L’anno della Speranza – decimo racconto “Futuro prossimo”

 

Oggi è il 17 Ottobre 2054 e festeggio con gioia i miei novantacinque anni. Ci sono arrivata dimostrandone una sessantina, in salute e priva degli acciacchi che accusavo proprio intorno ai sessanta.
Ripenso al 2030 quando iniziò una tempesta solare di grandi dimensioni che fortunatamente non produsse effetti catastrofici globali, ma fu sufficiente a far temere il peggio per tutta l’umanità. A nulla servì tutta la tecnologia, la robotica, il progresso, il denaro, se non a documentare quanto stava accadendo.
Quell’evento segnò l’inizio dell’Apocalisse: terremoti, maremoti, cambiamenti repentini del clima, virus resistenti. Quella tempesta solare fu apocalittica anche per i robot che si autodistrussero in massa.
Forse tutto ebbe inizio nel marzo dell’anno dopo. La mia pronipote Liz stava camminando velocemente sul corso principale. Come al solito era in lieve ritardo. Davanti alla farmacia un andirivieni di persone le fecero rallentare il passo quando una persona le comparve davanti. “Scusi, posso chiederle…mi vergogno un po’”. Lei si sorprese e scrutò quel tipo arruffato, con barba e baffi, che indossava un piumino fuori stagione, lercio e male abbottonato.
Lui continuò:
“E’ che non ho l’abitudine a fare queste richieste ma, se potesse darmi qualche moneta…”.
Un tossicomane, pensò. “Mi spiace, non ho monete” tagliò corto.
Ma il tipo non mollava e prese a seguirla.
“Guardi, davvero, devo fare la spesa, ho mia sorella a casa con le bambine. Mi chiamo Gabriel, ho avuto la febbre per tre giorni e non sono andato a lavorare. Mi pagano poco nella cooperativa dove riciclano. Guardi come sono dimagrito” e si tirò su piumino e maglietta mostrando il suo torace magro e bianco. E lei gli vide le unghie nere.
“Tira giù quegli indumenti! Se ti vedono, vengono a prenderti e chissà dove ti portano. I poveri e i tossici li portano via, lo sai no? Dicono che li portano in case per curarli e rimetterli in sesto. E non vi vogliono per strada perché siete la chiara evidenza che il loro governo fa acqua. Vogliono farci credere che viviamo bene deportando tutti quelli che non somigliano al mondo che hanno creato.”
Lui la ascoltava e la seguiva. “Non sono un tossico. Quando ero un ragazzo, poi ho smesso. Davvero! Dai, dammi qualche moneta”.

“Già, così vai a prenderti la roba. Non voglio contribuire alla tua morte”.
Sopra di loro s’insediò il rumore di un drone ispettivo.
Lei afferrò Gabriel e lo spinse in un bar. “Non voglio finire nei guai a causa tua. Ti pago un panino e da bere e poi ognuno per la sua strada”.
Ma Gabriel rilanciò: “Con quello che paghi qui al bar, posso fare spesa per le bambine. Prendo latte e biscotti, anche se quello magro sono io”. E rimise in mostra il torace.
“Tira giù quella maglietta!” sbottò lei. Ordinò un caffè e pagò. Prese il resto, uscirono e furtivamente lo passò a Gabriel che iniziò una sequela di grazie.
“Promettimi che non vai a prendere droga”, disse guardandolo dritto negli occhi.
“Te lo prometto”, rispose lui seriamente.
Lei s’incamminò, lui le passò accanto, le diede un bacio di striscio sulla guancia, le sussurrò “Hai dei bei capelli” e se ne andò.
Liz, un po’ scossa, riprese il suo passo lesto. Mentre andava, qualcosa di quell’incontro non le tornava. La sua memoria stava cercando di ricordare un particolare che però non affiorava.
E poi, ecco cosa era strano! Non era un tipo lercio come sembrava. Quando le era stato vicino non puzzava, a dispetto di quel piumino malmesso e di quelle unghie. Anzi, quella barba era soffice e profumava di pulito. E anche le scarpe di tela e le caviglie che aveva scorto dai pantaloni ritirati, erano candide.
E se quel tipo fosse stato uno dell’ispezione? Era proibito fare l’elemosina. Si pentì del suo gesto generoso.

A settembre, in un angolo del giardino pubblico, c’era un uomo che parlava di libertà e di tante altre buone cose. Si era formato un capannello di persone ad ascoltarlo. Si fermò anche Liz, ma si mise un po’ in disparte. Stava ascoltando quello che avrebbe potuto essere un sovversivo. Parlare di libertà, di umanità e amore? Equivaleva a voler andare contro l’Ordine Globale Costituito. Roba da pena di morte. Certo che, oltre all’incoscienza, quel tipo aveva il potere di attrarre le persone. Aveva carisma, proprio come i leader di una volta e diceva cose sacrosante che non si sentivano da troppo tempo. Quello era un tempo ordinato, rigoroso, con libertà fittizie. Non si poteva fare e dire nulla che non fosse permesso. La paura di trasgredire per sbaglio aveva costretto le persone al silenzio, specialmente in pubblico.
Due giorni dopo, ascoltando l’ologramma delle otto, Liz apprese che il giorno prima in ogni angolo del globo un tipo – definito pazzo – andava parlando di libertà, umanità e amore. La notizia informava che si trattava di una falla del Sistema Generale di Robotica Applicata e stavano provvedendo a rimuovere il problema, mettendo in guardia dal fermarsi ad ascoltare poiché sarebbero intervenute le squadre ispettive per prelevare gli astanti.
Lei non credeva a una parola di quel notiziario e gliene dava la conferma il fatto che avessero messo in guardia la popolazione minacciandola.
Una notte si svegliò di soprassalto e la sua memoria le giocò un bel tiro: le riportò il ricordo del torace di Gabriel. Lei lo aveva già visto! Ma dove? Quella magrezza, le costole. Si addormentò agitata.
Il mattino dopo Liz ebbe una rivelazione. Scese in cantina, con fatica ripescò una vecchia scatola contenente ricordi di famiglia. Sfogliò biglietti di ogni tipo e… eccolo! Il torace di Gabriel era esattamente come il torace di Gesù sulla Croce.
Liz venne da me e mi parlò di tutto questo e io, che avevo una certa età, ricordavo che nella Bibbia era scritto che il Messia sarebbe tornato. Molte volte mi ero chiesta come avremmo fatto a riconoscerlo.
La falla era Lui.
Allora non tutto era perduto.
Si poteva ricominciare a sperare in un mondo nuovo.

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “Futuro prossimo“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

Foto di xresch da Pixabay

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10 pensieri su “L’anno della Speranza – decimo racconto “Futuro prossimo”

  1. Posso dire che finalmente questo racconto mi soddisfa? Posso dire che è bellissimo, speranzoso e dolce come spero sia il futuro? Migliore chiusa non poteva esserci a questa raccolta di racconti

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  2. perfetto per la conclusione di questa raccolta di racconti, Gesù è presente sulla terra incartato in quelle persone che in nome suo testimoniano la libertà che sopratutto e più di tutto consiste nel distacco materiale e spirituale da tutto quello che le società del progresso hanno promosso fini ad ora e continuano a promuovere. Complimenti!

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