Di cosa scriviamo quando scriviamo di vita

Ieri Marco Freccero ha scritto che ‘se vuoi scrivere racconti cerca i poveri’ – vi rimando al post così ci capiamo meglio – e io ho ragionato (di nuovo) su cosa ho scritto e su cosa scriverei se volessi farlo.
Ognuno di noi ha una sua tematica ricorrente, una sua ‘idea di mondo’ su cui imbastire storie. Io non ho mai ragionato su ‘ricchi’ e ‘poveri’. Certo, non mi verrebbe in mente di scrivere di ricchi – ma ho già messo un ricchissimo nel mio romanzone, anche se ci è capitato per caso – perché non sono queste le peculiarità che mi spingono.
A me interessa mostrare che, ricchi e poveri, siamo persone di tanti colori. I colori sono sfumature dell’anima e non esiste nessuno – se non il Principe Myškin e un altro di cui sentirete parlare in futuro – che sia tutto bianco, ma anche nessuno ‘tutto nero’. Qualcuno è tutto grigio ma pure lui avrà diverse sfumature, dal grigio fumo di Londra al canna di fucile.
Penso che molti di noi abbiano questa idea malsana di etichettare le persone: se il mio vicino mi dice “buongiorno” quando lo incontro nell’androne, di certo è “una brava persona”. Non dicono sempre così al tg?
“Così bravo, così gentile. Mi sembra impossibile”, eppure il bravo ragazzo ha ammazzato i vicini di casa perché facevano rumore alle undici di sera e lui voleva dormire.
Se uno ti saluta a volte è solo ‘educato’, oppure potrebbe usare la maschera della gentilezza per risultare neutro, uno di cui non preoccuparsi. Molti agiscono ‘a favore di’, cioè compiono azioni che fanno da copertura a ciò che sono veramente.
A volte le persone agiscono per un loro tornaconto e manipolano le persone, magari credendo di essere nel giusto. Queste sono tutte cose molto interessanti e sono le ‘cose’ che mi fanno, o mi hanno fatto, scrivere le mie storie.
L’altra è l’imprevisto, quella vicenda che entra con prepotenza nella nostra vita e guida alcuni cambiamenti che non avevamo preventivato. Come sia possibile reagire e trarre positività da un evento negativo è una cosa molto interessante a mio parere. Ma non sempre si trae positività: la vita è questo e ben altro.
Se vogliamo scrivere di vita, è proprio lei che dobbiamo mettere nelle storie. La vita si fa solo vivendo e le storie si scrivono solo prendendola e schiaffandola al loro interno.

 

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5 pensieri su “Di cosa scriviamo quando scriviamo di vita

  1. A proposito di vicini, mi hai fatto tornare in mente un fatto vecchissimo, quindici anni fa almeno, dove abitavo prima. Dietro casa c’erano dei condomini, gente che non conoscevo frequentando anche poco le attività del quartiere. Un bel giorno mi trovo la notizia sul giornale: uno dei vicini, sposato, padre di famiglia, era stato scoperto essere l’assassino di un omicidio efferato su un’anziana donna, violentata e massacrata. I giornali faticavano a descrivere come era stata trovata, senza scendere in particolari raccapriccianti. Il quartiere rimase attonito. “Ma te… pensavi che uno così… tranquillo, poi! Buongiorno, buonasera, sempre sorridente…” Ricordo che le gente leggeva la mia via sul giornale e mi chiedeva: “Oh ma, sapevi di abitare vicino ad un assassino così pericoloso?” “No, ma non so manco chi sia, mai visto!”
    Non ricordo se dietro ci fosse una storia di soldi, usura, o abusi che lui subì da piccolo. Le vicende si saranno perse in tribunale, e a volte non fanno più notizia. Lo stupore però restò.
    E già solo su questo ci sarebbe da scrivere un bel giallo, no?

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  2. il buongiorno e buonasera può essere solo educazione – io lo faccio sempre a prescindere a meno che l’altro non mi volti la schiena – ma altri lo fanno per fini meno nobili.
    Certo i nostri personaggi sono di norma il riassunto, il bignami della nostra vita. Ricchi e poveri? Non ho mai fatto molta distinzione. Per me sono persone con pregi e difetti come tutti gli umani

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