito del matrimonio. Un vestito che lei e il marito avevano pagato mettendo da parte, mese per mese, qualcosa dalle loro rispettive pensioni.

Da allora, la nipote di Emma non si era più risposata, anzi non l’aveva più sentita, non aveva ricevuto nemmeno una telefonata per gli auguri di Natale da una vita.
Aprì l’anta dell’armadio e osservò l’abito che aveva indossato quella mattina in chiesa quando era stata annunciata la tragedia, con urla, pianti e svenimenti di Gigliola. Lo aveva messo quella mattina e, certamente, in qualche altra occasione ma ora le sfuggiva.
In quel momento aveva altro per la testa.
Guardò l’orologio. Doveva muoversi. Il matrimonio era prossimo. Portò l’abito in bagno. Lo lasciò sulla gruccia e lo sistemò in un equilibrio instabile alla maniglia della finestra. Si liberò di vestaglia e pigiama, si gettò acqua fresca sul viso. Prese il pettine, il suo amato pettine comprato quando era ancora ragazza. Era nel cassetto accanto al lavabo. Sistemò per diverso tempo i suoi lunghi capelli bianchi.
Osservò le rughe del viso nello specchio, si passò le dita sulla pelle. Era ancora morbida.
Si sciacquò la bocca, indossò l’abito elegante, prese il trucco e sistemò del fard sulle guance e dell’ombretto sugli occhi, poi fu la volta del rossetto color pesca.
Si rimirò nello specchio. Era ancora bella nonostante i suoi novant’anni. Età che non aveva mai festeggiato. Oramai nessuno si occupava più di lei. Per fortuna che la testa non l’aveva ancora abbandonata.
Il suo grazioso abito azzurro era come nuovo, e le stava bene, era adatto al matrimonio. Prese il cappello di feltro bianco dall’armadio, l’indossò, poi si osservò nello specchio collocato dietro l’anta e giudicò essere pronta.
Accese la tivù e si sedette in poltrona.
Luis Antonio Herrera finalmente si sposava. Aveva vissuto un amore tormentato con la sua Ana Lucia Domingo per mesi. Emma aveva voluto invitarsi e partecipare alla gioia dei personaggi di quella soap opera brasiliana a modo suo.
Seguiva Questo amore da prima che suo marito morisse, cioè circa vent’anni prima.
Molti invitati erano già in chiesa, seduti sulle panche, in attesa, c’erano anche le domestiche di Ana Lucia, le divertenti e pettegole Marcela e Milagros.
Quando entrò lo sposo, il bel Luis Antonio, Emma sospirò. Avrebbe voluto essere più giovane e unirsi in moglie a un uomo attraente e sicuro di sé come lui.
Pochi minuti dopo arrivò anche Ana Lucia, accompagnata in chiesa dal padre.
Emma scoppiò a piangere. Tremava. Erano una bellissima coppia. Lei aveva un lungo abito bianco e capelli biondi sotto il velo. Le ricordavano i suoi finché non si erano ridotti a essere tutti bianchi.
La cerimonia ebbe inizio, poi, un attimo prima delle promesse, entrò una donna in chiesa.
«Fermi!» urlò il personaggio dalla tivù. «Sono Soledad, Luis Antonio, sono tua moglie!».
Tutti sussultarono. Emma appoggiò la punta delle dita sulle labbra. «Che colpo di scena. E da dove è saltata fuori? Non era morta?».
«Il mio corpo non è mai stato trovato perché non sono mai morta. Sono stata tenuta segregata in una cantina dalla madre della tua futura nuova sposa per due anni. Questo matrimonio non può proseguire».
Emma sentì il cuore batterle forte. Era così dispiaciuta.
«Mamma, è vero quello che dice Soledad?» riprese Ana Lucia mentre un primo piano le inquadrava l’espressione disperata.
Poi Emma udì un forte rumore: era il campanello.
Si voltò verso la porta, poi tornò a guardare la tivù.
La telecamera inquadrò i vari invitati alla cerimonia e si fermò sul volto esterrefatto di Luis Antonio.
Emma scoppiò a piangere.
Il campanello suonò ancora, stavolta il trillo fu molto più lungo. Volevano importunarla proprio in quel momento? Andassero a quel paese.
Sentì la porta aprirsi e una voce a lei nota: era il suo padrone di casa.
«Eccola. Deve andare via. Le ho dato lo sfratto sei mesi fa. Non si può andare oltre. Ho qui l’ordinanza del tribunale.» Stava sventolando un foglio in aria, seguito da alcuni uomini. «Per quanto mi riguarda può anche andare a dormire sotto i ponti.»
«Ma non potete entrare così nella casa di una donna anziana e sola» urlò la signora Bastiani intrufolata al seguito: a ogni evento che si verificava nel condomino era sempre presente per informarsi.
«Portatela via. Deve lasciare subito l’appartamento. È stato affittato a una coppia di giovani sposi cinesi che domani rientra da Wuhan. Il fratello di Zaho e la moglie» ripeté agitato il padrone di casa.
Emma aveva un’infiltrazione d’acqua in casa – le mura erano oramai marce – e, quando pioveva, in parte finiva anche sul letto matrimoniale. Lui aveva ignorato le sue richiese e lei non lo aveva più pagato.
«Non sposerai Luis Antonio!» urlò Soledad. «Lui è già sposato con me».
«E invece lo sposerà, tu non sei la vera Soledad, menti!» urlò la madre di Ana Lucia.
«Lei deve andare via da qui!» riprese il padrone di casa. «Accompagnate la donna alla porta».
Emma sentì un dolore nel petto. Molto forte. Bruciava. Crollò sulla poltrona.
«Mi sente, signora?».

