Il dolore trova spazio nella creatività

Un po’ l’ho sempre pensato: i dolori, i traumi, ma anche il dolore della vita, la tristezza della consapevolezza di ciò che siamo, portano in sé, nella loro possibilità di uscita, la creatività.
Di base, però, deve già essere presente un seme di questa creatività: dal nulla nasce solo il nulla.
Potrebbe essere un piccolo germe mai considerato, o un seme già visibile, una fogliolina smilza o un rametto che sembra piegarsi all’aria. Magari non l’abbiamo mai notato oppure l’abbiamo visto ma abbiamo pensato che ce ne saremmo curati in seguito.
Ma cosa succede a un’anima che sente il dolore come presenza fissa e forte? Una reazione che porta all’uscita, una voglia di respirare e non annegare, una forza inconsueta che spinge le mani e la testa in una direzione opposta a quella che vorrebbe l’annullamento, il sonno della mente.
Qualche giorno fa ho letto questo articolo di Annamaria Testa e ho trovato delle conferme – tutti ne abbiamo bisogno: le conferme sono rassicuranti – e ho approfondito quello che ancora non avevo elaborato in parole.
Il dolore ha anche bisogno di ‘distrazioni’, di stimoli, movimenti e atti che portino lontano da ciò che è troppo forte, fosse anche solo il “dolore di vivere” che sentono certe anime troppo sensibili e intelligenti. La distrazione massima si può ottenere vivendo l’esperienza del flow, del flusso creativo. È nel momento magico, quello in cui ci si impegna a creare – atti come lo scrivere, il dipingere, ma anche creare oggetti o impegnarsi nella loro decorazione – che, assorbiti del tutto nel flusso ci si dimentica in parte del resto. Ecco come nasce e quanto è importante il processo creativo, sia che sorga dalla voglia di allontanarti dalle tue parti moleste (troppa intelligenza o troppo sentire) sia che parta dalla volontà e dal volere seguire i propri talenti.

… ma possiamo dire che la creatività è una medicina?
È, piuttosto, un modo di essere che cura. Non dobbiamo pensarla come un apparato esterno, o una pratica. Pensi a un uomo su un gommone: è un esempio che mi ha fatto una volta un mio paziente. Vuole andare da una piccola isola a un’altra, e a un certo punto si trova in mezzo al mare, e non vede più né da dov’era partito né dove vuole arrivare.

Per essere creativi, anche in un setting terapeutico, dobbiamo salire sul gommone. Cioè, dobbiamo espropriarci di quello che crediamo di essere, senza sapere ancora che cosa potremmo essere: solo allora passiamo dalla ripetizione all’invenzione.
In altre parole: dobbiamo distaccarci, e affrontare qualcosa che è un buco nel sapere.

Il flow si applica anche ad altre attività, essendo uno stato in cui cerchiamo di migliorare le nostre performance, ma a me interessa, in questo post, sottolineare come lo stato di flow aiuti a distaccarci dal dolore e dalla fatica.
Lo psicologo Mihaly Csikszentimihaly, che potete ascoltare nel video, si è interrogato a lungo su come fosse possibile sopravvivere a certi eventi tremendi e ha studiato comportamenti e reazioni arrivando così ad esprimere la sua teoria sull’esperienza di flow.
Ascoltate il video: io l’ho trovato illuminante e anche confortante in ciò che già credevo pur senza avere studiato i suoi libri.

sono diventato psicologo per capire quale era il loro segreto (qui intende il segreto delle persone che nonostante i danni delle guerre mondiali sono riuscite a rialzarsi e a vivere serenamente)…

per capire come si può vivere la vita come un’opera d’arte e non come una serie di risposte caotiche ad eventi esterni“.

*altri spunti in questo articolo 

Annunci

4 pensieri su “Il dolore trova spazio nella creatività

  1. Assolutamente. Ho conosciuto molte persone in depressione, anche senza aver attraversato veri dolori o traumi (una malattia, una perdita affettiva, o materiale come un terremoto o un’inondazione che ti toglie la casa), e quello che li accomunava era il non aver alcuna passione, nessun hobby su cui concentrarsi. Non solo scrittura o lettura o pittura, ma nemmeno maglia, uncinetto, decoupage, scultura, legno, ceramica… se ci pensiamo sono davvero molte le attività che richiedono creatività, anche in cucina con il cake design! Zero assoluto. Che poi quello stato particolare di “sospensione dell’esistenza” io ce l’ho anche quando vado a correre. E se sono da sola, in realtà corro-scrivo! E mi dimentico pure del mondo attorno (per fortuna è un argine pedonale! 😀 )

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...