Sa Mamai Manna – ottavo racconto “Futuro prossimo”

Jana ritornò al villaggio trascinando un carretto carico di rami raccolti durante la sua passeggiata, e tenendo un cesto con i frutti e le erbe trovati dal suo occhio esperto, la scorta necessaria alla vita quotidiana. Dietro di lei, arrancavano le Janette, come le chiamavano gli adulti. Le ragazze cui lei tramandava le sue conoscenze, perché non si perdessero e le aiutassero a sopravvivere.
Era una delle poche persone che riconoscevano i vegetali tossici, glielo aveva insegnato sua nonna.
Da quando il mondo era diventato una sterminata distesa di città abbandonate e ricoperte di folta vegetazione, i palazzi in cemento armato erano crollati e nessuno più poteva costruirne di nuovi perché le risorse fossili erano finite, e pochissimi avevano accesso alle fonti rinnovabili, la civiltà era retrocessa molto velocemente. La tecnologia era quasi del tutto inservibile. Per questo, al villaggio, Jana era riverita come un’antica sciamana. Poteva nutrirsi, curarsi e anche vestirsi.
Sapeva coltivare il lino, filarlo e tesserlo su un rudimentale telaio di legno per ricavarne vestiti, conciava le pelli, adoperava i sassi adatti alla molitura del grano e ricavarne una farina impastabile per ottenere focacce. Conosceva le virtù cicatrizzanti del miele sulle piccole ferite e le sue proprietà in caso di tosse. Sapeva estrarre l’olio dal lentisco. Continua a leggere “Sa Mamai Manna – ottavo racconto “Futuro prossimo”” →

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Il voto decisivo – settimo racconto “Futuro prossimo”

Mary Elisabeth Brixton Can mantenne la calma. Si guardò allo specchio, si sfiorò le guance e sorrise alla propria immagine riflessa. Quell’anno avrebbe compiuto 88 anni. Era leader del partito conservatore dal lontano 11 luglio 2026, e dopo ben 28 anni continuava a mantenerne la carica.
Negli anni aveva avuto diversi confronti con l’opposizione laburista del suo amato Regno Unito, l’avevano sfiduciata più volte, ma ogni volta i voti non erano stati sufficienti a buttarla fuori, a mettere all’angolo la sua forza. Aveva presentato anche le dimissioni e, contrariamente a quanto sperato, le avevano sempre rigettate.
«Chi capisce davvero la politica e i politicanti è bravo. Meriterebbe un encomio.»
Non lo faceva mai. Non esprimeva mai i pensieri ad alta voce, come se stesse parlando con qualcun altro nella stanza, ma a volte le scappava.
Il 2054 sarebbe stato l’anno buono. Continua a leggere “Il voto decisivo – settimo racconto “Futuro prossimo”” →

Ovest 2054 – sesto racconto “Futuro prossimo”

Un rombo lontano; le nuvole esplodono come asce in frantumi. La pioggia precipita su tutto cantando una lingua che non credevo di conoscere. In lontananza il ghiaccio fonde lentamente, le città si schiantano nell’onda possente. L’opera antica ideata con arte e ingegno sta scomparendo, si sciolgono in polvere gli splendidi palazzi, la selva dei pinnacoli, le sale dei banchetti. Tetti crollati,  porte infrante, finestre sbrecciate. Torri inabitate si stagliano all’orizzonte. Le splendide muraglie di pietra stanno per essere sommerse. Le fortezze si sgretolano. Il forte abbraccio liquido sarà la tomba di una generazione decomposta di uomini. Freddi flussi d’acqua si riversano negli squallidi cortili colmi di macerie dove un tempo l’uomo orgoglioso guardava i suoi tesori. Sto vedendo avverarsi le cose che temevo molto tempo fa. L’emozione corre a livello della carne. Sono solo e vorrei dimenticare di esserlo. Inutili preghiere si confondono coi pensieri di fuga da questo posto. Sono rimasto qui, sul punto più alto di questa scogliera edile; guardando in basso, posso vedere quelli con cui avrei amato restare, e che in silenzio si sono gettati alla cieca nel mare. Ho bisogno di sentire una qualsiasi voce per rimanere vivo. Aspetterò il sorgere del giorno cercando di raccogliere tutti i miei ricordi, e poi scivolerò nell’acqua. L’alba chiama, ho indugiato nei pensieri sui bei momenti per trovare consolazione e sento che sto per piangere; pioggia salata sul paese delle meraviglie che giacerà sotto il mantello acquoso in un cumulo di rovine ricoperte dalle alghe. Sono smarrito. Com’è possibile che succeda una cosa del genere in un luogo dove abbiamo vissuto. Sono destinato a scomparire nella notte oscura dei flutti. Un’alta onda mi trascinerà nel profondo, sarò un altro smunto uomo annegato. Sono accecato dal dolore. Continua a leggere “Ovest 2054 – sesto racconto “Futuro prossimo”” →

