Il voto decisivo – settimo racconto “Futuro prossimo”

Mary Elisabeth Brixton Can mantenne la calma. Si guardò allo specchio, si sfiorò le guance e sorrise alla propria immagine riflessa. Quell’anno avrebbe compiuto 88 anni. Era leader del partito conservatore dal lontano 11 luglio 2026, e dopo ben 28 anni continuava a mantenerne la carica.
Negli anni aveva avuto diversi confronti con l’opposizione laburista del suo amato Regno Unito, l’avevano sfiduciata più volte, ma ogni volta i voti non erano stati sufficienti a buttarla fuori, a mettere all’angolo la sua forza. Aveva presentato anche le dimissioni e, contrariamente a quanto sperato, le avevano sempre rigettate.
«Chi capisce davvero la politica e i politicanti è bravo. Meriterebbe un encomio.»
Non lo faceva mai. Non esprimeva mai i pensieri ad alta voce, come se stesse parlando con qualcun altro nella stanza, ma a volte le scappava.
Il 2054 sarebbe stato l’anno buono. La comunità europea aveva concesso al Regno Unito altro tempo, si era passati a rimandare di due anni in due anni, per spingere ad accettare l’accordo sottoscritto coi 27 paesi nel lontano 2029. Il tempo era prossimo. Il 29 marzo 2054 era la data finale. O il Regno Unito procedeva con la Brexit accettando l’accordo stretto da Mary Elisabeth con Bruxelles tanti anni prima, oppure ci sarebbe stata la tanto temuta Brexit no deal e, senza accordi, sarebbe saltato tutto: lo spazio aereo, i prodotti alimentari da e verso Londra e verso tutto il Regno Unito. Moltissime imprese che dal 2022 erano ritornate a Londra, sarebbero scappate di nuovo.
Aveva passato decenni a parlare di Brexit e, dopo tutto quel tempo, si sentiva fiduciosa. L’avversario della premier britannica non era uno in particolare. Aveva il mondo intero contro, ma bisognava rispettare il voto degli elettori, voto deciso il 23 giugno 2016. Quel David Cameron si era dimesso appena il popolo aveva fatto sapere di voler lasciare l’unione europea. Aveva fatto promesse senza spiegare nulla a nessuno su cosa davvero volesse dire intraprendere un percorso di isolamento rispetto ai paesi europei. Il danno le era caduto addosso come una doccia gelata quando anche Theresa May si era arresa. Se avesse saputo che in quasi quarant’anni non se ne sarebbe cavato nulla, non si sarebbe mai presa l’impegno.
«Signora Primo Ministro, siamo prossimi. Tra meno di due ore c’è il voto finale.» Il ragazzo che aveva parlato la fece tornare alla realtà. Vedeva l’aria preoccupata di lui.
Mary lo guardò, piegò leggermente la testa di lato. «Come sei giovane!»
«Sì, signora. Ho appena venticinque anni.»
«Hai il viso pallido.»
Il giovanotto fece un leggero colpo di tosse. «Sono molto preoccupato. L’Europa è stanca di noi, di tutto il popolo britannico. Sono quasi quarant’anni che il Regno Unito ha chiesto di non essere più parte dell’Europa.»
«Ci hanno dato un ultimatum. Oggi è l’ultimo giorno.»
«Anche il 29 marzo 2019 avrebbe dovuto essere l’ultimo giorno da cittadini europei per gli inglesi, poi permisero di slittare al 31 ottobre 2019 e da lì in poi è storia. Mio padre venne a Londra che aveva la mia età proprio quell’anno. Mi racconta sempre quanto avesse paura ma, sa, in Italia la politica era messa pure peggio, la recessione economica in fase acuta.»
Il Primo Ministro gli sorrise. «Sei italiano?»
«No, sono inglese, almeno mi sento inglese, anche se non ho mai chiesto la cittadinanza. Sono nato qui. Papà è italiano. Siamo davvero preoccupati per questa Brexit.»
«Perché?»
«Molti pensano che sarà senza accordo.»
«Non possiamo permettercelo. Sarebbe la fine.»
«Davvero l’Europa ha detto che chiuderanno gli spazi aerei, che cacceranno tutti i lavoratori inglesi? E che anche noi italiani dovremo tornare a casa e a nuoto?»
«Se dovessimo votare per una Brexit no deal dovreste andarvene a nuoto, sì, nessun aereo inglese sarebbe più autorizzato a transitare in Europa e nessun aereo europeo potrebbe più sorvolare i cieli del Regno Unito.»
Il ragazzo trattenne il fiato, divenne ancora più cereo.
«Come ti chiami, giovanotto?»
«Giovanni.»
«Che bel nome. Giovanni, vedrai che il futuro ti riserverà grandi cose, anche il nostro futuro, come inglesi, ci riserverà belle cose. Ora portami un po’ di tè alla menta.»
Giovanni annuì sorridendo.
«Cosa c’è?»
«Signora Primo Ministro, anche io adoro il tè alla menta. Accompagnato da un bel muffin ai mirtilli è favoloso.»
La donna sorrise a sua volta. «Io mi accontento di qualche biscotto inglese.»
Il giovanotto fece un passo indietro. «Naturalmente, Signora Primo Ministro.»
«Chiamami Mary.»
«Non potrei. Bisogna portarle rispetto. Rinegoziare la Brexit con 27 nazioni per decenni non è da tutti. Ha tutta la mia stima.»
«Ti ringrazio, Giovanni.»
Giovanni uscì dalla stanza e tornò qualche minuto dopo con un vassoio con una caraffa e un cestino ricolmo di biscotti. Si avvicinò al mobile in legno, lo aprì e prese una bustina di tè. Quando sollevò il coperchio della caraffa si vide il vapore dell’acqua bollente.
«È alla menta. Ne vuole due bustine?»
«Una andrà bene. Prego, siedi anche tu, riscalda un muffin ai mirtilli e resta qui. Il voto di oggi è importante, ma preferisco parlare d’altro con un ragazzo che è qui dalla nascita.»
«Davvero, posso sedermi, Signora Primo Ministro?»
«Naturalmente. Raccontami un po’ dell’Italia. Cosa ci perderemmo noi inglesi se mi vedessi costretta a dover proclamare una Brexit senza accordo?»
«In Italia c’è la città eterna. Roma è molto bella. Ha presente la Fontana di Trevi? È tanto bella che è stata riprodotta identica nell’aeroporto di un paese asiatico dove i viaggiatori prima di andare via si fanno autoscatti.»
«Non lo sapevo.»
«E poi c’è Napoli.»
«Napoli» scandì la donna. Poggiò le braccia sul tavolo e sorrise. «È bella?»
«È la città dove è nato mio padre. È bellissima. C’è il Castel dell’Ovo che è adorabile. È costruito sull’isolotto di Megaride.»
«Invece di votare per questa Brexit quasi quasi andrei via a visitare questo castello.»
Si udì un colpo forte sulla porta.
Mary Elisabeth si alzò in piedi. «Chi è?»
Un uomo in giacca e cravatta entrò. «C’è il voto.»

