L’autoediting è possibile?

La domanda è suscitata dalla lettura di un post in un gruppo di scrittura. Forse dovrei dire ‘gruppo di scrittori o che si definiscono tali’.
C’è sempre quel gruppo di scrittori emergenti su facebook, dove si instaurano discussioni animate su come si scrive, su come si pubblica, su come è meglio procedere per avere un testo idoneo, ecc.
Di solito funziona così: uno fa una richiesta o pone una domanda e gli altri lo stroncano o si stroncano tra loro nei commenti.
Ieri c’era la domanda/sondaggio su un ipotetico interesse per un testo che spiegasse come funziona il self-publishing per chi intenda pubblicare su una piattaforma tipo Amazon; l’autrice della domanda ha inserito anche la parola “autoediting” e su quella si sono scaldati gli animi.

Domanda: quanti di voi riterrebbero utile un manuale relativo all’autopubblicazione che comprenda, oltre ai vari passo passo precisi (e senza supercazzole per aumentare le pagine) su come pubblicare su varie piattaforme, anche cose relative all’editing (soprattutto all’autoediting per chi non può permettersi un editor) e al marketing?

Dopo la parola autoediting qualcuno ha visto rosso e ha iniziato una polemica a toni agitati, continuata anche dopo che l’autrice del post ha spiegato che intendeva ‘revisione del testo’, ‘correzione di errori e refusi’, ‘sistemazione di paragrafi’ ecc.
I commenti vertevano sul fatto che occorra affidarsi a un editor serio e competente per la revisione del testo.
Tutti d’accordo, certamente. Ma chi certifica l’editor? Da cosa capiamo che il lavoro sarà svolto da un professionista competente, da “uno che ci capisce”?
Io credo che sia possibile, con qualche limite e di sicuro non per tutti, questo autoediting di cui si favoleggiava nel post.
Io l’ho fatto – coadiuvata da tanti beta lettori, alcuni molto puntigliosi e precisi, tipo prof di lettere, che per le questioni grammaticali e sintattiche sono manna dal cielo – con il mio romanzone e so che si può fare; forse un editor avrebbe consigliato ‘modifiche’ al testo, correzioni o altro ma lo stesso editor potrebbe suggerire modifiche al testo editato da un collega. Ognuno vede le parole a modo suo e ognuno ha la sua formazione letteraria e proprie idee di stile. Quindi, che fare?
Ricordo, ma lo sapete bene, che ‘editing’ non significa correzione di bozze – ma  serve pure quella – ma una visione completa su ciò che funziona nel romanzo e su cosa non va, sull’opportunità o meno di dire una cosa e sulla mancanza di altre, sulla poca chiarezza del testo o sui troppi vagheggiamenti poetici e voli pindarici che l’autore ha sviluppato.
Tutto questo l’autore non lo può vedere, dicono tutti, ed è anche vero: l’autore sa cosa ha scritto e tende a leggerlo come crede sia giusto, quindi per lui va bene.
Ma, e il primo trucco è questo, se si lascia sedimentare il testo, se ci si allontana dal medesimo, si leggerà con occhi nuovi, ci sembrerà il testo di un altro, e allora riusciremo a vedere parecchie cose. Forse non tutte, ma quasi. Tutte non le vedrebbe nemmeno il re degli editor.

Che ne pensate? Secondo voi, l’autoediting è possibile? O gridate anche voi allo scandalo?

 

15 pensieri su “L’autoediting è possibile?

  1. Io ho fatto tutto da sola con quei quattro libriciattoli che mi sono permessa di autopubblicare. Nessun beta lettore, solo occhi attenti per refusi ed errori grammaticali. Preciso però che sono comunque racconti, corti o lunghi, ma racconti. Per un romanzo probabilmente mi affiderei a qualcuno. 🙂

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  2. D’accordo con te sul problema editor. Non sempre si trova quello giusto e poi, come hai detto, potrebbe trovare da ridire anche sul testo già editato.
    Autoediting? Credo sia possibile con qualche paletto però è possibile Validi beta reader sono in grado di aiutarti nel migliorare il tuo testo.

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  3. Secondo me l’autoediting è possibile, certo bisogna affidarsi a dei beta reader che siano lettori forti (che danno sempre validi consigli). Io per esempio con i miei romanzi ho fatto così, mi sono affidata a dei beta reader che non avevano problemi a dirmi cosa pensavano. Comunque anche lasciar sedimentare il testo per qualche mese aiuta, di solito rileggo tutto dopo un po’ di tempo e aver recepito i suggerimenti dei beta…e vedo l’effetto che fa 🙂

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  4. Non lo so. Vedo che qualcuno si affida a dei beta lettori preparatissimi, con evidenti buoni risultati. Ma sono perle rare. La maggior parte può contare all’amico che legge molto, ma questo non fornisce gli strumenti giusti per l’editing. Per lo meno, non solo questo. E i testi che ne escono sono leggibili, ma a fatica. La cosa migliore sarebbe affidarsi ad un editor professionista almeno alla prima pubblicazione. Lo si riconosce dal costo, dal curriculum, dalle referenze. Non dal numero di libri letti.

    Sui gruppi poi…si vede tutta l’invidia degli scrittori insoddisfatti che trovano sollievo solo nell’affossare i sogni altrui.