Benvenuto 2054 – quinto racconto “Futuro prossimo”

Sul tetto del palazzo, sede della E-Bank, la scritta: “Benvenuto 2054: sarà un anno da leoni” era ancora intatta, nonostante la tempesta di vento di due giorni prima. La banca era fallita da circa sei mesi trascinando alla rovina qualche centinaio di famiglie solo nella provincia. Nel resto del Paese erano almeno trentamila le persone coinvolte, oltre alle aziende piccole e medie, ma non passava giorno senza che le procure di ogni provincia accogliessero esposti e denunce.
Due uomini, uno che spingeva un carretto a tre ruote con un’asta di metallo rossa, l’altro con uno zaino giallo e nero che trascinava sull’asfalto, si avvicinarono ciondolando all’entrata, sotto il porticato di pietra e marmo. Il vetro antisfondamento era stato colpito da colpi di mazza, prima che la polizia riuscisse a disperdere la folla durante la manifestazione che aveva messo a ferro e a fuoco il centro cittadino. Risaliva tutto a tre settimane prima, per questo nelle piazze più importanti le autoblindo della polizia restavano a guardia. I droni controllavano con discrezione ogni capannello di persone, e le telecamere nelle vie e nei viali confrontavano i volti con quelli che il programma della Nato chiamato “Argo” aveva ricostruito durante gli scontri nonostante i caschi, le maschere e i foulard indossati dai manifestanti più violenti.
Il più basso dei due uomini, con un cappello di lana bucato in testa e una giacca da militare macchiata, si fece schermo con le mani e osservò gli ambienti vuoti, impolverati, con i grandi schermi spenti e le Persone sedute dietro le scrivanie. Era durata oltre dieci anni la prima banca italiana dove era l’Intelligenza Artificiale a gestire gli investimenti. Le Persone, interfacce umane di quell’intelligenza, dedicate all’incontro con i clienti, adesso sedevano dietro le loro scrivanie coi loro grandi occhi spalancati, le labbra inchiodate al sorriso. Sembravano i manichini di una firma della moda fallita. Su una parete si leggeva lo slogan: “Investiamo nella tecnologia più evoluta: l’Intelligenza Artificiale”.
L’uomo con la giacca militare disse: «Eh! Chissà cosa volevano fare».
«I soldi» disse l’altro.
«Con le macchine?».
«Le macchine, le persone. Tanto che differenza c’è? Sbagliano tutti». Dopo un istante aggiunse: «Avrei voluto esserci».
«A fare cosa».
«Come, a fare cosa? A spaccare. Magari qualche testa». Continua a leggere “Benvenuto 2054 – quinto racconto “Futuro prossimo”” →

La Subdola – quarto racconto “Futuro prossimo”

L’astro-bus era ormai un puntino lontano, stella tra le stelle.
Erano partiti, non li avrebbe rivisti più. Ai bambini non lo aveva detto, aveva lasciato credere che prima o poi avrebbe affrontato anche lei il lungo viaggio per Marte e li avrebbe raggiunti. I suoi figli però lo sapevano che quella era l’ultima volta in cui avrebbero visto la madre. La malattia che la stava consumando non le avrebbe permesso di sostenere quel trasferimento, sarebbe morta comunque.
C’erano state tante lacrime.
La Terra era al collasso, distrutta dalle guerre e dall’inquinamento, infetta e con risorse ridotte al minimo. Tutti coloro che potevano permettersi una nuova vita sul pianeta rosso emigravano. Dopo il ritrovamento dell’acqua e di segni che davano per certa la presenza di vita nei secoli passati, la colonizzazione era iniziata e ora c’era un’altra piccola oasi nel sistema solare. Tutti i problemi di sopravvivenza erano stati risolti, mentre quelli sulla Terra aumentavano. Erano rimasti solo gli ultraottantenni, i poveri e i malati.
Spesso coincidevano, un po’ come lei.
Lucia era contenta che i suoi figli e i suoi nipoti potessero continuare a vivere, bene e in salute ancora per tanti anni. Forse per sempre.
L’immortalità era una meta ambita, non bastava che le religioni promettessero una vita oltre la morte. Neanche l’Islam, soppiantato il Cristianesimo, aveva impedito la spasmodica ricerca di una soluzione per vivere in eterno.
Lei aveva continuato a credere in Gesù, nonostante avesse trasgredito le “regole” per anni, amando un uomo non libero. Da quando Gianni non c’era più, era tornata sui suoi passi, senza mai rinnegare quell’amore, primo e unico. Gli aveva regalato due figli meravigliosi e cinque nipoti, che amava più di se stessa.
Aveva avuto tanto dalla vita, ora le restava solo il dolore.
Non aveva ceduto alle innovazioni, agli arti artificiali, agli organi creati in laboratorio per i trapianti. Era circondata da coetanei che sembravano brutte copie di Robocop e che sarebbero morti comunque. Continua a leggere “La Subdola – quarto racconto “Futuro prossimo”” →

