Una storia che non vedrà la luce

Nel 2001 (duemilauno) avevo in mente ‘sta storia dove c’è una lei che sta in un appartamento, succedono delle cose e, ve la faccio breve, viene trovata morta e già anche un po’ fredda. Mentre scrivevo successe un casino che ora non vi sto a raccontare ma che, se sfogliate il blog, scoprirete da soli.
Quindi smetto di scrivere questo ipotetico romanzo e, dopo pochi mesi, mi dedico alla scrittura di Orfana di mia figlia. Passano gli anni, scrivo parecchie cose, tra cui un romanzo mio La centesima finestra e un romanzo a quattro mani L’ultimo giro di valzer. Negli anni – e già ne sono passati diciassette – ogni tanto (spesso) ripenso a quella storia. I file ora hanno la data di aprile 2009 – una delle prime volte in cui ho rimesso mano alla faccenda e ho dato l’impostazione che ha ora – e stanno sempre nella cartella ‘romanzo marianna’ creata all’inizio.

Da qualche mese mi pungeva vaghezza di metterci mano – perché la storia non è male – ma il problema grosso di questo romanzo è che non so in che modo trattare le indagini: non sono certa di non fare casino tra i vari gradi e le competenze di carabinieri, procuratori ecc.
Negli anni, a ogni carabiniere che ho incontrato, nel web e anche nella realtà, ho chiesto lumi e consulti ma non ho combinato molto: mi servirebbe una consulenza costante. Oppure una consulenza ben chiara in cui io possa prendere appunti e chiarirmi ogni dubbio.
Quindi, quando ho letto di questo autore, Roberto Centazzo, che è anche un poliziotto, ora non ricordo il grado [Ispettore Capo, ho controllato], ho pensato “Magari nei suoi romanzi trovo indicazioni utili per sbrogliare la mia matassa investigativa”. Mi procuro due romanzi, inizio la lettura e capisco subito che non mi sarà di nessun aiuto (in tutti e due i casi sono ‘vecchi’ e le indagini non si capisce molto bene come si svolgono). Per scrupolo li leggo ambedue fino alla fine e mi ritrovo come ero prima, e cioè ignorante in materia investigativa poliziesca o carabinieresca che è lo stesso per la mia storia.
Però un po’ mi sono messa in ordine di idee, e che faccio? Rileggo tutti gli appunti che avevo scritto sul romanzo, tutti i file, le schede personaggio, la bozza incompleta della storia. E un po’ mi appassiono, ecco.
Inoltre devo dire che l’ipotesi di struttura che ho dato al testo mi garba dimolto. E pure alcune voci narranti.
Però sono sempre più decisa: finché non avrò capito come sbrogliare la matassa ‘indagini’ non scriverò il romanzo.
Quindi se ne starà al buio.

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8 pensieri su “Una storia che non vedrà la luce

  1. E’ un po’ il mio problema. Nei giallini che scrivo le indagini sono sempre molto generiche. Anche perché si tratta di racconti che terminano subito.
    Se dovessi decidermi a scrivere un romanzo, dovrei cambiare genere! 😀

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  2. ho anche io un giallo surgelato trai file, con un carabiniere protagonista. So che è pieno di buone idee, ma non mi riesce di riaprirlo e metterci mano adesso che sono un po’ più pratica. Ma ho anche paura di rivedermi com’ero nell’anno in cui l’ho scritto.

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  3. allora sarà per quello che non “riapro quella porta”? Non so. Non ce la faccio. Ricordo (vagamente) gli stati d’animo e la disperazione, che ancora prevalgono sulla voglia di lavorarci su, perché che vada rivoluzionato e migliorato non ci sono dubbi. 😉

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  4. le indagini? Usando un po’ di buon senso si possono scrivere anche se non si è del mestiere- ovvero magistrato o poliziotto – Le indagini possono essere anche fuori dalle righe, almeno questa è la mia impressione. Seguire lo schema reale forse rende monotono il romanzo.

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