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  5. Io non sono di questo avviso. Lo dici tu, serve “una visione completa su ciò che funziona nel romanzo e su cosa non va, sull’opportunità o meno di dire una cosa e sulla mancanza di altre, sulla poca chiarezza del testo o sui troppi vagheggiamenti poetici e voli pindarici che l’autore ha sviluppato.”
    Sono convinta che nessuno di noi, nemmeno dopo un tempo di decantazione della storia significativo, possa avere quella lucidità e quell’equilibrio che ci permetta di vedere anche ciò che i nostri occhi non scorgono più. Su a chi ffidarsi, la discussione in effetti è aperta: al di là della difficoltà di incontrare un buon editor, la cui professionalità è difficilmente accertabile, al pari di qualunque altro professionista che non si conosca davvero, c’è il tema economico che per molti è davvero preponderante. I beta reader aiutano ma non sono editor. No, in definitiva l’autoediting non mi pare possibile.

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  6. Se per autoediting si intende fare una revisione a fondo da soli, dico no. Anche dopo molto tempo di decantazione, il distacco non aiuta a guardare in modo obiettivo. O meglio in parte sì, ma non è abbastanza. Servono almeno dei beta reader che facciano le pulci al testo. Possibilmente più di due.
    Comunque non capisco l’accanimento di tanti in questo campo, a volte sembra che ne facciano una specie di crociata. Poi leggi i loro testi e sono pieni di buchi narrativi ed errori. Eppure additano gli altri autori che l’editor è essenziale…

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  7. Grazie a tutti per i commenti.
    Vorrei aggiungere, ultima ma non ultima, la faccenda ‘costo’: quanti tra gli autori che pubblicano in self hanno la possibilità di spendere tanti euro in editing? Certo, mi potreste rispondere “nessuno obbliga un altro a pubblicare”, ma mettiamo che l’autore si senta pronto e voglia farlo lo stesso, pur non avendo possibilità di spendere. Si affiderà a qualche beta lettore e alle sue capacità. Alcuni hanno buoni risultati.
    Io credo sia possibile ma solo per alcuni, con grandi capacità e molta lucidità.

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  8. L’autoediting si fa. A volte riesce anche meglio che affidarsi a un “editor professionista” e, in effetti, mi sono cancellato da dei gruppi su Facebook che si scandalizzavano se tu dicevi di non poter pagare un editor professionista, ché non era possibile, ma ho letto i testi di alcuni di questi che dicono di pagare un editor professionista e c’è da ridere. Secondo me il concetto che hanno certi autori dell’editor professionista è pagare 50 euro per il testo che di solito è inferiore alle 50’000 parole e che viene spacciato per romanzo, spesso si parla di racconti di 20’000 parole. Il famoso romanzo breve, ma che tale non è. Si chiama racconto.
    Spesso io pongo la questione: ma per pagare un editor professionista (che poi per molti, ne sono convinto, è un semplice cerca il refuso) per un romanzo di 60’000-90’000 parole quante centinaia di euro devi pagare? E, soprattutto, come recuperi la spesa? Non sto dicendo di guadagnarci sopra, ma 500-600 euro come li recuperi? E io credo che un editor professionista ne prenda almeno il doppio. Si sa bene che i prezzi sono dai 3 euro a 5, e forse anche di più, a cartella. Quante centinaia di copie devi vendere e a che prezzo? Ma nessuno risponde mai alla domanda. Se avessi soldi da buttare e credessi di vendere almeno 1’000 copie, io userei un editor a occhi chiusi, dopo aver cercato per un po’. E io, autori che hanno tanti soldi da buttare ne conosco almeno un paio. Non solo editor professionisti, ma copertine da sballo e traduttori che se sono professionisti e competenti ti cercano dai 3’000 euro a salire, attori per audio-book che chiedono altrettanti soldi se professionisti.
    I beta lettori servono, ma sono pochissimi quelli bravi e affidabili e che sanno collaborare con te.
    Io, per esempio, cerco beta lettori nuovi per il romanzo sul male e per il V volume della mia serie.

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  9. Non grido allo scandalo, no, tuttavia non metterei sullo stesso piano la betalettura di persone anche molto brave a scovare l’inghippo in un libro con l’editing vero e proprio. Se esiste la figura dell’editor un motivo c’è ed è che si suppone abbia una preparazione tale da far fronte in modo obiettivo e, soprattutto, costruttivo, a una lettura, che lo faccia, cioè, in modo professionale, mirando a migliorare il testo senza intervenire in modo soggettivo, trovando i punti forti e potenziandoli, smussando quelli deboli. Non lo so, per me affidarsi all’autoediting è una scusa per non attribuire professionalità alle figure di riferimento e per non pagare (forse anche a vuoto) tutte le spese richieste. Poi, che si possano prendere bidoni, che si possa incappare nel finto professionista, purtroppo è un rischio evitabile se si fa una ricerca seria, all’inizio.
    Io, per esempio, diffiderei totalmente di chi si improvvisa “editor” senza avere un titolo serio e valido per potere esercitare questa professione. In rete è diventata una moda, offrire la propria competenza fondata su esperienze che qualificano poco il lavoro. Paghi meno, forse, ma a quel punto, fai prima ad affidarti ai betalettori, che almeno lavorano a gratis!

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    1. Infatti, Marina, non sono due cose da mettere sullo stesso piano: i betalettori (che fortuna sarebbe trovarne uno molto valido!) non hanno le stesse competenze di un editor bravo (a trovarlo: nel senso che di bravi ce ne sono tanti ma bisogna riconoscerli e non tutti sanno come capirne la professionalità), ma a volte bisogna scegliere quello che si crede meglio e anche quello che ci è possibile. Un autore che si autopubblica può non avere la possibilità di investire tanti soldi. Si potrebbe rispondere “allora non pubblicare” ma se l’autore è convinto di avere fatto del suo meglio, chi siamo noi per negargli la libertà di azione?

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