Il business degli autori indipendenti

Pinocchio in lacrime con, ai lati, i medici e la Fata. Pinocchio, Carlo Collodi, Rusconi Libri 2002. Illustrazione copertina, Simonetta Marongiu

“Essere editori di se stessi è una scelta di serie B”. “Essere autori indipendenti è un ripiego per gli sfigati”. “Se ti devi pubblicare da solo, allora non vali nulla”.
Ecco un pacchetto di frasi fatte che un po’ ricalcano il pensiero di tanti, anche se non di tutti.
Io credo, invece, che essere autori indipendenti, pubblicarsi da soli, praticare il self-publishing, sia una manna dal cielo per coloro che lavorano in tanti settori iniziando dai grafici per le belle copertine e terminando dai correttori di bozze indispensabili anche per chi si edita da solo, professionisti necessari, certo, e quindi un aiuto per gli autori.
MA. Non pensavate fosse tutto bello, vero?

Ho parlato di grafici e correttori di bozze, indicando solo due tra i professionisti necessari alla pubblicazione di un libro. Ma dietro c’è ben altro, oltre a un mare di editor più o meno qualificati che si propongono a ogni angolo del web: se ci sono tanti autori c’è da mangiare per tutti. Se il libro dell’autore indie è malato, ecco accorrere al suo capezzale un manipolo di medici e magari qualcuno si è laureato su internet e qualcuno all’università della vita.
Ci sono anche nuove professioni, nate sull’onda del self-publishing ma vogliamo dire autopubblicazione. Molte cose che per noi sono ‘semplici’ seppur non banali, per altre persone sono un misto tra l’aramaico antico e la ricetta segreta della nonna per la zuppa inglese.
Se per pubblicare bisogna entrare in una piattaforma come Amazon o come StreetLib, molti autori non hanno la minima idea di come si possa attuare una simile magia. Se poi occorre mettere in vendita il libro su altre diavolerie come Applestore, kobostore, Ibs ecc ecc, l’aramaico diventa preistorico.
Ormai quasi tutti hanno un libro da scrivere, e da pubblicare, e magari non hanno mai praticato, o poco, il web, i siti e perfino il computer. Insomma, il mondo è pieno di ‘non tecnologici’. Forse non ci abbiamo riflettuto abbastanza ma, tranquilli, c’è chi l’ha fatto.
Ed eccoci al punto: tutti questi bravi autori indie, se non sanno cavarsela da soli, come possono fare? E subito fioriscono i guru che sanno tutto di ogni settore e le nuove professioni, quelle del “se non lo sai fare, io ti posso aiutare”: e vai con i corsi, i videocorsi, gli ebook indispensabili che ti svelano i segreti del mestiere.
Tutte cose che abbiamo già visto, certo.
Ma naturalmente c’è anche chi il corso non lo vuole seguire, ascoltare, leggere. C’è anche chi vuole tutto pronto e allora serve un team che curi il sito web del libro, i profili social dell’autore, metta le foto su Instagram e magari risponda pure alle mail.

Insomma, lì fuori è pieno di gente che aiuta altra gente. Un mondo di altruisti.

 

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17 pensieri su “Il business degli autori indipendenti

  1. Uhm, anche il mondo dell’Editoria A Pagamento – EAP – è pieno di altruisti, che vogliono dai 1500 agli 8000 euro per pubblicarti, non è un ripiego per sfigati quello? Sfigati pieni di soldi, ma sempre sfigati?
    Anche l’editoria tradizionale pullula di corsi, videocorsi, laboratori, scuole di scrittura dalle rette esorbitanti che però, guarda caso, ti offrono un’entratura preferenziale, non assicurata, alla pubblicazione. Altruisti pure quelli?
    In ogni caso c’è comunque tutta la trafila di editor e agenti anche per l’editoria tradizionale, perché solo le piccolissime case editrici leggono i manoscritti inviati direttamente dall’autore. E ci sono agenzie che chiedono anche 1000 euro per una scheda di valutazione, solo per farti sapere se il libro è piazzabile o meno sul mercato italiano. Altruismo …o semplice lavoro pagato?
    Un po’ come quando ristrutturi casa. Devi chiamare l’impresa edile per le opere in muratura e il tetto, il lattoniere per le grondaie, l’elettricista per l’impianto elettrico, l’idraulico per quello di riscaldamento-condizionamento, il pavimentista, il pittore, il serramentista… tutti altruisti?
    Se sei bravo, riesci a montarti da solo i mobili dell’Ikea, ma conosco persone, maschi, che chiamano l’elettricista per farsi cambiare una lampadina, figurarsi se sono capaci di usare una brugola…
    Ci sono così tanti altruisti al mondo perché evidentemente qualcuno li richiede. 😉

