In Thailandia – cinque

… segue da qui…

Questo è il Tempio bianco, cioè Wat Rong Khun.
Il tempio (quando si parla di ‘tempio’ non si intende il singolo edificio dove ci si può raccogliere in preghiera, bensì un insieme di edifici adibiti a vari usi, tra cui spicca quello dedicato a Budda e alla sua venerazione) è stato progettato da Chalermchai Kositpipat, che vedete nel video qui sotto,

in cui racconta di sé e della sua esperienza: lui è un pittore e voleva continuare ad esserlo. Ma un giorno ha avuto l’idea di questo tempio, con una costruzione lunghissima – forse sarà terminato nel 2070 – e l’ha costruito senza sovvenzioni per dedicarlo al culto di Budda e anche per lasciare un forte segno di sé e della sua arte. Per finanziare la costruzione, dentro al tempio vendono dei cuori di metallo leggerissimo e chi li compra li lascia lì in modo che dopo vengano appesi a queste strutture, più di una, e al coperto di una specie di portico: come potete notare i cuori sono centinaia di migliaia.

Altre info e foto le potete trovare qui e qui.

Io l’ho trovato sorprendente. E questo è ‘solo’ l’esterno (l’interno non si può fotografare). Perché ho detto sorprendente? Già è bianco – e con parti rivestite di specchietti che catturano la luce e lo rendono ancora più magico e difficile da fotografare: le mie foto non dicono nulla rispetto all’impatto che si riceve arrivando.

La simbologia è, per quanto inquietante, molto chiara: può essere cattolica, induista, islamica, buddista, ma queste mani alzate che paiono invocare clemenza, o  mani che cercano di arraffare le cose materiali, sono una rappresentazione delle tentazioni e dei peccati che compiamo.
La statua sotto evoca l’immagine del Male, del diavolo.

Poi si passa il ponte, si arriva a Budda (in centro) e si entra nell’edificio adibito a luogo di preghiera.

E dentro si resta a bocca aperta.
Le pareti sono ricoperte di dipinti, di scene che raccontano tante cose della nostra vita terrena e della società in cui viviamo: non si sa bene dove guardare, tanti sono i messaggi che l’artista ha dipinto.
Qui la simbologia si distacca dalle scene classiche. Le immagini sotto sono un piccolo esempio di cosa si trova sulle pareti (un bell’assortimento lo trovate su Travel Photo Report)

Inutile negare che le reazioni siano molto diverse: chi lo ama o chi lo detesta.
Ma questo, come ben sapete, deve confortare l’artista: se si dividono gli animi vuol dire che stai dicendo davvero qualcosa. E lo stai dicendo in modo originale.
Mentre osservavo i dipinti – dopo mi sono recata in un edificio in cui c’era una mostra di Chalermchai Kositpipat e ho scrutato da vicino alcune sue opere – ho immaginato un parallelo – non nei dipinti ma nell’idea di questo tempio monumentale – tra la sua opera e quella di Gaudì (di cui ho parlato in questo articolo), nonostante le evidenti diversità d’espressione. Ho poi scoperto che molti lo hanno fatto, compreso lo stesso Kositpipat a cui evidentemente Antoni Gaudì è sembrato il Maestro alla cui Arte aspirare.
Qualcuno ha criticato questo tempio e e sue decorazioni. Io credo, invece, che l’approccio a certe espressioni artistiche debba essere in un certo senso ‘neutrale’: noi siamo osservatori non critici. Dobbiamo ca[r]pire qualcosa da ogni opera che vediamo, che abbiamo il privilegio di osservare. Possono essere cose belle o meno belle, ma se ci lasciano qualcosa su cui riflettere, qualcosa da pensare, sono sempre opere d’arte. L’espressione artistica non ti deve fare pensare allo stesso modo di chi l’ha creata: tu non potrai mai sentire fino in fondo come l’artefice del quadro, della scultura, della pagina scritta. Ma se arriverai a formulare un pensiero su ciò che l’altro ha realizzato, la sua opera si può definire compiuta.
A mio parere Kositpipat ha raggiunto l’obiettivo.

… segue…

 

 

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5 pensieri su “In Thailandia – cinque

  1. Davvero notevole! E’ impressionante la cura che loro mettono nella realizzazione di questi templi anche oggi, mentre noi qui sembriamo aver perduto il dettaglio per lasciare spazio alla tecnologia, ai nuovi materiali, ai cubi di cemento. Qual è l’ultimo edificio davvero bello costruito in Italia? E’ pur vero che noi siamo totalmente immersi nell’arte e con meno spazio edificabile del loro, però… non possiamo sempre vivere di rendita.

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