La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

Ieri è successo un inghippo e ho pubblicato l’inizio di un post invece di salvarlo in bozze. Subito qualcuno ha messo ‘mi piace’ e quindi non ho eliminato.
Oggi cercherò di concludere questo mio pensiero.
Ricomincio.

*****

Oramai molti vivono solo per dirlo sui social, e forse si inventano una vita diversa dalla loro per mostrarsi “migliori” ai loro “amici” del web.
L’esteriorità è così importante che le ragazze si rifanno il seno a diciotto anni, la bocca e gli zigomi e, anche quelle che non si sono (ancora) rifatte, postano selfie in posa come vedono fare dalle star e dalle influencer.
Ogni cosa si fotografa, di ogni evento si fa il video, anche di quegli eventi che sarebbe meglio mantenere privati e pure di quelli che sono veri reati.

Per dire a che grado di follia siamo arrivati: c’è chi decide di picchiare ( o peggio) una persona e decide nel contempo di filmare l’evento per condividerlo con gli altri. Immagino che sociologhi illustri abbiano studiato la faccenda. Oppure no.
Io, oltre a domandarmi chi ha cresciuto questi mostri, mi domando che significato ha tutto ciò.
E tutto ciò si riconduce a quanto detto sopra: non si vive per piacere proprio ma per mostrare agli altri quanto siamo fighi, che potenza abbiamo e come la esercitiamo. Una volta avremmo stupito mostrando la nostra intelligenza, la nostra cultura e anche la nostra arte, dallo strimpellare una chitarra, recitare dei versi, a dipingere un asfodelo con gli acquerelli. Ma queste cose sono sorpassate, non interessano più.

E il motivo è che queste cose vengono da un’interiorità che nessuno ha più e che tutti schifano. Ora si fanno cose per mostrarle. Punto.
E veniamo all’evento di due giorni fa, di quel “padre” che viaggia con i figli, quindi con la responsabilità più grande che ha e con l’amore che si suppone più grande. Non ostante questo amore che lui credeva di avere – di certo l’aveva – ma che non sapeva gestire, ha messo, e metteva spesso, a repentaglio la vita dei due figli, tanto che nell’ultima diretta facebook – che figata, eh! – lui si è schiantato con l’auto e i due bambini sono morti.
Non sarà il primo caso e forse non sarà l’ultimo. Correre ai ripari, come si dice, ormai non si può più fare. Si dice ma non si sa come fare. Togliere la patente a chi guida usando il cellulare (telefonando, non facendo dirette che questo è da pazzi) sarà un deterrente? Difficile dirlo in un mondo dove tutti pensano di essere i migliori e che ‘a me non capita perché io so fare, non come quel pirla là’.
Questo padre ha 34 anni e stava crescendo dei bambini di 9 e tredici anni. Ora, come si pensa vengano su questi figli, se vedono il padre che guida in diretta facebook? E come lui forse lo fanno anche altri: siamo una società di emulatori, di gente che non pensa in proprio ma copia le idee altrui. Quindi abbiamo dei trentenni cresciuti in epoca in cui i social non c’erano e che hanno imparato a usarli troppo. I figli che crescono con il cellulare già a due anni, cosa combineranno?
C’è qualcuno a cui importa? Mah.
Certo, lo so che a molti importa. Ma non ho una visione positiva del futuro di questa società. E io non sono pessimista o negativa, io cerco sempre di vedere il lato bello delle cose. Qui non vedo niente di bello. A parte l’asfodelo.

 

*l’immagine proviene dai Musei Reali Torino
**Il mio testo Vorrei chiamarmi asfodelo

Annunci

16 pensieri su “La società dell’apparire ci aiuterà a scomparire (post vero, non bozza)

  1. Diventare padre è facile, a volte succede per sbaglio, ma diventare genitore no, non è per niente facile e c’è chi non lo diventa mai. Lo dico rabbiosamente: non è giusto che quel ragazzino sia morto, avrebbe dovuto morire il padre, e i figli avrebbero tristemente imparato che alla guida non si scherza, mai. Invece adesso rimane un bambino di 34 anni che questa cosa se la trascinerà a vita, al di là dei risvolti penali. Non si potrà giustificare con “tragica fatalità”, no.
    Sull’apparire più che essere, concordo. Dalle foto dei piedi sulle spiagge al balconcino del costume esibito c’è una profonda tristezza che pervade sui social. Loro postano la vita perfetta, noi però che siamo “cacciatori di storie” e abbiamo le orecchie lunghe sappiamo anche cosa c’è dietro quelle foto: voglia di riscatto da una vita di stenti. I piedi sulla spiaggia restano solo qualche ora perché non possono permettersi di più con un lavoro precario. Il suv non finiranno di pagarlo, all’ultima maxi rata lo restituiscono dicendo che “non mi sono trovato bene, sai, l’assistenza, e poi questa, la Panda, si parcheggia dappertutto”. E il seno lo mettono in bella mostra degli altri perché i mariti non le guardano da mesi, nemmeno ci parlano. Oppure sono ragazzine convinte che l’intelligenza sia passata di moda.
    Possiamo correre ai ripari sulla guida. Basterebbe installare un jammer in ogni auto, che disturba le frequenze cellulari nell’abitacolo anteriore, lasciando accesso al solo cellulare connesso al veicolo (per navigatore o chiamate d’emergenza, gestite da vivavoce o comandi al volante). La tecnologia c’è, basta implementarla, testarla, migliorarla, usarla.

