“L’ultimo dei Bezuchov – la mia prefazione

L’ultimo dei Bezuchov – di Marco Freccero

Oggi Marco Freccero, in questo post, ha annunciato il titolo del suo romanzo in uscita e quindi posso parlarne pure io.
O ne parlerò nei prossimi giorni: è meglio. Oggi mi limito a copiare qui sotto la mia prefazione al romanzo:

Il talento di un uomo

L’ultimo dei Bezuchov, questo romanzo breve di Marco Freccero, ci trasporta in quello che pare un tempo antico: si parla di una famiglia russa e forse di argomenti molto lontani dal nostro presente. Carlo Alberto Bezuchov è il vero protagonista di questo romanzo e d’altronde, già dal titolo, capiamo di cosa si parla: l’ultimo rampollo di una ricchissima famiglia russa. Un essere altezzoso, con le tasche piene di soldi e la testa piena di presunta superiorità.
Non c’è niente di più lontano da Carlo Alberto, un’anima bella che viene spontaneo – ma non banale – associare al principe Myškin, L’idiota di Dostoevskij. In questo romanzo, Freccero non rinuncia a un omaggio ai suoi amati autori russi e al buon Fëdor, ma l’ultimo figlio della casata Bezuchov ha qualcosa di diverso dal Principe Myškin, ha infatti un particolare “talento”.Cosa sia questo talento è un quesito che turba Maurizio Berberis, il seminarista che ritroveremo in seguito con l’abito talare e che ci fa da narratore:
«Tutti noi abbiamo qualcosa di unico e particolare. Un talento da usare, da mettere a frutto. Un posto, a questo mondo, che ci appartiene. È impossibile che tu non abbia niente del genere. Devi cercare, con fiducia e tenacia».
«Lo penso anche io. Ci ho riflettuto tanto tanto. Quando non hai nulla da fare, pensi sempre. Però è bello, bello, pensare. Alla fine credo di avere trovato la risposta. Non è completa, ci manca un pezzo bello grosso ma non importa. È un inizio importante».
Mi sorrise, in principio con timidezza, poi acquistò fiducia, e allargò le labbra, animato da una gioia incontenibile. Disse: «Essere malato è il mio talento».
Così entriamo in questa che pare una storia di altri tempi. Chi scrive di russi ora? Chi narra storie di preti? Nessuno.
Solo un narratore potente come Marco Freccero, con i suoi dialoghi asciutti e le sue ambientazioni ricche di dettagli insoliti e mai inutili, poteva azzardare un simile confronto.
Lo stile di Freccero è ormai inconfondibile ma la storia di L’ultimo dei Bezuchov è, al contrario, originale e insolita: un seminarista e il figlio di una illustre casata russa si incontrano su un treno in viaggio verso Savona. Le vicende che seguiranno ci porteranno dalla terra ligure a una terra molto lontana, in mezzo ai mari del nord, in un viaggio avventuroso e folle. Chi guida la nostra anima in certe decisioni della vita? Cosa spinge un uomo pacato, quasi rigido nelle sue convinzioni, a visitare un paese così freddo e ventoso da parere inospitale?
I due personaggi principali potrebbero reggere da soli tutta la storia ma a loro contorno abbiamo altri personaggi particolari, molto ben (de)scritti. I genitori di Barberis sono dubbiosi sulla vocazione del figlio e non perdono occasione per sollevare dubbi ma lui tiene loro testa, senza timore e con la convinzione di chi sa quello cha fa. Il padre è così sincero che quando parla sembra il nostro vicino di casa, ruvido e parco di parole che non sfuggono all’ironia, ai cliché di certi sentimenti mascherati da antichi retaggi e convinzioni: “Mio padre aspettò che la serratura scattasse, mi fece cenno di avvicinarmi a lui. Sottovoce disse: «Anche se forse non ti sposerai mai. Ogni tanto in un matrimonio bisogna dire delle cose così».
«Così come».
Ci pensò su. «Balle. E anche se la donna sente che un po’ lo sono, si tranquillizza. Capisce che c’è qualcosa».
La madre non è da meno: mostra, per il figlio e per il suo futuro, una preoccupazione condita da un modo ‘furbo’ di parlare, come dice, in una gustosa metafora, Maurizio stesso: “Era il suo modo per addolcire le affermazioni ruvide: ci piazzava un “anche” che aveva lo stesso scopo dello zucchero a velo sul pandoro. Lo rendeva più commestibile.
I dialoghi, come sempre, sono perfetti: mai una sbavatura, nessuna parola superflua. Freccero mostra le persone con semplicità, nel loro vissuto quotidiano. Nessuna ampollosità, niente discorsi cerebrali e inutili. Ogni frase di dialogo ha un senso e uno scopo.
Ormai lo stile di Marco Freccero è diventato così riconoscibile da meritarsi l’appellativo di “frecceriano”: quando una storia è insolita, quando narra di persone che vivono ai margini ma anche di persone che hanno qualcosa di vero da dire, sappiamo che siamo di fronte a una storia forte, una storia che lascerà il segno nel lettore.
Nessun personaggio è più potente di chi usa l’ingenuità e la porge con filosofia profonda. Carlo Alberto Bezuchov, anima sensibile e indifesa di fronte alla vita e alle sue angherie, non perde occasione di ‘svegliare’ il suo amico Barberis: “Incrociò le braccia sul petto, si fece serio. «Perché cerchi di trovare una spiegazione logica a cose che possiamo solo credere, oppure respingere?».”
Che l’ultimo dei Bezuchov non avesse difese lo spiega anche Cesare Ponti, l’amministratore dei beni della famiglia: “Non aveva alcun tipo di corazza, di difesa. Era nudo, impotente di fronte alla ferocia della vita». Deglutì. «Noi ci adattiamo, diventiamo civili, quindi indifferenti, perché è il solo modo per vivere. Lui non ci è mai riuscito. O forse non ha mai voluto».
Nel testo, tra filosofia, frasi di Sant’Agostino, storia russa, icone artistiche, si trovano interessanti spunti di riflessione. Maurizio Barberis affronterà un viaggio difficile e arriverà alle isole Orcadi, in una terra sgarbata mossa dal vento. Capirà qualcosa di più di se stesso e della vita ma in fondo al cuore sentirà le parole di Cesare: “Sono stati anni sereni. Noiosi e sereni. Mi fanno ridere quelli che vogliono una vita eccitante. Non c’è nulla di più bello della noia.

Morena Fanti

31 maggio 2019

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9 pensieri su ““L’ultimo dei Bezuchov – la mia prefazione

  1. La copertina è UAO. Ci manca solo “Mondadori” sotto ed è fatta. 😉
    La prefazione è ottima Morena, hai scelto degli estratti interessanti, e molto “frecceriani”. Mi sono già letta il post di Marco e sono davvero curiosa. Come gli sarà venuta in mente sta storia? Da Savona alle Orcadi, passando per la Russia! 😀

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