Leggere con consapevolezza

Tutti sanno leggere, no? No.
Non è così scontato. Scorrere le parole e capirne il senso è, forse, una cosa che in molti sanno fare. Avere consapevolezza di ciò che si legge è, invece, una cosa molto diversa.
Cosa ci sta mostrando l’autore? Ci sta dicendo qualcosa?
Perché sceglie queste parole e non altre? Perché mostra questi gesti?
La letteratura è un artigianato di precisione: il cesello toglie quello che non serve e mette in risalto il necessario. Se un personaggio si lava i denti – cosa che tutti facciamo più volte al giorno e che, quindi, si rivela essere atto necessario nella vita reale – deve voler dire qualcosa, deve avere un senso all’interno della narrazione. Altrimenti non se li deve lavare, cioè non deve essere scritto.
Le azioni che non sono presenti nel testo sono, perciò, non ‘avvenute’.
Se due personaggi si conoscono si può intuire che serva alla narrazione. A volte, però, si inserisce un personaggio solo per mostrare un atteggiamento del protagonista o per far balenare una possibilità. Tutto deve essere misurato sul metro della storia che dobbiamo raccontare.
Se chi desidera scrivere, chi vuole mettersi alla prova con la scrittura, non nota queste cose (e molte altre) durante la lettura, non desidera davvero misurarsi con la letteratura.
Non sto parlando di ‘pubblicare’ ma di ‘scrivere’.
Immagino che i presenti siano tutti lettori consapevoli. Ma non è così scontato come immaginiamo.
Che ne pensate?

*l’immagine è di Comfreak che ringrazio 🙂

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10 pensieri su “Leggere con consapevolezza

  1. Sì, non è così scontato. Infatti non è facile né leggere, né scrivere.
    Io amo molto lo stile di scrittura di Carlo Lucarelli, perché ti sembra di sentirlo parlare mentre scorri le pagine.
    E anche Michael Connelly, o forse dovrei dire i nostri traduttori, perché in lingua originale non sarei in grado di leggerlo e apprezzarlo.

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  2. No, non credo sia così scontato. Per me è stato inevitabile a un certo punto cominciare a leggere con più consapevolezza, analizzare il modo in l’autore porta avanti la storia, intreccia gli eventi, ecc. Suppongo sia salutare per la scrittura. Però sai una cosa? Rimpiango quando leggevo in modo diverso, più leggero. Ora è più difficile lasciarmi andare, è come se una parte di me fosse “troppo” consapevole della finzione.

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  3. Sono d’accordo con te. Abbiamo una miriade di parole fra cui scegliere quando si scrive e mi affascina il ventaglio di possibilità che ci si apre davanti quando mettiamo nero su bianco un pensiero; credo ci siano innumerevoli modi di descrivere e raccontare la stessa storia e tutto dipende da noi e dalle nostre scelte. Inoltre penso che maggiore sia l’accuratezza con cui operiamo queste scelte maggiore sia la trasparenza delle stesse: quando qualcosa è scritto bene non ci accorgiamo della punteggiatura, se la lettura fila non pensiamo alle possibili alternative per una parola o una frase. Concordo, ci sono diversi livelli di lettura e quando ci si cimenta nella scrittura è inevitabile cominciare a leggere in modo nuovo 🙂

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