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    1. Infatti. Tu dici bene, Barbara. Quello che volevo sottolineare è che per ogni narcisista (così forse ci immaginano) che si affaccia al mercato, ci sono dieci ‘nuovi professionisti’ che propongono lavori che, a volte, sono sopravvalutati e magari anche sopra pagati.
      Non so se mi sono spiegata 😉

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      1. Succede ovunque, settore informatico compreso, dove il “cugggino” non è più sviluppatore di siti web, ma social media manager de noialtri! 😀
        Solo che mentre negli altri casi, in genere si ha l’accortezza di richiedere più preventivi, delle referenze, un curriculum, nel campo editoriale difficilmente si va a verificare la vera professionalità.
        Se uno fa l’editor o la copertina per un amico gratis è un conto (così come quando ti fai fare il sito web dal “cugggino”, e non ci si potrà lamentare del risultato), ma se uno chiede del denaro e ci costruisce un lavoro, occorre verificare la professionalità e l’esperienza. Purtroppo è questo che non passa.

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      2. mi hanno riferito di esperienze allucinanti con agenzie pagate profumatamente che hanno fatto un editing tale da introdurre una marea di errori che uno se lo sogna la notte nel peggiore degli incubi. Oggi stanno tutti pronti a dichiarare di essere e di saper fare, ma poi… Il discorso è così ampio da poterci fare un’enciclopedia in 30 volumi 😀

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  2. Dopo aver tentato l’autopubblicazione cartacea, senza grandi margini di guadagno – tanti libri li ho regalati – ho avuto la possibilità di pubblicare con casa editrice (800,00 euro senza alcuna pubblicità o incontro con l’autore, 40 copie gratuite, le altre al 50% – ho dovuto fare tutto da me), sono passata agli ebook. Sempre senza tanto margine di guadagno, ma con un po’ più di soddisfazione per le copie vendute e per qualche bel complimento (il più bello di tutti: “ma come scrivi bene l’italiano!”).
    Ho sempre fatto tutto da sola – copertina, impaginazione, editor – perché conosco i miei limiti, so di non essere una scrittrice da urlo e spendere soldi per vedere modificato il mio lavoro solo per renderlo più commerciale non mi piace. Magari sbaglierò, ma così posso dare la colpa solo a me. 😀

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    1. Gli editor non rendo il lavoro commerciale, lo sistemano. Io lo sto facendo per alcuni autori, e ti assicuro che serve, anche quando uno crede che sia tutto perfetto.
      Il problema è che in questo mondo, come sempre, bisogna fare attenzione ai truffatori.

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  3. l’autopubblicazione non è a costo zero se vogliamo dare una veste in apparenza professionale al prodotto. Io, faccio tutto da solo, salvo utilizzare un editor per migliorare il testo. Costa, lo so, ma almeno imparo qualcosa. Trovare un bravo editor non è facile, anche perché molti sono solo correttori di bozze.

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    1. Dipende da quanti anni e quanta esperienza hai in questioni di editing e se hai un beta lettore che non fa la professione di editor, ma poco di manca. Dipende anche le competenze che hai. Si può anche fare a costo zero, dipende. Io in genere la foto per la copertina la compro, altre volte uso foto che ho scattato io applicando dei filtri ed elaborazioni digitali. Come nel romanzo “Sai correre forte”, che penso abbia la copertina giusta. Foto mia, ma ho comuqnue dovuto comprare il codice ISBN.

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      1. il beta lettore l’ho fatto. L’editing non saprei come farlo.
        Le foto? O uso miei scatti oppure le compro.
        Per l’editing? Mi rivolgo a qualcuno che lo sappia fare ma non sempre è così.
        Comunque so in partenza che non recupero i soldi spesi per l’editing.
        Qualcuno potrebbe domandarsi perché lo faccio? Se l’editor è bravo ho molto da imparare.

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      2. Sì, confermo. I soldi spesi per un bravo editor non si recuperano, ecco perché alla fine, volente o nolente, bisogna studiare un po’ cosa è e come si fa un editing, anche se poi serve comunque un occhio esterno per capire cosa è sfuggito. Un editor l’ho pagato pure io col primo romanzo, poi mi son dovuto organizzare 😀 .

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  4. Mi è scappata una risatina. Leggo spesso libri prodotti in self, alcuni davvero di grande livello, altri che mi vergogno a definire libri, certo che c’è spazio per tutti però se ognuno avesse il dono dell’autocritica! Detto questo, un plauso alla tua ironia.

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  5. Eh sì ci sono tanti “altruisti” in giro, pensa che io per il mio primo romanzo ho pagato una specie di agenzia letteraria per far promozione al mio romanzo con risultati zero, se avessi investito in sponsorizzazioni su facebook avrei avuto più risultati… Ma sbagliando si impara ovviamente, e io ho imparato. Poi c’è da dire che si impara anche scrivendo e leggendo, molto. In ogni caso è opportuno valutare bene il professionista a cui affidarsi, soprattutto valutare che sia un professionista.

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