Ritorno dal futuro – terzo racconto “Futuro prossimo”

 

30 gennaio 2054 – ore 12:30 A.M.

All’interno dell’astronave, Dana e gli altri seguono la missione di Samantha e James.
Dana chiede a Pavlov di portare l’astronave dinnanzi al Centro di Controllo. Lui pensa all’uso dei retrorazzi ma non ha mai sperimentato questa tecnica. Li accende, aumentando la potenza con cautela. Last Horizon si muove con lentezza poi prende velocità.
A Pavlov brillano gli occhi per essere riuscito a spostarla ma i compagni non se ne sono accorti, perché concentrati su Samantha e James. Dosando la potenza sposta Last Horizon verso il Centro di Controllo.
Samantha mostra orgogliosa un piccolo oggetto rettangolare. Tutti applaudono, escluso Pavlov, che, concentrato sulle manovre, non ha seguito il ritrovamento.
James afferma che è un gioiello. «Un mini computer».
Una parete impolverata diventa uno schermo che fa impallidire i monitor oled a 16k per la nitidezza dell’immagine. È in grado di accendere le luci fuoriuscite dal soffitto. Apre le porte che si nascondono all’interno della parete divisoria.
Dana ha gli occhi sgranati per la sorpresa. Sono passati trentacinque anni dalla partenza ma riaffiorano ricordi che non collimano con quello osservato sullo schermo.
«Da dove cominciamo?» chiede Samantha che sprizza gioia dagli occhi.
«Dalle cucine» suggerisce Dana. «Dobbiamo capire quali possibilità abbiamo di vivere lì».
Pavlov sistema l’astronave davanti all’ingresso del Centro. Dana gira lo sguardo verso il tetto dell’edificio e rimane a bocca aperta. Si aspetta antenne e parabole, come ricordava, ma vede tre minuscoli dischi disposti a triangolo e uno strano coso.
«Pavlov» dice Dana puntando l’indice verso l’oggetto. «Cos’è quello?»
«Un elicottero». Continua a leggere “Ritorno dal futuro – terzo racconto “Futuro prossimo”” →

Il colore del mare – secondo racconto “Futuro prossimo”

 

Esco di rado ormai, in casa abbiamo tutto quello che serve, vado nel solarium e accendo il sole, mi stendo sul lettino e ascolto il rumore delle onde.
Batto le mani e la musica invade la sala, sorseggio un drink ghiacciato e mi sembra estate, mi torna alla mente l’estate del 2019 quando ho conosciuto Max, avevo vent’anni, che ricordi, allora era tutto diverso. Era più complicato vivere, ma rimpiango quei tempi, avevamo ancora la fede e ci indignavamo di fronte alle ingiustizie. Ora invece viviamo in una società perfetta e giusta. Osservo il sole artificiale e mi sembra troppo giallo, osservo l’orizzonte finto, troppo azzurro, all’improvviso ho voglia di vedere un mare vero. Vorrei uscire, prendere l’airbus e arrivarci in dieci minuti. Però il bagno non si può fare, è vietato sporcare il mare, l’acqua non si può neanche toccare. Una volta si poteva fare il bagno ma passava la voglia: il mare era sporco, ora invece è cristallino, ma non si può entrare. Vietato.
Allora tanto vale restare in casa e fare il bagno nel mare finto della piscina.
Vedo entrare Max e stendersi accanto a me nel solarium. Continua a leggere “Il colore del mare – secondo racconto “Futuro prossimo”” →