    Piace a 1 persona

      1. Ahimè si. L’autovelox controlla (ma non blocca) che vengano rispettati i limiti di velocità alla guida di un auto. Il contatore elettronico blocca l’erogazione di energia quando se ne sta consumando troppa in uno stesso momento. Il differenziale blocca l’intero impianto elettrico in caso di guasto/malfunzionamento/corto circuito/errore umano per salvare la vita delle persone.
        Siamo pieno di dispositivi che controllano altri dispositivi perché l’uomo non ha sempre cognizione dei propri errori. Dovevamo rimanere alla ruota in sasso sennò!

        Mi piace

  2. Credo sia tutta questione di priorità: ci sono cose che per me hanno più importanza di altre e mi comporto di conseguenza. Sentimenti, coscienza, intelligenza ora non sono di moda. Soldi, popolarità, bellezza sono di certo più importanti, anche a costo della vita stessa. Così si muore per un video, un selfie, un intervento estetico, ecc…
    Io so di essere molto social, seguo Facebook e la mia pagina di poesie quotidianamente, ogni tanto posto dove e cosa mangio, a quale evento mi trovo, anche se il mio diario quotidiano lo scrivo a penna da 28 anni.
    Mi fa piacere certamente se qualcuno mi segue e apprezza ciò che scrivo, visto che c’è la possibilità per farlo, ma proprio perché non si può più tornare indietro la tecnologia deve essere un aiuto nella nostra vita, non deve prendere il sopravvento.

    Piace a 2 people

  3. Mostrare su facebook le proprie vite perfette (che però perfette non sono) è terribilmente di moda di questi tempi, però può diventare terribilmente irritante per gli altri, i cosiddetti “amici” di facebook. Un mio amici posta continuamente tutto quello che fa, va a mangiare fuori posta il piatto e la tavolata con gli amici, poi fa un viaggio posta il viaggio è così via. È un continuo, tanto che negli ultimi tempi quando vedo i suoi post mi vien voglia di mandarlo a quel paese in diretta facebook. Però non lo faccio perché sono sua amica e mi rendo conto che per lui essere protagonista su facebook lo fa star bene. Ma se io fossi un nemico, mi verrebbe voglia di nuocergli, no? In un giallo l’assassino arriverebbe dal web contro coloro che ostentano la felicità. Beh, in realtà è uno spunto che ho sfruttato nel mio ultimo giallo, però i miei pensieri sono reali…

    Piace a 1 persona

    1. Bello questo pensare ‘ in giallo’. Questo delle foto è un argomento spinoso: io non fotografo spesso i piatti che mangio ma alcune volte sono così belli che mi lascio tenere pure io. Metto spesso, però, monumenti o altro mentre sono in viaggio: se mi sembrano interessanti mi viene voglia di condividere con chi mi legge. Ma metto spesso anche le foto dei tramonti da casa: se per me hanno un senso perché non farlo.
      Per me ciò che conta è la foto non il luogo in cui sono. Poi mi è capitato che su una foto stupenda (e non esagero) che ho messo proprio per questa sua beltà, io sia stata criticata perché ero al caldo mentre che leggeva stava al freddo.
      E magari hanno pure pensato di ammazzarmi… 😉

      Mi piace

      1. Cara Morena, vedo sempre i tuoi post, ma sono sempre molto garbati, assolutamente non esagerati. Invece il mio amico esagera parecchio, sembra sempre in vacanza (ma lavora anche lui sicuramente). Ecco forse è il “troppo” che da fastidio…

        Mi piace

  4. Aspettavo concludessi il post prima di commentare. Purtroppo anche io sono sgomenta di come i social siano riusciti a risucchiare le menti dei più fragili. Per alcuni mettersi in vetrina è uno status symbol, per altri l’unica opportunità di avere un seguito. La vita reale resta sempre un’altra cosa.

    Piace a 1 persona

    1. Il punto è questo: molti non sanno cosa farsene di una vita reale quando possono avere quella virtuale che ai loro occhi è simile a quella di divi, cantanti e influencer ecc
      Cosa c’è all’interno di codeste persone?
      Sapere che pure tu sei sgomenta mi fa sentire meno sola.

      Piace a 1 persona

Rispondi a morena fanti Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.