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “I racconti del condominio“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

 

*L’immagine proviene da qui e raffigura Iris Apfel, ultranovantenne icona di stile, nella sua casa da cui non sarà sfrattata.

16 pensieri su “I racconti del condominio – terzo racconto

  1. Un bel racconto! La signora Bastiani la immaginavo proprio così, una bella signora raffinata.
    Qui cresce tensione, accadono vicende da condominio, mi chiedo dove andrà ora la Bastiani. Le auguro almeno di trovare un letto asciutto!

    Piace a 1 persona

  2. un ottimo racconto.
    mi sono piaciuti: la trama vivace e “multidimensionale”, ricca di ironia urticante nonché di colpi di scena; il personaggio di Emma (adorabile: ho un debole per l’umanità fragile e rotonda degli anziani); il mescolarsi di fiction e realtà secondo il collaudato schema televisionario del neorealismo contemporaneo che spinge il lettore a domandarsi se il cuore dell’anziana donna ceda per l’ansia ingenerata dallo sfratto, per la rabbia dell’essere interrotta durante la visione della soap, per l’emozione dovuta al colpo di scena di Soledad rediviva o per il crepacuore dovuto all’immedesimarsi in Ana Lucia (“i capelli biondi sotto il velo le ricordavano i suoi finché non si erano ridotti a essere tutti bianchi”) che resta senza un marito… come lei (“seguiva Questo Amore da prima che suo marito morisse, cioè circa vent’anni prima.”).
    non mi sono piaciuti: la ripetizione di “partito” “partire” “partenza” verso l’inizio (sostituirei “le valigie pronte per partire con la sua Gigliola” con “le valigie pronte per il viaggio di nozze con la sua Gigliola”); il finale con il dolore al petto, un po’ scontato… peraltro il dolore è urente (“bruciava”) quindi a bassa probabilità cardiaca e ad alta probabilità gastroesofagea… eh, eh… non avrei saputo resistere: Emma che si volta verso il proprietario del condominio, sente qualcosa risalire dalla pancia e lascia uscire un roboante rutto!
    : )

    Piace a 2 people

    1. belli i commenti che hai fatto a tutti i racconti, sei andato in profondità. I miei complimenti davvero. È una cosa rara e ritengo davvero interessante tutto ciò che dici, il modo in cui sezioni le cose e noti molte molte molte cose.

      Piace a 1 persona

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