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “Futuro prossimo“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

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13 pensieri su “Il voto decisivo – settimo racconto “Futuro prossimo”

  1. Scritto benissimo, solo che l’ironia fa da foglia di fico a un’angoscia ancora troppo grande. Fa venire paurissima, altro che! Scritto da una donna, a mio parere. Quel tè alla menta sa di veleno, ahimè. D’altro canto, il tema è questo…

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  2. bello! mi è piaciuto molto. I giovani sono la nostra risorsa, aggiungendo una “n” chi ha scritto il racconto ci ha presentato un Giova(n)ni che anche nel futuro è custode della genuinità del popolo italiano. Chi lo ha scritto è un attento osservatore della realtà politica del nostro tempo, quindi escludetemi io non potrei mai averlo scritto.

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  3. Molto divertente, se in effetti non fosse alquanto strana una rinegoziazione della Brexit per così tanti anni. Ma in Italia stiamo messi anche peggio, perciò non sarebbe poi così assurdo. Ci sono leggi, leggine e leggette da cambiare che ci portiamo dietro da oltre 50 anni.
    Comunque, tornando al racconto, mi piacciono molto i particolari, come il rito del the e biscotti e i riferimenti all’Italia. Speriamo che tra 35 anni ci siano ancora le nostre belle città.

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  4. Mi pare poco futuristico, o mi spiego meglio, molto fermo alla nostra realtà. Credo sia la mano di una donna, poco abituata a scrivere questo genere, ma piuttosto dentro all’analisi socioeconomica. Quasi che a ciclo continuo si fosse presentata l’occasione per il Regno unito di decidere e invece avesse sempre rimandato. Una sorta di futuro che nel frattempo si è indurito se nemmeno più lo spazio aereo è consentito, stile gabbia, quindi speriamo in un voto responsabile…

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  5. Wow, davvero un bel racconto! Una brexit rimandata di 35 anni sembra proprio fantascienza, anche se non è mai detto…certo che fa paura l’idea dello spazio aereo completamente chiuso con l’obbligo di lasciare il paese a nuoto…morte sicura salvo per i nuotatori professionisti e allenati…

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  6. Un racconto carino.. parlare di Brexit ancora dopo 35 anni fa rabbrividire, anche se penso che l’Europa non voglia “disfarsi” del Regno Unito e la tirerebbe volentieri alla lunga, arrivando a sottilmente a minacciare/ricattare tutto il popolo inglese. Grecia docet. Però mi ha commosso quando il ragazzo si è messo a parlare dell’Italia.. si vede che sotto sotto sono campanilista. L’autore? Una donna a cui piace il té alla menta 😉

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  7. Avevo postato il mio commento ma non lo trovo più. Provo a riscrivere l’effetto che mi ha fatto leggere questo racconto. Un futuro che è già presente, come un tempo che si piega tra futuro e presente. I ripensamenti della premier sono incredibili. Ma se fosse questa la chiave di tutto?

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  8. Uhm… Londra, la Brexit, un italiano di nome Giovanni, che parla con amore di Roma, Napoli e il Castel dell’Ovo… Giovanni Venturi dove sei??? 😀 😀 😀
    Voglio essere ottimista, che i britannici ritornino al referendum con serietà e cancellino la richiesta di Brexit, votata praticamente per errore (almeno a sentire tutti i britannici che conosco io…)

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