Dove ambientare il romanzo

Devo dire che non ho mai dato soverchia importanza ai luoghi dei romanzi che leggo. Se l’autore è russo, facilmente sarà ambientato in Russia e se l’autore è Stephen King è giusto immaginare che sia ambientato nel Maine. Ma se l’autore vuole ambientarlo ad Agrigento, purché il contorno del panorama, modi di fare e usanze sia congruo, a me non interessa. Se la storia è intrigante ed è scritta come si conviene, non mi interessa in che città vivono e si muovono i personaggi.
Per qualcuno suppongo sia fico leggere una storia ambientata a New York o a Bangkok, e un autore potrebbe farsi tentare per catturare un potenziale di lettori più vasto.
Ma se poi lui/lei non sanno nulla di quella città e scrivono castronerie che uno avvezzo a quel luogo sentirà come un affronto personale? Perché invischiarsi in simili casini?
Io ho sempre pensato che se ambientassi a Bologna potrei dare quel pizzico di autenticità che farebbe sembrare la storia coerente e ‘vera’. Sbaglio?

Questa riflessione è sorta dopo avere letto una recensione al romanzo L’ultimo dei Bezuchov di Marco Freccero: la lettrice ha scritto: “Basta Savona come ambientazione, per favore. Sarà che non sono savonese, ma immaginarmi i ricchi Bezuchov vivere in via Ratti mi intristisce. Se una storia può essere importante e profonda, ambientarla a Savona la sminuisce.”
Mi domando: ma è vero che se una storia si svolge a Savona (ma potrebbe essere Bologna) viene sminuita? Diventa provinciale mentre se fosse ambientata (dove? a Roma? a Milano? o proprio a New York?) diventerebbe importante e profonda?
La profondità di una storia deriva dalla città che le fa da contorno?

Siete d’accordo?

Foto di Free-Photos da Pixabay

6 pensieri su “Dove ambientare il romanzo

  1. Il romanzo Mangia prega e ama va da Ny a Roma India e Bali.
    Va dove ti porta il cuore è ambientato in un piccolo paesino Emiliano che ospita la Tamaro e dice tutti addobbano la città per lei di cuori. Oltre 14 milioni di copie….
    ….. il mio libricino 🤗 La Grazia parla un po’ dell’antica Pompeii…..
    Credo che a volte sia il titolo acchiappante altre volte il film altre volte il tam tam mediatico, jules verne non ha quasi mai viaggiato ma con i diari di bordo veleggiavo con lui fino in Patagonia, bisogna saperla raccontare …..la capacità descrittiva è tutto.
    Dan Brown rende Parigi una città fredda e ombrosa …. punti di vista

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  2. Non credo che ambientare a Savona penalizzi la storia, a volte l’ambientazione è un mero sottofondo e serve solo per dare una collocazione. In altri casi l’ambientazione, la città, diventa personaggio come mi è successo in “Sai correre forte” dove la città diventa parte dei personaggi*

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  3. La storia che sto scrivendo, e che vorrei diventasse un romanzo ma potrebbe anche fermarsi prima, era partita senza un luogo preciso, ma era impossibile proseguire senza dargli una location. Così ho cercato su Google un posto con le caratteristiche che cercavo e da lì si è aperto un mondo, che mi ha aiutato a indirizzare la storia dove volevo. Quindi il posto è importante per chi scrive, ma se la storia è bella non credo sia importante si tratti di una grande o piccola città.

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  4. Credo sia importante dare autenticità alla storia con le sensazioni che il luogo in cui è ambientato il romanzo trasmette, mi spiego meglio: nel mio romanzo Fine dell’estate la prima parte del romanzo è ambientato in un paese dal nome di fantasia “Fiorita”, un piccolo centro della Puglia dove vive gente bigotta e pettegola, tutto quello di cui scrivo è reale (almeno lo era negli anni ottanta quando ci vivevo, non so adesso come quel luogo e la sua gente sia cambiato) però è un luogo che assomiglia a molti piccoli paesi di provincia e ognuno può, eventualmente, immedesimarsi. Insomma si può raccontare un luogo senza citarlo oppure raccontare un luogo che conoscono tutti (che può essere New York o Roma o Milano) parlando delle sensazioni che quel luogo ci dona. Per esempio io ho sempre considerato Bologna come una città aperta per come l’ho vissuta, ma mi è capitato di recente di sentirne parlare in modo differente e negativo da un collega che l’ha vissuta in modo diverso, non nego che questa cosa mi ha fatto riflettere.

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  5. Non credo che l’ambientazione sia davvero rilevante, se la storia è buona. Credo che alcuni utilizzino città “famose” solo per …darsi coraggio, ecco. Del resto se non ci sono riferimenti specifici (quel tal museo con quell’opera che si trova solo lì in quel punto su tutto il pianeta) non credo sia necessario utilizzare luoghi altisonanti, qualsiasi ambientazione, anche senza nome, andrà bene.
    Ma poi: qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere a Stephen King di smetterla di scrivere storie ambientate solo nel Maine? Ha forse un contratto esclusivo con la promozione turistica del Maine?! 😀 😀 😀

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  6. Naturalmente no che non sono d’accordo. Conoscere una città è importante per ambientarvi una storia, trovo snob che uno scrittore italiano cerchi un’ambientazione straniera solo perché fa figo, senza avere mai vissuto in quel luogo (non basta averlo semplicemente visitato), dunque per me la critica rivolta al libro di Marco non ha un grande valore, onestamente.

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