“La sera che conoscemmo Davide” – incipit inedito

Tramonto a Ischia – foto ©Morena Fanti

Ci sono avvenimenti che rimangono scolpiti nella memoria: di queste occorrenze sapremo dire anche dopo anni cosa facevamo in quel preciso momento. Se leghiamo da subito un odore alla sensazione, se notiamo un colore, se accarezziamo la pelle di qualcuno, rimarrà per sempre legato a quell’avvenimento.
Quando il cameriere, con un gesto sciolto e quasi elegante, nella sua giacca bianca con le cuciture stanche, e il pantalone nero, lucido alle ginocchia, tirò la tenda e mostrò la vetrata incendiata dal rosso del sole che calava sull’orizzonte, Davide guardò la moglie per cercare nei suoi occhi la stessa soddisfazione delle altre sere. Sofia gli sorrise e indicò il tramonto che si bagnava nel mare di Ischia, e lui ricordò poco prima, in camera, con lei in reggiseno che cercava la camicia da indossare e lui che le aveva accarezzato le spalle da dietro e poi l’aveva abbracciata tirandosela contro. Lei aveva detto «Faremo tardi». E lui aveva risposto «Ok. Ma tieni il segno per dopo». La visione del suo reggiseno di pizzo bianco gli suscitò un’emozione che non calava da anni. Lo stomaco gli tremò e il brivido si combinò con quello suggerito dalla bellezza del sole che diventava sempre più rosso; e così avrebbe ricordato quel momento in futuro.

Sofia non pensava a nulla, ma sapeva che se c’era un posto che meritava di essere creato era quello, e le giornate passate lì erano state le migliori degli ultimi anni. Il tramonto di Ischia sarebbe restato collegato al piacere e alla serenità di quella settimana. Per un secondo arrivò l’immagine che quella era la penultima sera, ma la scacciò subito e puntò gli occhi nello spettacolo che si svolgeva fuori dalla vetrata.
Il cameriere arrivò con la prima portata e servì le linguine alla cernia. Grattugiò sopra, servendo prima lei e inchinandosi leggermente, dei profumati zest di buccia di limone e se ne andò.
Quattro tavoli più in là, verso la zona buffet, Elena allungò il collo per non perdersi l’ultimo tuffo del sole nel mare. Stava mangiando un carpaccio di tonno e pensò che da quel momento, anche se l’avesse mangiato a Bologna – c’era un ristorante che lo faceva ottimo, ma era molto caro e ci erano stati solo una volta, per il primo anniversario di matrimonio – il tonno avrebbe sempre profumato di tramonto arancione e di mare blu.
Filippo aveva ammirato il tramonto solo nell’attimo in cui il cameriere aveva aperto la tenda, poi era tornato subito alla sua occupazione precedente: era una bella visione, ma nella vita non ci sono solo i tramonti.
Comunque, se in futuro gliel’avessero chiesto, avrebbe detto: “Il più bel tramonto della mia vita l’ho visto quella sera che conoscemmo Davide”.

© Morena Fanti 

 

*** questo brano è l’incipit di un romanzo che forse non arriverà mai alla fine. L’ho riletto qualche giorno fa e ho pensato che mi sarebbe piaciuto sentire che pensieri suscita in un lettore. Che idea ci si può fare di un simile inizio? Che storia sarà questa?
Vi piace? Ispira alla lettura? Che cosa suscitano i personaggi?
Ancora una volta due città (si vede che in una sola le mie storie stanno strette) e due coppie: quattro personaggi ‘principali’. Molto complesso. E infatti non lo sto proseguendo 😉

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8 pensieri su ““La sera che conoscemmo Davide” – incipit inedito

  1. cosa ne penso? Come incipit può dare origine a molte storie. Quella delle due coppie che tornano nelle rispettive città con negli occhi il tramonto Oppure le coppie si incrociano nel senso che Davide associa il tramonto a Sofia ed Elena a Filippo. Oppure ancora le due coppie, che non si conoscono stringono conoscenza tramite il tramonto e raccontano le loro vite.
    Però ci possono essere varianti e intrecci diversi. Questo per quanto riguarda la storia.
    Veniamo all’incipit in sé. Il tramonto è una calamita inesorabile. Cattura e fa sognare. Lasciato in sospeso stimola la curiosità: come andrà a finire?

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  2. Due coppie e un Davide di mezzo. Con Sofia che dice “penultima sera”, di cosa? della vacanza o della vita?
    L’incipit c’è. Ma se non termini la storia, se non metti un titolo, una logline, una “quarta”… non sapremo mai se il lettore arriva all’incipit! 😉

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