Stiamo per salutare il 2018

Quest’anno, forse perché non mi sono occupata della pagina natalizia di scriveregiocando, non sento molto l’avvicinarsi del Natale, ma vedo più vicina la fine dell’anno.
Non starò a ripetermi dicendo che è stato un anno pesante – da che ho memoria, e sono davvero tanti anni, non ricordo anni ‘leggeri’ – ma dirò solo che è stato un anno faticoso (qualcosa devo pur dire, no?).
Non parlo di cose personali, che ognuno di noi ha le sue, ma di atmosfera generale, di clima sociale, di guazzabuglio mondiale. Gli eventi che sono in cronaca tutti i giorni mi angustiano, mi preoccupano molto. Dire che siamo diventati una società di schifo rende l’idea solo alla lontana. Come dice il buon Stephen: perché dire una parola che è solo cugina di quella che hai in mente?
Per educazione, Steve. Per pura educazione. Altrimenti direi ben altro.

Io credo che ogni nefasta notizia che leggiamo sui giornali o che ci raccontano in tv, dovrebbe essere per tutti noi un’occasione per riflettere, ma purtroppo questo è uno sport poco divertente che praticano poche persone. E che sia così me lo conferma il moltiplicarsi degli eventi tragici. Qualcuno sente una notizia orribile e anziché rifuggirne, la replica. Anche se non sono malvagità vere ma ‘solo’ cose stupide fatte da un altro, molti si sentono in dovere di rifarle: e via di video divulgati, di bullismo, di selfie in cima al grattacielo con un piede penzolante nel vuoto. Ogni ‘stupidata’ viene enfatizzata dai social e poi viene emulata. Si condividono video che una volta si sarebbero tenuti chiusi a chiave, si divulgano abitudini che ci avrebbero fatto inorridire.
“Ma sono ragazzi” è diventato il costume corrente. Ogni cosa si tende a scusare come ‘burla’, ‘per ridere’, ‘scherzavano’.
Bene. Sono ragazzi e quindi non capiscono ancora le implicazioni di ciò che fanno, non hanno l’esperienza e gli strumenti per valutare i danni. Hanno quindici, sedici anni. Va bene.
Ma chi li ha educati questi ‘ragazzi’? Chi ha cresciuto quelli che erano dolci bambini ingenui e sorridenti e li ha trasformati in questi incapaci che si annoiano di tutto e che pensano ogni cosa sia loro dovuta? Che credono di avere sempre ragione e di sapere tutto? Di essere superiori a ogni altro loro coetaneo soprattutto se non è della loro ghenga e non li osanna come esseri super?
Chi li ha cresciuti non ha sedici anni.

E qui siamo al dente cariato, all’infezione purulenta che è in fase di condivisione come fosse un bel video di auguri natalizi. Gli adulti di oggi – quelli di una certa fascia di età, non tutti ma molti – sono bambini essi stessi. Mai da contrariare, mai capaci di attendere, mai disposti a cedere il passo, credono di essere superiori agli altri e di avere le chiavi della vita. Hanno sempre ragione e pensano di avere tanti diritti, pochi doveri e zero obblighi.
Anche se dicessero ai loro figli di comportarsi con educazione e gentilezza non otterrebbero niente perché i bambini e i ragazzi guardano all’esempio che si dà loro, non ascoltano le parole. Quindi se i genitori non si privano di nulla, i figli pensano che tutto sia loro dovuto. Se il padre è aggressivo con i vicini di casa e prevaricatore, il figlio è portato ad aggredire i coetanei, se il padre dice ‘devi rispettare i più deboli’ e ‘non si criticano gli altri, soprattutto per ‘difetti’ fisici’ ma di fatto li sbeffeggia e li indica chiamandoli ‘nano’, ‘dumbo’, ‘nasone’, il figlio farà lo stesso e se la prenderà con il compagno di classe timido e bisognoso di compagnia.
L’esempio è il virus che nessuno può debellare.
Mi fermo qui per non esagerare.
Quindi è con l’animo incerto che mi osservo l’avvicinarsi del 2019. Non credo affatto sarà migliore.
Ma, naturalmente, lo dico con le dita incrociate e con un’ipotesi di sorriso. Magari verrò smentita. Magari.

*ho iniziato pensando di dire altro poi ‘mi sono fatta prendere la mano’

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8 pensieri su “Stiamo per salutare il 2018

  1. Purtroppo hai colto nel segno. Sento e vedo cose che mai avrei pensato su persone mie coetanee e spesso alla domanda Perché? non trovo risposta, solo constatazione di povertà di ideali e mancanza di etica.

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  2. Non posso che darti ragione, credo che i figli vadano educati al rispetto con il proprio esempio, non posso parlare da genitore perché figli non ne ho (ma cerco di praticare un pochino con i miei due nipoti), però posso parlare da “figlia”. Da mio padre ho imparato l’onestà, la correttezza e il rispetto. Era un uomo così limpido che qualche volta pensavo si facesse imbrogliare dai più furbi, solo più tardi, in età adulta ho capito la potenza del suo insegnamento e così anch’io cerco di essere onesta anche se mi considero un po’ cogliona, ma tanto non potrei essere diversa. Da mia madre ho invece imparato l’amore per il prossimo, anche se credo che in questo lei resta sempre più brava di me. Oggi che entrambi non ci sono più capisco il loro insegnamento fatto di esempi. Anche per me questo 2018 è stato un anno pesantissimo, lo spirito natalizio non lo sento per niente, anzi mi sembra che ogni anno peggiori…

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  3. Pensante molto. Mi sento sempre in attesa di qualche evento nefasto, ma stai tranquilla che il 2019 sarà migliore. Dai. Oramai c’è troppa ignoranza e astio in giro per potersene fare carico. Hai ragione su tutto, ma non mi piace sentirti così. Un grandissimo abbraccio. 🙂

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    1. Caro Giovanni, io non credo affatto che il 2019 sarà migliore. E tieni conto che sono una persona ottimista. Dico sul serio. Ma questa società si è spinta troppo in là (pure una rima è uscita). Non c’è modo di tornare indietro.
      Come quando dicono che per il pianeta si può ancora fare qualcosa. Io non credo: i danni sono tali da essere irrimediabili.
      Però l’abbraccio me lo becco 😉

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  4. quello che hai scritto è da condividere in pieno. Una società che non è più tale dove le meschinità si propagandano come normalità. Genitori che scaricano tutte le loro frustrazione sugli altri e incitano i loro figli a fare lo stesso. I loro cuccioli hanno sempre ragione. La colpa è degli altri
    Non vedo molti cambiamenti nel 2019

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