Scrivere o bubbole?

Poco fa leggevo questo post di Giovanni Venturi, in cui lui si interroga su varie questioni, davvero tante per un unico post: Giovanni io ci facevo una settimana con tutti questi argomenti, anzi, con i miei ritmi ci facevo un mese.
Rispondo a qualche sua domanda, così a sentimento. Non pianifico e vado:

  • self o editore? Se l’editore è piccolo, non edita e non ‘spinge’ gli autori, o non spinge ‘te’, puoi pubblicare in self: avrai la stessa (poca) visibilità ma almeno potrai dire “ho fatto tutto da solo” e mica è poco.
  • voglio pagare 3000 euro per un editing professionale? No: con tremila euro mi faccio due o tre mesi in Spagna (potendo, ma questo è un altro discorso). Quando mai potrei rientrare di quei tremila? E dov’è il senso di spendere tanto per pubblicare un proprio testo? Vanità? Voglia di condividere? Allora potrei pubblicarlo a puntate sul blog. Resta la vanità.
  • il beta lettore. E qui si apre un punto dolente, il dente cariato della comunicazione e della fiducia: un buon beta lettore deve certo essere ‘bravo’ ma soprattutto deve essere persona di fiducia, di enorme fiducia. Se non sai bene chi è, come la pensa, quanto sia affidabile come lettore ma soprattutto come persona, lascia perdere. Se non lo conosci – e per ‘conosci’ intendo che puoi anche non averlo mai visto di persona – e non senti a pelle ma anche parlandoci al telefono, non solo su un Messenger del cavolo, se non intuisci che sia davvero un tizio che non ti mollerà, ma se dovessi mollarti – la vita è impegnativa per tutti – sarà tanto corretto da dirtelo e ti consegnerà anche solo un lavoro parziale ma almeno quello, allora lascia perdere.
  • si può fare tutto da soli? Per un racconto sì. Per un romanzo no.
    Da soli non si vedono tutte le cose che non vanno. Non si riescono a vedere perché è roba tua, roba di cui facilmente ti innamori, roba che conosci troppo bene.
    Si può provare ma servono tanti mesi di decantazione per trovare il giusto distacco: se non ti allontani non vedi. E occorre tanta capacità per capire da soli cosa non va.
    Quindi, sarebbe meglio un occhio esterno ma se non è affidabile occorre arrangiarsi.
    Comunque, anche per il racconto non si può fare da soli, se è un racconto ‘vero’, non sto parlando di un ‘racconto da blog’ ma di un racconto che potrebbe ambire a essere inserito in una raccolta, in un lavoro che abbia un filo conduttore.
    Insomma, tutto si può fare ma con due occhi esterni potrebbe riuscire meglio. dipende di chi sono gli occhi.

12 pensieri su “Scrivere o bubbole?

      1. L’ho chiesto non per sfida eh, ma perché giusto ieri, per l’ennesima volta, mi hanno chiesto perché non faccio una raccolta dei miei, di racconti, e non la metto su Amazon. Io ho risposto: non hanno un filo logico coerente per farne una raccolta, e sono troppo pochi. Ma d’ora in poi risponderò: perché sono “racconti da blog” e non “racconti da raccolta”! (…dire che non sono “racconti veri” mi par comunque un po’ brutto 😛 )

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  1. Sì, in effetti l’articolo è poco web-like, servono un paio di minuti in più per leggerlo, ma se ne avessi fatto più articoli mi sarei perso per strada.
    Sono d’accordo con te su tutto, anche per il fatto di spendere il 3’000 euro con un viaggio, come te farei esattamente quello, come ho scritto. Io andrei a… Londra 😀 .
    Per la questione di non farsi leggere prima da qualcuno è un fatto serio. Purtroppo una volta che si è self-publisher bisogna davvero fare tutto da soli o se si è fortunati da avere un beta lettore speciale tenerselo, o tenersela cara cara, magari facendogli anche un regalo a Natale, boh. Oppure se sei ricco spendi e spandi e te ne freghi. Conosco alcuni che spendono e spandono, altro che editing e basta, si parla di grosse cifre anche in ambito promozionale ogni mese, e poi per copertine, per traduzioni e tremila altre cose.
    Torniamo al beta reading.
    Parto da punto che non tutti sono disposti a leggere il testo di un altro, aggiungi poi che io non voglio rompere l’anima a nessuno, cioè se per esempio dovessi chiedere a una persona di leggere un testo che non è nelle sue corde non lo farei, perché so che se la persona accetta poi iniziano i problemi. Preferisco mantenere i rapporti e l’amicizia piuttosto che trovarmi a discutere animatamente o meno su un mio testo, anche perché sarebbe una bruttissima condizione e, secondo, non gioverebbe né al testo e né al rapporto che, ovviamente, va a farsi benedire. Lo dico perché ci sono passato, purtroppo.
    Meglio l’amicizia che lite sulle banalità, come ho sempre detto. Perché alla fine anche se io sono legato alla mia creatura, mi rendo conto che è poca roba visto che in un mese su Amazon approndano oltre tremila e-book.
    Non lo so. Mi sento un po’ scombussolato, sarà anche che qua è già iniziato il periodo delle piogge da ieri, siamo passati da 30° C alla pioggia. Che allegria!

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    1. Ne abbiamo già parlato, Giovanni. Io credo sia necessario un parere da esterno. In caso estremo, l’esterno potremmo essere noi stessi ma allora il tempo del distacco è imprescindibile: per arrivare alla pubblicazione servono mesi, direi quasi un anno ma non voglio spaventare nessuno 😀

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  2. @Barbara: infatti ‘vero’ lo volevo mettere tra virgolette poi ho pensato che forse era comprensibile. Ora le metto, che poi non sono virgolette ma apici, il mio modo di scrivere (sul blog) per indicare un quasi corsivo. (mi capisco da sola) 😀

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  3. Non ho capito un passaggio: quello dei 3000 euro per un editing serio. Cos’è un tomo di 750 pagine?
    Ossia, per editing si intede tutto quel lavoro che viene fatto ad un testo “grezzo” per renderlo presentabile a un eventuale editore. Ossia, correzione refusi/sintassi/punteggiatura/impaginazione, fino alla ricostruzioni di frasi, magari poco chiare, snellimento e asciugatura di un testo. I costi medi sono circa 3, 4 euro a pagina. Medi.
    Non è che per 3000 euro si intendano i costi di editing e pubblicazione da parte di una c.e. a pagamento? Allora in quel caso sono totalmente d’accordo. Meglio un viaggio.

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  4. Non spenderei neanche io 3000 euro per un editing professionale perché mi sembra una cifra eccessiva per le mie tasche. Sui beta reader sono d’accordo sulla fiducia, io per fortuna ne ho un paio di cui mi fido ciecamente perché sono lettori forti e hanno ancora voglia di leggere le mie storie, un occhio esterno è indispensabile, poi lasciar decantare il testo aiuta sempre.

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  5. non ho letto l’articolo per mancanza di tempo – sono in arretrato di una settimana nel leggere i vostri post ma lo farò se mi avanza tempo, ma mi fido del tuo giudizio.
    Tremila euro per un editing professionale? Già quattrocento mi sembra uno spreco, figuriamoci tremila. Credo che trovare un buon editor a prezzi contenuti sia il massimo che un autoeditore si possa concedere. Dubito che si riuscirà a rientrare dall’investimento ma ci può stare.
    Fare tutto da solo? Non saprei ma la vedo dura, salvo non lasciare dormiente il testo per molti, molti mesi.
    Sul beta lettore sono d’accordo. Trovarne uno è complicato.

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